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Novena di Natale 08
25 Dicembre - Siamo testardi: non ci toccate il presepio!

Natale del Signore
C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». (Luca 2,8-12)

Tanto è piena di tensioni, di apprensioni, talora di paure l'attesa di un bimbo, tanto, e molto di più, la gioia della sua nascita. Anche Maria ha provato questa decisiva esperienza della maternità e ora l'attenzione va sul bambino. Dopo i primi complimenti alla mamma, l'attenzione va su di lui. Partorì, lo fasciò, lo sdraiò. E Lui, ora c'è, si fa sentire, si presenta, attira l'attenzione, si crea il suo spazio. Ha bisogno dell'amore di tutti, dei suoi genitori soprattutto, ma ora è una nuova vita. E Gesù è la nuova vita per noi. Il Vangelo di Giovanni userà parole più severe: il verbo si è fatto carne, ma tutti gli evangelisti dicono e tentano di farci capire la grandezza di quello che una scena così umana ci permette di contemplare.

 
24 Dicembre - La nascita nella grotta

E siamo stati condotti per mano alla vigilia di Natale. Oggi è una giornata di corse, di ultime occasioni, di frenesia per chiudere un cerchio di relazioni, di visite, di adempimenti, di preparazione. Forse scoppiano in un giorno solo intuizioni e desideri di pace in famiglia, con i parenti, con gli amici, voglia di bontà e di serenità. Noi da cristiani soprattutto vogliamo aspettare questo bambino. La sua famiglia sta per le strade di Betlemme a cercare un posto per un evento che i secoli attendono e loro portano con semplicità nel mondo, ma non c’è posto. Ognuno è chiuso in se stesso, ogni famiglia ha chiuso il cerchio della sua disponibilità. E’ un giorno feriale per tutti e nella ferialità non c’è spazio per la generosità, non si riesce a bucare la scorza della propria autosufficienza.

 
23 Dicembre - Un canto di certezza

C’è speranza ancora nel nostro mondo? La nostra tendenza al catastrofismo pure motivata, la linea su cui ci stiamo incamminando, è la linea di Dio? Dio che vede l’uomo dall’alto, è disposto ancora a tenerci per mano per trovare nuove strade di vita? Il cantico di Zaccaria, di un vecchio prete che dalla depressione era passato alla speranza e dalla speranza alla certezza di una promessa di Dio avverata, è il riconoscimento della presenza di Dio nella storia. Il segno è un bambino appena nato: è suo figlio Giovanni, è lui il nuovo profeta dell’Altissimo.

 
22 Dicembre - Un canto di speranza

Ogni nazione ha il suo inno nazionale. In genere è un inno di tratto marziale, composto in tempi bellicosi in cui occorreva mostrare i muscoli contro il nemico per dare identità a un popolo: così è la marsigliese che parla di un sangue impuro che deve impregnare le zolle della patria, così è il nostro “fratelli d’Italia” che dice che tutti siamo pronti alla morte per difendere la patria. Quando lo si canta si sente un fremito, una appartenenza al di là delle parole che si cantano, una nostalgia, un desiderio di diritti e di identità, di calore dell’accoglienza e di senso di appartenenza.

 
21 Dicembre - un incontro tra madri

Non c’è come la sala d’attesa di un reparto maternità che ti dà in senso dell’attesa, della confidenza, del racconto, dello scambio di nuove vite. Apprensioni e certezze, timori e serenità, speranze e sogni si confondono in dialoghi serrati, in cenni di soddisfazione e racconti di dolore. Loro i bambini che ancora stanno nel seno della madre, che ancora non si vedono, ma che ci sono e hanno già trasformato la vita delle madri, loro sono il centro ormai delle loro famiglie. Ci sono, hanno diritti, hanno già caratteri, hanno espressività, esigenze, ascoltano, percepiscono se sono protetti o rifiutati, amati o sopportati.

 
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