Precarietà e speranza Incertezze di oggi. Si può ancora trovare un lavoro e progettare di metter su famiglia?

L'emergenza della precarietà giovanile ci sta travolgendo. Si ha l'impressione che tutto, intorno a noi, sicurezze e protezioni sociali, garanzie e prospettive crollino come un castello di sabbia travolto dalla furia degli elementi. È questo un terremoto che rischia di porre in crisi anche la solidità della nostra stessa fede.
Diventa allora sempre più necessario educare alla speranza in un tempo di precarietà... Cioè ridire che anche oggi c'è una roccia sulla quale non vacilliamo e possiamo aprirci alla speranza che non delude, quella fondata sulla fede che ci permette di fare casa, di trovare e creare lavoro. In una parola di aprirci al futuro con speranza.
Facciamo però un percorso che ci scomoda. Non partiamo dal nostro incontro attorno a un tavolo, o guardando un documentario TV, ma usciamo verso la gente e tra di essa prendiamo i più problematici, per farci carico delle loro domande e per farci provocare.
Uscire nelle periferie esistenziali: è il metodo che ci indica decisamente e non una volta sola, papa Francesco. Il suo pensiero è questo. Non stiamo ad aspettare le persone nelle comodità dei nostri punti di vista, dei nostri assiomi, delle nostre sicurezze. Usciamo invece incontro a quelli più fragili di tutti, a quelli più sfortunati, a quelli che non riescono a vivere più di ideali, di prospettive, di futuro. Vediamo di condividere pensieri, ricerche, fatiche, speranze tra i più poveri rispetto a questa precarietà nel lavoro e nella costruzione della propria famiglia. Proviamo a titolo di esempio a fotografare qualche periferia, ben consapevoli che ogni parrocchia o diocesi o regione ha periferie molto più concrete e evidenti e che deve cercare, accostare, ascoltare e coinvolgere. Ricerca di lavoro dei giovani senza titolo di studio. I giovani con titolo di studio o che provengono da studi astratti, quindi la scuola che non li prepara. Precarietà conclamata da anni di lavoro saltuario. I giovani svantaggiati da una detenzione in prigione. Le ragazze madri. I giovani immigrati. I giovani conviventi. I giovani di problematico orientamento sessuale. I giovani che hanno avuto esperienze deleterie sia di lavoro che di vita affettiva. Famiglie giovani già fallite. I giovani del bar più frequentato; gli sfegatati di una squadra. Cercare segni di speranza presenti in queste periferie o sperimentarne di concreti. Non ci interessa fare una ricerca sociologica, che pure non guasta mai, ma che devono fare altri. Ci interessa non solo leggere l'ultima ricerca, ma condividere con i giovani la fatica della ricerca, un posto di lavoro appena soffiato dalla mia famiglia. Qui non c'è da fotografare o farci raccontare tutte le nostre delusioni: c'è da aprire gli occhi su un bene che cammina, su soluzioni e desideri che si possono realizzare, su esempi virtuosi che fanno sperare concretamente in una guarigione, che sono tutte le iniziative che la diocesi ha per dare lavoro e speranza ai giovani. Il Progetto Policoro è una di queste. La Caritas, la Pastorale giovanile con la Pastorale sociale e del lavoro sostengono questo progetto che vede i suoi primi inizi negli accordi tra le diocesi e le banche che si impegnano in azioni concrete di sostegno al mondo dell'impresa giovanile che va incoraggiata, guidata e sostenuta per un protagonismo reale dei nostri giovani, delle loro competenze e del loro entusiasmo.


+Domenico Sigalini
Vescovo
Lazio Sette