Domenica, 05  Aprile  2020  01:14:13


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La Cattedrale

La cattedrale della Diocesi Suburbicaria Prenestina è dedicata a sant'Agapito Martire.
L’edificio è a pianta rettangolare, a tre navate e senza transetto.
Ciò che oggi è possibile ammirare è frutto di un consistente restauro avvenuto tra la fine del XIX ed i primissimi anni del XX secolo, progettato dell’arch. Francesco Fontana e terminato con l’arch. Snaider. In quel tempo la cattedrale versava in condizioni di forte degrado tali da metterne in dubbio anche la tenuta statica. I canonici pertanto, riuniti nel capitolo detto della Massa Antica, decisero di intervenire, demandando tutta la gestione tecnica ed economica al capitolo della Massa comune, che attraverso donazioni e l’accensione di un mutuo iniziò i lavori.
La decorazione pittorica fu affidata a Domenico Bruschi, che realizzò tutto il ciclo di affreschi dell’area absidale. Il tema scelto per il presbiterio fu la storia di sant’Agapito Martire e delle sue reliquie, mentre nella navata centrale i lavori furono affidati al Galimberti e al Caroselli. Nei tondi sono presenti i busti di tutti i cardinali vescovi di Palestrina, a imitazione della decorazione della basilica di San Paolo Fuori le Mura, in cui, invece, sono rappresentati i vescovi di Roma. Tra le finestre sono rappresentati tutti i santi patroni delle varie città della Diocesi, mentre la decorazione a lacunari nel soffitto è intervallata da due tele, una delle quali rappresenta l’allegoria del Cristianesimo che trionfa sul paganesimo.

L’esterno della chiesa si presenta mutilo della sua decorazione ottocentesca, poiché i danneggiamenti, occorsi durante la Seconda Guerra Mondiale, resero pericolante - e quindi fu demolito - l’avancorpo di facciata detto Loggia delle Benedizioni, che di fatto andava a costituire un corpo aggiunto alla struttura originale della chiesa, allineandone il prospetto al resto degli edifici che si affacciavano su corso Pierluigi. La demolizione della Loggia, nell’immediato Dopoguerra, portò alla luce la facciata oggi visibile. Questa nella parte alta conserva ancora il timpano di epoca romanica decorato con le caratteristiche cornici in laterizio dette a dente di sega, con al centro una piccola edicola segnata da due colonnine in travertino. La sua porzione inferiore è invece caratterizzata da una muratura di età antica in opus quadratum, in più punti restaurata con aggiunte moderne in peperino, composta da grossi blocchi di tufo disposti su assise orizzontali. La cattedrale prenestina infatti deve il suo primo impianto, per la sola navata centrale, al riutilizzo di un edificio romano che si affacciava sul foro, oggi piazza Regina Margherita, apprezzabile anche dall’area archeologica scavata nella prima decade del Novecento sul lato orientale della chiesa e anche dalla Cripta. L’archeologo Orazio Marucchi ipotizzava la presenza sulla facciata, dell’antico orologio solare della città di Praeneste, di cui parla anche lo storico latino Varrone, per via della presenza di una serie più o meno regolare di solchi, sui quali, nell’idea di Marucchi, un tempo si proiettava l’ombra che grazie ad uno gnomon contrapposto avrebbe segnato le ore principali della giornata.
Il portale di marmo con semplice decorazione a cornice riporta ancora nella parte sommitale lo stemma del cardinale Girolamo Bassi della Rovere. Il campanile conserva ancora le tracce della sua costruzione in stile romanico, ricostruita e rimaneggiata più volte nel corso del tempo. Tre i piani segnati dalle aperture a trifore e da marcapiani in travertino. Nel lato che si affaccia verso la piazza si notano all’interno della muratura ancora inseriti elementi decorativi paleocristiani in marmo. 
L’impianto originario della chiesa venne profondamente modificato per volere del vescovo Conone nel 1117, come testimoniato dalle lapidi poste sul primo pilastro della navata centrale.
Il 14 Gennaio del 1116 il vescovo consacrò la Cripta, realizzata aprendo un varco nel muro di fondo dell’aula di culto originaria, in corrispondenza del punto in cui oggi ha inizio il presbiterio, andando ad assorbire e rifunzionalizzare uno spazio che in età antica era occupato da un ampio  porticato che collegava l’edificio romano sotto la chiesa e la Basilica civile romana ancora oggi presente alle spalle della Cattedrale, all’interno della cd. Area Sacra. Il 16 Dicembre del 1117 papa Pasquale II Ranieri (1099-1118) consacrò solennemente la rinnovata fabbrica, con il nuovo impianto a tre navate, una più ampia zona presbiteriale e con la nuova cripta in cui furono custodite le reliquie di sant’Agapito e di altri santi.
Di questo rinnovamento purtroppo oggi si conservano pochissime testimonianze poiché nel 1436/7 la chiesa prenestina e il resto della città furono rase al suolo dalle truppe del Capitano della Chiesa Giovanni Vitelleschi, chiamato a porre fine alla lotta di potere che la famiglia Colonna, proprietaria del feudo di Palestrina, aveva intrapreso con il papa Eugenio IV Condulmer (1431-1447).

 

 

Dalle cronache dell’epoca sappiamo che i danni più ingenti furono arrecati alla cripta, che collassò sotto il peso delle rovine della cattedrale, anch’essa profondamente danneggiata. La chiesa venne ricostruita: un atto notarile comprova la sua riapertura al culto già nel 1467, la cripta però non fu mai ricostruita. Solo negli anni Settanta del secolo scorso, per problemi strutturali alla zona del presbiterio, che ancora poggiava su un cumulo di macerie, vennero intrapresi degli scavi e dei lavori di sistemazione, ad opera dell’arch. Furio Fasolo, che portarono alla luce parte di quello che resta del vecchio ambiente consacrato dal vescovo Conone, mentre è molto chiara oggi, visti i blocchi di fondazione dell’edificio romano su cui poggia la cattedrale, la strada in basoli ed il portico romano, la configurazione dell’area in età antica. A testimonianze del luogo sacro che custodì le spoglie di sant’Agapito sono i pochi frammenti di intonaco dipinto, oggi esposti presso il Museo Diocesano Prenestino di Arte Sacra, appartenenti alla decorazione pittorica della Cripta che Conone fece realizzare all’epoca. 

All’interno della chiesa sono conservate preziose opere artistiche, tra cui possiamo ricordare:

 

• presso il battistero, nella navata sinistra, è esposto il tronetto ligneo con l’immagine del Salvatore, opera di Girolamo Siciolante da Sermoneta, che veniva portato in processione il giorno dell’Assunzione, il 15 agosto, presso la chiesa di Santa Maria della Villa ed esposto all’immagine miracolosa della Vergine, ancora oggi visibile.  
        Prima della nuova decorazione l’immagine del Salvatore ornava l’altare della cappella del Salvatore, oggi detta del Santissimo Sacramento. Questa è una antichissima cappella, sede per secoli della confraternita del Crocifisso, al cui interno era inizialmente il sepolcreto dei soli membri della confraternita mentre successivamente fu aperta anche alla sepoltura di coloro che venivano a mancare all’interno delle strutture ospedaliere della città, delle quali la confraternita aveva la cura.


• La cappella di San Lorenzo, coro d’inverno per le congregazioni del capitolo della cattedrale, conserva nella fronte anteriore dell’altare un frammento di decorazione cosmatesca, qui riutilizzata a mo’ di paliotto, ultima testimonianza della ricchezza e della complessità della decorazione che aveva la chiesa medievale. La tela d’altare, opera sempre del Sermoneta, rappresenta il momento della crocifissione, con ai lati raccolti in preghiera i committenti dell’opera stessa: Giulio Cesare Colonna ed Elena della Rovere. Questa cappella infatti era la cappella privata della famiglia Colonna, che qui aveva il suo sepolcreto, chiuso dai Barberini quando nel 1630 comprarono il Feudo. Sulla quinconce centrale del paliotto è infatti ancora visibile il loro stemma principesco.


• In fondo alla navata destra, nella cappella detta di Sant’Agapito, si trova come pala d’altare la tela di Carlo Saraceni, raffigurante il martirio di sant’Agapito. Al suo fianco una preziosa tela di Andrea Camassei, che rappresenta sant’Agapito tra i leoni. La cappella ospita la copia del busto reliquiario del Santo, opera commissionata dal Cardinal Marcantonio Colonna, il cui originale è esposto all’interno del Museo Diocesano di Arte Sacra.


• Nella navata sinistra è esposta una copia dal vero della Pietà di Palestrina, gruppo scultoreo attribuito alla mana di Michelangelo Buonarroti. L’originale, oggi esposto nella Sala del David della fiorentina Galleria dell’Accademia, fino agli anni ’30 del novecento fu di proprietà della famiglia Barberini ed era allestito in città all’interno della Chiesa di Santa Rosalia, nella Sala dei Depositi. 

 

 

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