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IV Domenica T.O. - B

Mc-1-21-28Insegnando e scacciando gli spiriti immondi, Gesù manifesta un’autorità senza confronto rispetto a quella dei responsabili religiosi d’Israele. Questa scena può dare il vero significato all’annuncio del Profeta futuro, il nuovo Mosè: Gesù è veramente il profeta annunciato dal Deuteronomio.

 

PRIMA LETTURA

Dopo aver denunciato coloro che pretendono abusivamente di parlare e agire in nome della Divinità (maghi, indovini e stregoni), il Deuteronomio assicura che Dio darà al suo popolo dei profeti autentici.

Si tratta originariamente della promessa che il profetismo non finirà. Più tardi, vi si vedrà l’annuncio di un messaggero degli ultimi tempi, in particolare, di Elia. Perciò le folle penseranno che Giovanni Battista, poi Gesù, siano questo profeta annunciato. Gli Atti degli Apostoli applicheranno questo testo direttamente a Gesù (3,22; cf 7,37).

Questo profeta futuro sarà come Mosè (15 e 18):

– egli dispenserà gli uomini dalla prova costituita dall’incontro con Dio (16-17; cf Es 20,19);

– Dio gli indicherà ciò che deve dire (18,18; cf Ger 1,9; Ez 3,3);

– sarà quindi necessario ascoltarlo (15 e 19); quest’ordine, ripetuto due volte, richiama l’ordine divino della Trasfigurazione: “Ascoltatelo” (Mc 9,7; cf anche Lc 10,16).

Due minacce:

– una per colui che non ascolta il profeta (18,19);

– l’altra per il profeta che, pur presentandosi in nome di Dio, in realtà an­nuncia la sua parola o parla in nome di altri dèi.

 

 

SALMO

È il salmo che funge da invitatorio all’Ufficio delle letture. Invito ad accostarsi a Dio, ad acclamarlo, ad adorarlo e ad ascoltarlo.

Rievocazione dell’episodio di Massa e Meriba, durante l’Esodo (Es 17,1-7; Nm 20,1-13; Dt 33,8); il popolo guidato da Dio ha chiuso il suo cuore, diffidando e provocando il suo ­Signore.

“Ascoltiamo, oggi, la sua voce” risponde al Deuteronomio: “A lui darete ascolto”... “Se qualcuno non ascolterà...”.

 

SECONDA LETTURA

Secondo estratto di quel cap. 7 (3ª domenica) che Paolo dedica a questioni relative al matrimonio. Il cristiano deve sposarsi o restare celibe? Risposta: per il discepolo di Cristo è possibile ogni stato di vita, a condizione che lo viva rimanendo unito al Signore.

Il matrimonio cristiano, che si radica nell’amore che viene da Dio (cf Ef 5,21-33), è santo. Ma in questo passo Paolo insiste sul rischio che le persone sposate siano “divise” fra “la preoccupazione delle cose del mondo” (piacere al marito o alla moglie) e “la preoccupazione delle cose del Signore”.

La verginità permette di stringersi totalmente al Signore, “senza divisioni”.

 

VANGELO

Primo intervento pubblico di Gesù, secondo Marco, dopo la chiamata dei primi discepoli; consiste nell’insegnare (1,21-22) e nella cacciata di uno spirito immondo (1,23-26). La fama di Gesù si diffonde (1,28).

L’episodio è caratterizzato da:

– L’autorità manifestata da Gesù, sia nel suo insegnamento (il cui contenuto non è affatto precisato, come spesso in Marco), sia nella sua azione contro lo spirito immondo (cf 2,10).

– Un insegnamento nuovo (1,27). Gesù non si accontenta, come gli scribi (1,22), di commentare le Scritture e le Tradizioni. Egli parla sovranamente (si pensi agli: “Avete inteso che fu detto... ma io vi dico...”, Mt 5,21ss). L’insegnamento di Gesù appare come nuovo anche per il fatto della sua efficacia nei confronti dello spirito immondo: l’ordine dato da Gesù (1,25) viene eseguito (1,26 e fine 27).

– L’espulsione di uno spirito “immondo”: è il termine con cui Marco designa il demonio o Satana. Questo spirito è detto “immondo” in opposizione alla purezza, alla santità di Dio.

– La designazione di Gesù di Nazaret come “il Santo di Dio” (1,24). Dio solo è il Santo. Dire che Gesù è il Santo di Dio significa dire che egli è in perfetta comunione con Dio, che è il suo Messia (consacrato) e il suo Figlio (1,1; cf Gv 6,69).

La rivelazione della realtà ultima di Gesù viene fatta durante la sua vita dal “cielo”, si tratti della voce divina (1,11; 9,7) oppure degli spiriti immondi o dei demoni (qui e 1,34; 3,11; 5,7).

Gli uomini ne prenderanno coscienza soltanto dopo la morte di Gesù e l’affermeranno per bocca di un pagano, il centurione romano del Golgota (15,39).

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