Domenica, 12  Luglio  2020  23:43:48


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V Domenica T.O. - B

figliadigiairo3Gli ammalati vanno in massa a implorare Gesù che li guarisce. Giobbe esprimeva già davanti a Dio il lamento dell’uomo sofferente.

 

PRIMA LETTURA

È una delle più commoventi lamentazioni di Giobbe: egli supera il proprio caso ed esprime il dolore di ogni uomo oppresso dalla vita. È il lamento di un uomo rimasto solo: criticato dalla moglie, incompreso dagli amici, si dibatte con il suo male.

Egli sottolinea due aspetti contraddittori della sua sofferenza: da una parte i giorni e le notti non finiscono più; ma insieme ha la percezione che la sua vita passi troppo in fretta.

Attraverso i diversi aspetti del suo lamento, Giobbe è come lo specchio di tutti coloro che soffrono. Ma la sua lamentazione termina con una preghiera.

 

SALMO

Il salmo 146 fa parte di quei canti di acclamazione al Signore che si trovano alla fine del salterio. Vi si osservano, come in molti altri, affermazioni contrastanti sulla potenza e la bontà di Dio: è lo stesso Signore, grande, forte che “conta il numero delle stelle” e che “risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”.

Il libro di Giobbe è quello di un “cuore spezzato” e celebra ugualmente il Signore “sovrano nella sua potenza”; ma il suo lamento si scontra troppo spesso con l’impenetrabile. Il salmo ha trovato la via della speranza.

 

 

SECONDA LETTURA

I Corinzi hanno posto una domanda: “Si può consumare la carne che proviene da sacrifici pagani?”. Paolo ha risposto: “In sé, non è un atto condannabile, dal momento che gli dèi pagani non esistono. L’unico problema è quello di non scandalizzare i deboli”.

Per chiarire la discussione, parla delle scelte profonde che ha fatto come apostolo del Vangelo. Egli si sente profondamente libero; non libero di annunciare Vangelo: questo gli si impone come una necessità interiore; ma libero di chiedere in cambio, a coloro che evangelizza, una retribuzione materiale, i mezzi per vivere. Ma non lo fa; libero nei confronti di tutti, egli si fa servo di tutti, preoccupandosi anche di raggiungere ciascuno nella sua particolare mentalità. “Per il Vangelo”, ecco la regola di condotta di Paolo, che egli applica e insegna ai cristiani.

 

VANGELO

All’inizio del suo racconto, Marco abbozza in certo modo il “sommario” delle attività di Gesù. Questa sintesi è letterariamente inquadrata in una giornata:

– Gesù annuncia il regno di Dio (3ª domenica);

– affronta con autorità lo spirito del male (4ª domenica);

– accoglie gli ammalati e li guarisce;

– prega durante la notte e va più lontano ad annunciare la Buona Novella (4ª domenica).

Una delle caratteristiche di questa “giornata” è che essa non conosce ancora conflitti che, ben presto, si moltiplicheranno a proposito delle sue parole e dei suoi gesti. Più fondamentale della lotta con gli scribi, con i farisei e con i compatrioti di Gesù, si rivela la spontaneità dei poveri di Israele che accorrono attorno a lui, perché in lui si compiono le promesse di Dio.

Gesù però si comporta da signore, indipendente dai regolamenti che soffocano l’uomo; ma lo fa senza cercare la provocazione: aspetta infatti il tramonto del sole, che segna la fine del sabato, per guarire gli ammalati che gli vengono portati, tuttavia nella casa di Pietro ha fatto “subito” una guarigione.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

 

Gli ammalati vanno in massa a implorare Gesù che li guarisce. Giobbe esprimeva già davanti a Dio il lamento dell’uomo sofferente.

 

prima lettura

È una delle più commoventi lamentazioni di Giobbe: egli supera il proprio caso ed esprime il dolore di ogni uomo oppresso dalla vita. È il lamento di un uomo rimasto solo: criticato dalla moglie, incompreso dagli amici, si dibatte con il suo male.

Egli sottolinea due aspetti contraddittori della sua sofferenza: da una parte i giorni e le notti non finiscono più; ma insieme ha la percezione che la sua vita passi troppo in fretta.

Attraverso i diversi aspetti del suo lamento, Giobbe è come lo specchio di tutti coloro che soffrono. Ma la sua lamentazione termina con una preghiera.

 

salmo

Il salmo 146 fa parte di quei canti di acclamazione al Signore che si trovano alla fine del salterio. Vi si osservano, come in molti altri, affermazioni contrastanti sulla potenza e la bontà di Dio: è lo stesso Signore, grande, forte che “conta il numero delle stelle” e che “risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”.

Il libro di Giobbe è quello di un “cuore spezzato” e celebra ugualmente il Signore “sovrano nella sua potenza”; ma il suo lamento si scontra troppo spesso con l’impenetrabile. Il salmo ha trovato la via della speranza.

 

seconda lettura

I Corinzi hanno posto una domanda: “Si può consumare la carne che proviene da sacrifici pagani?”. Paolo ha risposto: “In sé, non è un atto condannabile, dal momento che gli dèi pagani non esistono. L’unico problema è quello di non scandalizzare i deboli”.

Per chiarire la discussione, parla delle scelte profonde che ha fatto come apostolo del Vangelo. Egli si sente profondamente libero; non libero di annunciare Vangelo: questo gli si impone come una necessità interiore; ma libero di chiedere in cambio, a coloro che evangelizza, una retribuzione materiale, i mezzi per vivere. Ma non lo fa; libero nei confronti di tutti, egli si fa servo di tutti, preoccupandosi anche di raggiungere ciascuno nella sua particolare mentalità. “Per il Vangelo”, ecco la regola di condotta di Paolo, che egli applica e insegna ai cristiani.

 

vangelo

All’inizio del suo racconto, Marco abbozza in certo modo il “sommario” delle attività di Gesù. Questa sintesi è letterariamente inquadrata in una giornata:

– Gesù annuncia il regno di Dio (3ª domenica);

– affronta con autorità lo spirito del male (4ª domenica);

– accoglie gli ammalati e li guarisce;

– prega durante la notte e va più lontano ad annunciare la Buona Novella (4ª domenica).

Una delle caratteristiche di questa “giornata” è che essa non conosce ancora conflitti che, ben presto, si moltiplicheranno a proposito delle sue parole e dei suoi gesti. Più fondamentale della lotta con gli scribi, con i farisei e con i compatrioti di Gesù, si rivela la spontaneità dei poveri di Israele che accorrono attorno a lui, perché in lui si compiono le promesse di Dio.

Gesù però si comporta da signore, indipendente dai regolamenti che soffocano l’uomo; ma lo fa senza cercare la provocazione: aspetta infatti il tramonto del sole, che segna la fine del sabato, per guarire gli ammalati che gli vengono portati, tuttavia nella casa di Pietro ha fatto “subito” una guarigione.

 

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