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È il momento del risveglio

mercoledi delle ceneri 2La Quaresima è quel «farmaco dei quaranta giorni» che prepara al grande incontro luminoso della Pasqua

La principale funzione della Quaresima è di farci contare i giorni che mancano alla pasqua di Cristo. Il termine, infatti, è una contrazione dell’espressione latina quadragesima dies, il quarantesimo giorno prima della Pasqua. Se vogliamo quindi capire cos’è la Quaresima dobbiamo innanzitutto aver chiaro il significato della Pasqua, che concentra in sé tutti gli elementi della fede cristiana, ed è la festa più importante dell’anno liturgico. Essa contiene il mistero della nostra redenzione, ed è per l’uomo il sacramento del passaggio dalla morte alla vita, dalla sofferenza del venerdì santo alla gioia della domenica di risurrezione. Il nucleo storico della Quaresima come l’abbiamo oggi è nella preparazione immediata dei catecumeni che sarebbero stati battezzati la notte del sabato santo. A essi si chiedeva di giungere all’appuntamento intensificando l’attesa con opere di penitenza. Poiché la comunità aveva l’usanza di accompagnarli nel medesimo cammino, facendo memoria del proprio battesimo, la pratica si estese a tutta la Chiesa, dando origine alla Quaresima, di cui abbiamo le prime notizie certe in documenti risalenti al IV secolo. Per Leone Magno era “il farmaco dei quaranta giorni”, un periodo di rigenerazione spirituale per tutto il popolo di Dio. La scelta del numero quaranta deriva dalla simbolica biblica, dove indica il tempo della preparazione e della prova, l’attesa che precede qualche grande avvenimento. Quaranta giorni Mosè rimase sul Sinai (Es 34,28), e quaranta furono i giorni di Elia, prima dell’incontro con Dio sull’Oreb (1Re 19,8). Dopo aver subito la tentazione del diavolo, e digiunato nel deserto per quaranta giorni, Gesù dette inizio alla sua missione terrena (Mt 4,1–2). Questi esempi incisero sulla configurazione della Quaresima cristiana, che divenne il tempo del risveglio, tramite la pratica di opere penitenziali, comprendenti la preghiera, il digiuno, la carità. Il Vaticano II ha aggiunto l’ascolto più assiduo della Sacra Scrittura. I mezzi sono chiari, ma non si deve perdere di vista il fine, che è di tendere al rinnovamento. Nel rito romano, l’inizio della Quaresima coincide con il mercoledì delle ceneri, chiamato caput quadragesimae. Suoi elementi caratteristici sono l’imposizione delle ceneri e il digiuno. Polvere grigia, che rappresenta la fragilità della vita, le ceneri dispongono all’umiltà della penitenza. Nella disciplina antica, i penitenti si rivestivano di sacco e dormivano su giacigli cosparsi di cenere. Tuttavia essa ha anche un significato di speranza, come la Fenice che risorge dalle sue ceneri. La nuova formula che accompagna il rito dice: «Convertitevi, e credete al vangelo». Dalla Pasqua nasce l’uomo nuovo, che si impegna alla conversione. Il rituale mantiene la più antica formula, tratta da Genesi 3,19: «Ricorda che sei polvere, e in polvere ritornerai». Il memento mori serve a riflettere sulla vanità delle cose e fa riconoscere ciò che è veramente essenziale nella vita. Per san Giovanni Crisostomo la cenere era anche simbolo del riscatto, «quando infatti vedi il corpo di Cristo dì a te stesso: per questo Corpo non sono più terra e cenere, non più schiavo, ma libero». La Quaresima si protrae per cinque domeniche, giacché la sesta coincide con la domenica delle Palme e apre la Settimana santa. Nelle letture si sentiranno risuonare i temi peculiari. Quest’anno ricorre l’anno B del Lezionario festivo, e, limitandoci a considerare i Vangeli, saranno proposti l’inizio di Marco (1,12– 15), con le tentazioni e l’invito alla conversione; ancora di Marco il racconto della trasfigurazione (9,2–10), che apre uno squarcio nell’identità di colui del quale tra non molto si racconteranno i dolori. Seguono tre brani di Giovanni: la costruzione del nuovo tempio, successiva alla sua distruzione (2,13–25); l’innalzamento della croce, segno che parla di amore e di salvezza (3,14–21); l’ora del Figlio dell’uomo, che come il chicco di grano caduto in terra muore per produrre molto frutto (12,20–33). Illuminato dal bagliore pasquale, il passaggio stretto della Quaresima predispone al grande incontro. È così che è nata ed è così che deve essere vissuta. Una sintesi del suo messaggio si racchiude nella parola “penitenza”. Non è attuale e non rientra nel vocabolario del politicamente corretto, eppure, se ci guardiamo dentro, o allarghiamo lo sguardo, riusciamo a coglierne l’esigenza. Essa comincia dal riconoscimento del peccato, che va confessato e non scusato; prosegue con la ricerca della purificazione, perché la sporcizia del cuore non è solo una metafora; dirige i nostri sguardi verso Cristo, che non è venuto per condannare, ma per salvare. Non è la penitenza fine a se stessa, ma quella che porta alla riconciliazione, tra il cielo e la terra, e degli uomini tra loro, che invece sembrano allontanarsi sempre più. L’annuncio della Chiesa contiene parole forti, e sarà avvilente per lei aver paura di pronunciarle, per timore di perdere consensi. Una di queste è: «Convertitevi e credete al Vangelo».

 

Don Giovanni TANGORRA

docente di Teologia Pontificia università lateranense

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