Domenica, 12  Luglio  2020  23:31:29


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I Domenica di Quaresima - B

tentazioniIn quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,12-15).


Il Vangelo della prima domenica di Quaresima propone tradizionalmente l’episodio di Gesù che si ritira nel deserto prima di dare inizio al suo ministero terreno. Il racconto è riportato da tutti i sinottici, tuttavia mentre Matteo e Luca lo costruiscono in modo più dettagliato, Marco si distingue per lo stile asciutto ed essenziale. In pochi versetti, però, riesce a dire molte cose. Il brano comprende due scene distinte, che possiamo intitolare: la tentazione e l’annuncio.

 

1. La prima si svolge nel deserto. Simbolo carico di tanti significati per la storia della salvezza, il deserto di cui parla il racconto, e che la tradizione colloca a ovest di Gerico, dà poco spazio alla poesia: non le distese di sabbia dorata che riflette la luce del tramonto ma luoghi infuocati, fatti di terra e sale, pietre e sterpaglia. Attraversarlo, o dimorarvi anche solo per un breve periodo, vuol dire sottoporsi a un esame molto duro. Gesù vi resta quaranta giorni, un tempo che ricorda i quarant’anni del popolo prima di vedere la terra promessa e che indica la completezza della prova.

 

Lo stupore sta nel vedere che è lo Spirito a condurlo in questa regione. Lo dicono anche gli altri sinottici, ma Marco usa un verbo più crudo, ekballei: lo gettò nel deserto. La precisazione sorprende perché siamo soliti vedere il vento dello Spirito spingere su strade più riposanti e fiorenti. Un insegnamento è imparare a superare la nostra presunzione di conoscere in anticipo le vie dello Spirito, atteggiamento che spesso si traduce nel portarlo dove più ci pare. Occorre invece disporsi a seguirlo anche su strade poco trafficate, oltre le nostre consuetudini, lì dove la vita richiede coraggio. Solo chi ha conosciuto la desolazione può capire quanto sia importante la donazione.

 

Nel deserto Gesù subì la tentazione. Ancora una volta Marco sceglie la sintesi e non riferisce i particolari, come fanno Matteo e Luca. Non dice nemmeno che tipo di tentazione fu. Il suo intento è un altro, porre uno di fronte all’altro i due nemici: Cristo e il male, qui impersonato da Satana. È lo scopo di tutto il secondo Vangelo: mostrare che con Gesù è entrato nella storia il più forte. Dinanzi alla sua presenza il male indietreggia ed è destinato alla sconfitta. Un ammaestramento è di capire che il male esiste. Non dobbiamo essere ingenui, ma saperlo riconoscere e superare. Lo Spirito non ci chiama alla fuga, ma dà la grazia necessaria per affrontarlo.

 

Il breve racconto termina con un’immagine di pace. In mezzo ai toni forti di una situazione tanto inospitale emerge per contrasto la serenità di Gesù. Persino gli animali spaventosi, che si pensavano abitanti di quei luoghi proibitivi, sono addomesticati e gli fanno compagnia, mentre gli angeli scendono a servirlo. Chi ha saputo respingere il male può trasformare il deserto in un giardino. Non parliamo dei mali inevitabili dell’esistenza, ma del male assoluto, che inquina il cuore e corrompe la società. Ed è questo a scomparire dalla scena. Gesù vive il deserto degli uomini e ne esce vincitore. È lui il nuovo esodo che porta alla terra promessa. La sua serenità è all’origine del nostro risveglio.

 

2. Se la scena precedente indicava la preparazione al ministero, la seconda lo inaugura. Il deserto è alle spalle e si apre il paesaggio della Galilea, reso fiorente dalla presenza del lago. Qui pure, però, un’altra ombra oscura l’orizzonte, ed è l’arresto di Giovanni Battista, personaggio con cui Marco aveva cominciato il suo racconto. L’evangelista non dice da quale città Gesù comincia la sua attività messianica, fa però intuire la sua scelta itinerante: girava per i villaggi, preferendo incontrare gli uomini sul loro cammino. Come negli altri Vangeli emerge subito la figura di un Gesù viandante, che non aspetta gli interlocutori, ma va incontro a loro.

 

L’esitazione sui luoghi è coperta dalla precisione con cui l’evangelista riferisce i contenuti dell’annuncio. Gesù predicava il Vangelo (= buona notizia) di Dio, condensato in questa frase: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo. Il breve messaggio contiene quattro comunicazioni importanti sul tempo, il regno, la conversione e il credere. Per dire il primo, Marco adopera il termine kairos, che non indica il tempo cronologico (= chronos) ma quello di Dio che salva. Vuol fare intendere che la venuta di Gesù apre un tempo propizio per il futuro dell’umanità. Non importa quanto tempo possediamo, ciò che conta è saper prendere la decisione giusta.

 

L’annuncio del regno è centrale nella predicazione del maestro. Il desiderio che sia Dio a regnare in un mondo spesso governato da forze ostili è spontaneo. Gesù ci dice che non è una pia illusione, ma rinforza la speranza, vedendo la sua azione anche dove sembra assente. L’espressione “il regno di Dio è vicino” può essere sostituita da “la salvezza di Dio è vicina”. Se non la troviamo, forse è perché la cerchiamo altrove, in luoghi troppo distanti, o perché ci siamo allontanati dalla fonte del suo calore, che è la presenza di Cristo. Il regno di Dio non viene con clamore, facendosi pubblicità, non rimbomba, non strepita. Lo riconosciamo tutte le volte che si apre un varco ai beni della promessa, che sono la grazia, la giustizia, il bene.

 

La compiutezza del tempo e l’ingresso del regno nella storia implicano una chiamata. Tutto è dono di Dio, ma gli uomini non devono stare a guardare, come spettatori distratti. Sono piuttosto interpellati, per dare una risposta che Gesù riassume in due atti: convertirsi e credere. Convertirsi vuol dire imprimere alla vita una svolta, riconoscere quello che va cambiato e intraprendere strade nuove, accettando anche il rischio di perdere qualche sicurezza. Credere vuol dire affidarsi. Non si esce da un deserto vagabondando, ma seguendo una mappa e cercando una guida. La mappa che Gesù ci consegna è il suo Vangelo, la guida è lui stesso. Siamo i cercatori di orme, quelle tracciate dal maestro. Al termine del cammino saremo forse più stanchi, ma potrà capitare anche a noi che gli angeli scendano a servirci.

 

Don Giovanni Tangorra

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