Giovedi, 02  Aprile  2020  17:20:42


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XI Domenica T.O. B

senapeIl Regno di Dio è come un granello di senape - di Diac. Giancarlo Carletti OFS - Chi di noi è avanti nell'età ricorda senz'altro che una volta era un fatto rarissimo e scandaloso nei nostri piccoli paesi, dominati dalle certezze che erano: "fede, famiglia, lavoro", che qualcuno, non dico rinnegasse, ma manifestasse dubbio o indifferenza su Dio, sull'unità della famiglia e sulla dignità e necessità del lavoro.

Più che a "speranze" ci si affidava a "certezze", forse non sufficientemente coltivate, perché, al momento dei cambiamenti avvenuti nella società, sono come crollate, lasciando il vuoto che tutti conosciamo e che dà luogo ad un profondo senso di frustrazione.

A questo vuoto e non senso della vita, si aggiunge oggi il manifestarsi insistente di un senso di impotenza di fronte alla brutalità del male, che il mondo ci presenta giorno dopo giorno, in una crescita che sembra volersi avvicinare al dominio totale sull'uomo.

Tanti, allora, quando si ha come l'impressione che il male stia sommergendoci, negandoci ogni briciola di speranza, vivono, con sofferenza, una dura amarezza interiore, altri appaiono quasi "rassegnati al male", come una resa incondizionata, anche se è impossibile e assurda per ogni cristiano che segue veramente Gesù.

Nel nostro tempo l'aspirazione alla pace e l'impegno per costruirla si scontrano con il fatto che percepiamo un clima di guerra, di paura, di sofferenza, di distruzione, alziamo allora lo sguardo al cielo al Signore. La pace è il sogno di Dio, è il progetto di Dio per l'umanità, per la storia, con tutto il creato. È questo il motivo per cui oggi San Paolo ci esorta: "Fratelli, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo, camminiamo infatti nella fede e non nella visione; siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.

Viviamo allora dell'interiore gioia che Dio dona in pienezza a chi vive di fede in Lui: chi ama non pensa a ciò che rinuncia, ma all'amore di cui vive. Questo richiede: "passione, pazienza, esperienza, tenacia.

È la chiave di lettura che ci dà l'evangelista Marco per poter vivere la speranza nelle regno.

Tutta la storia insegna che la massa ha sempre cercato un "Messia" che la mettesse al sicuro dalle incertezze e dalle paure: non importa se questo avveniva rapinandoci dei più elementari diritti: libertà, dignità, amore, che sono la vera nostra grandezza. Così come la storia puntualmente dimostra che questi "Messia" hanno solo ossa. E, continuano a creare cimiteri di martiri e mai la civiltà dell'uomo.

Ci possiamo allora chiedere: Gesù cosa offriva? Il maestro descrive se stesso, il suo regno, "come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito gli manda la falce, perché è arrivata la mietitura… A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra".(Mc4,26-34).

Gesù si presenta anche nella forma esterna, davanti ai suoi ascoltatori, come quel seme di senape. La sua Parola, che ha una potenza creatrice, aveva la sua stessa debolezza. Lo dice chiaro l'evangelista: "Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Anche i suoi discepoli, a cui aveva spiegato ogni cosa, nel momento della passione, quando il male provò a stritolare quel granello di senape, lo abbandonarono e lo tradirono. Ma la croce era il giusto terreno che quel granello cercava, per diventare lo splendido regno di Dio che siamo anche noi e che nessuno riesce più a demolire. Stupendo è il premio garantito a tutti coloro che seguono il Vangelo che è il solo libro della sua vita: è pace e gioia nello Spirito. Grazie a Dio, ci sono ancora tanti i cristiani che non si lasciano imbambolare dall'ambizione alle cariche o dalla superficialità delle mode senza senso. Le critiche sono per loro la conferma davanti a Dio e agli uomini che la coerenza nella fede è un bene che va oltre tutti i vantaggi momentanei, spesso definiti "bene", ma che tali non sono.

Siamo sinceri, è davvero coraggio l'affidarsi al nulla delle cose o non è piuttosto essere degli sprovveduti, incapaci di guardare oltre l'immediato, il subito ed adesso? Occorre davvero tanto coraggio per essere cristiani veri, che si nutrono di fede e danno alla vita il significato che Dio stesso le ha donato? Riflettiamo seriamente sulla nostra povertà e a chi o a che cosa dovremmo essere. La pace che cerchiamo è dono di Dio perché frutto della sua riconciliazione con noi. Solo se si lascia riconciliare con Dio, l'uomo può diventare operatore di pace. Il Regno di Dio, che è Gesù, è già in mezzo a noi ed è un seme che cresce, ma occorre che i cristiani, che con serietà vogliono vivere di fede, di fatto da Lui si facciano condurre, cercando di dare alla vita, in ogni atto o gesto quotidiano, anche il più semplice, la stessa cura che Dio ha per il seme che ha posto in loro. D'altra parte tutti sappiamo che la vita non è uno scherzo: la vita non concede a nessuno leggerezza e superficialità, perché comunque, per la sua stessa finitezza, mette a dura prova ciò che davvero siamo e crediamo, ma il sorriso di un cristiano di grande e sincera fede, ed io ne ho incontrati tanti, testimonia la bellezza dell'uomo che ogni giorno si lascia plasmare da Dio. Diamo a Dio la nostra totale ed incondizionata fiducia, abbandonandoci alla sua azione, mettendo la nostra vita nelle sue mani e nel suo cuore, affidandoci a Lui, credendo che Lui e solo Lui conosce il cammino che dobbiamo percorrere per essere davvero felici. Ricordiamocelo sempre: non siamo cose, siamo tutti figli del Padre, siamo quindi chiamati alla sola bellezza che è propria dei figli di Dio, quella che si riflette nelle persone buone.

Quando si incontra un cristiano vero, che è sempre gioioso, pieno di speranza, nonostante sofferenze e difficoltà, davvero si ha l'impressione di avere tra le mani un granello di senape, tanto appare povero e indifeso, ma senti che dietro vi è l'immensa pianta del Regno di Dio, già operante in mezzo a noi. Pensiamo ai tanti nostri fratelli martiri della fede… Oggi più di ieri! Sono essi Il seme di nuovi cristiani.

Per concludere, possiamo dire, che una volta seminato nel cuore dell'uomo, il regno di Dio cresce da sé. È una meraviglia di Dio tanto grande è tanto bella quanto grande e bella è la crescita delle piante, e tanto misteriosa quanto entusiasmante è la trasformazione di un bambino che cresce e diventa uomo. Così la crescita del regno di Dio non dipende dalle forze umane; essa supera le capacità umane poiché ha in sé un proprio dinamismo. E’ bene dunque che sappiamo che, a poco a poco con una logica che non è quello umana, con un ritmo che a noi sembra troppo lento, il regno di Dio cresce. San Paolo, che era ispirato, percepiva già i gemiti di tale crescita (Rm 8,19-22). Bisogna conservare la speranza, bisogna ripetere ogni giorno: "venga il tuo regno!". Bisogna coltivare la pazienza, quella del seminatore che non può affrettare l'ora della mietitura (Gc 5,7-8). Bisogna soprattutto non dubitare della realtà dell'azione di Dio nel mondo e nei nostri cuori. Gesù ci dice questo poiché sa che il pericolo più grande per noi è quello di perdere la pazienza, di scoraggiarci, di abbandonare la via e di fermarci. Noi non conosciamo né il giorno nell'ora del nostro ingresso nel regno o del ritorno di Cristo. La mietitura ci sembra ancora molto lontana, ma il tempo passa in fretta: la mietitura è forse per domani.

 

 

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