Giovedi, 02  Aprile  2020  17:57:27


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XIV Domenica T.O. B

nazareno“Un sabato come gli altri…….. oppure no”, di Don Fernando Cianfriglia - E' sabato a Nazareth e nessuno manca in Sinagoga. C'è anche Gesù, il figlio di Maria, come viene narrato nel Vangelo di questa Domenica. Nell'ordinarietà di questo sabato accade qualcosa che stupisce chi ascolta parlare Gesù. Insegna e con quale autorità dice ciò che dice e come si permette? Non sappiamo da questi versetti di Marco cosa dica Gesù, quale passo proclami, ma di fatto Gesù "era per loro motivo di scandalo".

Potremmo fare un piccolo parallelo con ciò che accade nei luoghi che abitiamo abitualmente. Quando qualcuno di casa prende la parola, fa un commento o inizia una conversazione, noi carichi di pregiudizi, già sappiamo come sarà la conclusione. Se qualcuno in casa ha da rimproverarci o ha da richiamarci, noi sappiamo già dove "andrà a parare". Sul lavoro i colleghi sanno come ci comportiamo e se un giorno diciamo qualcosa, con educazione, rispetto e pacatezza ma con autorità, siamo noi quelli strani. Tutto sembra che debba andare avanti come pre-ordinato senza possibilità di "novità". Siamo affascinati dall'originalità, dalla creatività eppure certe cose se non sono come sempre, ci destabilizzano. In fondo Gesù non è più importante degli altri nel villaggio dove vive. Per la gente del posto non può essere che il falegname, e pur avendo un lavoro di tutto rispetto, non è possibile che possa dire qualcosa di eccezionale, che lasci a bocca aperta. Quando il cuore degli uomini è chiuso, rigido, ingessato e rassegnato, non c'è spazio nemmeno per le buone notizie, tantomeno per la "Buona Notizia" che è Gesù.

I cuori di chi ascolta Gesù hanno alzato dei muri e sono pieni di orgoglio. Ciascuno di noi fa i conti con i limiti del proprio cuore, delle proprie qualità e vivendo come persone piene e gonfie di sé non lasciando spazio al respiro di Dio, lo Spirito della Vita. Consegniamo spesso i nostri cuori al pregiudizio, alla superbia e alla vanagloria ed altrettante volte non ascoltiamo perché già abbiamo formulato un giudizio specialmente sulle persone che amiamo, su quelle con cui ci incontriamo e scontriamo proprio in casa o nel nostro quartiere, paese o città.

Ci sono persone che conosciamo dall'infanzia e che se diventassero grandi personaggi, per noi sarebbero sempre, quei disgraziati o quelle disgraziate che conosciamo da una vita. Se il figlio del fruttivendolo del nostro paese (con tutto il rispetto per questo bellissimo lavoro e per qualunque altro impiego) diventasse il presidente della Repubblica, continuerebbe ad essere per noi, sempre il figlio del fruttivendolo o il figlio di…., senza stima e senza speranze.

Gesù ci insegna che in particolare il Profeta, cioè colui che parla a nome di Dio, che vive con coerenza ed abnegazione secondo la volontà di Dio, che sa anche "vedere" oltre, è visto più come di inciampo, quasi una minaccia per la vita tranquilla e serena. Questo è valido anche oggi, in un mondo che preferisce o la standardizzazione oppure l'originalità estrema.

Oggi viviamo la vita di tutti i giorni in cui tutto o quasi è fatto di meccanicismi, di elimina-code e individualismo. Conta poco quello che diciamo ancora meno quello che sentiamo. Ad ogni nostra azione o domanda ci aspettiamo una reazione immediata, efficiente e risolutiva in un tempo brevissimo.

Restiamo increduli se qualcuno ci dedica un po' di tempo o ci fa un sorriso. Ci sembra strano anche se qualcuno prova a calmare gli animi, oggi dove grida e i litigi e il relativismo delle opinioni promettono più ascolti di un pacifico e proficuo dialogo. Sembra quasi che nei nostri tempi l'unica regola sia la sregolatezza e dove l'ordinarietà dei giorni per essere accettabile debba disconoscere la normalità. In fondo a Nazareth non c'è apertura all'affermazione al Regno di Dio e il rischio è che, come quella gente, non accettiamo Gesù e restiamo increduli, senza fede e senza fiducia in Lui.

Nel nostro mondo, in cui non c'è posto per i deboli, per coloro che vivono difficoltà, per quelli che giudichiamo "inferiori", abbiamo il cuore indurito al pari dei destinatari della prima lettura. Un cuore da "ribelli" e "rivoltati" contro Dio. Il nostro è un cuore che potrebbe non essere più capace di pulsare vivo come quello di Gesù. Il Suo cuore si commuove, ha compassione, ascolta e sente, un cuore che si lascia coinvolgere, toccare.

Se non sapremo accettare ed amare la nostra vita, fatta anche di lati che non amiamo particolarmente, di difetti, fragilità, debolezze, impediremo a Gesù di raggiungerci e stupirci della sua infinita capacità di dare risposte che superano le nostre domande. Impediremo ai suoi progetti di dispiegarsi in noi e tutto ciò che è stato pensato dall'eternità per noi, resterà impolverato e nascosto.

Preghiamo Gesù che possiamo ogni giorno stupirci di lui e di non restare increduli ma di essere credenti, di sentire che solo seguendo e guardando a Lui possiamo essere guariti, e uno dei miracoli che ci accadrà, sarà anche quello di trovare un senso a questa vita .

"Guardate le mie mani e i miei piedi" dice Gesù (cfr. Lc 24,39) ed in quelle mani ed in quei piedi segnati dall'amore in mezzo ai calli e di passi inchiodati sul legno, potremo capire che nell'ordinarietà delle nostre croci e dei nostri giorni, passa la straordinarietà dell'amore e di una vita eccezionale ed eterna insieme a Lui.

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