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Assunzione della Beata Vergine Maria

8cba5d214c5f756cb3dfba3d009c9a8f XLdi Don Franco Proietto - Credo che la collocazione in questo contesto sociale in cui viviamo sia già un elemento di riflessione sullo stesso contenuto della festa.
Da secoli si festeggiano le ferie di Augusto (ferragosto), quando l'imperatore si recava a Capri per passare alcuni giorni di vacanze estive. Il ferragosto è dunque quasi per definizione momento di riposo – evasione, di riscatto dall'alienazione operata dalle attività lavorative, ma anche tempo di rischio che la quiete possa diventare ozio, noia, ristagno, o addirittura trasgressione e avventura scriteriata.
Di fatti alcuni "riti" (i falò con le notti insonni passate sulle spiagge, le grandi abbuffate vissute come reiterate "pasquette", programmazione di balli e di attività che fanno diventare il giorno notte e la notte giorno ...) accentuano il significato di un tempo come "divertissement" in senso pascaliano, cioè evasione per non pensare, per di-vertirsi, per dis-trarsi. Il pericolo di accantonare la festa dell'Assunta a vantaggio di quella più godereccia di ferragosto c'è in toto.

E davanti a ciascun cristiano si pone l'esigenza di una scelta: il corpo e lo spirito, i valori terreni e quelli eterni, Augusto e Maria. Senza voler demonizzare i primi a vantaggio dei secondi e consapevoli delle difficoltà di un "compromesso", vorremmo evidenziare un fatto: se, in questo contesto, ci lasciamo andare per vivere appieno il ferragosto a discapito dell'Assunta, perderemmo un elemento importante nella vita di persona: la sua crescita spirituale – che poi in sostanza è quella che dà significato per farci maturare in armonia e pienezza la nostra esistenza.

La festa di Maria Assunta ci dà questa possibilità di armonizzare una vita nel suo significato profondo: figli di questo mondo con i piedi per terra, uomini del tempo, ma con l'occhio verso l'eterno, e il cuore in tensione perenne verso valori non caduchi. Vedrei noi stessi come ci descriveva S. Ignazio di Antiochia: «per un cristiano ogni terra straniera è la sua patria ed ogni patria è per lui terra straniera». Anche per la festa di ferragosto – Assunta è vero ciò che dice la lettera agli Ebrei: «non abbiamo qui una cittadinanza stabile, ma ricerchiamo le cose future».
Se è possibile insistere su questa realtà di "tensione" per il cristiano, dovremmo dire che perderemmo una nostra identità se ci fermassimo solo a piantare i piedi per terra, senza anelare con il cuore al di là dove c'è Dio, perché è verità sacrosanta che noi siamo nel mondo ma non del mondo.
L'Assunzione (come ancor più l'Ascensione) non è l'allontanamento di Maria dalla terra, ma pur essendo un approdo finale della redenzione, è una glorificazione della umanità che è stata purificata e divenuta essa stessa strumento di salvezza, modello, per chi piange, fatica e spera durante questa vita terrena. Là è il nostro tesoro dove è il nostro cuore. Là aneliamo perché là termina il viaggio. Ma questo viaggio è cominciato qui sulla terra, persona tra le persone, con le tante ferite che abbiamo, con le fatiche che affrontiamo, che – lo sappiamo – troveranno una ragione nell'ultima pagina della nostra storia, come lo è stato per Maria. Qui, ora, stiamo mettendo i semi di ciò che completeremo. Come Gesù, ascendendo al cielo, ha trascinato tutta l'umanità con sé, così Maria è l'umanità redenta che ci precede.
Maria Assunta ci dice che per noi mortali, nei dovuti modi, c'è un obbligo ad assaporare le dolcezze della vita, a stupirci della varietà dei suoi colori, perché il corpo già è stato redento ed è tempio di Dio qui sulla terra. Ma la completezza verrà quando, santificati nel corpo e nello spirito, garantiti dalla salvezza operata in Gesù e realizzata innanzitutto in Maria, saremo accompagnati con lei, con Lui come redenti là dove sono loro in eterno.

Il Vangelo, imperniato sul "Magnificat", ci dà l'esatta realtà delle situazioni umane mai definitive, e ci pone davanti al cuore il rovesciamento di falsi valori, di idoli ingannevoli, che come tali sono incerti e insicuri, appunto perché terreni, "liquidi" (come si direbbe oggi) e ci dirige verso una umanità stabile e sicura.
Maria è la benedetta tra le donne e benedetto è Gesù, frutto del suo grembo. La sua identità è la incondizionata fede in Dio perché ha creduto all'adempimento delle parole del Signore, ciò che Egli ha adempiuto nella storia, potremmo dire: il suo stile di vita, è garanzia di realizzazione delle sue promesse e coloro che otterranno dei risultati non sono i superbi e gli orgogliosi, ma gli umili, gli ultimi, gli "anawim" di un tempo, coloro che, pur poveri, si fidavano di Dio e si abbandonavano nelle sue braccia.
Maria è come i poveri e gli umili di una volta, è tra coloro che riequilibrano la storia, perché porta elementi di giustizia, di liberazione e consapevolezza di quanto opera il Signore e di quanto opera l'uomo: si ristabiliscono i ruoli.
Innanzitutto quello di Dio: "Potente", "Santo", "Misericordioso", Colui che dona gratuitamente, che innalza gli umili e abbassa i potenti, che ricolma di beni gli affamati, che manda a mani vuote i ricchi. Poi quello di Maria: "umile e alta più che creatura" Benedetta, Madre del Signore, credente alle parole di Dio, fiduciosa nel fare la sua volontà.
Quindi il nostro ruolo: creature che nella loro fragilità consapevole riescono a riempirsi di Dio: quando si è deboli: è allora che si è forti proprio perché Dio ricolma i nostri vuoti. La nostra "assunzione" cammina sulla linea di quella della Madonna: consapevolezza dei propri limiti, perché Qualcuno al nostro posto li dilata; pellegrini sulla terra, ma orientati verso l'eterno, fragili e forti, quando si riconosce che non siamo più noi a vivere, ma Cristo che vive in noi.

Né siamo soli in questo cammino. Maria è la «primizia e immagine della Chiesa» (prefazio). Un popolo intero segue le sue orme, perché ciò che è accaduto in lei si avvererà certamente in tutto il popolo di Dio, oggi in attesa e speranza, domani in pienezza di consolazione.

L'Assunzione di Maria dà anche la certezza che il suo corpo è rimasto incorrotto. Quanto a noi, corruttibili e strutturalmente precari, ma segnati da un seme eterno da quando siamo battezzati, c'è il pressante invito a superare l'attrazione terrena per orientarci verso i beni eterni. Questa festa ci rende consapevoli di questa missione: intenti a valorizzare in pieno i nostri compiti qui sulla terra, dobbiamo essere per noi e per gli altri lievito, luce, sale.

Quando l'ateo Albert Camus ascoltò in una pubblica assemblea un sacerdote che diceva di essere più laico che ecclesiale, lui scrisse un articolo dicendo ai cristiani: «siate voi stessi, perché io, ateo, ho bisogno della ricchezza del messaggio cristiano, della vita cristiana. Se voi non svolgete il vostro compito, nessuno ci dona la ricchezza del vangelo e l'umanità intera è più povera di valori, perché la mancanza della vostra testimonianza ci priverebbe del sapore cristiano della vita».
Se nella festa dell'Assunzione noi viviamo più da seguaci del "ferragosto" che di Maria, che di valori di cielo, chi oggi, in questa continua materializzazione della vita, ci parlerà e ci eleverà verso valori eterni? Chi darà armonia alla nostra vita che deve equilibrarsi tra materia e spirito? Chi accompagnerà il nostro fratello uomo ad innalzarsi al di sopra del contingente, provvisorio e terreno?
Chi darà senso e significato, certezze e garanzie a questo bello ma anche sempre breve cammino umano?
«Tu solo, Gesù, hai parole di vita eterna».
Se mi permettete, è sempre attuale il racconto di Anthony De Mello intitolato "messaggio di un'aquila che si credeva un pollo". Siamo chiamati a diventare aquile, a volare in alto liberi e felici, e invece viviamo come polli «senza mai aver appreso di essere un'aquila!». E il rimpianto di non aver realizzato i sogni della vita, di non aver sviluppato le enormi risorse che Dio ci ha donato, di non aver trafficato i tanti talenti che abbiamo, ci potrebbe togliere significato e felicità all'esistenza, meta del nostro cammino umano e cristiano.

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