XXXIII Domenica T.O. B

host-of-heaven-1di don Emmanuel Kilonda - “La parabola del fico che germoglia, come segno dell’estate ormai vicina, dice che la prospettiva della fine non ci distoglie dalla vita presente, ma ci fa guardare ai nostri giorni in un’ottica di speranza.” (Angelus, 15.112015) Questa virtù della speranza sostenga lo sforzo del discernimento e della permanente conversione per essere pronti all’incontro con il Figlio dell’uomo che viene!

 

1. Il figlio dell’uomo che viene. “Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.” In questo brano del vangelo Gesù si definisce con questo titolo messianico del Figlio dell’uomo. Titolo preso da questa visione di Daniele 7,13-14: “Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.” Ecco il Figlio dell’uomo ed i suoi attributi. Viene dalle nubi e riceve da Dio «potere, gloria e regno». Gesù riempie di nuovo senso questa immagine e precisa che Egli ha il potere in quanto servo, la gloria in quanto capace di abbassamento, l’autorità regale in quanto disponibile al totale dono della vita. (Cf. Papa Francesco, Messa 18.10.2015). Il figlio dell’uomo che viene si fa annunciare dalle potenze del creato, dai segni dei tempi. Dice infatti il salmo 18: i cieli narrano la gloria di Dio, il firmamento annuncia l’opera sua.

 

2. I Segni dei tempi e il discernimento. “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Il creato, come una opera d’arte, ci rivela il genio del suo Autore, diventa allora segno della presenza divina, presenza della santissima Trinità. Perché tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. (Col 1,16-17). Purtroppo, questa bellezza e armonia originale del creato è stata sempre distrutta dall’egoismo umano. La cultura dello spreco e dello scarto, lo sfruttamento dei poveri, il commercio delle armi, le guerre, etc. portano con loro il riscaldamento climatico, la fame, la crisi dell’immigrazione, etc. Questi sono i segni del nostro tempo per mezzo di cui siamo chiamati ad ascoltare la voce di Dio. Cioè obbedire alla sua volontà e cambiare stile di vita. Il discernimento dei segni di Dio deve muoverci con urgenza alla sincera conversione.

 

3. L’imminenza della sua venuta e la conversione. “Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.” Contro i falsi profeti che vorrebbero subito la fine del mondo, Gesù afferma che i segni preannunziano soltanto la vicinanza della fine, che però è sempre vicina a questa generazione, cioè alla generazione del credente di ogni tempo e di ogni regione. L’urgenza primaria è dunque quella di vegliare, di cercare di convertirsi ogni giorno. Gesù che è venuto duemila anni fa, Gesù che verrà alla fine dei tempi, Gesù che verrà alla mia morte, Gesù che viene nei sacramenti, viene anche ogni giorno al nostro incontro. “Vegliate e state pronti, perché non sapete in quale giorno verrà il Signore” Mt 22.42.44. Teniamoci sempre pronti con “la luce” della fede e “l’olio” della carità. Sia lodato Gesù Cristo! Sempre, sia lodato!