III Domenica T.O. /C

sinagogodi don Angelo M. Consoli -  La liturgia della parola di questa terza Domenica del T. O. vuole farci riflettere profondamente sulla centrale e vitale importanza della parola di Dio nella vita di ogni comunità ecclesiale e del proprio vissuto personale. Perché Luca si rende conto che siamo tutti esposti al pericolo di considerare il nostro essere cristiani semplicemente come un impegno, sicuramente faticoso, per tentare di incarnare al meglio gli insegnamenti di Gesù nostro Signore che sì è il Messia stabilito da Dio per la nostra salvezza, ma che consideriamo una persona legata a un contesto storico e a un tempo preciso appartenente al passato, in cui percorrendo le strade della Galilea e della Giudea ha diffuso personalmente l’annuncio del Regno di Dio prossimo ad essere inaugurato, avvalorandolo con segni e prodigi che ne manifestavano l’autenticità. Siamo tentati a considerare il tempo presente come una sorta di vuoto della sua presenza perché, asceso alla destra del Padre, lo pensiamo lontano da noi che restiamo in attesa della sua definitiva e gloriosa manifestazione alla fine dei tempi. La distanza di Dio: una tentazione sottile e tremenda che ha attraversato lo svolgersi della storia della salvezza a partire dall’esperienza del popolo eletto che in diversi momenti di crisi profonda non riusciva a percepire la Sua presenza fedele e costante soprattutto in quei momenti di dura prova che sembravano proclamare il suo silenzio e la sua inoperosità. E’ lo stesso Gesù che intende scuoterci dal nostro torpore e rimuovere alla radice la sofferta tensione in cui tutti versiamo: rivolti al passato e protesi al futuro nel tentare di mantenere un legame affettivo con Lui che non si riesce ad imbastire nell’oggi della nostra esistenza. Ancora oggi, leggendo il rotolo del profeta Isaia e commentandolo personalmente siamo guidati da Gesù a comprendere che Lui, il Risorto è vivente e operante nella storia del mondo e nella Chiesa con la potenza della sua Parola che Dio sempre ci dona perché mosso dal desiderio di entrare in comunione con noi in Cristo Gesù. Una Parola che opera efficacemente con la potenza dello Spirito di cui è animata, che intende realizzare la volontà salvifica di Dio padre traendo l’uomo dall’oscurità delle molteplici forme di indigenza e sofferenza in cui può venire a trovarsi, come Isaia riesce indicarci con chiarezza: i poveri saranno saziati, i malati guariti, i derelitti avranno modo di sperare. Cristo continua a ripeterci con autorità che la Parola di Dio divenuta carne nella sua persona è ormai tutta compiuta nell’offerta sacrificale fatta di sé al Padre sulla croce, una volta per sempre, per la remissione dei nostri peccati. Luca va oltre nella sua riflessione, indicandoci le giuste disposizioni da mettere in atto per fare in modo che la Parola proclamata produca in noi uditori i suoi effetti salvifici. Non deve essere un ascolto distratto, superficiale o di tipo dottrinale volto a saziare la fame e sete di conoscenza dei misteri di Dio, ma in primo luogo esperienziale, capace di intercettare cosa Dio vuol dire concretamente ai nostri vissuti. C’è bisogno di una grande umiltà nell’ascolto, un orecchio attento e un cuore disposto ad accoglierla in tutta la sua straordinaria potenza, una parola che va meditata nel silenzio approfondita alla luce della Tradizione magisteriale e del cammino spirituale della Chiesa per riuscire a leggere e interpretare ogni circostanza della propria vita personale. Una parola che non solo riesce a mettere a fuoco tutto ciò che di imperfetto ostacola il nostro cammino di santificazione ma ci fornisce gli strumenti spirituali necessari per poter realizzare il difficile percorso della conversione. Infine, l’ascolto e l’accoglienza della Parola non si esauriscono nel realizzare il progresso della nostra vita personale ma ci abilitano a vivere in pienezza la funzione profetica di cui spenso non ne avvertiamo l’esigenza: Siamo chiamati anche noi a prestare la nostra voce all’unica Parola eterna che sappia testimoniare con la coerenza del proprio vissuto le meraviglie della salvezza operate da Cristo in noi.