Sabato, 04  Luglio  2020  13:57:12


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IV Domenica T.O. /C

Gesu-en-la-sinagogaProfeti per vocazione e per missione, nonostante tutto!  di Cyriaque Niyongabo

La parola di Dio che ci è donata questa domenica insiste molto sulla profezia. La preghiera colletta del ciclo C che pronunziamo recita così: “O Dio, che nel profeta accolto dai pagani e rifiutato in patria manifesti il dramma dell'umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fa' che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell'annunzio missionario del Vangelo". Essere profeti, annunziatori del Vangelo, nonostante il rifiuto di alcuni, ecco la nostra vocazione, la nostra missione e la nostra via di santificazione che ci traccia il Signore durante questa settimana! Ci vuole però una coscienza libera, coraggiosa e pura, affinché il Vangelo affidato alle nostre deboli mani non venga né oscurato né tradito! Siamo tutti profeti per grazia ricevuta nel Battesimo. Questa vocazione e questa missione vanno curate e fortificate! Un amico sacerdote fece il ritratto del profeta attraverso tre azioni: rinunciare, denunciare ed annunciare.

Come canta monsignor Frisina, il Signore prende questo solenne impegno nei confronti del profeta dicendo: “Forte amico dello Sposo, che gioisci alla sua voce, tu cammini per il mondo per precedere il Signore. Stenderò la mia mano e porrò sulla tua bocca la potente mia Parola che convertirà il mondo.” Ci vuole una forza che nasce da Dio, dalla sua mano tesa, ci vuole una mano sulla bocca di ogni profeta perché esso sia reso capace di convertire se stesso per poi convertire il mondo! È proprio ciò che il “profeta Gesù” ha letto nella sinagoga: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione”.

Il Vangelo di questa domenica però ci fa vedere che il profeta, nonostante sia ammirato dalle folle, non è sempre accolto. A Nazaret tutti ammiravano Gesù, però le sue parole di grazia diventano parole di fuoco. Le sue parole erano troppo scomode per esser accettate da chi si era adagiato nella religione e nella mentalità tradizionalista degli abitanti di Nazaret. Le sue parole hanno fatto infuriare chi viveva di pregiudizio e di conoscenze acquisite da tempo. Le parole pronunciate da Gesù erano “parole di grazia”, ma la grazia, il dono, non sono sempre accolti, soprattutto quando non sono conferme di convinzioni personali. Questa è la dimensione peccaminosa dell’uomo che si rifiuta di accogliere la bellezza. È un peccato contro lo Spirito che si innova e rinnova. Vediamo dunque i tre atteggiamenti del profeta.

Rinunciare: ci vogliono mani libere e cuore incorrotto. La prima rinuncia da parte del cittadino profeta Gesù è quella di iniziare la sua missione in una “terra straniera”. Rinuncia all’applauso perfino nella citazione del profeta Isaia: non annunzia la vendetta di Dio, ma focalizza la sua attenzione sulla novità di Dio, che viene a cambiare le cose, con misericordia, ma non necessariamente nel senso dell’attesa del popolo. Ascoltare, da parte nostra, le parole dei profeti non deve essere una pretesa di una conferma delle nostre attese già proiettate in Dio. Così sarebbe ridurre il nostro Dio al rango del servo che si deve piegare alle nostre volontà e persino ai nostri capricci. Il profeta che rinuncia diventa un uomo libero capace di liberare l’altro. La conseguenza è che il profeta viene cacciato fuori dal villaggio. Se questo è vero, la fecondità della Chiesa missionaria non si misurerà necessariamente nel numero dei partecipanti, ma dalla fedeltà al Vangelo di Cristo.

Denunciare: il profeta o l’evangelizzatore non cerca di accontentare la gente in una religione alienante. Il predicatore non deve cercare un indice alto di gradimento senza tradire la propria missione. La persona del profeta crea scompiglio nelle coscienze che dormono nel torpore del tempo. Può capitare che il profeta debba inquietare le coscienze che scendono a compromesso con la mediocrità. La prima lettura ci dona queste parole di luce sulla qualità dell’annuncio: “Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di' loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.” Occorre una libertà decisa, tale che la parola non venga impigliata nei calcoli del buon senso, o che rispetti le sensibilità umane sacrificando la verità di Dio. C’è un oggi che non va mai rimandato al domani, c’è un’urgenza di denunciare ogni ingiustizia perfino ogni immagine opportunistica che sfrutti il Vangelo anziché servirlo.

Annunciare: le condizioni dei cristiani nel mondo non sono sempre comode. Abbiamo ancora nei nostri occhi la strage perpetrata contro i nostri fratelli nelle Filippine in questa settimana. Il profeta annunzia il Vangelo con la parola, con le opere e a volte con il proprio sangue. Non deve avere timore colui che dentro di sé contiene la parola di Salvezza. Le umiliazioni e le contraddizioni di questo tempo diventano un annuncio silente se il profeta o l’evangelizzatore, con coraggio, porta avanti la bellezza e la ricchezza della propria vocazione che diventa missione. Il profeta non si riduce a riscaldare la minestra della vita, ma dà la possibilità di riscoprire e sprigionare il calore ed il sapore che in essa si celano. La tentazione del profeta potrebbe essere quella di annunciare sé stesso o di addomesticare la Parola a lui affidata. Invece la Prima lettura dà anche l’identikit e il metodo del profeta annunciatore: “oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese”. Il profeta sa però che la sua missione di annunziare ha un termine. Sa che persino il suo dono di annuncio dovrà scomparire per fare spazio all’unico eterno che è l’Amore dal quale tutto scaturisce ed in cui tutto trova compimento. Possa il Signore, fonte di vocazione e missione, donare al profeta di oggi la grazia di comprendere ciò che è bello, vero e santo, per poterlo compiere come risplende davanti ai suoi occhi! Possa ogni profeta ricordare sempre che ancora oggi il Signore, fonte ed iniziatore della missione, dice: “Io sono con te per salvarti”! Buona missione profetica, buona domenica a tutti!

 

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