Giovedi, 02  Aprile  2020  20:40:57


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I Domenica Quaresima /C

Tentazioni di Cristo1VANGELO

Dal vangelo secondo Luca (Lc 4,1-13)

 

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo””.

Il diavolo lo condusse in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: “Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai””.

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra””. Gesù gli rispose: “È stato detto: “Non tenterai il Signore Dio tuo””.

Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.


 

 

 

SIAMO UN CAMPO DI BATTAGLIA, di Don Massimo Sebastiani

Il Mercoledì delle Ceneri ci consegna come equipaggiamento la preghiera, il digiuno, le opere di carità. La Quaresima, che inizia col segno austero delle ceneri, è un cammino per tornare alla verità di noi stessi. La nostra vita di fede, come ci ricorda sant’Agostino, è un combattimento, nel quale il diavolo è il nostro avversario e la corona della vittoria non si promette se non a coloro che combattono (De Agone christiano, 1.)

Non a caso il vangelo di Luca, subito dopo i racconti dell’infanzia, ci presenta lo scontro tra i due protagonisti di un dramma, Gesù e il diavolo, che raggiungerà il suo culmine il giorno del Venerdì Santo, con la vittoria apparente del protagonista cattivo. L'evangelista vuol dire alla sua comunità e a noi anche altro: Gesù è modello per tutti i cristiani, in quanto la prova è la sorte quotidiana di ogni singolo battezzato. L’oro si prova col fuoco, dice il libro del Siracide (2, 5). Bene, dice san Pietro, se l'oro, pur destinato a perire, si purifica con il fuoco, a maggior ragione viene messa alla prova la nostra fede, che di esso è molto più preziosa, e questo tornerà a nostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà (cfr 1 Pt 1, 7).

Se esaminiamo la nostra esistenza, ci accorgiamo quanto sia vero ciò che sant’Ignazio di Loyola afferma negli Esercizi Spirituali, a proposito della meditazione delle due bandiere (Esercizi spirituali 136-148): La nostra vita è un campo di battaglia! Per questo Ignazio stesso, forte anche della sua esperienza personale, ha potuto individuare delle preziose regole molto utili per il combattimento spirituale che, come Gesù, anche noi credenti siamo chiamati ad affrontare. Ne riportiamo alcune.

La Regola 314 è una constatazione: Alle persone che vanno di peccato in peccato, il nemico propone sempre nuovi piaceri e godimenti, perché essi persistano e crescano nei loro vizi. Inoltre, se lo spirito cattivo conferma nel male quelli che gli appartengono mediante nuove proposte di peccato, propone invece falsi beni, cioè il male sotto apparenza di bene, a quelli che appartengono a Cristo.

A proposito delle tentazioni sant’Ignazio ci mette in guardia anche da un altro pericoloso inganno: tutti i pensieri che vengono in mente, anche quelli credibili o persuasivi, non devono essere accettati come veri. Infatti anche a Gesù il maligno aveva reso assai credibili, oltre che appetibili, le sue proposte. Bisogna perciò vedere cosa producono in noi. Nella Regola 315 Ignazio enumera gli effetti che sono propri dello spirito del male: È proprio del cattivo spirito rimordere, rattristare, creare impedimenti, turbando con false ragioni affinché non si vada avanti. I sentimenti contrari che suscita lo spirito buono, elencati nella medesima regola, ne sono la conferma: È proprio dello spirito buono dare coraggio, forza, consolazioni, lacrime, ispirazioni e pace, rendendo facili le cose e togliendo ogni impedimento, affinché si vada avanti nel bene operare.

Il fondatore dei Gesuiti individua la subdola strategia della tentazione e la presenta a noi con paragoni tratti dalla vita quotidiana. Innanzitutto, dice, il maligno somiglia a coloro che fanno la voce grossa coi deboli, ma si indeboliscono dinanzi ai forti: È proprio del nemico indebolirsi, perdersi d’animo e indietreggiare con le sue tentazioni quando la persona che si esercita nelle cose spirituali si oppone con fermezza alle sue tentazioni. Ma se, al contrario, la persona comincia ad avere timore o a perdersi d’animo nel fronteggiare le tentazioni, non c’è sulla faccia della terra bestia più feroce di lui (cfr. Regola 325). Molto spesso, quindi, Satana, come ha fatto con Gesù, gioca le sue carte da bravo illusionista per ingenerare nel nostro animo lo scoraggiamento. Così il Nemico prova ad aumentare la sua forza, nella misura in cui la resistenza del battezzato nel combattimento spirituale diminuisce. In realtà il suo farci credere di avere la situazione in pugno è invece il segno della sua debolezza: un tentativo estremo di recuperare il terreno che ha perduto nella lotta. Nella regola 326 Ignazio ci aiuta a mettere a nudo un’altra strategia del male: Il nemico si comporta come un falso amante che vuole restare nascosto; infatti, come il falso amante desidera che le sue parole e i suoi progetti restino segreti, mentre al contrario gli dispiace molto se vengono portati alla luce, così agisce lui. Quando il nemico della natura umana esercita la sua suggestione, e suggerisce le sue menzogne a un’anima retta, vuole e desidera che siano accolte e tenute in segreto, mentre gli dispiace molto se questa le scopre al suo confessore o ad altra persona spirituale. Il fuggire la confessione o la chiusura nei confronti del confessore, del direttore spirituale o di quanti hanno a cuore il nostro vero bene, con la tendenza a nascondere determinati pensieri, sono un segno della tentazione subdola. Gesù non ha avuto paura di chiamare col loro nome, alla luce della Parola di Dio, le tentazioni del demonio, che per questo ha dovuto andarsene. Certo ci riproverà nell’ora della passione, ma ne ricaverà solo la sconfitta definitiva.

Il nostro itinerario quaresimale, credo lo abbiamo capito, sarà una tappa importante nel combattimento contro le tentazioni del demonio, l’egoismo, le lusinghe del mondo. Ci può essere molto utile tener presente, perciò, quanto Ignazio espone nella Regola 327: Come il capitano di un esercito, dopo avere piantato la tenda di comando e osservato le postazioni o la posizione di un castello, lo attacca dalla parte più debole, così il nemico della natura umana, circondandoci, esamina tutte le nostre virtù e ci attacca dove ci trova più deboli. L’esperienza personale di deserto quaresimale può essere un’occasione preziosa per conoscere i lati deboli del nostro cammino di fede, perché è lì che il demonio ci attacca, ed è lì che dobbiamo vigilare.

La tentazione e la prova Dio non ce le manda per vedere quanto peso riusciamo a sopportare, ma per farci crescere e passare ad un livello sempre più alto. Non dimentichiamo che se il chicco di grano è chiamato a cadere in terra e morire, è per portare molto frutto; se siamo chiamati a prendere la croce, è per diventare discepoli; se ci viene chiesto di perdere la vita per un Altro, è nella prospettiva più grande di salvarla. Se siamo chiamati ad affrontare come e soprattutto con Gesù il combattimento, è perché siamo chiamati a vincere in lui. E il premio vale la lotta: al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio; egli non sarà colpito dalla seconda morte; a lui darò la manna nascosta e un nome nuovo; al vincitore che persevera sino alla fine nelle mie opere, darò autorità sopra le nazioni (Ap 2, 7.11.17.26).

 

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