Giovedi, 02  Luglio  2020  11:35:47


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XIII Domenica T.O. /C

XIIIdomCdi Padre Virgilio Maurizi - In un’epoca in cui la definitività delle scelte di vita sembra fare tanta paura, la parola di Dio oggi è una forte provocazione. Gesù chiama a seguirlo in maniera radicale non tollerando condizioni o ritardi. Il Vangelo invita a vivere nell’amore di Dio e del prossimo, rinunciando a qualsiasi impulso egoistico esasperato ed esasperante che dilaga nel mondo contemporaneo. Ma lasciare tutto ci vuole coraggio, abnegazione e passione. Condividere il destino del maestro comporta pure la rottura con il passato e il coraggio di rischiare il futuro, che al momento può apparire incerto.

 

Contesto

Con la pericope odierna Luca inaugura la sezione centrale del Vangelo, che va da 9,51 fino a 19,28. Comunemente definita “racconto del viaggio”. L’obbiettivo dell’evangelista è duplice: da una parte indicare la volontà di Gesù di compiere fino in fondo la missione affidatagli dal padre e dall’altra descrivere l’iter formativo dei discepoli, scandito dagli insegnamenti del maestro sull’autenticità della sequela (invito a decidersi per Gesù, istruzioni sulla preghiera, corretto uso del denaro, necessità della testimonianza e della vigilanza).

 

Divisione

Vv  51-52a: Introduzione

Vv 52b-56: Il rifiuto dei Samaritani

Vv 57-62: Condizioni necessarie della sequela, per essere discepoli

 

Commento

[51]Mentre stavano compiendosi (Sympleroo) i giorni “in cui sarebbe stato (elevato in alto) tolto dal mondo” (analempsis), Gesù si diresse decisamente (prese la ferma decisione di mettersi in cammino) verso Gerusalemme [52]e mandò avanti (davanti a sè) dei messaggeri.

 

- Salita/Ascensione a Gerusalemme.
Luca ci ricorda anzitutto che ogni evento dell’esistenza terrena del figlio di Dio rientra all’interno di un più ampio disegno di salvezza, di un compimento divino. In secondo luogo utilizza un termine importante per spiegare il mistero di Dio: “innalzamento” o anche “rapimento” (come il rapimento di Elia in 2Re 2,9-11). Questo verbo quindi si riferisce sia alla morte di Gesù sia alla sua salita a Gerusalemme e agli eventi che là avranno luogo, cioè la passione, morte, resurrezione e ascensione. Termine ambivalente così da sfruttare appieno le diverse sfumature di significato. Gesù va nella città santa per compiere il suo Esodo, nel quale sono da includere i giorni della passione, morte, sepoltura e resurrezione.

 

- Gesù prese la ferma decisione.
Gesù, consapevole del destino di morte e resurrezione che lo attende, prende quindi la ferma decisione di aderirvi fino in fondo. “Ferma decisione” si può tradurre con “rese il suo volto duro come pietra”. Accettazione del destino di sofferenza e di morte. Tra la Galilea e Gerusalemme ci sono circa 100 Km che normalmente si percorrevano in tre tappe di 30 Km ciascuna. Questo tempo così breve è per l’evangelista Luca la fase più intensa del ministero di Gesù. Gesù di fronte alla prospettiva che lo attende non ha titubanze. Il volto di Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme non conosce distrazioni. Egli tiene ben ferma la faccia diritta verso la meta. Il verbo che Luca usa per esprimere la ferma decisione di Gesù è sterizo che significa “rendere saldo qualcosa che traballa”, dare fermezza.

 

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per (preparargli l’ingresso) fare i preparativi per lui. [53]Ma essi non vollero riceverlo, perché era (chiaramente) diretto (in cammino) verso Gerusalemme. [54]Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». [55]Ma Gesù si voltò e li rimproverò. [56]E si avviarono (misero in cammino) verso un altro villaggio.

 

- L’ostilità dei Samaritani.
Dovendo attraversare la Samaria il maestro invia alcuni discepoli per preparargli la strada. I Samaritani non accolgono nei loro villaggi i pellegrini Giudei diretti a Gerusalemme. Infatti dai Giudei i Samaritani erano considerati eretici essendosi mescolati con altri popoli, culture e religioni sotto l’invasione dell’Assiria e avendo costruito un tempio sul monte Garizim in concorrenza con quello di Gerusalemme. Al rifiuto di accogliere il maestro alcuni discepoli reagiscono in sintonia con lo stile dei vecchi profeti, i quali non esitavano ad invocare la vendetta e l’ira di Dio contro i suoi nemici, ma Gesù risponde a questi discepoli con un aspro rimprovero.


- Il rifiuto dei Samaritani. 
Luca intende istituire un parallelo tra l’inizio del ministero in Galilea e la nuova tappa del cammino di Gesù. Come nella prima fase dell’annuncio in Galilea Gesù subì il rifiuto dei Nazaretani, ora all’inizio di questa seconda fase subisce il rifiuto dei Samaritani. Il cammino di Gesù è segnato costantemente dal rigetto. Eppure non c’è sentimento di odio, né di vendetta, queste sono del tutto escluse dallo stile missionario di Gesù e dei futuri missionari.

 

[57]Mentre andavano (camminavano) per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò (akolutheo) dovunque tu vada». [58]Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

 

- La condizione precaria del discepolo.
Il cammino prosegue e il gruppo si imbatte in un tale che dichiara di essere disponibile a seguire Gesù ovunque egli andrà. Dichiara una disponibilità incondizionata ad essere suo discepolo. Servizio esclusivo e assoluto al maestro. La risposta di Gesù si presenta come una massima di carattere sapienziale. Le volpi e gli uccelli pur essendo sempre in movimento hanno però il luogo del loro riposo dove tornare, ma il figlio dell’uomo non ha neppure una sicurezza della casa. Gli è stato da poco rifiutato vitto e alloggio da parte dei Samaritani. Inoltre, Gesù va contro l’antica e normale prassi del discepolato, Egli non si lascia scegliere ma è lui che sceglie i suoi discepoli; in ogni caso dalle parole del maestro emerge la chiara consapevolezza circa la natura del discepolato: il discepolo è chiamato a condividere la condizione precaria e radicale di chi non ha neppure una pietra su cui posare il capo e può contare solo sulla provvidenza di Dio. Una libertà assoluta dai beni materiali, fino al punto di non avere un domicilio stabile e protettivo.

 

[59]A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi (permettimi) di andare a seppellire prima mio padre». [60]Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio».

 

- Seppellire prima mio padre.
Qui abbiamo una vera e propria scena di vocazione anche se in forma sintetica. L’uomo interpellato non risponde negativamente, ma avanza una richiesta del tutto legittima, quella di andare a seppellire “prima” suo padre. L’avverbio “prima” potrebbe avere non solo una valenza cronologica ma qualitativa, nel senso che il rapporto con il padre per quel chiamato veniva prima di ogni cosa. Si pone qui la questione dei legami familiari di chi vuole andare dietro Gesù. Non bisogna prima mettere a posto ogni cosa? Si possono lasciare in disordine e incomplete le cose?


- Lascia che i morti seppelliscano i loro morti.
La reazione di Gesù oltre che sorprendente è scandalosa perché va contro le norme più elementari della pietà: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Gesù non vuole negare l’importanza della pietà, ma vuole provocatoriamente porre davanti al discepolo il primato del regno e il dovere di annunziarlo al di sopra di tutto, anche degli affetti più cari e dei doveri religiosi più elementari. Il regno è più dei precetti, il regno è più dei riti, il regno è più del sacro. Nel percorso della sequela, il discepolo rinuncia all’ordine di salvezza procurata dalla legge e si rimette interamente a Gesù come colui che esprime, oggi, l’autentica volontà salvifica di Dio. La peggior sventura sarebbe quella di diventare, pur nei riti formali, delle anime morte. Di fronte all’amore di Dio ogni altro legame si relativizza. Per i discepoli non vi è nessuno che possa venire prima di Gesù. Anche la seconda parte della risposta di Gesù ci fa capire come l’annuncio del regno sia la priorità assoluta della missione, e di Gesù e dei discepoli. Così si chiarifica perche Gesù sia tanto esigente. Ogni chiamata è partecipazione alla missione di Gesù di annunciare e instaurare il regno di Dio. L’annuncio del regno è una novità assoluta di vita: per cui anche il proprio passato ( i rimorsi, le infedeltà, le colpe, le vigliaccherie, i profili cadaverici della propria storia passata), tutto, tutto è incenerito e sepolto nel perdono abbracciato con la conversione a Gesù e al suo Vangelo.


[61]Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». [62]Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo (mette) mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

 

- Chi mette mano all’aratro.
Terzo incontro tra Gesù e un uomo disposto a seguirlo a condizione però che questi possa salutare quelli di casa, i suoi cari. In questa terza scena abbiamo una sintesi perfetta delle condizioni per seguire Gesù. Il candidato vuole congedarsi da quelli di casa. Il verbo significa salutare, separarsi, e quindi indica l’ultima occasione che egli avrà per vedere i suoi. Ma il tempo del congedo è una specie di terra di mezzo, dove la partenza progettata oscilla fra l’uscio e il  ritorno, il passo in avanti e lo sguardo all’indietro. Gesù risponde sempre con una massima dal sapore sapienziale. “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volta indietro è adatto al regno di Dio”. Se il contadino vuole tracciare un solco dritto deve necessariamente guardare avanti. Altrimenti i solchi verranno storti e ci sarà perfino il rischio di farsi male. Ciò significa che la sequela non tollera ripensamenti, distrazioni e soprattutto nostalgie. Gesù propone una sequela radicale che non contempla condizioni comode e non ammette sicurezze superflue. Il regno vuole la libertà, il regno vuole risolutezza, esso viene ancor prima di tutti i legami più cari, di tutti gli affetti più sacri. Il confronto con la vocazione di Eliseo è abbastanza evidente. A questi fu concesso di congedarsi da quelli di casa, ai discepoli di Gesù no. Egli è superiore a qualsiasi profeta e per questo può avanzare richieste inaudite, uniche.

 

Attualizzare il messaggio

 

- Quando stare alle condizioni poste da Gesù costa tanto.
Nel Vangelo ci sono tre affermazioni che si scontrano con il buon senso ma che vogliono risvegliarci  al fine di prendere in mano la nostra vita e viverla responsabilmente lottando con tutto ciò che la potrebbe rendere asfittica e ingessata. Le richieste di Gesù permettono ad ogni uomo di essere pienamente autonomo e libero rispetto a tutti i condizionamenti affettivi e sociali che rischiano di incatenarlo e costringerlo. Gli inviti del Signore hanno a che fare con il cammino di maturazione che ogni uomo e ogni donna sono chiamati a realizzare. Cammino che esige tagli e cesure che soltanto in seguito potremmo comprendere. Attraverso i legami mettiamo in gioco la nostra stessa vita. Di fronte a colui che ci chiede di seguirlo, al quale abbiamo affidato la nostra vita, tutto ciò che ci chiede è per il nostro bene. Egli l’ha vissute per primo queste tre esigenze e le chiede, le esige, a chi vuole conformarsi a lui, a chi vuole essere suo discepolo. Gesù ha vissuto senza sicurezze umane, senza lasciarsi irretire dal passato, senza farsi imprigionare dalla morte, libero da ogni attaccamento familiare e sociale, Egli è il nomade e lo straniero per eccellenza, che ci ricorda la nostra condizione di pellegrini e forestieri. Le condizioni di Gesù sono occasioni di maturità e libertà, di conformazione a lui e di risposta a chi ci ama per primo, nella gratuità assoluta.

 


- La missione del cristiano e le sue reazioni di fronte al rifiuto.

Nonostante il rifiuto, il discepolo non può arrogarsi il diritto di vendicarsi, di operare una giustizia personale. Quante volte nella storia è divampata la tentazione dei roghi e della morte. Le persecuzioni, le guerre agli infedeli non vengono da Dio, né dal suo figlio Gesù. A chi vuol seguire Gesù è chiesta una ferma decisione e di non fermare il passo, di non deviare ma di prendere la propria croce. Seguire Gesù è staccarsi, lasciare, è liberarsi dalle zavorre infinite che impediscono il cammino e incatenano l’uomo alla propria tana, è liberarsi delle cose e dall’avidità delle cose, dall’accumulo, dalla ricchezza e dal denaro, dalle frenesie del potere e da ciò che ci gonfia e ci schiaccia per terra. La modalità esistenziale dell’essere evangelico dice innanzitutto libertà, creatività, gioia del divenire, condivisione, amore, superamento del tempo e dunque spirito di povertà.

Con la pericope odierna Luca inaugura la sezione centrale del Vangelo, che va da 9,51 fino a 19,28. Comunemente definita “racconto del viaggio”. L’obbiettivo dell’evangelista è duplice: da una parte indicare la volontà di Gesù di compiere fino in fondo la missione affidatagli dal padre e dall’altra descrivere l’iter formativo dei discepoli, scandito dagli insegnamenti del maestro sull’autenticità della sequela (invito a decidersi per Gesù, istruzioni sulla preghiera, corretto uso del denaro, necessità della testimonianza e della vigilanza).

Divisione

Vv  51-52a: Introduzione

Vv 52b-56: Il rifiuto dei Samaritani

Vv 57-62: Condizioni necessarie della sequela, per essere discepoli

Commento

[51]Mentre stavano compiendosi (Sympleroo) i giorni “in cui sarebbe stato (elevato in alto) tolto dal mondo” (analempsis), Gesù si diresse decisamente (prese la ferma decisione di mettersi in cammino) verso Gerusalemme [52]e mandò avanti (davanti a sè) dei messaggeri.

Salita/Ascensione a Gerusalemme. Luca ci ricorda anzitutto che ogni evento dell’esistenza terrena del figlio di Dio rientra all’interno di un più ampio disegno di salvezza, di un compimento divino. In secondo luogo utilizza un termine importante per spiegare il mistero di Dio: “innalzamento” o anche “rapimento” (come il rapimento di Elia in 2Re 2,9-11). Questo verbo quindi si riferisce sia alla morte di Gesù sia alla sua salita a Gerusalemme e agli eventi che là avranno luogo, cioè la passione, morte, resurrezione e ascensione. Termine ambivalente così da sfruttare appieno le diverse sfumature di significato. Gesù va nella città santa per compiere il suo Esodo, nel quale sono da includere i giorni della passione, morte, sepoltura e resurrezione.

Gesù prese la ferma decisione. Gesù, consapevole del destino di morte e resurrezione che lo attende, prende quindi la ferma decisione di aderirvi fino in fondo. “Ferma decisione” si può tradurre con “rese il suo volto duro come pietra”. Accettazione del destino di sofferenza e di morte. Tra la Galilea e Gerusalemme ci sono circa 100 Km che normalmente si percorrevano in tre tappe di 30 Km ciascuna. Questo tempo così breve è per l’evangelista Luca la fase più intensa del ministero di Gesù. Gesù di fronte alla prospettiva che lo attende non ha titubanze. Il volto di Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme non conosce distrazioni. Egli tiene ben ferma la faccia diritta verso la meta. Il verbo che Luca usa per esprimere la ferma decisione di Gesù è sterizo che significa “rendere saldo qualcosa che traballa”, dare fermezza.

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per (preparargli l’ingresso) fare i preparativi per lui. [53]Ma essi non vollero riceverlo, perché era (chiaramente) diretto (in cammino) verso Gerusalemme. [54]Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». [55]Ma Gesù si voltò e li rimproverò. [56]E si avviarono (misero in cammino) verso un altro villaggio.

L’ostilità dei Samaritani. Dovendo attraversare la Samaria il maestro invia alcuni discepoli per preparargli la strada. I Samaritani non accolgono nei loro villaggi i pellegrini Giudei diretti a Gerusalemme. Infatti dai Giudei i Samaritani erano considerati eretici essendosi mescolati con altri popoli, culture e religioni sotto l’invasione dell’Assiria e avendo costruito un tempio sul monte Garizim in concorrenza con quello di Gerusalemme. Al rifiuto di accogliere il maestro alcuni discepoli reagiscono in sintonia con lo stile dei vecchi profeti, i quali non esitavano ad invocare la vendetta e l’ira di Dio contro i suoi nemici, ma Gesù risponde a questi discepoli con un aspro rimprovero.

Il rifiuto dei Samaritani.  Luca intende istituire un parallelo tra l’inizio del ministero in Galilea e la nuova tappa del cammino di Gesù. Come nella prima fase dell’annuncio in Galilea Gesù subì il rifiuto dei Nazaretani, ora all’inizio di questa seconda fase subisce il rifiuto dei Samaritani. Il cammino di Gesù è segnato costantemente dal rigetto. Eppure non c’è sentimento di odio, né di vendetta, queste sono del tutto escluse dallo stile missionario di Gesù e dei futuri missionari.

[57]Mentre andavano (camminavano) per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò (akolutheo) dovunque tu vada». [58]Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

La condizione precaria del discepolo. Il cammino prosegue e il gruppo si imbatte in un tale che dichiara di essere disponibile a seguire Gesù ovunque egli andrà. Dichiara una disponibilità incondizionata ad essere suo discepolo. Servizio esclusivo e assoluto al maestro. La risposta di Gesù si presenta come una massima di carattere sapienziale. Le volpi e gli uccelli pur essendo sempre in movimento hanno però il luogo del loro riposo dove tornare, ma il figlio dell’uomo non ha neppure una sicurezza della casa. Gli è stato da poco rifiutato vitto e alloggio da parte dei Samaritani. Inoltre, Gesù va contro l’antica e normale prassi del discepolato, Egli non si lascia scegliere ma è lui che sceglie i suoi discepoli; in ogni caso dalle parole del maestro emerge la chiara consapevolezza circa la natura del discepolato: il discepolo è chiamato a condividere la condizione precaria e radicale di chi non ha neppure una pietra su cui posare il capo e può contare solo sulla provvidenza di Dio. Una libertà assoluta dai beni materiali, fino al punto di non avere un domicilio stabile e protettivo.

[59]A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi (permettimi) di andare a seppellire prima mio padre». [60]Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio».

Seppellire prima mio padre. Qui abbiamo una vera e propria scena di vocazione anche se in forma sintetica. L’uomo interpellato non risponde negativamente, ma avanza una richiesta del tutto legittima, quella di andare a seppellire “prima” suo padre. L’avverbio “prima” potrebbe avere non solo una valenza cronologica ma qualitativa, nel senso che il rapporto con il padre per quel chiamato veniva prima di ogni cosa. Si pone qui la questione dei legami familiari di chi vuole andare dietro Gesù. Non bisogna prima mettere a posto ogni cosa? Si possono lasciare in disordine e incomplete le cose?

Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. La reazione di Gesù oltre che sorprendente è scandalosa perché va contro le norme più elementari della pietà: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Gesù non vuole negare l’importanza della pietà, ma vuole provocatoriamente porre davanti al discepolo il primato del regno e il dovere di annunziarlo al di sopra di tutto, anche degli affetti più cari e dei doveri religiosi più elementari. Il regno è più dei precetti, il regno è più dei riti, il regno è più del sacro. Nel percorso della sequela, il discepolo rinuncia all’ordine di salvezza procurata dalla legge e si rimette interamente a Gesù come colui che esprime, oggi, l’autentica volontà salvifica di Dio. La peggior sventura sarebbe quella di diventare, pur nei riti formali, delle anime morte. Di fronte all’amore di Dio ogni altro legame si relativizza. Per i discepoli non vi è nessuno che possa venire prima di Gesù. Anche la seconda parte della risposta di Gesù ci fa capire come l’annuncio del regno sia la priorità assoluta della missione, e di Gesù e dei discepoli. Così si chiarifica perche Gesù sia tanto esigente. Ogni chiamata è partecipazione alla missione di Gesù di annunciare e instaurare il regno di Dio. L’annuncio del regno è una novità assoluta di vita: per cui anche il proprio passato ( i rimorsi, le infedeltà, le colpe, le vigliaccherie, i profili cadaverici della propria storia passata), tutto, tutto è incenerito e sepolto nel perdono abbracciato con la conversione a Gesù e al suo Vangelo.

[61]Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». [62]Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo (mette) mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Chi mette mano all’aratro. Terzo incontro tra Gesù e un uomo disposto a seguirlo a condizione però che questi possa salutare quelli di casa, i suoi cari. In questa terza scena abbiamo una sintesi perfetta delle condizioni per seguire Gesù. Il candidato vuole congedarsi da quelli di casa. Il verbo significa salutare, separarsi, e quindi indica l’ultima occasione che egli avrà per vedere i suoi. Ma il tempo del congedo è una specie di terra di mezzo, dove la partenza progettata oscilla fra l’uscio e il  ritorno, il passo in avanti e lo sguardo all’indietro. Gesù risponde sempre con una massima dal sapore sapienziale. “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volta indietro è adatto al regno di Dio”. Se il contadino vuole tracciare un solco dritto deve necessariamente guardare avanti. Altrimenti i solchi verranno storti e ci sarà perfino il rischio di farsi male. Ciò significa che la sequela non tollera ripensamenti, distrazioni e soprattutto nostalgie. Gesù propone una sequela radicale che non contempla condizioni comode e non ammette sicurezze superflue. Il regno vuole la libertà, il regno vuole risolutezza, esso viene ancor prima di tutti i legami più cari, di tutti gli affetti più sacri. Il confronto con la vocazione di Eliseo è abbastanza evidente. A questi fu concesso di congedarsi da quelli di casa, ai discepoli di Gesù no. Egli è superiore a qualsiasi profeta e per questo può avanzare richieste inaudite, uniche.

Attualizzare il messaggio

Quando stare alle condizioni poste da Gesù costa tanto. Nel Vangelo ci sono tre affermazioni che si scontrano con il buon senso ma che vogliono risvegliarci  al fine di prendere in mano la nostra vita e viverla responsabilmente lottando con tutto ciò che la potrebbe rendere asfittica e ingessata. Le richieste di Gesù permettono ad ogni uomo di essere pienamente autonomo e libero rispetto a tutti i condizionamenti affettivi e sociali che rischiano di incatenarlo e costringerlo. Gli inviti del Signore hanno a che fare con il cammino di maturazione che ogni uomo e ogni donna sono chiamati a realizzare. Cammino che esige tagli e cesure che soltanto in seguito potremmo comprendere. Attraverso i legami mettiamo in gioco la nostra stessa vita. Di fronte a colui che ci chiede di seguirlo, al quale abbiamo affidato la nostra vita, tutto ciò che ci chiede è per il nostro bene. Egli l’ha vissute per primo queste tre esigenze e le chiede, le esige, a chi vuole conformarsi a lui, a chi vuole essere suo discepolo. Gesù ha vissuto senza sicurezze umane, senza lasciarsi irretire dal passato, senza farsi imprigionare dalla morte, libero da ogni attaccamento familiare e sociale, Egli è il nomade e lo straniero per eccellenza, che ci ricorda la nostra condizione di pellegrini e forestieri. Le condizioni di Gesù sono occasioni di maturità e libertà, di conformazione a lui e di risposta a chi ci ama per primo, nella gratuità assoluta.

La missione del cristiano e le sue reazioni di fronte al rifiuto. Nonostante il rifiuto, il discepolo non può arrogarsi il diritto di vendicarsi, di operare una giustizia personale. Quante volte nella storia è divampata la tentazione dei roghi e della morte. Le persecuzioni, le guerre agli infedeli non vengono da Dio, né dal suo figlio Gesù. A chi vuol seguire Gesù è chiesta una ferma decisione e di non fermare il passo, di non deviare ma di prendere la propria croce. Seguire Gesù è staccarsi, lasciare, è liberarsi dalle zavorre infinite che impediscono il cammino e incatenano l’uomo alla propria tana, è liberarsi delle cose e dall’avidità delle cose, dall’accumulo, dalla ricchezza e dal denaro, dalle frenesie del potere e da ciò che ci gonfia e ci schiaccia per terra. La modalità esistenziale dell’essere evangelico dice innanzitutto libertà, creatività, gioia del divenire, condivisione, amore, superamento del tempo e dunque spirito di povertà.

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