Domenica, 05  Luglio  2020  08:21:43


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XV Domenica T.O. /C

lc 10 25 37di Gabriele Lunghini - La Liturgia odierna ci propone la famosa parabola del “Buon samaritano”. Il primo accorgimento spirituale per accogliere il messaggio di questo testo e applicarlo alla nostra vita è quello di non «darne per scontato» il significato solo per il fatto che lo si conosce. Di fronte ai testi della Parola di Dio letti e riletti più volte può capitare, infatti, di tralasciarne la lettura perché appunto già si conoscono. È un errore da evitare, perché la Parola di Dio è sempre viva ed efficace. Leggiamo e rileggiamo il testo chiedendo allo Spirito di condurci a comprenderne il messaggio per noi oggi. San Gregorio Magno ci ha insegnato che «quanto più ciascun uomo santo progredisce nella Sacra Scrittura, tanto più questa stessa Sacra Scrittura progredisce in lui [...], perché le parole divine crescono con chi le legge» (Omelie su Ezechiele I, 7, 8). Di seguito 3 semplici suggerimenti per la lettura personale del brano di Vangelo di questa domenica. 1) La risposta di Gesù alla domanda “chi è il mio prossimo?” produce uno spostamento di senso: non ci si deve chiedere chi è il proprio prossimo, ma come noi ci facciamo prossimi alle persone che ci sono accanto. La domanda giusta non è «chi è il mio prossimo?» ma «come posso io amare il mio prossimo?». Quando uno ama è prossimo dell’altro, chiunque si presenti nella sua esistenza quotidiana, dalle persone con cui si ha una relazione intima, come in famiglia, a quelle che incontriamo più o meno casualmente nella nostra giornata. 2) Il farsi prossimo del samaritano è indicato dal racconto da tre verbi: vedere, fermarsi, toccare. La spiegazione dei tre verbi la prendo da Ermes Ronchi. «Vedere: vide e ne ebbe compassione. Vide le ferite, e si lasciò ferire dalle ferite di quell'uomo. Il mondo è un immenso pianto, e “Dio naviga in un fiume di lacrime” (Turoldo), invisibili a chi ha perduto gli occhi del cuore, come il sacerdote e il levita. Per Gesù invece guardare e amare erano la stessa cosa: lui è lo sguardo amante di Dio. Fermarsi: interrompere la propria strada, i propri progetti, lasciare che sia l'altro a dettare l'agenda, fermarsi addosso alla vita che geme e chiama. Io ho fatto molto per questo mondo ogni volta che semplicemente sospendo la mia corsa per dire "grazie", per dire "eccomi". Toccare: il samaritano si fa vicino, versa olio e vino, fascia le ferite dell'uomo, lo carica, lo porta. Toccare è parola dura per noi, convoca il corpo, ci mette alla prova. Non è spontaneo toccare il contagioso, l'infettivo, il piagato. Ma nel vangelo ogni volta che Gesù si commuove, si ferma e tocca. Mostrando che amare non è un fatto emotivo, ma un fatto di mani, di tatto, concreto, tangibile». 3) Il brano ci insegna il modo tipicamente cristiano dell’atteggiamento contraddistinto dalla parola, oggi di moda, “empatia”. Essa in termini cristiani non è un semplice immedesimarsi nella situazione dell’altro – che per sé è già un livello di umanità alto-, ma è prendersi cura, aiutare concretamente l’altro. C’è un’ulteriorità nell’amore cristiano che è connessa con il mistero dell’Incarnazione, ossia implica un mettersi in gioco con tutto se stessi, non solo con l’intelletto, ma anche con il corpo. E ciò porta alla croce. «Il samaritano si comporta con vera misericordia: fascia le ferite di quell’uomo, lo trasporta in un albergo, se ne prende cura personalmente e provvede alla sua assistenza. Tutto questo ci insegna che la compassione, l’amore, non è un sentimento vago, ma significa prendersi cura dell’altro fino a pagare di persona. Significa compromettersi compiendo tutti i passi necessari per “avvicinarsi” all’altro fino a immedesimarsi con lui: «amerai il tuo prossimo come te stesso». Ecco il Comandamento del Signore» (Papa Francesco, Udienza Generale di Mercoledì, 27 aprile 2016). Il samaritano è una figura del Cristo. Ancora con Papa Francesco: Questa parabola è uno stupendo regalo per tutti noi, e anche un impegno! A ciascuno di noi Gesù ripete ciò che disse al dottore della Legge: «Va’ e anche tu fa’ così» (v. 37). Siamo tutti chiamati a percorrere lo stesso cammino del buon samaritano, che è figura di Cristo: Gesù si è chinato su di noi, si è fatto nostro servo, e così ci ha salvati, perché anche noi possiamo amarci come Lui ci ha amato, allo stesso modo (Ib.).

 

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