Giovedi, 02  Aprile  2020  19:42:19


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III Domenica Quaresima /A

gv 4 5-42“Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.” (S. Agostino, Confessioni, I,1,1), di Enrico Ottaviani, Diacono permanente 

 

Mettersi davanti a questo famosissimo brano del Vangelo di Giovanni, assaporarlo, apprezzarne la dinamicità, contemplarlo è come osservare un’opera d’arte complessa fatta di tanti particolari o, ancora, una foto ad altissima risoluzione che rappresenta, attraverso una miriade di dettagli, il messaggio di salvezza che il brano stesso trasmette.

Per goderne appieno, sarebbe bello immergersi in quella infuocata atmosfera, essere presenti all’incontro che scombina la routine di una vita e non solo: un mezzogiorno caldo e pieno di luce; una sete ardente e una fonte zampillante promessa e invisibile; un secchio che manca e una donna, samaritana e convivente, che arriva un po’ sorpresa di trovare un galileo al pozzo; un messaggio frainteso, del quale non capisce fino in fondo la portata, ma che le apre delle nuove prospettive; l’entusiasmo di aver trovato l’acqua viva e vera dopo una ricerca, dopo domande e risposte incalzanti su diversi piani di comprensione; la gioia di comunicare ciò che ha trovato; la conversione di molti. A guardarlo bene si ha la sensazione che molto di quell’incontro ci riguarda, qualcuno di quei momenti l’abbiamo vissuto ed è passato nella nostra vita.

Siamo riusciti a coglierlo? È stato un momento di formazione? Un momento di comprensione e cambiamento?

Ci aiuta nella comprensione la prima persona della Santissima Trinità quando, nella Trasfigurazione del Signore Gesù, ricordata domenica scorsa, Lo presenta invitandoci ad ascoltarlo. Dunque, Gesù è una persona degna di essere ascoltata e la liturgia di oggi ci invita ad esercitare proprio questo senso, che non è semplice udito. Ascoltare è un esercizio difficile perché implica anche il cercare di capire il senso di ciò che si ascolta. Qual è il significato per me e per la mia vita di ciò che dice Gesù? Che cambiamento può portare?

Nei due brani c’è una grande luce che accompagna Gesù e ci parla della divinità della Sua persona. L’incontro con la Samaritana avviene in un orario di piena luce, e la luce (come ci ricorda anche il prologo del Vangelo di Giovanni) è il mezzo con cui il divino incontra l’umano. L’incontro avviene quando la luce del giorno è piena, senza ombre, né fisiche né spirituali. Lei va al pozzo per l’incombenza quotidiana che aveva di portare acqua in casa, ma in un orario inconsueto, munita di un’anfora e, forte di quello strumento (Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo), si meraviglia che Gesù le possa dare dell’acqua zampillante. Quell’anfora si può paragonare oggi alle tante cose e sicurezze di cui ci circondiamo, che ci distraggono e ci attirano. Uno strumento che diventa scopo di vita, distrazione e perdita di tempo, uno strumento che invece di essere usato come tale viene valorizzato così tanto da ritenere superfluo ciò di cui c’è veramente bisogno: l’acqua viva della fonte divina che placa la sete in eterno. E già, l’eterno! Questo sì che è un bel metro di confronto! Un metro che la nostra società, noi, ognuno personalmente, stiamo perdendo: il confronto delle nostre azioni e aspirazioni, desideri e miserie, con l’eternità, con la vita eterna, con i principi eterni. Guardiamo troppo i nostri piedi, non alziamo più lo sguardo.

L’ascolto e la comprensione delle parole pronunciate da Gesù muovono la Samaritana a non tenere in conto la propria sicurezza (l’anfora!) e a chiedere l’acqua viva. E che cosa ottiene? La rivelazione dei propri errori e dei propri disordini, che diventa una liberazione per lei. Attraverso questa liberazione riesce a passare ad un livello superiore di comprensione: Gesù non è più un Galileo un po’ strano che chiede acqua quando ne ha di quella viva, ma viene ritenuto e chiamato da lei stessa profeta, una persona degna, una persona su cui contare, un riferimento, perché ha parlato direttamente all’anima di lei.

Viene da domandarsi se il nostro cuore è aperto come quello della Samaritana o cerchiamo giustificazioni per evitare il confronto. Noi cosa avremmo risposto a Gesù? Hai ragione, ho sbagliato, oppure ci discolperemmo accusando altri? La purezza, limpidezza e sincerità del cuore aprono la strada alla parola di Gesù, il quale, dopo la disputa su dove è bene adorare Dio Padre, incalzato dalla donna che attende anche lei il Messia, finalmente si rivela: Sono io. Echeggia il nome di Dio, che fu ricevuto da Mosè sull’Oreb. Dopo la rivelazione della propria divinità agli apostoli sul Tabor, Gesù rivela lo stesso mistero in terra straniera ad una povera peccatrice samaritana, simbolo questo che i destinatari del messaggio siamo tutti noi, in qualsiasi condizione ci troviamo.

A partire da questa rivelazione la donna abbandona il suo strumento, la sua sicurezza (l’anfora) e corre ad annunziare agli abitanti della sua città chi ha incontrato, forse il Cristo! Quanto è importante questo annuncio! Se rimaniamo nell’inerzia, se non L’abbiamo sempre sulle nostre labbra e, soprattutto, nelle nostre azioni, chi può credere a Gesù? Saremmo annunciatori afoni e, peggio ancora, non credibili. Tuttavia, la donna è riuscita a comunicare la buona notizia col suo entusiasmo e nei discorsi, tanto che molti cercarono Gesù e, ascoltatoLo, credettero in lui non più a causa della testimonianza della donna, ma da ciò che udirono direttamente da lui.

Eh sì, ad averlo oggi Gesù alla portata di chiunque! Che lo si possa interrogare, sapere come la pensa, avere qualche prodigio su nostra richiesta, per le nostre infermità! Eppure, ci si ferma troppo a guardare il dito e non che cosa indica il dito. Cristo stesso ce lo ha detto: ci avrebbe lasciato Qualcuno che ci avrebbe permesso di fare cose straordinarie. Sappiamo che il Padre e il Figlio ci hanno lasciato lo Spirito Santo ed è questa persona della Santissima Trinità che ci anima, ci è vicino, ci assiste quotidianamente e personalmente. Dovremmo riscoprire l’importanza del culto allo Spirito Santo, conoscerlo e farlo conoscere, apprezzarne i doni, scoprirne le meraviglie. Con Lui potremo adorare il Padre in spirito e verità come indica Gesù.

 

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