Domenica, 19  Settembre  2021  15:43:03


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Vescovo Mauro Parmeggiani

XXV Domenica T.O. /A

parabola 2Dio non finisce mai di stupirci. I suoi criteri di contabilità sono sempre diversi dai nostri! La parabola evangelica di oggi parla della vigna e di un padrone che chiama a lavorare ad ogni ora, in ogni tempo ed ogni età. Qualche decennio fa, quando le macchine non erano così numerose e diffuse, gli uomini si mettevano a disposizione dei padroni o dei fattori come braccianti giornalieri.                    

Erano inviati a lavorare campi o vigneti, frutteti o uliveti. Coloro che sceglievano la mano d’opera erano persone esperte, con un colpo d’occhio sceglievano i più robusti, i più forti, i più capaci.  

- La parabola è racchiusa tra un detto di Gesù ripetuto prima e dopo: «Molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi» (Mt 19,11; 20,16).    

Esso rappresenta una chiave di lettura della parabola stessa. Il regno di Dio è rappresentato da un padrone accorto che si prende cura della sua vigna.    Grande è la cura che ha per essa, che lui stesso si alza all’alba per provvedere gli operai che la lavorino e che ne raccolgano il frutto. Egli si prende cura di ognuno di loro. Una cura che arriva alla compassione, perché essi hanno diritto a lavorare e a procurarsi il necessario per vivere, loro e le famiglie.

- La vigna doveva aver dato un raccolto molto abbondante se si cercarono operai a diverse ore della giornata. E ogni volta c’era qualcuno che attendeva di guadagnarsi il pane con il proprio sudore. È un padrone generoso, offre a quanti trova l’opportunità di lavorare. L’importante è rispondere alla sua chiamata, accettare il suo invito.

- Arriva per quei braccianti la fine della giornata. E con la sera giunge il tempo dei conti. È il padrone stesso ad occuparsi della paga. È Dio che fa i conti con l’uomo che ha chiamato a lavorare per lui e li fa da gran gentiluomo.          

Egli è buono e dà ciò che è giusto non secondo le ore lavorative ma secondo i patti, patti dettati dalla sua bontà. La sua paga, il dono di ciò che ha – e di ciò che è – è uguale per tutti, perché Dio non fa preferenze di persone. Gli operai hanno risposto al suo invito e a tutti dona la sua misericordia.    Il Signore non ha misurato la paga dall’efficienza delle braccia, ma dalla disponibilità del cuore. Ha ripagato il lavoro considerando anche la lunga l’attesa.    

Sul Calvario avviene qualcosa di simile: il buon ladrone si rammarica per aver conosciuto Gesù solo negli ultimi istanti della sua vita terrena. Ma Gesù guarda il cuore: <Oggi stesso sarai con me in Paradiso>.   C’è lo spazio per la gratuità e non per il calcolo.  E alla nostra gratuità risponde la gratuità di Dio, la sua misericordia.
Un buon insegnante in genere mette il giudizio sul tema o problema, indipendentemente dallo sforzo che l’Alunno ha profuso per raggiungere quel risultato …Dio invece premia l’impegno, considerando il punto di partenza, ed il disagio ambientale/familiare.    

Io ho avuto il dono della Vocazione Missionaria e Sacerdotale da piccolo, mentre un amico è stato chiamato a 50 anni. Non è detto che io riceverò un premio maggiore del suo. Gesù guarda al cuore: Le mie misure non sono le vostre misure …


- Abbiamo mai pensato al nostro incontro con la misericordiosa gratuità di Dio? Ha fatto nascere nel cuore lo stupore colmo di un rendimento di grazie sincero, vivo? Se eravamo nella situazione degli ultimi della parabola, lo stupore è stato indefinibile! Se eravamo in quella dei primi come abbiamo reagito? Sarebbe bello gioire non tanto per ciò che ci viene dato, ma perché ce lo dà Dio! Il dono di Dio, piccolo o grande che sia, è sempre immeritato.

- Il Signore ci insegna cosa si nasconde nel nostro cuore ferito dal peccato, perché non è spontaneo rallegrarci del bene. I primi operai della parabola sono la nostra fotografia quando la gelosia o l’invidia della fortuna altrui (misurata secondo i nostri metri) prende il sopravvento.    La giustizia umana non è la giustizia divina, la bontà umana non è la bontà divina perché la misericordia umana non è la misericordia divina.  Noi ragioniamo così: io ho dato tanto e devo ricevere tanto; l’altro ha dato meno e deve ricevere meno!  San Paolo direbbe: cosa hai dato di tuo che prima non lo abbia ricevuto? E perché te ne vanti come se non lo avessi ricevuto? (cf 1 Cor 4,7).                                  

Tutti gli operai, al di là della paga uguale, hanno motivi sufficienti per ringraziare Dio.


- Anche i primi avevano motivi di gratitudine nei riguardi del padrone. Hanno guardato la vita con occhi irriconoscenti, così non si sono accorti che la chiamata del Signore aveva risparmiato loro la sofferenza della disoccupazione, la preoccupazione del mantenimento della famiglia, la gratificazione delle loro doti di fortezza, di robustezza, di abilità.  

Il Signore, oltre e prima della paga, aveva dato loro molto, ma nella loro fortuna hanno preteso il di più perdendo di vista il dono.

- Guardiamo il nostro cuore alla luce di Dio, che ci aspetta per usarci misericordia. C’è una parola che Matteo mette alla fine di queste righe, e che il Signore rivolge a noi in qualunque condizione ci troviamo: «Amico!». Gesù ci tratta come amici suoi. Ci tratta come amici con la tenerezza e la dolcezza dell’affetto del suo cuore. Ci tratta da amici, sempre, anche quando, come Giuda, lo tradiamo con un gesto d’amore, con un bacio. Gesù è onesto con noi. Ma noi siamo invidiosi della bontà di Dio che si riversa su di noi come sugli altri? Il Signore ci insegna ad andare alla radice del nostro comportamento, al disagio …. che proviamo per il bene altrui. Ci insegna a scoprire le radici della gelosia e dell’invidia che alterano e deturpano i nostri rapporti facendoci diventare nemici invece che fratelli. Ci insegna a non avere invidia della grazia altrui: Dio è buono verso tutti e la sua tenerezza si espande con larghezza di cuore su tutte le creature (cf Sal 145,9). Rallegriamoci, dunque, della bontà e della misericordia del Signore, che ha molte vie per raggiungere il cuore dell’uomo, perché vuole che tutti i suoi figli si salvino e siano cittadini del Regno.

 

Per concludere preghiamo: 
Padre buono,
estirpa dal nostro cuore ogni invidia
e contagiaci con la tua Bontà.

Donaci la tua generosità, il “di più” dell’amore,

così da dare “senza misura”

e godere del bene degli altri

come del nostro stesso bene

che da Te riceviamo ogni giorno

con gratitudine.

 

Padre Giuseppe Polselli, passionista,
Santa Maria di Pugliano, Paliano

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