V Domenica Quaresima /A

lazzaro risurrezionePER LA CELEBRAZIONE

• La 5a domenica di Quaresima dell’anno A è un annuncio e un anticipo della Pasqua. Il tema fondamentale della liturgia odierna si riassume, infatti, in una sola parola: risurrezione.

a) Nella 1a lettura «risurrezione» è un’immagine potente a cui fa ricorso il profeta Ezechiele per ridare speranza ai suoi compatrioti sfiduciati: l’esilio è come una «morte», ma lo spirito di Dio può fare l’impossibile: «Aprirò le vostre tombe e vi risusciterò...».

b) Nel Vangelo la «risurrezione» diventa un fatto di cronaca e un segno: Gesù richiama alla vita Lazzaro, morto da quattro giorni, e proclama: «Io sono la risurrezione e la vita...».

c) La 2a lettura richiama l’evento della risurrezione di Gesù, operato da Dio Padre mediante il suo Spirito: quello stesso Spirito di Dio che «ci fa passare dalla morte alla vita» nei sacramenti – cf prefazio del giorno (Messale, p. 106) e colletta alternativa (Messale, p. 972) – e che costituisce anche per noi principio e garanzia di risurrezione al di là della morte.

• Nella preghiera eucaristica (consigliabile la III) raccomandiamo di cantare non solo il Santo (CdP nn. 313-326, 352, 356, 365), ma anche l’acclamazione dopo la consacrazione, specialmente nella prima forma: Annunciamo la tua morte, Signore (CdP nn. 327-331). Se alla fine si vuole utilizzare l’orazione sul popolo, potrebbe essere utile la n. 1 (p. 446).

 

ANTIFONA D’INIZIO

Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa

contro gente senza pietà;

salvami dall’uomo ingiusto e malvagio,

perché tu sei il mio Dio e la mia difesa. (Sal 42,1-2)

 

COLLETTA

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,

perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,

che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.

Egli è Dio, e vive e regna con te,

nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Oppure:

Eterno Padre, la tua gloria è l’uomo vivente;

tu che hai manifestato la tua compassione

nel pianto di Gesù per l’amico Lazzaro,

guarda oggi l’afflizione della Chiesa

che piange e prega per i suoi figli

morti a causa del peccato,

e con la forza del tuo Spirito

richiamali alla vita nuova.

Per il nostro Signore Gesù Cristo,

tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,

nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

PRIMA LETTURA

Metterò in voi il mio spirito e rivivrete.

Dal libro del profeta Ezechiele (Ez 37,12-14)

 

Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d’Israele.

Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio.

Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò.

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 129)

Rit. Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;

Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia preghiera.

 

Se consideri le colpe, Signore,

Signore, chi potrà sussistere?

Ma presso di te è il perdono:

perciò avremo il tuo timore.

 

Io spero nel Signore,

l’anima mia spera nella sua parola.

L’anima mia attende il Signore

più che le sentinelle l’aurora.

 

Israele attenda il Signore,

perché presso il Signore è la misericordia

e grande presso di lui la redenzione.

Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

 

SECONDA LETTURA

Lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,8-11)

 

Fratelli, quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO (Cf Gv 11,25.26)

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore,

chi crede in me non morrà in eterno.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

VANGELO*

Io sono la risurrezione e la vita.

* Tra parentesi [ ] la forma breve.

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 11,1-45)

 

In quel tempo, era malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. [Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”.

All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. Gesù voleva molto bene a Maria, a sua sorella e a Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”.] I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”. Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”. Così parlò e poi soggiunse loro: “Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo”. Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se si è addormentato, guarirà”. Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!”. Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.

[Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro.] Betania distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. [Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”.] Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”. Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”. Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo, si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, [si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”.

Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.

Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dài ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. E detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.

Molti dei Giudei che eran venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.]

Parola del Signore.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Esaudisci, Signore, le nostre preghiere:

tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede,

trasformaci con la potenza di questo sacrificio.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PREFAZIO

Il Signore sia con voi.

E con il tuo spirito.

In alto i nostri cuori.

Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.

È cosa buona e giusta.

 

È veramente cosa buona e giusta,

nostro dovere e fonte di salvezza,

rendere grazie sempre e in ogni luogo

a te, Signore, Padre santo,

Dio onnipotente ed eterno,

per Cristo nostro Signore.

Vero uomo come noi, egli pianse l’amico Lazzaro;

Dio e Signore della vita, lo richiamò dal sepolcro;

oggi estende a tutta l’umanità la sua misericordia,

e con i suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita.

Per mezzo di lui

ti adorano le schiere degli angeli e dei santi

e contemplano la gloria del tuo volto.

Al loro canto concedi, Signore,

che si uniscano le nostre voci nell’inno di lode:

 

Santo, Santo, Santo il Signore...

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

“Chiunque vive e crede in me,

non morirà in eterno”, dice il Signore. (Gv 11,26)

 

DOPO LA COMUNIONE

Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli

di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo,

poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Ci avviciniamo alla Pasqua, e saranno celebrati i battesimi. Tutti i cristiani rivivranno grazie al Corpo e al Sangue di Cristo; noi tutti partecipiamo alla risurrezione di Cristo. La liturgia della 5a domenica ci parla del nostro ritorno alla vita, della nostra risurrezione in Gesù Cristo.

 

PRIMA LETTURA

È la quinta tappa della storia della salvezza riferita quest’anno: alla fine dell’esilio, il profeta annuncia che Dio ricondurrà il popolo nella sua patria e lo farà rivivere.

Leggiamo la fine della celebre profezia delle ossa inaridite. Dopo la visione c’è l’applicazione a Israele: queste ossa che, mediante lo spirito di Dio, ridiventano una folla viva, «un esercito sterminato», sono i deportati. Non deve sembrarci eccessivo che i deportati siano paragonati ai morti e il loro ritorno in patria a una risurrezione: è una realtà nota anche al nostro secolo.

Non si tratta di risurrezione (nonostante l’«aprirò le vostre tombe»). L’Israele del VI secolo a.C. non avrebbe potuto capire un simile annuncio. È un simbolo. La nuova vita è quella vissuta insieme, in Israele, nella libertà, intorno al tempio; ma oggi, illuminati dal Nuovo Testamento, vi vediamo una profezia della risurrezione dei corpi (cf Mt 27,53; Ap 7).

Si tratta ancor meno di una risurrezione individuale. La risurrezione riguarda il popolo di Dio come tale, e ciò può dare un’ampiezza ecclesiale alla nostra speranza.

Dio farà entrare in loro il suo spirito, restituirà cioè al popolo la sua fede e la sua fedeltà (cf Ger 31,31 ed Ez 36,24-28). Soltanto con la conversione interiore Dio compie in noi la sua opera di vita.

Il profeta parla a persone al colmo dello smarrimento, senza alcuna luce all’orizzonte, eppure non teme di annunziare loro avvenimenti prodigiosi. Egli non si fonda su segni umani incoraggianti, ma annuncia che Dio stesso farà ciò che sembra impossibile.

 

SALMO

Corrisponde allo stato d’animo dell’Israelita deportato. Mai come durante l’esilio egli aveva sperimentato la disperazione, il peso delle colpe che Dio gli imputava; mai aveva sperato tanto nell’aurora del Signore, segno del suo perdono. Le esperienze gloriose e le sventure di Israele restano vive nella sua tradizione. Salendo a Gerusalemme, i pii Ebrei mediteranno questi avvenimenti cantando i «Salmi delle ascensioni», di cui fa parte il Salmo 129. Utilizzato per la liturgia dei defunti, esprime la fede nella risurrezione.

 

SECONDA LETTURA

È tratta dalla lettera ai Romani. L’affermazione preliminare (v. 8) sarà meglio compresa se si rilegge la descrizione del peccato universale di cui tutti gli uomini sono prigionieri, pagani e Giudei (cc. 1, 2, 3) e le spiegazioni di Paolo sullo stato dell’uomo senza Cristo: impotente a fare il bene, a causa del peccato che abita in lui (c. 7).

A coloro che hanno la fede, Cristo comunica il suo Spirito; dal versetto 1 al 27, Paolo descrive l’attività dello Spirito in noi.

Oggi sono importanti due affermazioni:

– il nostro corpo è destinato alla morte a causa del peccato,

– ma noi risorgeremo per mezzo dello Spirito.

 

VANGELO

Giovanni suppone che siano noti i sinottici (Lc 10,38-42) e il suo racconto dell’unzione di Betania (c. 12). Quando egli mette per iscritto il suo Vangelo, l’insegnamento orale è già stato impartito.

Com’è tipico di s. Giovanni, la risurrezione di Lazzaro ha, ad un tempo, tutte le qualità di una scena vissuta, magistralmente narrata, e la profondità di un insegnamento teologico in cui ogni particolare ha un senso e tutti i personaggi recano un messaggio.

1. L’amico: L’amicizia di Gesù per Lazzaro è segnalata a più riprese (soprattutto vv. 1-6). Questo fatto ha certo un significato nello scontro di Gesù con la morte (vedi sotto «Per annunciare la Parola»).

I Vangeli non sono scritti sentimentali, non cercano il particolare commovente. Tuttavia l’affettività non è assente in Luca ed è ancor più evidente in Giovanni, specialmente qui, in tutta la scena.

2. Lo sguardo dell’uomo-Dio: Gesù ha un comportamento sconcertante: prende tempo. Poi manifesta sia la tristezza dell’uomo sconvolto che la sicurezza del profeta.

Il suo sguardo va al di là dei motivi di preoccupazione o di sicurezza. Come per il cieco nato, egli vede in questa prova un’occasione per Dio di manifestare la sua gloria (vv. 4 e 40).

Egli vi vede anche una tappa verso la sua glorificazione, che, in realtà, è la sua morte-risurrezione (cf 12,23.28.32); è consapevole che il suo gesto non gli sarà perdonato (11,53). Il dialogo con i discepoli (vv. 7-9) sottolinea la determinazione di Gesù, che camminerà fino all’ultima ora del suo giorno, perché deve portare la luce.

3. Il dialogo con Marta: È un succedersi di atti di fede e di insegnamenti che si concatenano e si richiamano reciprocamente, fino alla confessione suprema (v. 27), parallela a quella di Pietro (Mt 16,16).

Ma il racconto non è un puro insegnamento; dà molto spazio all’emozione umana, che diventa dominante nell’incontro con Maria.

4. Perché credano: Gesù vuole che si conosca la sua missione e vi si creda: i suoi apostoli (v. 15), la folla (v. 42). Il dialogo con Marta risponde alla stessa preoccupazione di portare la sua fede alla perfezione.

Ma ci sono anche coloro che, invece di credere, discuteranno o complotteranno.