Epifania del Signore

4 epifania 2015Papa Benedetto un giorno ha fatto un discorso che aveva galvanizzato tutti i mass media: giornali, televisioni, radio, talk show.  Si trattava di una semplicissima verità, cioè che non dobbiamo affidare la nostra vita ai pronostici, all’astrologia, agli oroscopi… Diceva infatti:
“La nostra speranza non fa conto su improbabili pronostici e nemmeno sulle previsioni economiche, pur importanti. La nostra speranza è in Dio, non nel senso di una generica religiosità, o di un fatalismo ammantato di fede. Noi confidiamo nel Dio che in Gesù Cristo ha rivelato in modo compiuto e definitivo la sua volontà di stare con l’uomo, di condividere la sua storia, per guidarci tutti al suo Regno di amore e di vita. E questa grande speranza anima e talvolta corregge le nostre speranze umane”.

Non erano astrologi o cartomanti i re magi che hanno avvistato nel cielo d’Oriente una stella e l’hanno seguita. Erano cercatori di felicità e sapevano che la felicità è qualcosa di grande, che non è basata su aspetti magici, ma su relazioni con persone. Diceva infatti Giovanni Paolo II ai giovani: “E' importante rendersi conto che, tra le tante domande affioranti al vostro spirito, quelle decisive non riguardano il "che cosa". La domanda di fondo è " chi": verso "chi" andare, "chi" seguire, "a chi" affidare la propria vita. Voi pensate alla vostra scelta affettiva, e immagino che siate d'accordo: ciò che veramente conta nella vita è la persona con la quale si decide di condividerla.”

A una persona hanno cercato di giungere quei personaggi misteriosi, che sono la nostra immagine di uomini cercatori di infinito. A quella grotta, a quella semplice famiglia, spaesata e tenerissima con il bambino appena nato. La persona che fa la nostra felicità è questo Gesù. È questo bambino indifeso, è questo batuffolo di carne, che piange e ha bisogno di tutti.

Ma la strada per andare a incontrarlo, per scoprirlo è irta di difficoltà, di inganni, di interessi egoistici, di trappole, di persone che non vogliono lasciarci liberi di cercare. Quanti giovani vengono deviati nelle loro ricerche religiose dagli adulti, da venditori di sostanze, da genitori superficiali, da insegnanti supponenti. Ho chiesto a qualche studente di liceo se alla fine del percorso scolastico la scuola lo ha aiutato a credere di più o di meno: mi hanno risposto che li ha aiutati a non credere più.

 Spesso purtroppo anche le nostre comunità cristiane non sono in grado di dare risposte vere e profonde alla ricerca di Dio della gente. La gente chiede dove sta Dio, dove è la stella, e noi rispondiamo che non ci interessa o che sta nei nostri miseri egoismi.

Nei pressi, e in qualche presepio se ne fa vedere l’artiglio, sta appostato Erode, l’avvoltoio che cala sulle nostre ingenue aperture all’infinito. Ha molti volti: tutti i nostri quando non sanno apprezzare il bene che faticosamente altri, i nostri genitori, gli amici, i nonni, i nostri malati hanno da donarci. Ha il volto di chi spegne le speranze, di chi sfrutta, di chi non accoglie, di chi  bestemmia Dio, di chi crede di avere in mano il segreto della vita e diffonde menzogna e disprezzo dell’innocente.

Questo Dio è da adorare e adorare Lui significa mettere la persona al centro di ogni nostra prospettiva, della nostra civiltà, del lavoro, dell’economia, delle relazioni. Ogni persona si rispecchia in quel bambino e ha tutti i colori dei volti degli uomini. Da sempre uno o l’altro dei re magi è nero, è vestito alla orientale. C’è sempre stata nella chiesa la consapevolezza che nel mondo siamo tutti fratelli All’Epifania in molti paesi si fa la festa dei popoli, la festa di un genere umano affratellato, si tenta di andare oltre i simboli dei re magi e trovare la ricchezza e la povertà della nostra umanità per metterla in ricerca di Dio.

I re magi tornarono a casa per un’altra strada, hanno evitato Erode. Tanti Erode dobbiamo evitare e non appoggiare perché il mondo di oggi sia un mondo vivibile, in pace e capace di mettere al centro Dio. Non si tratta di fuggire persone, ma di fermare le loro menti distorte, di isolare il male che fanno, di non sostenere con i nostri consensi più o meno diretti le loro cattive intenzioni.

Abbiamo grandi responsabilità nei confronti dei piccoli che non possono nemmeno ridurre la festa di oggi alla befana, almeno aiutiamoli a trovare la stella che indica la strada di Dio.

 

+ Domenico Sigalini