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MESSA CRISMALE 2016

crismaleI sentimenti che abbiamo in cuore in questi giorni pasquali sono più orientati al dolore che alla festa; alle morti dovute alla nostra fragilità umana come sono state quelle delle studentesse in Spagna, alla tragica carneficina dovuta a odi per ora insanabili e a disegni politici aberranti, a protervia, a visioni religiose impazzite per la cattiveria dell’uomo. Portiamo questo dolore e questo odio all’altare di oggi, perché Dio, Padre Buono, accolga nelle sua braccia ogni uomo e donna che ha perso la vita, dia conforto a chi soffre in prima persona e  dia conversione e consapevolezza di essere fatti a sua immagine a chi la sta deturpando con l’odio e la vendetta.

Tra poco diremo su quell’olio che benediremo: manda dal cielo il tuo Santo Spirito su quest’olio perché sia conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito e siamo liberati da ogni malattia, angoscia e dolore. La nostra chiesa ci dice spesso papa Francesco è un ospedale da campo e dentro di essa noi presbiteri abbiamo il gravoso e grandioso compito di portare sollievo, pace e forza di risurrezione in ogni male nel nome di Gesù, fatti mani di Gesù, cuore e spirito di Gesù.

Noi presbiteri in questa chiesa che amiamo, in cui siamo ministri dei sacramenti, in cui ogni giorno facciamo memoria della passione morte e risurrezione di Gesù, con tutto il nostro popolo o solo con alcune semplici persone, o spesso anche soli, siamo al cuore di questo ospedale da campo.
 
Ci è richiesto di aprire il nostro cuore perché ogni uomo incontri Gesù, si confidi con Lui, si lasci invadere dal suo perdono, lenisca le proprie ferite, sperimenti una comunità cristiana solidale nello spirito e nella carità concreta di un lavoro, di un cibo, di una vita almeno passabile. Pensavo che “chiesa ospedale da campo” fosse un po’ esagerata come espressione, ma oggi e ogni giorno più la vediamo necessaria da ogni punto di vista. Esistono malattie spirituali gravi, un ritorno impensabile di invischiamenti nell’occulto, sofferenze negli affetti, difficoltà di vivere quel minimo di speranza contro troppo frequenti depressioni e fallimenti.

In questa prima parte della visita pastorale ho potuto visitare non solo gli ammalati (a molte mamme occorre fare un monumento per il loro amore silenzioso e tenace), ma anche famiglie ridotte in una povertà non sopportabile, torchiate da bollette e tasse, famiglie devastate da lutti improvvisi, incomprensibili, come tutti i lutti, alla ricerca di una ragione, di un perchè, che spesso sta nelle nostre troppe fragilità e scarsa attenzione alla vita, famiglie distrutte per abbandono o odi inconciliabili. Mi domandavo spesso: i nostri cristiani che partecipano alle nostre iniziative parrocchiali, alle nostre Eucaristie sono attenti a tutto questo o stiamo a litigare per la data della Cresima, della prima comunione, per la richiesta proterva di fare il padrino in situazioni impossibili, per gli orari delle messe, per la moltiplicazione di messe private.
I nostri giovani oggi in grande maggioranza non ritengono le nostre comunità cristiane vivibili, anche se avverto un cambio di generazioni: oggi più disponibili, più disposti all’ascolto, più attenti a proposte impegnative. Ci provocano non perché ci odiano, ma perché ci chiedono aiuto.

Il compito delle nostre comunità cristiane è chiarissimo in quello che abbiamo letto nel vangelo:


 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
  per questo mi ha consacrato con l’unzione,
  e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto  messaggio,
  per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
  per rimettere in libertà gli oppressi,
  e predicare un anno di grazia del Signore.

 

Ebbene noi presbiteri  fra poco rinnoveremo le promesse sacerdotali. Ci verrà chiesto ancora se siamo uniti intimamente a Gesù, se rinunziamo a noi stessi e confermiamo di essere spinti dal suo amore nei nostri impegni.

Ci verrà anche chiesto se vogliamo ancora essere fedeli alla proposta, continua ed entusiasta, di dispensare i misteri di Dio, se non ci lasciamo guidare da interessi umani nell’annunciare con generosità la Parola sua, non la nostra o le nostre riduzioni al buon senso.

Queste domande sono quelle che io mi faccio e che voglio anteporre a tutto in questo 50esimo anniversario della ordinazione presbiterale che ricordo soprattutto oggi con tutti voi. Con ciascun presbitero e comunità cristiana del nostro territorio ho il privilegio di poter stare almeno 5 giorni per la visita pastorale e credo che quello sia il tempo e il luogo per esprimere valutazioni critiche o passabili per il mio operato.
 Oggi non è tempo per me, se non di ringraziamento a Dio e di profondo esame di coscienza. 50 anni hanno tante belle cose da ricordare, ma anche tanta zavorra di cui liberarmi. Il tempo in cui viviamo non mi permette nessuna enfasi se non il ricordo e la gratitudine a tutti voi per quegli 11 anni, di questi 50, che ho passato con voi. Proprio come oggi, il 24 marzo 2005, giovedì santo, da questa cattedra il mio venerato predecessore Mons. Eduardo Davino, che ricordiamo in questa celebrazione (perché al suo quinto anniversario ci siamo trovati in troppo pochi a ricordarlo assieme), vi annunciava la mia elezione a vescovo di Palestrina. E io a Brescia me la ascoltavo con i  miei mille confratelli presbiteri. Chissà se l’anno prossimo lo possa fare anch’io per la bella continuità della chiesa prenestina.
 
Celebrano con me il cinquantesimo oggi anche don Franco, p. Mario e p. Alessandro. A loro tanti auguri e tante benedizioni e ringraziamenti. Dio solo sa operare il ringraziamento più vero e giusto. Don Romeo Mancini e don Fernando Panzironi compiono 60 anni di presbiterato e 25 li compiono don Primo e don William.  A tutti i nostri calorosi auguri-
La nostra chiesa prenestina, con i suoi pregi e i suoi difetti, con il suo vescovo, i suoi presbiteri, i suoi diaconi, i suoi religiosi e religiose, l’ordo virginum   e il popolo di Dio è sempre la chiesa di Dio una, santa, cattolica e apostolica in comunione con papa Francesco e le altre chiese. Non è il tassello di un mosaico, ma la chiesa vivente di Cristo in pienezza. E’ prima di tutti noi e continuerà anche dopo, se saremo capaci con l’aiuto della SS. Trinità, di nutrirla di Parola di Dio e Sacramenti, di fede, speranza e carità, se ci uniremo di più con il nostro popolo, con l’odore delle pecore, davanti per orientare, in mezzo per condividere e dietro per esercitare misericordia verso i più fragili.

 

+ Domenico Sigalini

 

 

 

 

BASILICA CATTEDRALE SANT’AGAPITO MARTIRE – PALESTRINA

MESSA CRISMALE DEL 24.03.2016 NEL 50° DI SACERDOZIO DEL VESCOVO

SALUTO DI DON CARMELO SALIS, VICARIO GENERALE, A S.E. MONS. DOMENICO SIGLIANI

 

Eccellenza Reverendissima, amato Padre e Vescovo Domenico,

a nome mio e del presbiterio, diocesano e religioso, dei diaconi, dei religiosi e delle religiose, delle consacrate, dei seminaristi, delle associazioni, e di tutti i fratelli e sorelle del popolo santo di Dio che è in questa Chiesa particolare di Palestrina, mi è gradito porgerLe il nostro filiale saluto in questa celebrazione annuale della Messa crismale preludio della Santa Pasqua.

Siamo oggi raccolti intorno al nostro Vescovo al quale ci sentiamo uniti "con sincera carità e obbedienza".

Quel desiderio ardente che Gesù rivela ai suoi, di voler mangiare la Pasqua con loro, ci fa entrare nel cuore stesso del Signore. Si tratta di una prospettiva affascinante per noi, come ministri della Chiesa: una prospettiva che dà espressione al nostro desiderio più profondo di amare e servire il Signore con tutta la nostra vita, secondo la promessa del giorno della nostra ordinazione, che tra poco rinnoveremo.

Riguardo questo ardente desiderio del Signore verso di noi e al nostro desiderio verso di Lui, è doveroso ringraziarLa, Eccellenza, per il Suo amore e per la Sua infaticabile dedizione alla nostra Chiesa diocesana, a tutti ben nota. Utilizzando le parole del Vangelo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, che abbiamo letto domenica scorsa, oserei dire che “se questi taceranno, grideranno le pietre”.

Lei insiste molto sull’impegno comune a tutti i livelli fra preti, diaconi, consacrati e laici di lavorare sempre di più insieme, con stima reciproca e senso di responsabile collaborazione: si tratta di un cammino avvincente che ci trova non sempre tutti pronti all'unisono, ma che tutti richiama alla serietà del nostro impegno di essere fedeli collaboratori e consiglieri del Vescovo nel suo ministero di istruire, santificare e governare il popolo di Dio. Sappiamo che l'unità del Presbiterio attorno al Vescovo, la condivisione degli stessi obiettivi pastorali, tradotti poi in concrete e comuni linee operative nelle singole realtà della diocesi, sono sempre mete da riconquistare non secondo una piatta e monotona uniformità, ma secondo una giusta creatività. Noi non lavoriamo in proprio, ma per l'unico Regno di Dio che il Signore crocifisso e risorto vuole portare a compimento anche grazie all'impegno di tutti i credenti.

Papa Francesco ci stimola a servire la Chiesa di Cristo con dedizione, umiltà e tenerezza e Lei, Eccellenza, è certamente in sintonia con questi atteggiamenti: lo possiamo capire osservando il suo stile semplice e diretto e la sua voglia di incontrare sempre tutti.

E’ bello che questa celebrazione avvenga a pochi giorni dal 50mo anniversario della Sua ordinazione presbiterale, che avvenne il 23 aprile del 1966, e per il quale, sin da ora, Le porgiamo fervidi auguri.

Vogliamo augurarLe che il Suo sacerdozio sia sempre ad immagine del Pastore buono per eccellenza che è Gesù e che porti nuovo slancio e vigore al suo ministero episcopale di Padre e Pastore nel quale ci riconosciamo partecipi e grati al Signore e per il quale preghiamo augurandoLe che la prossima Santa Pasqua porti gioia e abbondanti frutti pastorali di bene nella Sua vita.

Papa Francesco in una sua omelia ci ha consegnato tre parole: gioia, croce e giovani. Queste tre realtà sono a Lei tanto care e ce lo dimostra ogni giorno nel suo ministero! Ci aiuti, Eccellenza, a mantenere la gioia di essere di Cristo, ci aiuti a seguirlo sulla via della croce, senza mai perdere il sorriso, come Lei ci dice sempre, e a conservare sempre un cuore giovane per stare con i giovani che sono il futuro della chiesa.

Le chiediamo di continuare a guidarci con semplicità, di essere vicino a noi e di aiutarci a rimanere sempre sull'essenziale nella nostra vita: essere semplicemente servitori fedeli del Signore Gesù e del suo popolo.

Con questo spirito Le auguriamo, nel cuore di questo Anno Santo straordinario della Misericordia, una buona e santa Pasqua!

 

 

 

 

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