La Crocifissione e morte di Gesù

settimana-santaNella nostra vita convulsa che stenta a perdere tempo, a fare un minuto di silenzio oggi in tutti i posti di lavoro come si è sempre fatto, a staccare la domenica dal lavoro, a sedersi in famiglia con i bambini a giocare, che non trova un momento per fermarsi e prendersi in mano la vita credo che “contemplazione” sia la parola che ci aiuta di più ad entrare nel segreto della nostra vita e nel vivo di quello che siamo stati convocati a fare qui stasera con vari ruoli: il coro, presbiteri, voi fedeli, i seminaristi. La morte di un uomo è sempre una domanda al nostro esistere, la morte sadica di un crocifisso ci turba ancora di più, la morte di uno che si è dichiarato ed è Figlio di Dio ci sconvolge, perché sono accomunate due parole in assoluto contrasto tra loro: Dio e morte. Che noi facendo scempio di tanta nostra tradizione, di tante esperienze di fede che costituiscono il patrimonio delle nostre vite e della nostra storia, arriviamo  a dire e a proclamare con protervia, in strada, alla radio, alla televisione, a scuola che Dio per noi è morto, non c’è, non c’è nemmeno mai stato, è esperienza quotidiana. Questo riguarda la libertà delle persone e forse il cattivo esempio di noi cristiani. Ma se Dio è Dio e la morte è la sua cancellazione non è proprio possibile. Infatti Dio muore in Gesù, in suo figlio che per decisione della SS. Trinità si è fatto uomo. Per contemplare meglio questo mistero proviamo a scandagliare il cuore di Gesù nel suo dialogo con Dio Padre prima delle sua morte sulla croce.
Il grido di Gesù prima di morire, come evidenzia il vangelo di  Luca, sembra di disperazione, di solitudine, di protesta, di delusione. Mi ha lasciato e rinnegato Pietro, la mia squadra non c’è più, ho tentato di prepararne almeno due o tre, ma sono i primi che si sono lasciati sopraffare nel sonno laggiù nell’orto del Getsemani. La mia vita si sta annullando non solo perché muoio, ma perché mi hanno condannato come un delinquente, uno che non osserva la tua legge, uno che bestemmia il tuo santo nome. Con me muoiono i miei ideali, il mondo che ho sognato e che può essere vero e duraturo.
Padre, questi uomini tra i quali io ho deciso di entrare, di farmi uguale, di prenderne le qualità, le idee, l’impostazione di vita perchè sia quello che tu in loro hai messo, ti sei accorto che hanno una potenza di fuoco, una  intelligenza applicata alla cattiveria da far paura, una malvagità senza confini. Non sto dicendo dei soldati che si sono divertiti a torturarmi sotto i colpi dei flagelli, ma anche di quelli che in tutto il mondo ammazzano senza pietà, fanno sevizie senza sentirsi in colpa, fanno saltare in aria persone fragili, dicendo che sei tu che lo vuoi. Sto pensando a quei giovani di questi giorni, che, vestiti di bombe, in maniera lucida, programmata, senza ascoltare il freno che tu in ogni coscienza hai collocato, fanno morire tutti quelli che stanno nel loro raggio di vita, anche se qualcuno non può cancellarti del tutto, avverte nelle profondità della sua persona  appena prima di compiere una assurdità e si ritrae. Come hanno potuto gli uomini e le donne con quel cuore che  abbiamo loro formato arrivare a queste aberrazioni? Danno la colpa a noi, ma noi li abbiamo fatti a nostra immagine e somiglianza.
Io però non sono disperato, mi affido alle tue mani; non sono un kamikaze che disprezza il dolore, la morte; non sono un eroe, mi affido a te, le tue braccia sono la mia gioia, e so che quello che hai promesso all’uomo tu glielo donerai; so che ogni lacrima diventerà rugiada, che ogni dolore si cambierà in gioia, il pianto in sorriso, il male in bene, le tenebre in luce, il rimorso in pentimento, la vendetta in perdono.
Si proprio ogni risentimento, ogni coscienza che abbiamo visto essere molto profonda in Gesù, che avvertiva che  chi lo uccideva non stava solo facendolo morire, ma stava vanificando tutta la sua missione e il progetto del Padre; non era proprio valso niente che si fosse incarnato. Ma Gesù qui è ancora più grande.
Padre ti faccio un’ultima preghiera: in queste tue braccia fa che siano accolti anche questi che mi ammazzano, che mi vogliono spegnere ideali e speranza, che hanno la pretesa di spegnere il tuo stesso grande disegno. Con loro accogli anche tutti quegli uomini e donne che continuano ad aumentare la cattiveria nel mondo.  Perdona loro.
Le stragi di questi giorni insanguinano di vittime innocenti la nostra Pasqua, non è bastato il sangue di Gesù, anch’egli vittima innocente in quella Pasqua di 2000 anni fa. Ora la nostra riflessione si fa preghiera:
Ti prego Signore accogli queste vite nelle tue braccia, dà consolazione a noi che soffriamo per loro, soprattutto a chi  con i propri affetti li curava e voleva loro tutto il bene possibile. Abbiamo un cuore indurito, non sappiamo convivere in pace, dacci la forza che hai avuto tu sulla croce e donaci la gioia della tua risurrezione dagli odi di oggi, dalle vendette di oggi, dagli egoismi di oggi e per la vita senza fine. Aiutaci a riscoprire in noi e in chi ha perpetrato questi orrendi delitti l’immagine tua che ci fa fratelli e donaci il tuo perdono.

 

+ Domenico Sigalini