La notte della liberazione

pasquanotte 2016Nella vita cristiana ci sono tante notti decisive per il bene delle persone e delle società: la notte di Natale che ci prende molto nei nostri sentimenti e affetti, la notte di veglia per tante feste importanti, in cui si prega, si attende, si contempla; la notte bianca della preghiera; da qualche tempo ci ha abituato papa Francesco alla notte delle confessioni e del perdono; ma soprattutto la madre di tutte le notti è quella della veglia pasquale. Infatti finora con segni e simboli: il fuoco, il cero, il canto dei salmi, le letture ci siamo ridetti che siamo stati salvati, che abbiamo un passato di schiavitù da superare e che è sorta per noi una esperienza definitiva che è quella della Risurrezione.

Siccome non siamo dei nostalgici e non facciamo nelle nostre messe un amarcord sentito, ma sempre solo un ricordo, ci dobbiamo ridire il significato che assume per noi oggi quella crocifissione crudele, e lo abbiamo fatto ieri, e quella vittoria inaspettata,  creduta troppo tardi dai suoi discepoli i suoi amici e le donne che li seguivano, che stanotte celebriamo.

La crocifissione ci ha coinvolti e stravolti, come ci hanno coinvolti e agghiacciati i fatti di terrore di questa settimana santa. La crocifissione la possiamo fotografare, descrivere, scandagliare con tutti i mezzi possibili della nostra scienza, archeologia  e tecnologia, come abbiamo fatto per il massacro di Bruxelles.

La risurrezione invece è un evento più profondo, più vero e definitivo. La vediamo solo nella fede. Nessuno è stato in quel sepolcro a fotografare, a fare degli scoop o dei servizi in diretta sul ritorno in vita di un cadavere, anche perché la risurrezione di Gesù non è proprio o solo il ritorno alla vita di prima, o lo spostamento della data della morte come lo fu per Lazzaro, ma una vita piena, a partire da quella di prima, ma del tutto nuova.

Infatti Gesù si presenta con il suo corpo di prima, con i segni della devastazione dei chiodi nella sua carne, ma in una vita piena, compiuta, definitiva, gloriosa. Usiamo aggettivi molto approssimati, proprio perché l’esperienza che celebriamo stanotte è indescrivibile. Ma  a noi interessa non solo crederla, anche perché gli apostoli non l’hanno constatata, hanno certo visto la tomba vuota, lui di nuovo vivo, ma l’esperienza del Risorto non è stato di occhi, di contatto di sensi o di mani, ma di profondità dello Spirito. A noi interessa saperne il significato e le conseguenze per noi.

Significa che non c’è nessuna morte che dica l’ultima parola sulle nostre vite e le nostre persone; di conseguenza significa che la morte non ci fa paura. Significa che possiamo fare un cammino senza fretta, senza ansia, senza costrizione di ogni genere verso l’accoglienza della fede in Gesù uomo in pienezza e salvatore dalla croce. Significa che le tragedie che stanno colpendo il nostro mondo sono tragedie spaventose, ma nascondono dentro da parte del Creatore e Signore la sua compagnia per non abbatterci, il suo perdono, perché le viltà di chi le ha compiute diventino rinascita di umanità persa così barbaramente, perché  la sua giustizia infinita ritrovi il suo ruolo nella vita loro e del mondo e per noi consolazione e forza di cambiamento.

Risurrezione oggi è per noi possibilità di ricominciare dopo aver sperimentato le braccia del Padre, dopo aver capito gli errori che abbiamo fatto. E’ per noi rifiuto della menzogna che sempre ci stordisce e distrugge le relazioni umane, significa ritrovare nella nostra umanità semplice, calda, comunicante, serena, gioiosa lo stile che ci rende tutti più umani e una fede che ci conferma nella strada che abbiamo imparato da cristiani.

Significa non restare fermi e muti davanti alle opere che Dio compie in noi, alle esperienze belle di perdono e di fede che in quest’anno giubilare stiamo facendo, ma correre come il vecchio Pietro al sepolcro per credere, dagli altri per assicurare, a tutti per ridire la bontà di una vita anche fragile, come la sua, ma piena dell’amore travolgente di Dio.

Le donne stesse del vangelo erano partite di buon mattino con l’intenzione di imbalsamare, come possiamo avere in mente noi di lasciarci imbalsamare nella nostra fede. Ma  dopo la grande sorpresa chi le ha potuto far tacere? Chi ha potuto non credere? Hanno fatto correre il primo papa a constatare un vuoto da riempire solo con la fede e da allora la storia ha portato a noi questo annuncio e noi non saremo così codardi e scristianizzati da cancellare tutto sia con le nostre parole che con la nostra vita. E noi tutti sappiamo e abbiamo addosso gli sguardi di compatimento degli amici che ci lasciano ancora credere, della serie : Poverini sono rimasti ancora bambini lasciamoli nella loro incoscienza. Noi saremo contenti di restarlo sempre semplici come i bambini perché di essi è il regno dei cieli.

Questa è la bella notizia che deve esplodere nel vostro cuore  di voi due nuovi battezzati e questa è la comunità che vuole correre con voi su  una strada nuova.

 

 + Domenico Sigalini