Risorgere a un mondo nuovo

giorno pasqua giornoTutte le sante pasque noi nel pieno della festa ci sentiamo attirati, incuriositi, talvolta commossi da questa corsa tra un vecchio e un giovane, ambedue col cuore in gola, con la spinta, quasi uno starter, di una notizia sconvolgente. Mi sembra di rivivere di nuovo la bella sorpresa e annuncio della elezione di papa Francesco, quando tutti si sono portati in piazza san Pietro per non perdere le sue prime parole  (e ne valeva la pena) o ancor prima l’annuncio grave e doloroso della morte di papa Giovanni Paolo II, quando abbiamo svuotato pub e trattorie, pacifiche chiacchierate in cortile e discoteche, e siamo andati verso san Pietro o in una chiesa a esprimere qualcosa di grande che ci aveva presi tutti. Così fu la notizia della liberazione dopo la guerra, anche se saremo sempre più pochi a ricordarla, così sono per gli sportivi la coppa della squadra del cuore.

Oggi la notizia è data per scontata, l’abbiamo sepolta con le tradizioni, utili per mantenere il ricordo, ma non sufficienti per riempirci il cuore di gioia. Siamo però qui per dirci che a quella fine miseranda di Gesù che abbiamo rivissuto venerdì santo, in cui abbiamo forse ancora versato lacrime per l’intensità di chi ce l’ha proposta, non diamo la nota della definitività, non crediamo che tutto sia finito così. Siamo convinti che quel Gesù Crocifisso, e morto ignominiosamente, è il Figlio di Dio ed è lo stesso vangelo che annunciava, la speranza che faceva crescere al suo passaggio, i tormenti e la gioia dei peccatori che perdonava. Tutto questo non poteva finire con Lui. Tutto il suo dolore non l’ha portato alla disperazione, ma a quella accorata preghiera: Padre nelle tue mani affido la mia vita . Siamo sicuri che il Padre l’ha accolto tra le sue braccia, ma lo ha ribaltato in una vita definitiva iniziando così una storia che si avvera per tutti noi. Il suo cadavere nessuno l’ha più visto né toccato anche solo per imbalsamarlo, come le donne che abbiamo seguito nella messa di stanotte, cariche di unguenti e di profumi. Tra gli stretti vicoli di Gerusalemme si ode una solo voce che si ripete in ogni anfratto,in ogni bottega di quella casbah infinita. Là il corpo non c’è più.
Ed ecco la corsa che ci può rappresentare tutti: l’adulto Pietro, sposato, capo di una piccola azienda sul lago, che rappresenta noi . Ha alle spalle una vita di tentativi di stare dignitosamente con Gesù, ma l’ultimo gli è andato troppo male: è stato un tradimento vile e indegno. Proprio lui che lo ha ospitato tante volte a casa sua a Cafarnao (e la sua casa è ancora visitabile oggi). Mi chiedete di Gesù? Mai visto né incontrato! Sono i nostri tradimenti di persone posate, con anche qualche autorità sugli altri, con alle spalle una famiglia, una parrocchia, una diocesi, una azienda. Non c’è sicurezza alcuna di fronte ai nostri peccati. Chi si comporta bene, guardi di non cadere dice la bibbia. Qui stat videat ne cadat.

Solo la grande misericordia di Dio e la sua tenerezza è la nostra salvezza. Quest’anno la dobbiamo assolutamente incontrare. Non c’è callo su nessun peccato che non possa essere scavato e tolto. Papa Francesco ce ne dà l’esempio: si confessa. Chiede perdono, va in capo al mondo per farsi perdonare, chiedere perdono e dare perdono. A Cuba l’ultima sortita esemplare con il capo della chiesa russa Kirill. Riconosciamo forse anche la nostra onestà di fondo, non vogliamo fare i colpevolisti facili, ma guardarci dentro con estrema onestà. Vogliamo anche noi metterci in corsa come Pietro, anche se arranchiamo. Il Risorto ce ne dà la forza, ci riporta ai tempi belli entusiasti decisi della nostra vita e desideriamo ancora un cuore pulito.

L’altro che corre è il giovane Giovanni, amatissimo da Gesù, proprio perché giovane, perché aperto alle decisioni importanti della vita, come ogni giovane e bisognoso di dritte decise. Sta con gli adulti, faceva parte della compagnia di Gesù, Lo usavano per farsi dire da Gesù le cose più intime. Tu che gli stai vicino, chiedigli chi è il traditore.  C’era in tutti  la domanda bruciante, ma farisaica che percorreva quella tremenda ultima cena: Sono forse io Signore? Lui ha davanti la vita da vivere e aveva pensato e ancora lo spera, nonostante la disfatta, che Gesù fosse la sua vera roccia. Certo lo hanno aiutato gli altri apostoli adulti; gli hanno insegnato a vivere di ideali, lo hanno seguito nelle sue movide.

Uso questa parola carissimi, perchè dobbiamo dichiarare il nostro fallimento nel non essere capaci di interessare i nostri giovani alle cose belle della nostra fede. Stanotte mentre noi celebravamo la veglia pasquale, la notte più importante della nostra fede, c’era una marea di giovani che facevano il sabato sera come tutti gli altri, forse anche con più intensità. Abbiamo dovuto difendere l’accesso alla cattedrale perché spesso non ci si può nemmeno entrare o benedire il fuoco. Non mi meraviglio perché solo l’1 per cento va a messa alla domenica. La colpa me la assumo io in prima persona perché passo per lo specialista dei giovani, ma di fronte a questa realtà mi sento fallito. Ciascun padre o madre di famiglia però si faccia qualche domanda, diamoci degli appuntamenti per affrontare questa situazione. Queste movide sono troppo deleterie per la nostra gioventù, non finiscono sempre in  “ciao, ci vediamo”. Ne sentiamo l’eco tutti i sabato sera perché la cattedrale è sempre aperta fino a mezzanotte per il giubileo del perdono. Ho anche però la sensazione che qualcosa sta cambiando nelle nuove generazioni, hanno bisogno di ideali, di compagnia che li aiuta a stanarli dalle nebbie della società. C’è qualcuno che li aiuta. Nella visita pastorale sto girando per tutte le scuole. Ti ascoltano
I nostri due, il vecchio ( l’adulto) e il giovane  alla fine arrivano  alla tomba e non possono che realizzare i tre verbi della fede: andarono, videro e cedettero, come vorremmo augurarci tutti noi...

 

+ Domenico Sigalini