Giovedi, 02  Aprile  2020  18:04:23


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Andiamo a Betlemme a vedere che c'è di nuovo

Vogliamo concludere proprio qui la nostra sera della vigilia, vissuta, come da tradizione, in un tessuto di relazioni tradizionali, molto umane e affettive, con tutti i nostri difetti e pregi, ascolti e finte, sincerità e formalità. Qui però siamo davanti a Dio. E' questo bambino che ci sorprende e sono questi zotici pastori, di cui ci ha parlato il vangelo, che stiamo imitando. Andiamo a Betlemme a vedere che è successo. Gente semplice, fuori dalla norma, incivili, piuttosto selvatici.

A questo si è ridotta la nostra vita? Con tutti i problemi che abbiamo, con tutte le crisi di cui non vediamo il fondo, con la fatica di vivere che ci assilla, con la mancanza di lavoro che ci toglie quel minimo di dignità che ci siamo costruiti a fatica?

 

Ebbene sì. Abbiamo bisogno di alzare lo sguardo dalla nostra vita alla ricerca di una speranza, alla ricerca di qualcosa che va oltre la nostra sufficienza che ci ha tradito, oltre lo stato che spesso ci lascia soli, oltre gli inganni che popolano le nostre relazioni pubbliche.

Dobbiamo con semplicità riprenderci in mano la vita e lo facciamo davanti a questo gesto di Dio, di abitare tra di noi. Sentiamo il bisogno di uno sguardo sulla vita che non viene dai nostri punti di osservazione, ma da quelli più alti di Dio. E' come se stanotte ci portassimo su un albero per allargare l'orizzonte, perché i nostri orizzonti sono chiusi e ci rendono ciascuno lupo per l'altro uomo.

 

La vita cristiana tante volte vituperata, tante volte da noi stessi tradita, è speranza che ci mette adrenalina nelle vene. Questo bimbetto è il segno che Dio non ci abbandona, che se vogliamo ascoltarlo, Lui c'è; si butta nella nostra mischia. Sa che cosa gli spetta: tradimento, croce, strumentalizzazione, insulti, bestemmie, ma non demorde. E' Dio con noi. Questa è la fede di stanotte. Saremo zotici e inaffidabili come i pastori, ma decidiamo di andare a Betlemme, di passare da questo grande progetto di Dio su di noi. Ci portiamo le nostre famiglie,spesso fragili, talvolta distrutte per i nostri tradimenti, ci portiamo i figli che non vogliono seguire le nostre tradizioni, perché per i nostri comportamenti le vedono solo come maschere di perbenismo; invitiamo a venire i giovani che stanno ricadendo nella droga, con la compiacenza del nostro perbenismo, che invece di affrontare il problema tiene tutto coperto per non creare allarmismi. Ci veniamo noi, peccatori e pentiti, con le lacrime sul volto per i nostri tradimenti, ma con dentro la certezza che il Signore perdona, è misericordia, non è impigliato nella nostra storia per ingenuità, ma ha scelto di stare con noi.

 

Un grande regalo ci è stato dato quest'anno, Dio ci ha dato papa Francesco, che ha ridato a tutti noi la speranza, la sobrietà, la coerenza nella fede. Il Signore ha visto il nostro smarrimento, il nostro continuo adattarci, il nostro feroce criticare la chiesa, il nostro tradirla, se parlo di me, la nostra supponenza e ne ha avuto compassione. L'ho incontrato in questi giorni. Ti mette gioia nel cuore, ti insegna a stare seriamente con i poveri, con i piccoli, non ha sovrastrutture di facciata, ti trascina anche se sei costretto a fare cambiamenti profondi, di stile di vita, di relazioni, di fede e di preghiera. A tutti i bambini che salutava e che si trovavano a loro agio, che gli davano il numero di cellulare, diceva: pregate per me. Io glielo ho promesso anche per voi e in questa messa lo facciamo assieme, la celebro e la celebriamo per lui.

Sicuramente papa Francesco si mette stanotte nella fila dei pastori, vuole sentire di pecora, come dice spesso a noi cristiani e preti, li abbraccia, si fa condurre da loro a vedere che cosa è successo a Betlemme, a pregare e adorare il figlio di Dio.

 

Facciamo guidare da questi sentimenti e da tutti quelli che vi vengono dal cuore stanotte e affidiamoci a questo bambino. Questo bambino è il figlio di Dio, è la pienezza cui aspira da sempre la nostra vita. E' una speranza nuova, è il seme di una umanità che si può riscattare, è il principio e la fine, è il Signore dei signori, è il creatore, è nostro fratello e ci insegna a chiamare Dio, nostro Padre.

 

+ Domenico Sigalini

 

 

Siamo testardi: non ci toccate il presepio

25 dicembre Natale del Signore (Lc 2, 1-14)

C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

(Luca 2,8-12)

 

 

Tanto è piena di tensioni, di apprensioni, talora di paure l'attesa di un bimbo, tanto, e molto di più, è piena di gioia la sua nascita. Anche maria ha provato questa decisiva esperienza della maternità e ora l'attenzione va sul bambino. Dopo i primi complimenti alla mamma l'attenzione va su di lui. Partorì, lo fasciò, lo sdraiò. E Lui, ora c'è, si fa sentire, si presenta, attira l'attenzione, si crea il suo spazio. Ha sempre bisogno dell'amore di tutti, dei suoi genitori soprattutto, ma ora è una nuova vita. E Gesù è la nuova vita per noi. Il vangelo di Giovanni userà parole più severe: il verbo si è fatto carne, ma tutti gli evangelisti dicono e tentano di farci capire la grandezza di quello che una scena così umana ci permette di contemplare.
A noi oggi non basta lasciarci commuovere da un bambino che nasce; ci serve anche la commozione, ma la nostra fede vuole che andiamo oltre, che vediamo in trasparenza la nostra storia, la storia dell'uomo, la storia del mondo. Non siamo soli. Dio è con Noi. Questo bambino è il figlio di Dio, è la pienezza cui aspira da sempre la nostra vita. E' una speranza nuova, è il seme di una umanità che si può riscattare, è il principio e la fine, è il Signore dei signori, è il creatore.
Potremmo sembrare pazzi, ingenui a caricare una scena così idilliaca di questi numerosi significati; infatti la cultura occidentale si sta stancando del Natale, della grotta, del bambinello, preferisce non fare menzione di nessuna nascita, le basta un albero, un vecchio vestito di rosso; presepio è parola ormai non politicamente corretta.
Noi invece siamo testardi, non ci interessa niente delle mode, non ci dispiace scandalizzare, passare per ritardati, vogliamo guardare a quel bambino, e vedervi il sorriso di Dio, leggergli sulle labbra le parole dell'amore di Dio. Noi credenti in questo bambino adoriamo il nostro creatore, sappiamo di stare a cuore a Dio, sappiamo che la nostra storia, non è una accozzaglia di avvenimenti, ma è un tessuto di relazioni d'amore.
E non siamo senza ragione, perché la vera ragione si è fatta carne, contro tutte le semplificazioni della ragione umana che non riesce più a parlare di Dio, dell'eternità, della morte, perché parla solo di quello che vede e tocca. Ma quello che è più importante nella vita degli uomini è sempre invisibile agli occhi.
E l'invisibile s'è fatto uno di noi, perché Dio non ci abbandona mai.

 

+ Domenico Sigalini

 

 

Finisce l’anno liturgico

Siamo con domenica prossima a capodanno e con oggi, festa di Cristo Re all'ultima domenica dell'anno. Si tratta dell'anno liturgico evidentemente. Ne abbiamo avuto sentore dai vangeli di queste ultime domeniche. Con il classico linguaggio apocalittico si annuncia vicina la fine del mondo. Siamo avvertiti però che il linguaggio apocalittico non parla né di giorno, né di ora, ma di atteggiamento di attesa che deve sempre caratterizzare il cristiano, di consapevolezza della nostra finitezza: Questo nostro mondo non è definitivo. In questa terra noi siamo ospiti, i titoli in borsa non li portiamo con noi; i nostri soldi, le nostre case, i nostri campi, le nostre reti, le nostre televisioni, le nostre creazioni anche artistiche non sono eterne. Siamo su questa terra da pellegrini. L'unico che rimane è Dio, e in lui le nostre vite. Le braccia di Dio che ci accoglieranno non sono né di pietra né di cemento armato, né di qualsiasi lega perfetta, sono di amore: una realtà che non finirà mai. Ecco perché riprendiamo un nuovo anno con l'Avvento, la stagione della speranza concreta che a Natale sarà certezza di avere ancora Dio con noi, l'Emanuele.

+ Domenico

 

 

Celebrazioni Liturgiche per il Natale

DIOCESI SUBURBICARIA DI PALESTRINA
UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL VESCOVO DIOCESANO

 

NOTIFICAZIONE

 

 

Martedì 24 dicembre 2013
SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE
Santa Messa
Basilica Cattedrale, ore 23.45

Il Vescovo Diocesano Mons. Domenico Sigalini celebrerà la Santa Messa della Notte nella Solennità del Natale del Signore e, al termine della Celebrazione, prima della Benedizione benedirà il Presepio allestito in Cattedrale.
* * *
I Rev.di Sacerdoti, che desiderano concelebrare con il Vescovo, vogliano trovarsi per le ore 23.30 nella Sagrestia della Basilica per indossare le vesti sacre, portino con sé amitto, camice e cingolo.

 

Mercoledì 25 dicembre 2013
SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE
Messa Pontificale
Basilica Cattedrale, ore 10.15

Il Vescovo Diocesano Mons. Domenico Sigalini celebrerà la Santa Messa del giorno nella Solennità del Natale del Signore quindi, al termine della Celebrazione, impartirà la Benedizione Papale.

* * *
I Rev.di Sacerdoti, che desiderano concelebrare con il Vescovo, sono pregati di trovarsi alle ore 10 nella Sagrestia della Basilica per indossare le vesti sacre, portino con sé amitto, camice e cingolo.

Palestrina, 16 dicembre 2013.

per mandato del Vescovo Diocesano,

 

 

ANGELO CECI Cerimoniere Vescovile

 

 

Agorà del Mar Nero, al termine dei lavori di programmazione.

La giornata del 19 comincia presto, qualcuno va a fare un giro al mare, anche se il tempo non promette bene. Alle 8 celebriamo l'Eucaristia. dopo aver fatto un saluto ai ragazzi della scuola dei salesiani. Inizia il lavoro di programmazione. Prima sentiamo via skype il rappresentante don Giacinto dell' Ucraina che ci descrive la situazione dei giovani ucraini.

Il mondo giovanile vive le stesse tensioni di tutti: lavoro assente, emigrazione forzata, scarsa preoccupazione delle istituzioni per il mondo giovanile.

Il mondo della fede è un poco migliore che negli altri stati, la percentuale di cattolici latini raggiunge il 5%, e quella dei cattolici anche il 40%. C'è una buona pastorale universitaria curata dai Domenicani. Sul mar Nero c'è una buona presenza di cattolici nell'esarcato di Odessa. Interessante è l'iniziativa di un pellegrinaggio che i giovani fanno annualmente a Yalta nella penisola di Crimea, dove ci stanno reliquie di san Clemente, che accanto a quelle di tanti altri martiri dei primi secoli fanno emergere la presenza in questi luoghi delle sorgenti della loro esperienza di fede.Si è appena celebrato un sinodo che ha visto riuniti più di 200 responsabili di varie associazioni. La Chiesa ha un ruolo importante anche nella società.


Alcune informazione le abbiamo avute via skype anche sulla Turchia, dove i cattolici sono lo 0,05%, i giovani molto attivi e orientati all'emigrazione sia per lavoro, sia per contrasti con la politica locale.


Alla fine si addiviene a disegnare l'agorà in questi tre momenti:


1. Un ulteriore incontro a Costanza nel settembre del 2014 con almeno 5 giovani rappresentanti delle varie nazioni che gravitano sul mar Nero e in più l'Armenia. Per questo si son giàpresi contatti con i due parroci di Costanza e con l'arcivescovo Di Bucarest. L'obiettivo è di fare diventare protagonisti i giovani laici. I presbiteri hanno il loro specifico ruolo di responsabilità di pastori. Il tema di fondo è sempe la ricerca delle sorgenti della fede del luogo e di una scelta più coraggiosa di essa.


2. Una vera agorà con partecipazione allargata a più giovani possibile nella penisola di Crimea in forma di pellegrinaggio verso Yalta alla scoperta delle radici cristiane del Mar Nero e delle sue sponde, nella venerazione delle reliquie di san Clemente, nel 2015. Riscoperta della fede, gioia di comunicarla, forza e coraggio di professarla, solidarietà per il futuro dei giovani da vivere.


3. L'ultima tappa è la partecipazione alla giornata mondiale della gioventù di Cracovia nel 2016, favorendo la partecipazioni delle nazioni di questa area, ritagliandosi pure una spazio simbolico durante la GMG.


Questo esige una preparazione ordinata, che abbraccia non solo l'evento, ma anche periodi che precedono e seguono i vari appuntamenti.


A sera siamo stati ricevuti dall'arcivescovo di Bucarest, cui si è in anteprima presentato il progetto.


Una notte presso il bellissimo nuovo convento dei carmelitani scalzi e poi si ritorna a Roma e a Palestrina.

 

+ Domenico

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Una giornata quasi intera per giungere al Mar Nero nella città di Costanza sulla sponda della Romania. Un volo da Fiumicino alle 8 di mattino per Bucarest, siamo in tre io, con Maria Grazia e Monica, e in pulmino con gli altri amici da Bucarest a Costanza. Un'ora di differenza di fuso ci fa giungere alle 18 che già è buio.
Ci avevano accolto all'aeroporto gli amici della Romania, don Felix, Codruta, Daniel che si prendono in carico tutti gli spostamenti; già c'era don Michele rappresentante della Moldova, vi abbiamo aspettato p. Filippo, rappresentante della Georgia, che veniva da Istambul. A Costanza troviamo p. Stefano rappresentante della Bulgaria.
Per questo primo incontro siamo con alcuni preti e con pochi giovani, perchè conoscevamo solo loro, ma sappiamo che ciascuno ha alle spalle una buona esperienza con il mondo giovanile delle nazioni da cui provengono. Ci accolgono a Costanza i padri Salesiani. Tra loro trovo don Tiziano, un mio antico alunno nel seminario di Brescia. Celebriamo l'Eucaristia con la loro comunità e immediatamente dopo iniziamo il nostro lavoro. La prima cosa che facciamo è una fotografia dei territori che si affacciano sul Mar Nero. Vogliamo sentire da chi ci vive:

• come si trovano i giovani,
• come sono aiutati a vivere la fede nel Dio di Gesù Cristo e come partecipano alla vita della Chiesa
• e che cosa rappresenta per loro il Mar Nero, come spazio di vita, di confronto, di consapevolezza della propria identità.

La nazioni presenti sono: Romania, Bulgaria, Moldova, Georgia. Domani via skype si collegherà l'Ucraina, in seguito incontreremo la Russia, che ha il centro diocesi a 5.000 Km dal mar Nero, e la Turchia. I cattolici da queste parti sono proprio una minoranza: si va dal 6 % della Romania, all'1 % della Bulgaria e della Georgia, allo 0.8% della Moldova.


1. I giovani sono molto disagiati come i nostri; sono senza lavoro, per trovarlo devono spostarsi nelle grandi città o all'estero. Ci si prende cura dei giovani, ma quando sono alla fine della scuola superiorie emigrano o nelle città universitarie o all'estero. Conducono una vita media, senza miseria, ma anche con serie difficoltà a progettare il futuro.

2. La partecipazione alla vita cristiana è difficile, perchè in alcuni paesi i cattolici sono discriminati, e per il piccolo gruppo che essi costituiscono. La formazione alla fede segue la via dei rapporti interpersonali. L'apparteneza alla propria patria è problematica, perchè ogni popolo si divide in due stati. La fede per chi la scopre durante la giovinezza è impegnativa e non sempre costante.

3. Il Mar Nero è luogo di spiagge, ma anche uno spazio di scambio e di solidarietà e comprensione, di prova dell'esserci.

 

Da queste prime osservazioni domani si continuerà una piccola progettazione.

+ Domenico

 

Galleria Fotografica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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