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Agorà dei giovani del mar Nero

Si chiama agorà in greco la piazza, il luogo dell'incontro di tante persone, in genere crocevia di tante strade vive di una città o di una valle; è una agorà anche un mare perché su di esso e sulle sue rive si incrociano persone che provengono da tante parti. Era una grande agorà il lago di Galilea, dove Gesù incontrava le persone del luogo e i vari viaggiatori. E' ormai tradizione in Italia fare l'agorà dei giovani del mediterraneo, cioè incontrare tutti i giovani che provengono dai paesi che si affacciano sul mediterraneo. Hanno problemi diversi, esperienze varie, ma è bello incontrarsi su una sponda a parlarne, a scambiare esperienze, modi di vivere, pensieri, ricerche profonde anche di religiosità. Questa la si tiene a Loreto da tanti anni con le pastorali giovanili delle chiese che si affacciano sul mediterraneo, nazioni spesso in guerra o in migrazione, popoli di antica origine, depositari di profonde esperienze religiose, culturali, sociali. Una agorà dei giovani del mar Nero, la vogliamo iniziare a partire da quest'anno e vado proprio a Costanza, città rumena proprio sul mar Nero, nei giorni 18, 19 e 20 novembre 2013 per incontrare alcuni giovani responsabili delle iniziative giovanili delle nazioni che vi si affacciano come la Romania, la Bulgaria, l'Ucraina, la Moldova, la Russia, la Georgia e la Turchia.
Intanto ci scambiamo idee, approfondiamo e leggiamo la realtà, i bisogni, le difficoltà, le esperienze belle, progettiamo un incontro allargato anche ai giovani della base, e decidiamo la stagione e le giornate della convocazione, che sarà nel 2014.
Ci spinge anche il continuo dirci di uscire di papa Francesco, di incontrare, di andare nelle periferie. Il Mar Nero è per noi una periferia, l'abbiamo studiato a scuola come teatro di qualche guerra, ma lo vogliamo riscoprire come luogo di pace, di scambio, di esperienze religiose, di popoli antichi, dalle cui culture discendiamo pure noi, di aiuto vicendevole per il mondo giovanile. Ne potrà nascere un collegamento, alcuni gemellaggi, insomma il mondo non solo da abitare dentro confini sicuri, ma da mettere in grande comunicazione e comunione.
Se ne fa carico il Forum Internazionale dell'Azione Cattolica, di cui sono l'assistente spirituale e altri enti di promozione.
Noi siamo abituati alla movida, questa deve essere una movida da mar Nero dove i giovani sono soggetti del loro futuro e protagonisti dell'annuncio della fede che sperimentano e vogliono offrire agli amici negli incroci naturali delle loro storie e delle loro vite.

 

+ Domenico

 

 

 

Immigrati: un dono di Dio. Mons. Sigalini e l'immigrazione. Se ne è parlato alla festa Decoder Campus 2013 di Genazzano

immigrati fotoMons. Domenico Sigalini ha partecipato, domenica 13 ottobre, al dibattitto sull'immigrazione organizzato durante la festa Decoder Campus. Nello scenario del Castello Colonna di Genazzano il Nostro Vescovo è intervenuto confrontandosi con il Ministro per le Pari Opportunità Cecile Kyenge e con l'Europarlamentere Guido Milana. Evocando Frost, Sant'Agostino, la globalizzazione, i giovani e l'Europa, Mons Sigalini ha portato un messaggio di speranza verso quei popoli e quelle generazioni che non dobbiamo etichettare come invasori, ma ad accoglierli con giustizia e carità. La chiesa, ha detto Sigalini, deve svolgere un ruolo fondamentale in questo processo di integrazione, dedicando energie per i migranti, soprattutto per i piccoli e i giovani, a cui dobbiamo offrire spazio e risorse. Un messaggio molto convinto quello di Sigalini, per nulla toccato dalla strumentalizzazione politica del tema, soprattutto in queste settimane di tragedie e grandi annunci, e per nulla impaurito dai numeri sorprendenti dell'immigrazione in Europa. Con un monito, rivolto soprattutto all'Europa intera: basta speculare sulle guerre che costringono gli immigrati a lasciare la loro cara patria e basta assegnare lo status di clandestini delinquenti a questi poveri cittadini del mondo colpevoli solo di essere nelle condizioni di lasciare il loro paese in guerra. 

 

Ecco il testo integrale dell'intervento del Nostro Vescovo Domenico:

 

Immigrati: un dono di Dio

+ Domenico Sigalini

Le nostre comunità sono trasformate in società multietniche e multireligiose. Si stabilisce un gioco di somiglianza e differenza che è portatore di un possibile arricchimento, ma anche di una potenziale violenza. La comune umanità chiama all'incontro e alla comunione. I nuovi arrivati da tanti paesi lontani sono detentori di una loro cultura differente, ma d'altra parte hanno in comune con noi il loro essere persone umane.
Ieri, le distanze geografiche facevano convivere pacificamente le differenze di cultura, di religione, di etnia. Il poeta americano Robert Frost diceva ironicamente che buone staccionate fanno buoni vicini. Oggi, la globalizzazione ha fatto cadere queste staccionate. Lo straniero, l'altro non è più uno oltre i nostri confini e con il quale tutt'al più ci confrontiamo per avere conferma di noi stessi e della nostra identità etnica. Lo straniero ora ci raggiunge nelle nostre città, è lo straniero tra noi. E questo cambia tutto. Cambiano sentimenti e forme di appartenenza, processi di costruzione dell'identità e del riconoscimento, modi e regole della cittadinanza, rapporto con la memoria e la cultura. La conseguente riduzione delle distanze di protezione, prodotta dai processi di immigrazione e dal pendolarismo culturale, costringe alla convivenza persone di diversa cultura, di diversa religione, di diversa etnia. La convivenza, oltre che occasione di arricchimento culturale, di creazione di rapporti di solidarietà, di allargamento di orizzonti sociali, diventa spesso confronto-scontro di convinzioni religiose e politiche, di modelli e paradigmi di civiltà. Con le distanze lunghe, gli altri rimangono prossimo. Con le distanze ravvicinate, i medesimi diventano concorrenti.
Oggi la radio, la televisione satellitare, internet, il turismo ed il pendolarismo planetario hanno cancellato la possibilità della non conoscenza reciproca. L'ignoranza dell'altro è una scelta, non una possibilità o una casualità.
In un libro sinodale alcuni giovani scrivono: «Siamo convinti che attraverso l'incontro e il dialogo possiamo costruire percorsi di integrazione e coesione, in un rapporto di reciproco scambio una partecipazione attiva e corresponsabile alla vita sociale, culturale ed economica», oltre i pregiudizi e la superficialità dei luoghi comuni.
È molto significativo, a questo riguardo, il testo di un manifesto di un centro sociale d'una cittadina tedesca che dice: «Il tuo Cristo è ebreo; la tua auto è giapponese; la tua pizza è italiana; la tua democrazia è greca; il tuo caffè è brasiliano; la tua vacanza è turca; i tuoi numeri sono arabi; la tua scrittura è latina; e il tuo prossimo è solo uno straniero?».
Si deve pensare alla cittadinanza in termini mondiali, con un orizzonte largo capace di affrontare una politica dal respiro universale, per il bene di tutti, osando anche qualche utopia per imprimere ancora più speranza nel futuro.

C'è da decidere se di fronte a questi uomini come noi, che invadono le nostre comunità, dobbiamo fare come ai tempi di Agostino, in cui la gente si dava da fare per sotterrare i beni materiali, per non farseli rubare. E sant'Agostino faceva presente che il ladro e la tignola li avrebbero scoperti e consunti, e invitava a riporre l'unica speranza nella relazionalità, che è l'unica garanzia di soccorso nel momento dell'angoscia. Una comunità cristiana ha il dovere di accogliere e offrire ai credenti in Gesù Cristo il dono del vangelo in una comunità cristiana solidale e accogliente e di proporre a tutti il dono della sua fede. Non siamo chiamati a indottrinare nessuno, ma a dire con gioia in chi crediamo e che cosa è per noi la fede cristiana e come viviamo giustizia e carità.

L'Europa entra in crisi di fronte a questo allargamento perché ha paura di dover ridurre i suoi desideri, della spartizione come diminuzione di beni, e non pensa all'accrescimento di valore antropologico, di generosità sociale, di umanità che si arricchisce nello scambio di sforzi che ciascuno fa nel tentativo di affrontare il rischioso mestiere di vivere. Chi ha detto che lo straniero non abbia nella sua vita le risposte che tanto noi cerchiamo per la nostra?

Nei confronti del fenomeno della mobilità umana il mondo giovanile degli immigrati è quello che presenta maggiori problematiche, tipiche della loro vita, dinanzi alle quali la Chiesa non può restare indifferente:

• la difficoltà della duplice appartenenza: hanno bisogno della loro cultura come l'aria che si respira, ma vogliono sentirsi parte a diritto pieno del nuovo mondo che abitano e a cui dedicano le loro energie;
• la delicatezza del mondo giovanile femminile, il più fragile e il più ricattato;
• i bambini e gli adolescenti, la cui situazione è ancora più precaria in un tempo della vita che ha bisogno di grande attenzione, mentre invece, soprattutto i rifugiati, vivono in segregazione e in campi di permanenza obbligatori. Spazi di impegno per uscire da queste problematiche sono la scuola e la famiglia. La scuola non può restare asettica e stare a guardare, ma deve essere il primo luogo di convergenza di docenti, famiglie, alunni e autorità locali per aprirsi al dinamismo della interculturalità. La libertà religiosa è spesso strumentalizzata dal laicismo per cancellarne ogni traccia, sognando un cittadino non solidale ma neutro. La laicità della scuola non è cancellare le domande religiose, ma permetterne l'espressione nel massimo del rispetto e della libertà di tutti, entro un progetto educativo garantito dalla costituzione.
• i giovani migranti, sempre e comunque una risorsa, prima ancora che un problema, e con molte energie da mettere a disposizione di tutti.

Dinanzi a questa problematiche, i giovani credenti sono invitati ad essere evangelizzatori, coraggiosi testimoni della fede e dell'amore.

Qualcuno prevede che nel 2050 ci sarà il sorpasso dei figli degli stranieri rispetto agli italiani. Le migrazioni sono un fenomeno ormai emergente e, come è stato per gli ultimi avvenimenti di Lampedusa, tragici. La nostra comunità cristiana è oggi chiamata a mettere in atto, con generosità e coscienza delle sue responsabilità, una serie di atteggiamenti, iniziative, riflessioni, per affrontare temi come:
• l'integrazione, il pluralismo culturale etnico e religioso, la convivenza pacifica, la collaborazione;
• la proposta del vangelo e della fede cristiana, nel massimo della libertà, ma anche nella consapevolezza di un dono da mettere a disposizione;
• l'apertura delle nostre strutture pastorali alla loro necessità di aggregazione, non finalizzata solo a problemi da risolvere, ma anche a vita da vivere e generosità da offrire;
• lo scambio di ragioni di vita con i nostri giovani forse troppo annoiati per vederle chiare e trainanti, mentre i giovani immigrati presentano e offrono una maggior grinta nel vivere;
• l'appello alla corresponsabilità delle nostre comunità e dei fedeli nel rispettare, trattare con giustizia e accogliere in particolare i giovani immigrati;
• appoggiare l'intercultura nelle scuole e negli oratori; la formazione è sempre una carta vincente contro tutte le paure e i gli arroccamenti nazionalistici;
• aprire strutture, già vivaci sul nostro territorio, con particolare attenzione ai giovani: scuole cattoliche, oratori, caritas, microcrediti.
• Il diritto di chi nasce in Italia di essere italiano, meglio ancora se europeo

Ho avuto modo di visitare l'anno scorso Lampedusa, ed ho riscontrato da parte dei suoi abitanti una grande bontà e disponibilità nei confronti di questa povera gente. Ma proprio a partire da queste manifestazioni di solidarietà, in stile direi quasi familiare, va sicuramente espresso non solo l'orrore e la vergogna per l'ecatombe di immigrati che si è consumata ancora una volta, ma va invocata l'abolizione di tutte le remore che ci sono per legge nei soccorsi ufficiali, mentre i pescherecci fanno di tutto per salvare loro la vita. Gli immigrati non sono clandestini delinquenti, di cui registrare le impronte digitali e quindi da non soccorrere immediatamente perché sono contro la nostra legge.

Questi immigrati non sono colpevoli: lo siamo noi, lo è l'Europa, che ancora sta guadagnando sulle loro miserie e sulle guerre che li obbligano a lasciare il proprio Paese.
Che Dio abbia pietà di tutti questi morti, che perdoni le nostre colpe e ci dia forza per cambiare le nostre leggi e quelle dell'Europa, incapaci ancora come siamo di interpretare questi nuovi bisogni dell'umanità.

 

+ Domenico

 

 

Strage di Lampedusa. Il Vescovo Domenico: invoco da Dio pietà, perdono e forza per cambiare

Proprio a partire dalla bontà e grande disponibilità degli abitanti di Lampedusa, che ho visitato l'anno scorso, dove c'è una Azione Cattolica semplice e concreta nella solidarietà in stile famigliare, in comunione con papa Francesco, desidero assolutamente esprimere non solo l'orrore e la vergogna per l'ecatombe di immigrati che si è consumata ancora in mare e, credo di interpretare anche il sentire della gente della diocesi di Palestrina, anche nell'invocare una abolizione di tutte le eventuali remore che ci sono per legge nei soccorsi ufficiali, mentre i pescherecci fanno di tutto per salvare la vita delle persone.

Questi immigrati non sono colpevoli, lo siamo noi, lo è l'Europa che ancora sta guadagnando sulle loro miserie e sulle guerre che li obbligano a lasciare il paese. Invoco da Dio pietà per i morti, perdono per le nostre colpe e forza per cambiare le nostre leggi e quelle dell'Europa, incapaci di interpretare questi nuovi bisogni dell'umanità.

+ Domenico

 

Con il Vangelo in Tasca -Lectio con il Vescovo

"Attraverso il dialogo con le generazioni, con gli occhi aperti al mondo e le mani tese ad accogliere ed afferrare con decisione il tempo e le situazioni, che vogliamo iniziare il nuovo anno pastorale con obiettivi chiari e decisi che valorizzino la formazione e l'impegno concreto sulla luce del mandato del Papa e del Vescovo: Andate, senza paura, sul campo ed evangelizzate! Qui siamo chiamati a formarci e a impegnarci!"

 

Don Antonello Sio

Direttore Servizio Pastorale Giovanile Diocesi di Palestrina.

 

IL SAMARITANO Lc 10,29-37 "Lo vide e passò oltre"

 

Accompagnati dal nostro Vescovo in un itinerario di sette incontri, per i giovani all'ascolto della Parola; primo appuntamento Giovedì 17 ottobre a Paliano (Fr) nella parrocchia di Sant'Anna alle ore 21:00.
"Dobbiamo farci trovare", in cammino sulle strade della vita "Con il Vangelo in tasca" per servire senza paura!.

 

Scarica la LOCANDINA

 

Maggiori Informazioni http://www.diocesipalestrina.it/giovani/articolo_2.html

Lectio Magistralis: Fotografie per una storia dal 1986 al 2013

Numerosa la partecipazione all'incontro avuto ieri nella sala Polivalente della Curia per la Lectio Magistralis sul tema "Giornata Mondiale della Gioventù 2013: non lasciatevi rubare la speranza" tenuta dal Vescovo S.E. Mons. Domenico Sigalini. L'acquazzone che puntualmente si è scatenato alle 18.00 in punto in concomitanza con l'inizio della Lectio, non ha affatto scoraggiato i partecipanti, che hanno riempito la sala e prestata la massima attenzione del percorso a ritroso che si è vissuto dal 1986 al 2013.

 

Di seguito la Lectio Magistralis del Vescovo Domenico Sigalini
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Lectio Magistralis 30 settembre 2013

 

Le giornate mondiali della gioventù, eventi determinanti per la pastorale giovanile

 

Fotografie per una storia dal 1986 al 2013

 

Introduzione

 

Che cosa è la GMG?

E’ la più bella e fruttuosa iniziativa per i giovani che il Papa Giovanni Paolo II  ha inventato per farli incontrare con Cristo, per farli incontrare tra di loro, per farli incontrare con i vescovi e farli sentire chiesa cattolica universale.

 

Sono nate nella mente del Santo Padre Giovanni Paolo II con la celebrazione dell’anno santo straordinario del 1983-84. Sono iniziate nel 1985 con l’anno internazionale della gioventù e sono state celebrate ad anni alterni in forma diocesana  e in forma mondiale. Gli appuntamenti mondiali sono stati Roma (‘85), Buenos Aires (87), Santiago (89), Czestochowa (91), Denver (93), Manila (95), Parigi (97) e nel 2000, saltando il ‘99, di nuovo a Roma,  a Toronto nel 2002 e a Colonia nel 2005,a Sidney nel 2008, a Madrid nel 2011, a Rio de Janeiro nel 2013.

Nel 1996 a Czestochowa si è tenuto un incontro tra tutti i responsabili che nelle varie nazioni hanno organizzato le Giornate Mondiali per fare una valutazione dell’iniziativa e in quell’occasione il papa ha inviato una lettera che chiarisce bene gli obiettivi delle giornate:

 

“Finalità principale delle Giornate è di riportare al centro della fede e della vita di ogni giovane la persona di Gesù, perché ne diventi costante punto di riferimento e perché sia anche la vera luce di ogni iniziativa e di ogni impegno educativo verso le nuove generazioni. E' il "ritornello" di ogni Giornata Mondiale. E tutte insieme, nell'arco di questo decennio, appaiono come un continuo e pressante invito a fondare la vita e la fede sulla roccia che è Cristo.

 

“I giovani sono così periodicamente chiamati a farsi pellegrini per le strade del mondo. In essi la Chiesa vede se stessa e la sua missione fra gli uomini; con loro accoglie le sfide del futuro, consapevole che l'intera umanità ha bisogno di una rinnovata giovinezza dello spirito. Questo pellegrinaggio del popolo giovane costruisce ponti di fraternità e di speranza tra i continenti, i popoli e le culture. E' un cammino sempre in atto. Come la vita. Come la giovinezza.

Col passare degli anni, le Giornate Mondiali della Gioventù hanno confermato di non essere riti convenzionali, ma eventi provvidenziali, occasioni per i giovani di professare e proclamare con crescente gioia la fede in Cristo. Ritrovandosi, essi possono interrogarsi insieme sulle aspirazioni più intime, sperimentare la comunione con la Chiesa, impegnarsi nell'urgente compito della nuova evangelizzazione. In tal modo si danno la mano, formando un immenso cerchio di amicizia, congiungendo i colori della pelle e delle bandiere nazionali, la varietà delle culture e delle esperienze, nell'adesione di fede al Signore Risorto.” Ogni anno la giornata è celebrata in diocesi la domenica delle Palme e  ogni due anni (eccetto alcune poche eccezioni) è celebrata a livello mondiale.

 

 

I temi delle GMG:

 

Scorriamo anche solo i titoli e i luoghi per cogliere ancora più concretamente il significato di queste giornate, dopo l’inizio a Roma.

 

Con Papa Giovanni Paolo II

1985 a Roma “Aprite le porte a Cristo”

1986  Sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1Pt 3, 15)

1987 a Buenos Aires in Argentina: "Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi" (1 Gv. 4, 16)

1988 " Fate quello che egli vi dirà" ( Gv. 2, 5b)

1989 a Santiago de Compostela in Spagna: "Io sono la Via, la Verità, la Vita" (Gv. 14, 6)

1990  "Io sono la vite, voi i tralci" (Gv. 15, 5)

1991 a Czestochowa in Polonia "Avete ricevuto uno Spirito da figli" (Rom. 8, 15)

1992 "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo" ( Mc. 16, 15)

1993 a Denver nel Colorado (USA) "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Giov. 10, 10)

1994  "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv. 20, 21)

1995  A Manila nelle Filippine, con lo stesso tema del 1994.

1996  "Signore da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna (Gv. 6, 68)

1997  a Parigi :Maestro dove abiti, Venite e vedrete (Gv. 1, 38-39)

1998: "Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa" (Gv 14, 26)

1999: "Il Padre vi ama" (Gv 16, 27)

2000: a Roma "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 14).

2001: “ Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Lc 9, 23) 

2002: a Toronto (Canada) “Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo” (Mt.5,13-14)

2003    “Ecco la tua madre” (Gv. 19, 27)

2004    “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12, 21)

 

Con Papa Benedetto XVI

 

2005   a Colonia “ Siamo venuti per adorarlo (Mt. 2, 2)

2006             "Lampada per i miei passi è la tua parola,luce sul mio cammino" (Sal 118[119], 105)

2007            "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34)

2008             a Sidney "Avrete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni” (At 1, 8)

2009            “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10)

2010            “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17)

2011             a Madrid: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr. Col 2,7)

2012            “Siate sempre lieti nel Signore!” (Fil 4,4)

 

Con Papa Francesco

2013 a Rio de Janeiro: Andate e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19)

 

Sono però conosciute come Giornate Mondiali quelle straordinarie di Roma, Buenos Aires, Santiago, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sidney, Madrid, Rio de Janeiro. La prossima sarà a Cracovia in Polonia.

 

Gli elementi fondamentali della GMG

L’ossatura celebrativa è costituita da tre giornate cosiddette di catechesi, in cui i giovani sono invitati a vivere tre mattinate di riflessione sulla Parola di Dio, guidati dai vescovi della propria nazione. Sono mattinate intense di ascolto, riflessione, scambio e celebrazione. Molte osservazioni sono state fatte circa il fatto che i catechisti siano sempre e solo vescovi, che si possano fare anche altri interventi formativi diversificati, che ci si scambino maggiormente esperienze tra giovani di nazioni diverse nonostante le talora insormontabili difficoltà della lingua ecc.. Sta di fatto che in questi anni i vescovi che hanno tenuto le catechesi sono rimasti entusiasti di questi contatti. Ricordiamo che 20 anni fa non era molto usuale nelle varie chiese del mondo che il vescovo in una diocesi avesse rapporti diretti con i suoi giovani, li seguisse con un magistero continuato e diretto. Dall’altra parte i giovani le hanno apprezzate come momenti di formazione e di interiorizzazione dell’esperienza che stavano vivendo. Se la difficoltà della lingua obbliga a tenere questi momenti divisi per nazionalità, almeno per gli italiani, esistono durante le GMG altri incontri formativi o di preghiera con giovani di altre nazioni, come per esempio le via crucis, il festival, le feste nel quartiere in cui si alloggia e alla fine le celebrazioni col Santo Padre.

 

Tutto questo lavoro culmina con la Veglia notturna presieduta dal Santo Padre, come momento più coinvolgente e partecipato, del tutto giovanile. Segue la notte che i giovani passano sul campo e il mattino seguente la solenne celebrazione della Eucaristia e l’annuncio della successiva giornata.

 

La nazione che ha l’incarico di ospitare la GMG crea un gruppo di lavoro che articola in breve tempo una proposta sia per la propria chiesa, sia per tutte le altre su come si intende preparare la Giornata. 

Toccante resta sempre il momento in cui, durante la celebrazione liturgica della domenica delle Palme in Piazza S. Pietro avviene il passaggio della croce dell’Anno Santo tra i giovani di una nazione e quelli dell’altra. Nel ‘95 il passaggio avvenne tra un gruppo di Filippini e un gruppo di Francesi con alla testa il cardinale di Parigi, nella domenica delle Palme del 1998 avvenne tra i francesi e i giovani italiani, nel 2001 tra gli italiani e i canadesi e nel 2003 tra Canadesi e tedeschi, nel 2006 tra tedeschi e australiani, nel 2009 tra australiani e spagnoli, nel 2012 tra spagnoli e brasiliani, nel 2014 sarà tra brasiliani a e polacchi.

A un anno esatto, se non prima, dalla celebrazione il papa invia a tutti i giovani un messaggio che diventa la traccia su cui si progetta tutta la preparazione formativa. E’ un documento che approfondisce il tema, aiuta a riflettere e soprattutto tiene alto il livello della preparazione[1].

La Conferenza Episcopale ospitante si incarica di definire l’inno presentandone almeno tre, inventati per l’occasione e non riciclati, al Pontificio Consiglio che sceglierà il migliore e il logo.In questi ultimi tempi ha offerto anche riflessioni sul contenuto teologico pastorale che diventa il messaggio catechetico di tutta la giornata, il leit motiv che verrà ripreso sempre, che ispirerà inno, logo, organizzazione, preparazione, mobilitazione, celebrazioni finali, catechesi, pubblicistica, programma formativo....

Osservandole complessivamente possiamo scorgervi tre elementi:

 

* una esperienza determinante che caratterizza e dà senso particolare alla giornata

* un elemento simbolico che traduce talvolta visivamente, ma soprattutto culturalmente, in senso ampio, il significato della giornata

* un contenuto prevalente, più avvertito come ricordo che permane per le caratteristiche con cui è stato annunciato e recepito oltre che come logico perno dei discorsi fatti.

 

Una grande catechesi dal pellegrinaggio al mandato.

 

La giornata mondiale straordinaria è costruita su alcuni momenti: la convocazione,  il messaggio del Papa, la convergenza sul luogo della celebrazione, la partecipazione a momenti di catechesi che si sviluppano in un triduo, la notte di veglia di preghiera con il Santo Padre, la celebrazione Eucaristica. Tutti questi momenti concorrono a costruire una grande catechesi, un annuncio ai giovani e al mondo di un cammino di conversione a Cristo, a partire dalle esperienze e domande profonde della vita del giovane e di un impegno a portarlo in tutto il mondo. Catechista è soprattutto il Santo Padre con le sue toccanti omelie, commenti, gesti posti al cospetto del mondo intero; catechisti sono i cardinali o vescovi, che per tre giorni, a gruppi linguistici diversi, parlano e illustrano i temi fondamentali della fede. La Parola di Dio ne è centro, la riflessione teologica strumento, la preghiera rinforzo, la comunicazione e il dialogo lo stile. Da una giornata mondiale il giovane porta a casa quella riflessione sulla verità cristiana, quell'esperienza di fede che lo aiuterà ad affrontare le domande profonde della sua esistenza e quell'invito perentorio a non tenere per sè quanto ricevuto, a farsi missionario. In queste catechesi si concentrano tutte le esperienze ecclesiali che i giovani vivono, gli stili di aggregazione, le idee forza dei movimenti, le scelte di ciascuno in un caleidoscopio meraviglioso che va sempre di più creando unità attorno al Santo Padre e facendo nascere nelle chiese particolari una attenzione progettuale all'educazione alla fede delle giovani generazioni.

 

 

 

I  quadri storici delle GMG straordinarie

1. L’inizio provocatorio, rischioso: Roma 1984-1985, la prima grande catechesi

 

11-15 aprile 1984, il primo giubileo dei giovani di Giovanni Paolo II.

Il Santo Padre quando parla delle giornate mondiali dice sempre che non ne è stato lui l’inventore, ma i giovani: “sono loro che mi hanno coinvolto in questa avventura”. Ed è in parte vero. Come sono nate, infatti? Appunto. C’è qualcuno che può dire qual’è stata la prima GMG? Semplice! Se tu sai che quella di Colonia è la 20esima, calcoli a ritroso gli anni e arrivi alla prima; arrivi cioè al 1986. Il chè è vero in parte soltanto, proprio perché la realtà non è così schematica come si pensa. Della serie: un giorno il Papa si alza, gli viene in mente di fare le GMG, fa un decreto, un messaggio e comincia l’avventura? La cosa invece è molto diversa e più bella. Bisogna riportarsi al 1983-84. Era l’Anno Santo della redenzione, cioè 33 anni dopo il 1950, l’ultimo anno Santo, giusto gli anni che tradizionalmente si pensa avesse Gesù quando è stato messo in croce. Il papa chiama i suoi collaboratori e dice: non sarebbe bello che anche i giovani potessero partecipare all’anno Santo. Noi oggi, con negli occhi il mare di giovani del Giubileo del 2000 pensiamo che la cosa sia del tutto naturale, ma chi ha vissuto come me quegli anni dall’interno della pastorale giovanile, sa come era impensabile poter riunire tanti giovani a Roma. I giovani italiani soprattutto uscivano da una stagione difficile di contestazione snaturata e di violenza, l’est era ancora sotto la cortina di ferro, l’America latina viveva ancora le difficoltà dei colpi di stato, la Francia non era da meno con il suo laicismo, non parliamo del mondo tedesco anglo sassone piuttosto refrattario per ragioni storiche a tutto ciò che sa di romano, la Spagna forse poteva essere più tranquilla dopo la caduta del regime di Franco. Tutto faceva pensare che chiamare i giovani sarebbe stata una impresa disperata e i collaboratori del papa lo hanno sconsigliato in tutte le maniere. Invece le strade di Roma, quella domenica delle Palme, furono invase da una marea di giovani, contro ogni previsione. A sera il papa poteva ben dire ai suoi collaboratori: “ avete visto?! I giovani hanno bisogno di qualcuno che li orienti a Cristo. Cristo è il cuore della loro vita. Aspettano solo che qualcuno li chiami”. Ecco perché l’idea è sia del papa che dei giovani.

 

 

Secondo tentativo, decisivo, 30-31 marzo 1985

Il papa aveva visto bene, pellegrinando per le città d’Italia, per il mondo incontrava masse di giovani, ne percepiva la sete, la stanchezza di promesse offerte dalle varie politiche e mai mantenute. Capiva che erano stati utilizzati dagli adulti e subito mollati quando questi avevano visto che i giovani non erano funzionali alle loro ideologie o alle loro rivoluzioni. Percepiva la sete che i giovani avevano di Dio e che nessun educatore aveva intuito essere così forte e così generale. Si parlava ancora di morte di Dio, di scomparsa del religioso. Invece non c’era visita pastorale del Papa nelle diocesi italiane o nelle varie nazioni del mondo in cui non ci fosse un suo incontro voluto esplicitamente con i giovani. Era impossibile quindi che non esprimessero anche oltre i confini della propria appartenenza sociologica, in una comunità universale, durante una GMG, la loro adesione a Cristo e appartenenza alla Chiesa.  Ma nel 1984 ancora non si può dire che siano nate le GMG. Il 1985 però offre al papa un’altra grande occasione: l’ONU lo proclama anno della gioventù. Ne fa tanti di “anni” l’ONU per sensibilizzare gli stati a qualche problema, ma molte volte tutto si risolve in una serie di incontri formali, che interessano solo gli addetti ai lavori. Il papa invece scrive una lettera ai giovani che resterò memorabile. Mostra a tutto il mondo di credere ai giovani e allora li chiama un’altra volta a Roma. Questa può ben essere una vera GMG, la numero zero, il conteggio lo inizieremo l’anno dopo, per adesso è la festa che ha valore in sé, esemplare, non ha bisogno di essere classificata se è lei che fa nascere la storia delle GMG. Roma è stata invasa da migliaia di giovani da tutto il mondo. C’ero anch’io, non troppo convinto, perché i nostri capi ci dicevano che erano più importanti i campiscuola, le riunioni di gruppo, la quotidianità e non queste riunioni di massa. La solita mentalità che fatica a morire ancora oggi e che ha tenuto sotto tono una generazione di giovani, che non disdegnavano la quotidianità, ma volevano allargare gli orizzonti dei giorni feriali, per viverli con un’altra aria, un’altra vista, un’altra convinzione. Le parrocchie, le associazioni classiche sono state le ultime a muoversi almeno nei livelli di base. Da questo momento in poi il Papa allora indice le GMG. La croce donata l’anno prima comincia a pellegrinare e a diventare il simbolo attorno a cui si stringono i giovani.

 

Ci hai chiamati a Roma, a casa tua, dieci anni fa, in un tempo in cui gli adulti, convinti di averci domati o saziati, ci avevano abbandonati a noi stessi. Ci hai fatto incontrare Gesù con la sua esigente domanda: "Va, vendi quello che hai, dallo ai poveri e poi vieni e seguimi" e hai segnato per sempre della sua presenza la nostra voglia di vivere e di incontrarci[2].

 

A Roma convergono molti giovani, le catechesi vengono tenute nelle varie Basiliche. Piazza S. Pietro, la casa del papa, accoglie questa invasione pacifica. Anche qui si parla già di pellegrinaggio, ma è la vecchia forma storica dell'andare a Roma. Si tratta in questa occasione di ascoltare, staccarsi dalle proprie comode suddivisioni tra cristiani impegnati. Sono soprattutto i giovani aggregati in associazioni o movimenti che vi partecipano entusiasticamente, un po’ meno le comunità diocesane. Il mondo giovanile è ancora molto frammentato e l'educazione alla fede dei giovani in certe nazioni è piuttosto sfiduciata.

 

2. La prima uscita da Roma: Buenos Aires, pasqua 1987

“Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Giov. 4, 16)

 

Ci hai portati a Buenos Aires, in un mondo in subbuglio, nel 1987; ci hai fatto incontrare soprattutto con i tanti giovani dell'America Latina; là ti abbiamo accolto con la speranza di una liberazione dall'ingiustizia sociale e ancor più dal male profondo di un cuore malato e rattristato dal peccato. "Abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi"[3].

 

Il rodaggio delle giornate mondiali della gioventù avviene in America Latina, proprio la domenica delle Palme di quell’anno, l’11-12 aprile 1987. Il luogo della veglia e della massima concentrazione è una grande avenida, l’avenida 9 de Julio, che diventerà l’avenida dei giovani. Un milione di giovani si riuniscono da tutti i continenti, ma soprattutto dall’America Latina. L’Italia manda una nutrita delegazione, accompagnata come sempre da due doni caratteristici della fede italiana: un grande Crocifisso di S. Damiano e una statua lignea della Madonna di Loreto. E’ una tradizione che si è sempre ripetuta tutti gli anni. Il momento in cui si celebra la GMG è per il continente latino americano molto delicato. L’Argentina è appena uscita dalla inutile guerra delle Falkland e solo da tre anni ha un governo democraticamente eletto. Il papa aveva fatto due blitz: uno in Argentina e l’altro immediatamente a Londra per scongiurare la guerra. Ha preso pesci in faccia da tutti e due e quando giunge per la GMG si stanno ancora leccando le ferite. Le donne della Plaza de Majo, ancora piangono i desaparecidos, i loro figli di cui non hanno più saputo niente. Gli altri paesi vicini hanno in atto o alle spalle, da poco, lotte di liberazione che hanno coinvolto tutti. Non c’è gruppo di giovani che non conti tra i suoi catechisti o fratelli o genitori qualche martire per la liberazione. Il Continente è in fermento. Il Papa vuole che sia il continente della speranza. Una curiosità: nasce la bellissima tradizione del forum internazionale dei giovani: per tre giorni rappresentanti di tutte le conferenze episcopali si riuniscono per fare il punto sulla pastorale giovanile nelle varie chiese distribuite nel mondo. Si può dire che molte conferenze episcopali danno inizio a un cammino strutturato di attenzione ai giovani proprio a partire da questa esperienza, che si terrà ad ogni giornata mondiale della gioventù, fino a Roma 2000. Verrà soppressa, o sospesa, a partire dalla Giornata Mondiale di Toronto. Il Cardinal Pironio da poco alla guida del Pontificio Consiglio dei laici, argentino, è l’anima di questa giornata e dà con questa prima l’impronta a tutte le future GMG.

 

3. Santiago de Compostela (Spagna), 19-20 agosto 1989

“Io sono la via, la verità e la vita” (Gv. 14, 16)

 

A Santiago de Compostela, nel 1989, ci hai insegnato a diventare pellegrini. Con i giovani spagnoli abbiamo ripreso i sentieri della fede delle generazioni che ci hanno preceduto, abbiamo imparato a camminare verso Gesù, "via, verità e vita", meditando con l'apostolo Giacomo sulle antiche radici cristiane dell'Europa. Da allora il pellegrinaggio è diventato esperienza importante anche del nostro cammino di fede[4].

 

Queste brevi parole fotografano in maniera precisa l'ingresso dell'esperienza e della consuetudine del Pellegrinaggio nelle giornate mondiali della Gioventù. Anche nelle esperienze precedenti se ne parlava, soprattutto a Roma, ma solo in Spagna è scoppiata la voglia di pellegrinare, se così si può dire. Santiago si prestava. Il luogo del raduno non era più soprattutto una città famosa o grande come Roma o Buenos Aires, Piazza S. Pietro, pur sempre meta di pellegrinaggi, ma vista ancora in maniera troppo distratta, o qualche grande Avenida. La  meta era un luogo che da secoli aveva visto convergere pellegrini da tutto il mondo con la passione della ricerca, della penitenza, del viaggiare in cerca di Dio. E’un Santuario antico, in cui si venerano le spoglie dell’apostolo Giacomo, ma non è solo un santuario, è anche un cammino, cioè una fitta rete di itinerari di pellegrinaggio, molto noto in Spagna, anche se in quegli anni quasi dimenticato altrove. Era stato meta di tanti pellegrinaggi lungo i secoli e aveva costituito un punto di riferimento e convergenza  spirituale e morale nella costruzione dell’Europa. Là convergevano le strade d'Europa, là c'erano segni ancora evidenti del loro tracciato millenario, là si poteva pensare di rimettere in cammino da pellegrini tutti i giovani del mondo. Nascevano contemporaneamente nella stessa realtà giovanile le condizioni per mettersi in un clima di pellegrinaggio. La caduta delle ideologie, la difficile ricerca di identità, lo smarrimento delle certezze più basilari per una vita felice, lo sbandamento degli stessi maestri, non sempre capaci di scommettere sulle capacità dei giovani, tutto insomma ha fatto maturare la Giornata Mondiale come un grande pellegrinaggio. E’ un cammino di rinnovamento interiore, di approfondimento della fede, di rafforzamento del senso della comunione e della solidarietà con i fratelli e un ottimo mezzo per scoprire la personale vocazione di ciascuno. Camminando, faticando, stando assieme, chiedendo aiuto, allungando o accorciando il passo, facendo silenzio e cantando, pregando e dialogando si costruisce una storia di fede.Il punto di arrivo era una meta secolare. I giovani europei, soprattutto, si sono rimessi in cammino, hanno ripercorso anche alla lettera strade polverose e faticose. Ancora oggi in Spagna si possono vedere giovani accompagnati dai loro vescovi che a piedi si avvicinano a tappe a Santiago in un cammino di conversione e di comunione. Dopo Santiago anche le giornate mondiali ordinarie celebrate nella diocesi assumono una forma di pellegrinaggio o verso un santuario o verso la cattedrale.

Qui il papa si propone una nuova meta: far esperimentare ai giovani che la fede è storicamente fondata, non è qualcosa di vago e passeggero: siamo edificati sulle stabili fondamenta degli apostoli. Io sono la via la verità e la vita, tema della GMG, non era solo un tema ma una esperienza vivibile. Il cammino di Santiago da allora si ripopolerà e anche oggi è diventato per moltissimi giovani italiani un altro modo di fare esercizi spirituali o caposcuola o settimana vocazionale. Molti furono i giovani italiani che hanno partecipato e tutti ricordano il famoso Monte del Gozo, monte della gioia, la gioia dei pellegrini che dopo tanto cammino arrivano in vista della basilica e il botafumeiro, un grande turibolo, di alcuni quintali, che viene fatto ondeggiare in Basilica da almeno 8 persone, con un tempismo e una bravura non comune. Su quel monte si fece la veglia, si passò la notte e si celebrò l’eucarestia del mattino. Il papa arrivò vestito da pellegrino con tanto di mantella, conchiglia e bastone, caratteristici del pellegrinaggio di Santiago. I giovani spagnoli furono molto accoglienti e calorosi. Là sul monte del Gozo sorse come memorial un centro per giovani molto attrezzato, ancora oggi accogliente ed efficiente.

 

4. Czestochowa, 1991, l'apice del Pellegrinaggio

“Avete ricevuto uno spirito da figli” (Rm. 8, 15).

 

Nel 1991, ci hai invitati a Czestochowa, a percorrere le strade della tua giovinezza, a partecipare alle sofferenze e alle gioie della tua patria. Ci aveva preceduto da poco il crollo del muro di Berlino; ci siamo abbracciati con tanti giovani dell'Est che per la prima volta potevano incontrarsi con noi e con te, "abbiamo ricevuto uno spirito da figli”. Non dimenticheremo più il volto della Madonna di Jasna Gora e il canto "Abba, Ojcze".

 

Il santuario più famoso d'Europa, da quando papa Giovanni Paolo II ce lo aveva continuamente riportato alla mente nella sequenza talora tragica, ma piena di fiducia e di benedizioni delle vicende della Polonia e dello stesso Papa, non poteva non essere meta di un altro grande pellegrinaggio. Della prima serie di giornate mondiali è sicuramente stata quella più commovente. Eravamo nella patria del Papa, a Chestochowa, il cuore del cattolicesimo polacco, che in quegli anni aveva pagato con sacrifici enormi, anche di vite, e scatenato la caduta dei regimi comunisti. Un santuario che da secoli era meta ininterrotta di pellegrinaggi e di speranze. Per il Papa fa parte della sua biografia. Non si può pensare a papa Giovanni Paolo II senza la Madonna Nera.

In Polonia c'è stata la possibilità di vivere appieno una sintesi tra catechesi e pellegrinaggio, in un incontro vivo di giovani che sbucavano da ogni dove in cerca di verità. Chi non ricorda i 60000 russi che per la prima volta potevano uscire dal loro paese, con un solo dollaro a testa, nei casi più fortunati? E come i giovani italiani hanno continuato a tagliare e fare panini per loro, offrendo tutto quello che si portavano dietro dalla “vergognosa”, così ci appariva allora, opulenza occidentale? Tutti ricordano l’accoglienza e lo scambio spontaneo di fede per le strade, le mense improvvisate, le camminate infinite, i canti struggenti e le celebrazioni, le adunate oceaniche, la notte indimenticabile col Santo Padre che ha ritmato con passione le tre parole guida: io sono, mi ricordo, io veglio

Si erano intanto affinate le capacità e le attenzioni formative del periodo di preparazione all'evento: i giovani erano seguiti da animatori o presbiteri, lungo il viaggio di avvicinamento si erano preparati e avevano fatto vero pellegrinaggio. "Famiglia Cristiana" aveva organizzato un treno speciale per gli italiani.  Czestochowa era già diventata negli anni precedenti meta di pellegrinaggio e questo qualificava in tal senso il cammino di avvicinamento, che ogni diocesi italiana aveva suddiviso in tappe non solo geografiche, ma anche di spiritualità. La figura verso cui si dirigeva il pellegrinaggio era Maria, la Madonna nera che il Papa stava portando in tutto il mondo con la sua tenera devozione.

 

5. Denver 1993: il pellegrinaggio per le strade della storia contemporanea e una nuova consapevolezza della missione

"Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv. 10, 10)

 

A Denver hai voluto abitare i nostri sogni americani, il fascino del nuovo mondo, l'attrattiva della città postmoderna. Hai sfidato e svuotato con noi i pregiudizi nei confronti delle giovani generazioni; ci hai invitato a diventare pellegrini lungo le strade della storia contemporanea; a incontrare nell'uomo moderno il luogo sacro della presenza di Dio. Risuona ancora nei nostri orecchi il tuo grido per la vita che Gesù ci porta in abbondanza e il tuo invito a non aver paura, anzi ad  essere orgogliosi di essere e vivere come discepoli di Cristo.

 

L'ottava Giornata mondiale della Gioventù segna un passaggio importante nei riguardi sia delle giornate mondiali, ma soprattutto nella concezione di pellegrinaggio giovanile, ormai non più scindibile da tale celebrazione. Si andava in America, una terra in cui la gente, la polizia, le autorità, la mentalità televisiva non riusciva a percepire quanto era importante per i giovani "camminare a piedi verso". Nella nazione più attrezzata del mondo di strade, autostrade, vie di grande comunicazione, si è dovuto definire con sorteggio il numero di giovani che potessero avvicinarsi a piedi al luogo della veglia, in pellegrinaggio reale e non virtuale, perché era impossibile camminare a piedi sulle strade che in America sono la casa inviolabile  dell'automobile! Ma se questa è stata una difficoltà tecnica, pure non secondaria, l'elemento più importante fu la novità di un pellegrinaggio non più verso un luogo sacro, carico di anni e di significati, visitato da turbe di pellegrini e reso sacro dalla loro fede, dai loro aneliti verso Dio, dalle loro fatiche, dalle sofferenze di una fede ricercata, di una grazia implorata, di una conversione ottenuta, ma verso la presenza sacra di Dio nel volto dell'uomo contemporaneo. Il Papa lo aveva definito nel suo messaggio e nel suo invito: un pellegrinaggio sulle strade della storia contemporanea. Aiutare dei giovani a far un cammino di ricerca e di conversione, come deve essere un pellegrinaggio, tra i grattacieli, con soste prolungate nelle hall degli alberghi o nelle sale di attesa degli aeroporti, sotto il martellante susseguirsi degli avvisi di partenza, di gates, di flight, ci sembrava all'inizio una impresa disperata, ma entusiasmante. Il mondo giovanile vive in questi ambiti; nel mondo postmoderno sono pochi i muri che ci richiamano la spiritualità, ma il cuore dell'uomo è sempre la dimora di Dio. Abbiamo fatto allora un pellegrinaggio previo, proprio per esperimentare con un gruppo di persone, di giovani soprattutto, la possibilità di scrivere un cammino di fede per le strade di New York, di Washington, di Denver, per le strade della storia contemporanea, appunto. Avevamo provato e studiato non solo le nostre difficoltà, ma anche quelle dell'impatto con la gente, con le televisioni, con i mass media. A Denver ci aveva sorpreso una bufera di neve proprio il giorno di una breve camminata, pellegrinaggio, a piedi verso il santuario di Santa Francesca Cabrini. Non sembrava vero alle televisioni fotografarci con grande meraviglia mentre arrancavamo dicendo il rosario, cantando verso la meta. L'esperienza fu esemplare e ci ha permesso di aiutare oltre 14000 giovani ad avventurarsi nell'America dello scenario e dell'immagine con spirito di fede e in un cammino di fede, con una discreta buona riuscita.

Abbiamo certo dovuto riscrivere, da non specialisti, le dimensioni del pellegrinaggio classico dentro la vita giovanile e dentro le situazioni postmoderne.

Il grido del papa, fuori dagli schemi liturgici ai giovani perché fossero orgogliosi di essere cristiani "you must be proud", rilanciava la missionarietà in termini quotidiani e di struttura della vita giovanile.

 

 

6. Manila, la porta dell’estremo oriente: lanciati nella missione ad gentes (10-15 gennaio 1995)

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi (Gv. 20, 21)

 

Ci hai invitato a Manila. Tu ci sei venuto dopo le tue numerose malattie, pensavi di non farcela più invece sei venuto col Bastone e ti abbiamo accolto in un mondo del tutto nuovo, proteso sul futuro, di fronte a quella Cina che avresti voluto visitare , a cui hai lanciato un ponte per un dialogo più serrato

E’ stata la GMG più partecipata. Si calcola che alla messa finale ci fossero più di 4 milioni di persone, in un caos indescrivibile, ma in una atmosfera gioiosa e per nulla pericolosa o difficile. Il Papa era arrivato con il bastone, reduce da una brutta frattura del femore nella primavera precedente e con questo dirigeva i canti dei giovani nella grande spianata del Rizal Park, detto Luneta. La presenza dei giovani italiani, che raggiungeva quota 1300-1400 (la cifra è difficile da precisare perché non siamo riusciti sempre ad avere informazioni da parte di tutti i gruppi), era ben qualificata: età media oltre i venti anni, presenza di molti animatori, di circa 180 presbiteri, di due cardinali e di 11 vescovi, tra cui il Presidente e il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

L'esperienza di Manila, è stata ancora un pellegrinaggio, arricchito dalla fede corale di un popolo e proiettato sulle strade dell'evangelizzazione e dell'incontro con le antiche religioni del mondo, con le tracce millenarie della presenza di Dio nella cultura dei popoli. Un pellegrinaggio in cui la meta era la proclamazione di una invocazione e l'ascolto di un imperativo perentorio, assoluto, indiscutibile: Manda me, andate. Quel "Send me" gridato dal papa di notte e di giorno riecheggia ancora nelle menti di milioni di giovani. E' stato un pellegrinaggio verso una folla, il popolo di Dio convocato per l'annuncio del Vangelo nel mondo. Il cammino non era per le strade polverose della Spagna o della Polonia o per le autostrade fuori mano di Denver, ma tra le ali di un popolo sorridente, paziente e accogliente, provato da una storia di attesa con uno sguardo e un amore alla vita superiore a ogni nostra immaginazione.

 

 

 

 

 

7. Parigi: nel cuore della cultura laica (18- 25 agosto 1997)

Maestro dove abiti? Venite e vedrete (Gv 1,38-39)

 

A Parigi papa Giovanni Paolo II ha voluto sfidare con noi la cultura laica, la cultura colta, un mondo di grande impatto europeo e mondiale, sempre un poco autosufficiente rispetto all’ascolto e alla collaborazione.

I francesi hanno fatto alcune cose molto significative.

- una assemblea generale della Conferenza Episcopale Francese su i giovani. Esiste traccia di questo non solo negli atti, ma anche in raccolte di scritti che i giovani hanno inviato ai vescovi.

-  un invito a tutte le diocesi ad ospitare nei quattro giorni precedenti la celebrazione delle giornate mondiali a Parigi i pellegrini di tutto il mondo, favorendo uno scambio di fede, di cultura, di tradizioni. L’idea era venuta ai Francesi a partire dalla bella esperienza fatta a Loreto, nel settembre 1995 durante il Pellegrinaggio dei giovani d’Europa. Gli italiani che hanno accolto l’invito delle diocesi francesi sono stati 10.000 e sono rimasti entusiasti della accoglienza, dell’esperienza e del clima spirituale creatosi. Sono arrivati a Parigi il 18 già carichi di entusiasmo e soprattutto preparati a vivere in profondità gli eventi centrali.

- una serie di sessioni preparatorie tenute a Parigi per aiutare i rappresentanti di tutte le conferenze episcopali a capire l’organizzazione, a porre idee nuove, a familiarizzare con la Francia. Un lavoro interessante, un pò dispendioso di energie e non sempre efficace, almeno per l’Italia. Comunque ha permesso di mantenere contatti diretti e di persona con il comitato francese.

- in una serie di confronti con il Pontificio Consiglio dei laici, non sempre molto pacifici, nei quali è stata progettata la forma di celebrazione:

a) la centralità del triduo pasquale come idea fondamentale, e il conferimento dei sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, cresima ed eucaristia

b) L’organizzazione di manifestazioni culturali durante i giorni delle catechesi, chiamate festival

 

8.  Roma 2000: Il giubileo della Chiesa giovane 15-20 agosto 2000

Il verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv. 1, 14)

 

Con questo versetto del vangelo, che ha orientato tutta la celebrazione giubilare, è stata proposta a tutti i giovani del mondo la XV Giornata Mondiale della Gioventù nell’agosto del 2000 a Roma, quasi un giubileo della Chiesa giovane. Il papa l’aveva attesa tanto, sempre ci diceva di prepararci al 2000, al nuovo millennio e ci ha aiutati a varcarne la soglia, ad aprirci a una speranza certa, a un impegno rinnovato

La grande novità è stato il fatto che una delle tre catechesi è stata sostituita ed egregiamente con il pellegrinaggio alla tomba dell’apostolo Pietro, proprio nella basilica di san Pietro. Un fiume di giovani ininterrotto ha transitato per la basilica nei tre giorni delle catechesi e anche oltre.

Ha chiamato i giovani sentinelle del mattino e li ha invitati a non scoraggiarsi mai… “Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti”.

La cosa più interessante al riguardo è stato il grande effetto di trascinamento dei primi ragazzi iscritti nelle diocesi italiane, la prima ondata che è stata a San Pietro. Molti vedendoli in TV, vedendo il papa così energico e comunicativo non si sono lasciati  irretire da qualche eventuale impossibilità o chiusura di iscrizioni. Io, là ci vado; non m’importa niente, devo esserci. E sono partiti e sono arrivati fin sotto il palco in barba a tutti i pass, i controlli, le raccomandazioni, la polizia, i volontari. Oppure si sono sdraiati laggiù davanti a un megaschermo e si sono sentiti parte di un unico corpo. Molti di loro hanno raggiunto gli amici già al pellegrinaggio giubilare o al Circo Massimo per le confessioni. Sono giovani che aspettano un invito, che stanno spesso alla soglia della chiesa, dell’oratorio, del gruppo: vorrebbero, ma non ne vedono fino in fondo la ragione. Sono quelli raccolti nelle discoteche, dove provocatoriamente siamo andati a stanarli. Li chiamavamo “cani sciolti”, e sono stati di più di quelli eventualmente aggregati. Molti di questi erano provenienti ancora da esperienze parrocchiali, ma molti erano quella massa di giovani che aspetta solo di essere coinvolta, convocata, accolta, accostata, stimolata. L’assemblea oceanica di Tor Vergata è lo spaccato della pastorale giovanile: la compresenza di giovani che hanno una lunga esperienza di gruppo alle spalle e di giovani dispersi e in cerca di verità, giovani con una forte domanda di vita e una grande carica innovativa, giovani che hanno saputo apprezzare anche i momenti più impegnativi e giovani pieni di domande e di dubbi. Lo stesso fenomeno si ripeterà prima dei funerali di papa Giovanni Paolo II 5 anni dopo. Un mare di gente farà la fila per onorare e pregare per il papa anche se riuscirci.

 

9. Toronto: la prima GMG del nuovo secolo 23-28 luglio 2002

 

“Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo” (Mt.5,13-14)

Ha chiamato i giovani con coraggio anche dopo la strage delle torri gemelle che ha immerso nella paura tante popolazioni e governi, che ha portato delusione e sfiducia dopo le speranza dell’anno 2000.

 

E’ l’incontro che si è tenuto in una città cosmopolita per eccellenza, nel mondo anglosassone, con lo stile pressoché uguale alle precedenti. Il messaggio del Papa è stato reso noto nel luglio del 2001 e spinge i giovani alla missione con coraggio. Non si è tenuto per la prima volta il Forum dei rappresentanti delle conferenze episcopali. Non sapevamo, ma temevamo di andare verso l’ultima GMG di Giovanni Paolo II. Il suo entusiasmo e coraggio hanno fatto superare ogni difficoltà, compresa una notte e una mattina di pioggia intensa e fredda.

Nuove situazioni, nuove modalità.

La GMG si è tenuta dopo il famoso 11 settembre che ha influito pesantemente sul clima generale (un ragazzo dell’equipe di preparazione ha perso il padre nelle torri gemelle) sia per lo spegnimento di tanti sogni di un mondo di pace che si erano nutriti durante la GMG di Roma, sia per le difficoltà di spostamento e di ingresso in Canada. E’ stata fatta una selezione assolutamente non compatibile con una GMG. Molti giovani si sono visti rifiutare l’ingresso, perché di paesi sospetti o perché poveri. Le ambasciate del Canada chiedevano perfino se un ragazzo aveva lavoro per poter passare i giorni delle GMG a Toronto.

Questo motivo, ma anche le difficoltà finanziarie e la data non molto adatta a chi lavora, ha fatto diventare la GMG di Toronto quella finora più virtuale perché molti si sono collegati tramite televisione e Internet ai grandi eventi programmando grandi raduni e veglie nelle proprie città.

La partecipazione italiana sempre numerosa è stata anche una grande occasione di incontro con gli innumerevoli immigrati italiani a Toronto, tanto che la percentuale di cattolici a Toronto è del 50%, mentre nel Canada è della metà (25%).

Lo svolgimento delle giornate è stato nella tradizione, con la differenza di una celebrazione della Via Crucis, un po’ teatrale, ma di grande impatto. Il Papa, in forma, si è confrontato sui temi della speranza. Ha chiesto ai giovani di decidere per quale civiltà vogliono vivere per quella dell’amore e del Giubileo o quella dell’11 settembre 2001.

 

10. Colonia: le giornate dei giovani a un giro di boa. La prima gmg di papa Benedetto nella sua patria, nel 2005

 

Papa Benedetto ha preso subito in mano il testimone lasciato da Giovanni Paolo II, a pochi mesi dalla sua elezione a papa. Con semplicità, senza giocare a fare il popolare, con signorilità si è lasciato conquistare dal mondo giovanile.

Il milione di giovani, che si sono dati appuntamento a Colonia e che avevano cinque mesi prima invaso Roma quasi a costringere il nuovo papa, chiunque esso fosse, a prendersi il testimone lasciato dal Giovanni Paolo II, ha cominciato a scrivere il nuovo volto delle GMG. Qualcosa è cambiato. Chi ha dialogato con i giovani, chi li ha seguiti nei loro percorsi di preparazione, di avvicinamento ha potuto scorgere una sete nuova, una attesa più marcata, una disponibilità più profonda, una eco più prolungata.

La prima grande novità: papa Benedetto XVI.

Tutti i giovani sono stati inteneriti dal suo sorriso dolce, dai suoi gesti impacciati, dal suo essere completamente disarmato di tutti gli strumenti di dialogo immediato, di gestualità, di toni di voce, di  provocazione esplicita. Non ha assolutamente senso qui parlare di prevalenza di contenuti o di riflessione teologica o di logica razionale nei discorsi, come se papa Giovanni Paolo II mancasse di queste qualità o non fosse attento a costringere i giovani a fare i conti con tutta la bellezza e la dimensione veritativa del vangelo. Benedetto XVI è un’altra persona, ha un altro stile, un altro carattere, un’altra impostazione di rapporti personali, un’altra storia e ha dimostrato semplicemente di essere se stesso e di metterci tutto il cuore in questa delicatissima missione di offrire ai giovani, come papa Giovanni Paolo II, acqua pura per la loro sete. Le sue parole sono andate dritte al cuore. So di giovani che non hanno potuto vedere niente, perché troppo lontani dal palco di Marienfield e dagli scarsi megaschermi funzionanti, ma hanno ascoltato nelle radioline la traduzione dei suoi discorsi, della sua omelia. Ne hanno riportato a casa pilastri per costruire il proprio futuro, per ridare fiato alla loro vita di fede sempre tentata di annacquarsi. Si sono sentiti interpretati quando parlando della presenza della zizzania, l’erbaccia classica del vangelo che fotografa tutto il male con cui ogni giovane è costretto a convivere sentendosene nello stesso tempo anche autore, se ne è dichiarato contento, perché ciascuno si può sentire sempre amato da Dio. I giovani sanno che spesso il mondo li tratta da erbaccia, da gente che se non ci fosse si vivrebbe meglio, vite da scarto, destinati alla discarica e non al futuro. Papa Benedetto dice loro invece che sono amati a uno a uno e che nel regno di Dio hanno sempre un posto vero, insostituibile e che il mondo rischierebbe non solo la povertà, ma la miseria senza di loro.

 

11.Sidney 2008: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”  e “mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra” (At 1,8)

I contenuti di vita credente sui quali i giovani sono stati invitati a riflettere erano molto impegnativi. Si trattava di rendere viva alla conoscenza e alla coscienza dei giovani la bellezza dello Spirito Santo. E’ un discorso su cui ci cimentiamo tutti, catechisti e presbiteri, soprattutto nel cammino di iniziazione cristiana che vede nella Cresima un passo impegnativo. E’ una operazione difficile, anche il papa ammetteva di aver avuto difficoltà nella sua vita a entrare nella comprensione dello Spirito Santo. Diceva infatti: “Lo Spirito Santo è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità. Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostra portata.

E tuttavia, diceva papa Bnedetto, quando ero ancora ragazzino, i miei genitori, come i vostri, mi insegnarono il segno della Croce e così giunsi presto a capire che c’è un Dio in tre Persone, e che la Trinità è al centro della fede e della vita cristiana. Quando crebbi in modo da avere una certa comprensione di Dio Padre e di Dio Figlio - i nomi significavano già parecchio - la mia comprensione della terza Persona della Trinità rimaneva molto carente.” Ma lo scenario naturale di un continente australe chiamato terra dello Spirito Santo, la composizione di un grande cenacolo a cielo aperto, come lo era l’ippodromo di Randwick a Sidney e la presenza attenta, riflessiva e motivata di una moltitudine di giovani gli ha permesso di toccare il cuore e di nutrire la fede di tutti i giovani raggiunti in tutto il mondo dove si sono creati altri grandi cenacoli in sintonia con quello di Sidney. I mass media, mai come in questa giornata mondiale sono stati così determinanti per unire i giovani di tutto il mondo in una esperienza bella e gioiosa di fede. Sui monti, nelle piazze, nelle basiliche, sulle spiagge,nei campiscuola, moltissimi giovani si sono collegati e hanno vissuto in diretta l’evento e ricevuto la forza dello Spirito. Lo Spirito Santo ha rinnovato la sua pentecoste e ha riempito i giovani di una forza interiore e del coraggio della testimonianza. E il papa lo ha fatto cogliendo le loro domande vere. Ad esse gli adulti hanno sempre risposto e devono rispondere. Il papa con molta semplicità ha detto: oggi è il mio turno. E ha cominciato a dire delle sue apprensioni per un viaggio così lungo, ma anche della meraviglia che gli ha fatto la bellezza della terra vista dall’alto. Non ha potuto tacere però le ferite che vengono inflitte alla natura, alla società e alla vita dei giovani. Sono lacerazioni della bellezza del creato che nascono da visioni autosufficienti e distorte del mondo, dalla negazione di un creatore, dalla distruzione di sé nell’alcool e nelle droghe, dalla violenza e dallo sfruttamento sessuale. “Vi è anche qualcosa di sinistro che sgorga dal fatto che libertà e tolleranza sono così spesso separate dalla verità. Questo è alimentato dall’idea, oggi ampiamente diffusa, che non vi sia una verità assoluta a guidare le nostre vite”…. “Cari amici, la vita non è governata dalla sorte, non è casuale. La vostra personale esistenza è stata voluta da Dio, benedetta da lui e ad essa è stato dato uno scopo (cfr Gn 1,28)! La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze, per quanto utili molti di tali eventi possano essere. È una ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia. Non lasciatevi ingannare da quanti vedono in voi semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità”. Il bisogno di verità oltre che di libertà si fa sempre più strada nel mondo giovanile. Non è più tanto importante fare quello che piace, ma avere qualcosa che ti piace da fare, altrimenti è solo noia e delusione. Oggi i giovani vogliono verità, offerta di ragioni vere di vita, desiderio di realizzazione di sogni che stanno dentro un progetto grande di bellezza, di felicità, di amore. Non sono riducibili a esperienze quali che siano, ma all’incantesimo del vero e del bello, del buono e del giusto. In questa ricerca “Dio non può essere lasciato in panchina”. Purtroppo molti giovani sono costretti a mettere fuori Dio dal gioco della vita dalla carenza di testimoni, di adulti che vivono seriamente l’esperienza di una fede rinnovata, da profittatori che esaltano il superfluo e l’effimero.

 

12.Madrid 2011: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7).

 

Madrid è stata una sfida entro un mondo secolarizzato, laico non alla maniera francese, più intellettuale e culturale, ma alla maniera spagnola, fatta di contraddizioni, di feroci contrapposizioni, di sangue ideologico caldo e animoso, di autonomie e di ingenuità, di riforme azzardate e di economie improvvisate, di storia e tradizione assieme a discontinuità non convincenti. Il viaggio del papa fatto poco prima a Barcellona aveva già indicato la scelta non di una contrapposizione, ma di un dialogo serio e profondo, di un confronto con la laicità capace di offrire pace alle coscienze, forza alla fede  e nuova dignità alla vita umana e solidità alla stessa laicità..

I giovani di Madrid

Erano giovani decisi a chiedere giustizia a un mondo che vive sulla dittatura dei prepotenti e sullo sfruttamento dei deboli, a una società che non è capace di offrire nemmeno qualcosa in cui impegnare se stessi, se non nel consumo e nell’attesa, a una cultura  che li inganna sul sogno più grande che hanno: la libertà.  La chiesa ha avuto il coraggio di aiutarli a impostare la vita su tre verbi, che li interessano e che dicono un regalo che viene loro fatto: radicati, fondati e resi saldi.

 L’autore del regalo è Gesù Cristo, il garante è stato il papa, da poco 84enne, uomo saggio, pensatore rigoroso, signore affabile, maestro sicuro di vita cristiana; e i giovani pronti a fare passi con lui per rendere sperimentabile la sicurezza di  radici sane, ben abbarbicate e ramificate nelle relazioni di vita buona secondo il vangelo, che la comunità cristiana riesce a tessere,  nella cultura da cui provenivano,  nella dedizione di tanti adulti generosi. A loro è stata oferta la roccia salda di una fede che ci è stata garantita a caro prezzo da Gesù con la sua morte e risurrezione. Con loro tutti si sono fatti le domande serie della vita: che senso ha? Che direzione prendere? Per chi vivere? A chi offrire la propria vita? Per chi val la pena di viverla qualunque essa sia, nelle situazioni più dolorose e in quelle più esaltanti ? per chi deve battere questo cuore?

 

Lo stesso papa Benedetto, che notoriamente non era un fan delle GMG, vivendole le ha colte  e indicate come veri luoghi di rinnovamento della fede, di annuncio forte e valido di essa e come segno di pacificazione delle coscienze, delle culture, dei popoli. A Madrid se ne è ancora più convinto. Le chiama feste della gioia, non festival rock, che con o senza fede sarebbero sempre la stessa cosa Il papa infatti dice:” Parte integrante della festa è la gioia. La festa si può organizzare, la gioia no”. Ha colto le GMG come luoghi in cui ci si pone seriamente la questione su Dio, che sprigionano una forza creatrice di comunione, sono una  nuova Pentecoste. Il papa non faceva la star, ma è stato un continuo rimando all’Altro, un vero Vicario che indica la meta, il centro: l’amore di Cristo proclamato al cospetto del mondo con coraggio, con i segni della festa, con l’attenzione a dialogare con la città, con la cultura, con la società.

 

Madrid è stata una sfida entro un mondo secolarizzato, laico non alla maniera francese, più intellettuale e culturale, ma alla maniera spagnola, fatta di contraddizioni, di feroci contrapposizioni, di sangue ideologico caldo e animoso, di autonomie e di ingenuità, di riforme azzardate e di economie improvvisate, di storia e tradizione assieme a discontinuità non convincenti. Il viaggio del papa fatto poco prima a Barcellona aveva già indicato la scelta non di una contrapposizione, ma di un dialogo serio e profondo, di un confronto con la laicità capace di offrire pace alle coscienze, forza alla fede  e nuova dignità alla vita umana e solidità alla stessa laicità..

 

13.Rio de Janeiro 2013: la prima di papa Francesco: Andate e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19)

 

E’ la prima di papa Francesco, è l’impatto con un mondo pieno di contraddizioni,ma di espressioni di fede senza complessi di inferiorità come in Europa. Si è svolta in una città che ha sempre colpito l’immaginario di ogni giovane: Rio de Janeiro con la sua mitica spiaggia di Copacabana. Per una volta è stata riempita da milioni di giovani in atteggiamento di fede.

 

Il papa alla sua prima interpreta e stimola i giovani su chiare proposte.  Anche solo la lettura dei quattro grandi discorsi ai giovani- l’incontro di apertura del giovedì sera, la meditazione  alla fine della via Crucis il venerdì, l’intervento della veglia e l’omelia della domenica conclusiva- mettono in rilievo gli assi portanti della fede che ricorda e propone ai giovani. Non vi è nulla di diverso da quanto Papa Francesco dice nei suoi interventi a tutti,  ma con una tonalità peculiare per il mondo giovanile. Ricordiamone i tratti essenziali:

- Tutta la realtà (umana) è sovrastata, preceduta, penetrata, animata, ri-animata dall’amore misericordioso di Dio. Questo è l’ultimo, insuperabile orizzonte e clima in cui ogni uomo in quanto persona umana, senza preclusione di razza, di pelle, di religione, di cultura, di benessere , è coinvolto, sollecitato, atteso. Questo amore in verticale  e fontale richiede alla persona una corrispondenza di amore in orizzontale. Amare è dunque dono e comandamento primario 

 

- Gesù  ne è la testimonianza centrale vivente, colui che attualizza la misericordia di Dio. ”L’io sono con  voi, con te”(cfr Mt 28,28). Gesù deve essere visto e incontrato vivo nei volti del prossimo, soprattutto dei poveri, dei bisognosi di cura non solo materiale, ma spirituale. E’ Lui il centro, l’amore sconfinato di Dio per ogni uomo, senza differenze o esclusioni comode che facciamo noi.

 

-  A tale centro e dunque alla vita come amore ricevuto e trasmesso si arriva a partire  dalle ‘periferie esistenziali’, dagli ultimi, dai meno-uomo (poveri, disabili, marginali…) . Questo è il vangelo di Gesù da sperimentare  e portare agli altri

 

- Non è solo un compito etico, ma una celebrazione del sacramento dell’amore di Dio nella carne di Gesù sofferente nei poveri. In questa intersezione tra amore di Dio  e amore all’uomo in Gesù nasce  e vive la Chiesa (la preghiera, i sacramenti, il magistero, l’istituzione, un prezioso contributo ‘politico’ alla polis umana senza mai diventare un partito).[5]

 

Il papa ha saputo caratterizzare come nessuno mai questa prima convocazione e questo suo ritorno in America centrale.

Che il Papa sia  personaggio essenziale di ogni GMG-almeno finché è così concepita- fa parte della identità di  questa iniziativa, per cui ogni GMG è una ‘piazza s. Pietro’ dilatata ad udienza  planetaria. Veramente i giovani che nei loro paesi sentono parlare del Papa e magari alcuni –ben pochi-riescono ad incontrarlo, ora tutti diventano interlocutori diretti, fisicamente, sia pur  nei limiti inevitabili . Il Papa è lì per loro, essi sono lì per incontrare il Papa. Egli non passa sulle loro teste con un bel discorso, ma passa in mezzo loro con la sua corporeità, quasi a chiedere ospitalità ad ogni ragazzo.  Si può dire che la sua prima parola è lo stesso incontro, faccia a faccia, uno per uno, se potesse.  Per questo, per sua  specifica  volontà le corsie devono restare libere  per la sua modesta Papamobile, in modo da vedere e lasciarsi vedere da ciascuno con voluta lentezza (non senza qualche rischioso assembramento, anche  per colpa e merito del Papa stesso!).

 

L’ “incoraggiamento missionario”

 

Dire e dare ’ incoraggiamento’  ai giovani significa esprimere una visione paradossale, conturbante ed insieme dinamicamente positiva, costruttiva. Stupisce che  ad un mondo giovanile che ha di fronte a sé il futuro si debba parlare di futuro come fase della vita in cui avanzare e  da cui  non scappare  o  sedersi  a lato lasciandosi trasportare da correnti culturali ed esistenziali. In effetti, proprio il mondo della droga che Papa Francesco volle incontrare e liberare a Rio diventa cifra simbolica  di un futuro paralizzato. La parola ’speranza’ traduce concretamente l’amore di Dio in Cristo per il giovane in situazioni difficili. Non dimentichiamo, a scanso di equivoci potenziati da superficiale entusiasmo, i diversi interventi del Papa, tra cui il discorso della Via Crucis, da cui traspare che la GMG a Rio è avvenuta nelle gravi contraddizioni di una metropoli, dove il rischio dell’ingiustizia, della violenza, dello scarto, dell’esclusione  sono tangibili. E Rio non è da sola, fa da specchio del mondo!

 

-Coniugare giovinezza e speranza comporta  nel linguaggio del nostro Papa il triplice impegno 

    ° non avere paura del futuro, ma di entrarvi  in  compagnia di Gesù nel suo corpo ecclesiale;

    °avere il coraggio di andare controcorrente rispetto alla proposta suggestionante di ‘piccole speranze’      che da ogni parte si accendono e spengono;

   ° assumere l’impegno della missionarietà, come diceva  il motto di questa GMG: ”Andate e fate

    discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19).

Cosa vuol intendere il Papa con questo impegno? Ne esce una collana di indicatori che sollecitano in particolare movimenti  giovanili,  presenti anche a Rio: il Vangelo non va imposto, ma proposto; la credibilità che suscita accoglienza sta anzitutto nella testimonianza  credibile di chi ne parla; il dialogo, e non la  pubblica ostensione, magari clamorosa  della propria identità, ha la forza persuasiva della missione evangelica; la ricchezza in umanità che proviene dalla fede fa da controprova della validità del proprio credere in Dio ; il giovane è il testimone necessario per altri giovani;   realizzando l’opzione preferenziale per i poveri ,’ naturalmente’ (avverbio  reso consueto da Papa Francesco).

L’ormai celebre “Non lasciatevi rubare la speranza”, nel vivace e denso contesto sopra esposto, esprime il  pilastro portante  della relazione del  Papa verso i giovani . E si traduce operativamente  nel trinomio: ”Andate ,senza paura, per servire” lanciato nell’omelia conclusiva.

L’invito a uscire fatto a tutti i vescovi suona come una sfida a tutta la chiesa:

“Non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare! Spingiamo i giovani affinché escano. Certo che faranno stupidaggini. Non abbiamo paura! Gli Apostoli le hanno fatte prima di noi. Spingiamoli ad uscire. Pensiamo con decisione alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia. Loro sono gli invitati VIP. Andare a cercarli nei crocevia delle strade.”

 

 La Redazione



[1] Cfr. Cari giovani, aprite bene gli occhi, GMG tutti i messaggi 1986-2002 ed. Chirico Napoli

[2] Dalla veglia introduttiva di Manila ‘95

[3] ibid.

[4] ibid.

[5] Episodio emblematico fra tanti nella veglia del sabato di fronte a quell’immensa platea è stata la testimonianza di due genitori di aver accolto con tenerezza una bambina anancefalica. Il Papa volle che fosse portata all’altare nella processione dell’offertorio nella domenica mattina, espressione vivente dell’Eucaristia sacramento della carità.

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