Questa mattina, dunque, il nostro rendimento di grazie con Cristo, al Padre, nello Spirito è per Sant’Agapito.

Parmeggiani-sant-agapito-2017Signor Sindaco, illustri autorità, carissimi Canonici del Capitolo di questa Cattedrale, sacerdoti, fratelli e sorelle nel Signore!

 

Ogni Eucaristia è rendimento di grazie con Cristo al Padre nello Spirito Santo per i doni che continuamente il Padre elargisce alla sua Chiesa.

 

Dono massimo è Cristo, è la sua Pasqua che tra poco verrà ripresentata sacramentalmente sull’altare.

 

Ma dono grande, per cui rendere grazie, sono anche Maria Santissima e i Santi, in particolare i Martiri che hanno testimoniato Cristo con il sangue.

 

Questa mattina, dunque, il nostro rendimento di grazie con Cristo, al Padre, nello Spirito è per Sant’Agapito.

 

Per questo giovane prenestino che davanti all’Imperatore Aureliano desideroso di dare nuovo impulso al culto degli dei pagani del pantheon romano soprattutto per porre fine alla crisi sociale ed economica dell’Impero, seppe resistere nella professione della fede in Cristo. Davanti ad Aureliano che voleva ostacolare la diffusione di ogni altra religione per ragioni di ordine economico, compresa quella cristiana, soprattutto tra i giovani, Agapito oppose il suo netto rifiuto. Sottoposto a ogni genere di tortura non cedette. Rimandato a Palestrina dove il culto alla dea Fortuna Primigenia era ancora fiorente, forse con il pensiero che se avesse visto come tale culto pagano ancora era florido avesse potuto cambiar pensiero, Agapito resistette nella fedeltà a Cristo Signore, fino al giorno della sua nascita al Cielo, quando morì martire, decapitato, il 18 agosto del 274.

 

Agapito ci fa così subito pensare a come anche oggi spesso i martiri sono frutto non soltanto di persecuzioni religiose – che purtroppo, lo sappiamo bene, esistono anche ai giorni nostri -, tanto che come ha chiaramente denunciato più volte Papa Francesco, oggi ci sono più martiri che nei primi secoli. Ma sono vittime di una relazione sbagliata con il denaro. Accettiamo, infatti, tranquillamente su di noi e sulla nostra società, nei nostri rapporti, il suo predominio e così neghiamo il primato dell’essere umano. L’uomo di oggi rifiuta l’etica e Dio perché si considerano troppo controproducenti, troppo a favore dell’uomo, perché etica e Dio relativizzano il denaro e il potere, sono avertiti da tutti come una minaccia perché chi crede in Dio non è più manipolabile, si pone fuori da ogni categoria di mercato e creerebbe un equilibrio ed un ordine sociale più umano. Certamente Dio non fa preferenze di persone, il Dio di Gesù Cristo ama ricchi e poveri. Nella Bibbia, la ricchezza non è vista infatti come un male, non è una maledizione ma lo diventa quando i ricchi dimenticano di aiutare i poveri, rispettarli, promuoverli. Quando in nome degli interessi economici si esclude il Dio di Gesù Cristo dalla storia perché chi detiene il potere continui a detenerlo arricchendosi sempre più e i poveri diventino sempre più poveri.

 

Agapito a questo si è opposto fino al martirio. Ha preferito non rinunciare alla sua fede pur di non mettersi a servizio di idoli pagani tesi a far arricchire l’Impero e a capovolgere la logica della carità, della condivisione, dell’amore gratuito che ha sempre caratterizzato la comunità cristiana fin dai primi tempi del cristianesimo.

 

Eredi di tanta santità, dobbiamo seriamente interrogarci se come Agapito diamo il primato a Dio o alle ricchezze che diventano per noi idolo. Le ricchezze che non sono soltanto il denaro ma il potere, la carriera, il successo umano… Quanto spesso nella società e anche – purtroppo – nella Chiesa tutte queste lusinghe umane sono causa di divisione, odi, persecuzioni vicendevoli, chiacchiericcio inutile. Quanto spesso la nostra presunzione anziché dire: come Agapito, come i Martiri di ieri e di oggi preferisco compromettermi io pur di non permettere che la catena dell’odio e della vendetta avanzi preferiamo seguire la logica dell’occhio per occhio e dente per dente…

 

Il Vangelo proclamato in questa Messa è chiarissimo. 

 

Dice: guardatevi dagli uomini, siate prudenti nel valutare la realtà. Sappiate che come Gesù se siete veramente cristiani sarete consegnati a tribunali e flagellati e tutto questo non perché malfattori ma perché giusti, a causa del Giusto! Ma in voi, in quel momento, continuerà il processo iniziato contro Gesù e il martirio – che può essere cruento ma anche incruento, fatto di calunnie architettate ad arte, di ingiustizie e vendette - non sarà sconfitta, ma testimonianza del Signore della vita.

 

Come ad Agapito, se noi anche in questo nostro mondo ostile al Dio di Gesù Cristo rimarremo fedeli, lo Spirito Santo ci illuminerà e insegnerà cosa dovremo dire. Il male potrà anche esplodere intorno a noi e contro di noi, forse toccherà anche i legami famigliari più stretti, saremo traditi anche dagli amici. Portando amore riceveremo odio ma così e soltanto così spezzeremo quella catena di odio contro chi odia che non produce alcun bene ma soltanto morte e distruzione.

 

Certo, tutto questo, non per fare i faciloni, i semplicioni che fingono di non vedere ciò che va storto. No, ciò che non è secondo il Vangelo va chiamato a conversione ma pagando di persona, pagando come ha pagato per noi Cristo sulla croce, come hanno pagato i martiri!

A tal proposito mi piace condividere con voi un brano tratto dal Giornale dell’anima di San Giovanni XXIII. Inviato dalla fiducia di Papa Pio XII quale Nunzio Apostolico a Parigi, scriveva: “Ormai nessuna tentazione di onori, nel mondo o nella Chiesa, mi può toccare. Porto la confusione di quanto il Santo Padre ha voluto fare per me, mandandomi a Parigi. Avere altro grado nella gerarchia o non averlo, mi è del tutto indifferente. Ciò mi dà grande pace. E mi lascia più agile al compimento del mio dovere, ad ogni costo e ad ogni rischio. E’ bene che io mi tenga preparato a qualche grande mortificazione o umiliazione. Questa sarà il segno della mia predestinazione. Volesse il cielo che segnasse l’inizio della mia santificazione vera, come è avvenuto per le anime più elette che ebbero, negli ultimi anni della loro vita, il tocco di grazia che li fece santi autentici. L’idea del martirio mi fa paura. Temo nella mia resistenza ai dolori fisici. Eppure potessi dare a Gesù la testimonianza del sangue, oh, quanta grazia e quanta gloria per me!”.

 

Cari fratelli e sorelle, con questo desiderio del cuore, come Sant’Agapito assumiamoci le nostre responsabilità di cristiani, senza paura, ben sapendo che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento potrà far loro del male, seguiamo Cristo senza soccombere alle logiche del mondo: né a quelle perverse, né a quelle di vendetta o odio e viviamo la nostra esperienza di vita cristiana.

 

La vita cristiana che non cerca il sensazionale, il miracolistico, che per svolgersi non ha bisogno di attaccarsi a mistici, veggenti, apparizioni e miracoli caso mai neppure approvati dalla Chiesa. Ma quella vita cristiana che sa che la santità – come scrisse San Giovanni Paolo II – è la misura alta della vita cristiana ordinaria. Quella misura alta che a volte può comportare anche il martirio ma che fa nuova e bella la società e la Chiesa. Amen.  

 

 Mauro Parmeggiani