È la festa della famiglia!

festa-famiglia-2017-omeliaCarissimi fratelli e sorelle! all’inizio dell’anno pastorale, celebriamo con gioia la festa diocesana della famiglia che ha come tema: “Famiglie che si danno la mano!”. È la festa della famiglia!

 

Innanzitutto della famiglia fondata sul sacramento del matrimonio, tra un uomo e una donna, un padre e una madre, che si impegnano con l’aiuto di Dio a vivere un legame fedele e indissolubile per tutta la vita e aperto ad accogliere il dono dei figli!

 

Poi della Chiesa diocesana - famiglia di famiglie - dove le famiglie sono chiamate sotto la guida del Vescovo e dei  loro pastori, con le anime consacrate e tutti gli altri battezzati di ogni condizione a vivere le caratteristiche tipiche di ogni famiglia cristiana: l’accoglienza nella verità e sincerità, il rispetto reciproco, l’impegno educativo verso le giovani generazioni, l’attenzione agli anziani, ai malati alle persone con disabilità … a vivere la dimensione del perdono per rigenerare continuamente l’amore. Amore che non sfrutta l’altro, che non si serve dell’altro ma che si pone al suo servizio, che non plagia …, che non strumentalizza …, ma che è sempre disposto a perdonare, a dare oltre misura perché ha ricevuto da Dio, in Cristo, un amore oltre ogni misura umanamente possibile.

Festa della Chiesa diocesana - famiglia di famiglie - che è chiamata a favorire l’aiuto reciproco tra famiglie, a sostenerle nel darsi la mano tramite un impegno assiduo e capillare per le famiglie, tramite il Consultorio e tutte le altre forme possibili e personali di aiuto reciproco, affinché tutte le famiglie possano affrontare e superare insieme le sfide che oggi si pongono alla famiglia stessa e che nell’Esortazione Apostolica Post sinodale Amoris laetitia, troviamo ben elencate. Tanto per citarne alcune ricordo la situazione di miseria che vivono molte famiglie, la mancanza di lavoro, di integrazione sociale di quei nuclei famigliari che sono giunti qui da lontano, la difficoltà ad educare che molte famiglie sperimentano, a dialogare insieme tra componenti dello stesso nucleo famigliare, la dipendenza dai media che non permettono le relazioni tra genitori e figli e altre forme di dipendenze che alienano dalla realtà i figli e a volte anche i genitori … E ancora: la difficoltà a trasmettere la fede dai genitori ai figli, la grande ansietà che le famiglie vivono a causa di un futuro professionale incerto, l’insicurezza economica, o del timore per l’avvenire dei figli … e potremmo continuare … E tutto ciò in una società dove spesso le Istituzioni, spiace dirlo ma è così, non favoriscono la famiglia anzi - pensano che indebolendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio sia qualcosa che giova alla società - mentre invece, come scrive giustamente Papa Francesco nel documento già citato: “Accade il contrario: pregiudica la maturazione delle persone, la cura dei valori comunitari e lo sviluppo etico delle città e dei villaggi”. 

 

In questa sede, con le parole del Papa, vorrei proprio richiamare gli uomini delle Istituzioni - che ringrazio per la loro presenza - ma anche tutti voi che siete qui a riscoprire e ad avvertire con chiarezza che solo l’unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena, essendo un impegno stabile e rendendo possibile la fecondità. Vorrei invitarvi anche a riconoscere per aiutarle, farle sentire accolte, e se possibile accompagnarle verso quella forma piena di vita di famiglia fondata sul matrimonio-sacramento, tutte quelle varie situazioni familiari che possono offrire una certa regola di vita. Ma, nello stesso tempo, ribadire chiaramente quanto scrive sempre Papa Francesco al n.52 di Amoris laetitia ossia che “le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso, per esempio, non si possono equiparare semplicisticamente al matrimonio. Nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita ci assicura il futuro della società” e pur rispettando le scelte di ciascuno, le persone in quanto tali, non possiamo certo condividere le loro decisioni che oltre che andare contro la morale cattolica non contribuiscono al bene della società con la loro pretesa di essere equiparate a coppie sposate, con la loro pretesa di avere gli stessi diritti degli sposi e non i medesimi doveri. A partire da quello della fedeltà indissolubile che fa la forza della cellula famiglia nella società.

 

È festa, dunque, della famiglia e della “famiglia di famiglie” che è la Chiesa diocesana o parrocchiale che sia. Festa nella quale desideriamo ripeterci che la forza della famiglia “risiede essenzialmente nella sua capacità di amare e di insegnare ad amare” senza pensare che non si possa ricostruire, che non si possa ripartire: “per quanto ferita possa essere una famiglia, essa può sempre crescere a partire dall’amore” (cfr AL, 53).

 

Ed è proprio all’amore - che è vero quando sa perdonare - e di cui oggi la liturgia ci parla in maniera ricchissima, a cui noi dobbiamo puntare se vogliamo che il soggetto famiglia permanga quale prima cellula della società e della Chiesa. Se vogliamo che la Chiesa sia e rimanga sempre famiglia di famiglie alla quale tanti possono guardare e rimanere attratti dall’amore che non si predica ma si vive realmente all’interno dei nuclei famigliari, tra famiglie e tra tutti i componenti della grande famiglia che è appunto la Chiesa.

 

Il brano evangelico appena ascoltato è tanto famoso quanto difficile da realizzare, ma se oggi uscissimo da questa celebrazione con l’intento di praticarlo, sicuramente salveremmo tante delle nostre famiglie e, la Chiesa stessa, si rafforzerebbe nella sua capacità evangelizzatrice.

 

Pietro chiede a Gesù quante volte deve perdonare se un fratello commette una colpa contro di lui? E, come sempre fa Pietro, tenta anche di dare una soluzione umana che gli pare più che ragionevole ma che Gesù corregge. Pietro propone “fino a sette volte”, sette che è un numero perfetto, che è già tanto … Ma Gesù risponde fino a settanta volte 7. In altre parole Gesù invita Pietro e anche noi componenti di una famiglia e Chiesa famiglia di famiglie a vivere quell’amore che ha come paradigma l’amore di Dio che non ha misura, che perdona sempre!

 

Carissime famiglie: perché perdonare? Perché perdonare che non vuol dire dimenticare ma rimettere nel mio rapporto con Dio colui o colei o coloro che mi hanno fatto del male? Perché così fa Dio con noi e noi, se vogliamo salvare la famiglia e la Chiesa, dobbiamo tutti acquisire e aiutare ad acquisire il cuore di Dio per poi immetterlo nelle nostre relazioni.

 

Gesù ci spiega questo utilizzando la parabola dei due debitori.

Uno che ha un debito enorme con il suo re. Un debito che nessun uomo con il lavoro di una vita potrebbe saldare. E che si mette a supplicare perché il suo signore gli condoni il debito e così lasci libera anche la sua famiglia che in questi casi diventava proprietà del re. Il cui cuore nobile e libero va oltre a ciò che sarebbe anche legittimo, che gli spetterebbe per diritto e cancella il debito. Comprende e compatisce, patisce con il servo che lo supplica e si intenerisce e perdona. Ma questo servo “appena uscito” nemmeno lascia passare un po’ di tempo per vivere la gratitudine del debito scontato che va subito a chiedere che un suo piccolissimo debitore, uno che doveva a lui una quisquiglia, - qualche centesimo rispetto a dei milioni di euro potremmo dire tanto per intenderci … - gli dia ciò che era a lui dovuto.

 

Il re, saputa la cosa, rimane afflitto e così richiama il suo grande debitore e lo affida agli aguzzini.

 

Gesù in tal modo ci insegna come rapportarci in famiglia e nella Chiesa se vogliamo che i rapporti non cessino. Noi dobbiamo sempre aver chiaro che siamo stati perdonati da Dio, in Gesù, morto e risorto per noi, dai nostri peccati. Con la Pasqua di Cristo ci è stato rimesso un debito grandissimo. Dunque anche noi dobbiamo amare, perdonare, rimettere i piccoli debiti che a volte nelle nostre famiglie facciamo diventare grandi, insormontabili, imperdonabili!

 

Certamente se uno pecca contro di me, se una sbaglia, mi tradisce … il primo istinto naturale è quello della vendetta acida, cattiva, disumana … ma se non rompo questo legame doloroso del male per male, della vendetta contro il male ricevuto, dell’offesa contro l’offesa … io, noi, non ricostruiremo mai le nostre famiglie!

 

Oggi, in questa festa della famiglia - e sappiamo bene che le nostre non sono le famiglie del Mulino Bianco … - ci è chiesto di perdonare e, ancora di più: “perdonare di cuore!” ossia dare di nuovo credito all’altro, ridargli fiducia perché so che il progetto di Dio su di lui o su di lei non è quello che sta caso mai vivendo quando fa del male.

 

Ricordo una signora con la quale tanti anni fa parlavo e mi fece capire cosa vuol dire perdonare. Era stata tradita dal marito e abbandonata. Aveva due figli piccoli. Era anche una bella donna e il marito se ne era andato con una pure più brutta di lei … Era sicuramente amareggiata, umiliata, offesa … ma mi diceva che lo aveva perdonato e che ogni giorno pregava per lui. Alla mia domanda: “perché lo fai? Non sei arrabbiata?”. Mi rispondeva: “No. Addolorata sì. Ma so che lui non è così. È soltanto uscito per un tempo dal progetto di amore che Dio ha pensato da sempre per noi. E allora continuo ad amarlo, a perdonarlo, a pregare per lui perché ritorni …”. Quel marito poi tornò e ricostruirono una bella famiglia. Lui è morto qualche anno fa riconciliato perché aveva ricevuto il perdono che è rimettere l’altro nel mio rapporto con Dio, che è credere nel progetto di amore che Dio ha su ciascuno di noi e farlo rientrare - almeno nella speranza e con la preghiera - in quel progetto.

 

Chiediamo dunque, questa mattina, che nelle nostre famiglie ci si aiuti a vivere la legge dell’amore e del perdono. Chiediamo, come ci invita la prima lettura, di essere coerenti. Non possiamo chiedere di essere perdonati da Dio e nello stesso tempo non perdonare i fratelli. Chiediamo, come ci ha esortato a fare San Paolo nella seconda lettura, di non vivere per noi stessi ma per il Signore che vuol dire essere partecipi della Sua misericordia infinita non soltanto come fruitori ma anche dispensatori affinché ogni difficoltà, disaccordo, debito reciproco, nelle nostre famiglie e nella nostra Chiesa sia sanato. Sappiamo bene che quando c’è divisione in famiglia si è tristi, non si è felici … si fanno soffrire anche gli altri, i figli, gli innocenti, i piccoli che guardano attoniti l’incapacità di perdonare. 

 

Che il Signore ci aiuti a darci la mano tra noi per superare insieme il disaccordo e la gioia che viene da Dio possa tornare nelle nostre famiglie affinché “La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie - come recitano le primissime righe di Amoris laetitia - sia anche il giubilo della Chiesa” (AL, 1). Amen.

 

 

+ Mauro Parmeggiani

Amministratore Apostolico