Omelia nella Festa di Santa Chiara Vergine

clarisse palestrina thumb394Cari amici, tra gli appuntamenti che il 31 luglio scorso mi ha “passato” il Vescovo Domenico, questa Messa, per la verità, non era programmata.

Ma una telefonata “decisa …” di Suor Assunta mi ha fatto comprendere che era necessario venire qui, questa sera, per celebrare con le Monache Clarisse e con tutti voi la Festa liturgica di Santa Chiara.

Per me è un modo piacevole per esprimere fin dall’inizio di questo mio servizio tra voi quale Amministratore Apostolico la grande stima che la Chiesa ha - e anche io personalmente nutro fortemente - verso la vita claustrale, verso chi tiene le mani alzate verso il Cielo per pregare per quanti vivono e testimoniano o ancora cercano la fede nel mondo.

Verso quante, sull’esempio di Chiara d’Assisi, si sono dedicate a ciò che nella Chiesa è la dimensione più importante: quella dello stare in ascolto di Dio, quella della preghiera assidua che non estranea per nulla dal mondo ma che venendo a conoscenza delle cose del mondo le presenta a Dio nella preghiera affinché la luce dello Spirito Santo illumini i cuori e trasformi in bene la storia degli uomini anche quando questa pare andare per vie sbagliate e lontane da Dio.

 

A tal proposito come non ricordare come Chiara d’Assisi, per ben due volte, salvò Assisi dalle minacce di Federico II con la forza della preghiera e mostrando ciò che la Chiesa ha di più caro: l’Eucaristia?

Grazie, dunque, care Sorelle Clarisse! E non abbattetevi se il vostro numero è modesto. Voi siete ugualmente preziose per ciò che siete e per la vita donata nella povertà, castità, obbedienza; per il primato della vita di preghiera che ogni giorno vivete per la salvezza di questa città, della nostra Diocesi prenestina, per la Chiesa e per l’umanità intera! Non contano, infatti, davanti a Dio, i numeri … ma la qualità della vostra vita di consacrate e, più sarete radicali, più cercherete di rispondere con la totalità della vostra esistenza alla chiamata che Dio vi ha rivolto, tanto più sarete efficaci, felici, attraenti per quelle giovani che anche oggi come voi e come Chiara prima di voi cercano l’Unico necessario per cui spendere la vita, cercano l’Unico Sposo che mai tradisce, che ama e perdona sempre le nostre infedeltà: Cristo!

 

Questa sera sono con voi tante persone per celebrare la Santa Messa nella Festa di Chiara. A voi e a loro vorrei proporre qualche idea da realizzare poi nella nostra esistenza. Sì, nella quotidianità non soltanto di chi vive in clausura ma nella vita di tutti perché tutti, oggi più che mai, dobbiamo tornare all’essenziale della vita cristiana secondo il Santo Vangelo, senza incrostazioni di sorta, come lo ha vissuto il serafico padre Francesco e la sua sorella nella fede: Chiara d’Assisi.

Attratta dall’esempio del Santo, la sera della domenica delle Palme del 1211 (o 1212), Chiara lasciò la casa, lasciò tutto per fuggire a Santa Maria degli Angeli dove Francesco e i suoi frati la accolsero inviandola a vivere la clausura dapprima in due monasteri benedettini e quindi a San Damiano - la chiesa che Francesco, obbediente alla voce del Signore - aveva ricostruito, come a dire che se la Chiesa, quella con la “C” maiuscola - anche oggi - desideriamo che si ricostruisca e continui a rimanere in piedi, occorre partire dalla povertà e dalla preghiera, dalla donazione totale di sé a Dio e al prossimo.

        

Chiara ha vissuto così.

        

Le letture di questa Messa ci rivelano il suo segreto di vita che deve sempre più divenire il nostro segreto!

 

Ha innanzitutto vissuto la sponsalità.

 

Nella prima lettura Dio, tramite il Profeta Osea, ci dice che nonostante le nostre grandi infedeltà e peccati Lui ci attira nuovamente a sé per farci suoi sposi per sempre, per farsi conoscere a noi!

 

Chiara è stata una donna come tutte le altre e anche lei avrà avuto le sue fragilità, insicurezze, debolezze. Se ha potuto vivere la santità come dono totale di sé stessa a Dio nella preghiera, nella povertà radicale e nella carità verso tutti coloro che andavano alle porte del suo Monastero e del suo cuore per chiedere aiuto è perché si è lasciata amare da Dio, si è lasciata sposare dall’Unico perfettamente fedele che ci ha amati donando se stesso sulla croce per noi.

 

Come vorrei che anche tutti noi sentissimo forte questo legame sponsale con Cristo!

 

Oggi, purtroppo, i legami sponsali sono assai difficili da vivere. Fanno fatica a perseverare nell’amore fedele gli sposi, i sacerdoti, i diaconi, le consacrate … E spesso - figli della cultura del provvisorio e del relativo - la sponsalità cessa davanti alle prime difficoltà.

 

Se questo accade è perché abbiamo lasciato Dio fuori dalla porta dei nostri cuori. Non ci fidiamo totalmente di Dio che ci ama e perdona sempre e sempre ci dà la possibilità di ricominciare.

 

Da Chiara, dunque, impariamo, questa sera la gratitudine che si fa fedeltà a Dio perché ci ha attratti a sé nonostante noi.

 

Come Chiara impariamo, vivendo strettamente uniti, fedeli a Lui che è fedele per sempre a noi, a far risplendere - secondo l’invito dell’Apostolo Paolo ai Corinzi - non la nostra bravura, la nostra gloria … ma quella divina che rifulge sul volto di Cristo tramite quei vasi di creta che siamo noi.

 

Tribolati, schiacciati, sconvolti, perseguitati, uccisi … non dobbiamo mai pensare di essere abbandonati dalla Grazia di Dio che è stata infusa nei nostri cuori tramite il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia e continuamente viene riversata su di noi dallo Sposo fedele affinché dalle crepe che possono avere quei vasi di creta che siamo noi, vasi di creta fragile e non di ferro … possa apparire la potenza straordinaria che viene da Dio e - appunto - non da noi.

 

Spesso, cari fratelli e sorelle, ci assale la tentazione di pensare di poter risolvere le cose, anche le più difficili, da soli. A volte, addirittura, pensiamo di poter risolvere anche quelle degli altri facendoci giudici impietosi, autoritari, pensando di avere soltanto noi la luce dello Spirito che ci permette di giudicare, criticare, condannare severamente il prossimo …

 

Chiara ci insegna ad essere sempre consapevoli che noi siamo vasi di creta e che soltanto Lui - lo Sposo fedele - ascoltato e accolto nella sua Parola, nei sacramenti, negli insegnamenti della Chiesa, salva, fa trasparire in noi la luce di cui il mondo ha tanta necessità e che possiamo dare soltanto se, vivendo il Vangelo come ha vissuto Chiara, rimaniamo costantemente uniti alla vite così come lo sono i tralci.

 

Proprio per questa sintonia con il Cuore di Dio, per questo suo essere unita come tralcio alla vite, Chiara ci insegna l’alto valore della povertà.

 

La povertà che lei ha vissuto radicalmente perché avendo Dio aveva già tutto, ma anche con attenzione verso il prossimo senza pretendere che tutti la vivessero come lei. Direi che Chiara ha creduto nella povertà che ha vissuto intensamente ma è stata anche capace di discernimento. Fedele sì, alle regole di vita e al voto di povertà che ha implorato dal Papa di poter vivere in maniera radicale, Chiara ha anche saputo guardare con la compassione stessa di Dio, le persone a lei affidate.

 

Ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia e austera e severa badessa di un monastero ispirato all’ideale francescano scriveva: “non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito” per cui “Ti supplico di moderarti con saggia discrezione nell’austerità quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata”.

 

Cosa voglio dire? Che Chiara ci invita sì a essere radicali nella povertà ma anche proprio perché poveri di noi, dei nostri pensieri, distaccati anche dal nostro modo di vivere che è “il nostro” … a saper rispettare quello altrui. Non certo giustificando il peccato, l’egoismo, l’accumulare solo per se stessi senza pensare agli altri, non certo giustificando la non assiduità nella preghiera … o che ognuno anche nella Chiesa faccia ciò che vuole … ma sapendo proporre gli alti ideali con letizia francescana affinché tutti posano seguire, secondo le loro possibilità, il Cristo casto, povero e obbediente.

 

Con queste intenzioni, secondo le nostre possibilità, attratti dall’amore sponsale di Cristo e non da imposizioni di forma o esteriori a noi stessi, che a volte rasentano il plagio, rimaniamo innestati come i tralci alla vite e portiamo frutti di vita cristiana, di vita bella e buona, di vita gioiosa nel mondo.

 

Il cristiano che segue veramente Cristo non è serioso e sempre rabbuiato ma è un uomo o una donna felice perché ha scoperto il tesoro di grande valore nascosto nel campo e ha acquistato quel campo per possedere quel tesoro. E se intenderemo così la vita cristiana allora saremo fedeli anche nelle difficoltà, poveri perché non più attaccati a ciò che non conta avendo in Cristo il nostro tutto! Sapremo dire anche quando saremo insultati e trattati male che quella è vera letizia! Saremo gente di preghiera perché non potrà fare più a meno del rapporto con Colui che ci ama anche quando non lo meritiamo. E, infine, pieni dell’amore di Cristo sapremo amare tutti, far giungere a tutti tramite i nostri gesti e le nostre parole quel bel saluto francescano di “pace e bene” che anche stasera ci scambiamo e idealmente scambiamo con chi, pur non essendo qui, ne ha tanta necessità prima di avvicinarci all’altare per incontrarci con Cristo che ora viene incontro a noi nell’Eucaristia. Amen.

 

† Mauro Parmeggiani

Amministratore Apostolico di Palestrina


Palestrina, Monastero di Santa Maria degli Angeli, Venerdì 11 agosto 2017