Omelia S.Messa per la Giornata delle Claustrali

clarissePalestrina, chiesa di S.Croce, 21 novembre 2017

 

Carissime sorelle e fratelli,

ci riuniamo qui, questo pomeriggio, presso il Monastero delle nostre Sorelle Clarisse, per pregare insieme alla Chiesa per tutte le Claustrali. Per quante hanno già scelto questa via di donazione totale al Signore, per quante – nel mondo – sono in discernimento per scegliere questa forma di servizio a Dio, alla Chiesa, all’intera umanità; per quante – e speriamo siano numerose e sante – il Signore chiamerà a vivere la vocazione claustrale anche da oggi in poi.

 

La Memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio ci aiuta a comprendere quale è il segreto che anima e deve sempre animare ogni vocazione claustrale ma che deve animare anche ogni cristiano chiamato sempre più ad imparare ad avere la “sua clausura”, quel luogo nell’anima, nel quale offrire ogni giorno tutto se stesso a Dio perché Dio per primo si è offerto e si offre totalmente a noi, per colmarci del suoi doni e così o con la preghiera e la stessa vita offerta in clausura o nel mondo – ma con uno spirito diverso da quello del mondo… -, può veramente amare i fratelli poiché il suo “io” è purificato e arricchito dal grande dono dello Spirito Santo.

 

La festa della Presentazione che celebriamo non ha radici evangeliche, nasce da una intuizione che la Chiesa ha sempre avuto pensando a Maria. E cioè: non era possibile che l’annunciazione e la predisposizione a dire sì incondizionatamente alla volontà di Dio da parte di Maria non fosse stato preparato.

 

Preparato come dovrebbe essere preparato ogni nostro cuore che, se puro e non male-informato, fin da bambino è naturalmente predisposto verso Dio. Maria ci è presentata così come una bambina di Israele che attirata dalla santità di Dio, vuole darsi a Lui, che comprende che l’opera di Dio è importante, che occorre mettersi al suo servizio, che occorre aprirsi a Lui con i talenti che ciascuno ha ricevuto da Lui – siano tanti o pochi non importa… -. Ma comprende anche che non si può compiere l’opera di Dio senza essere santificati da Lui, senza essere consacrati a Lui – ossia separati come tramite un recinto… dal mondo. Quella separazione, ripeto, che vivono le nostre sorelle claustrali ma non per estraniarsi da noi ma per essere con noi e per noi. Proprio come dovrebbe essere – stimolato dal loro esempio – ogni anima cristiana.

 

Separata dal mondo, attratta da Dio, desiderosa di Colui che per primo desidera amarci, Maria – e ogni claustrale e ogni cristiano che vuole vivere così – può allora rallegrarsi e quindi rallegrare chi lo incontra, perché Dio viene ad abitare nel suo cuore e rende madri, (padri…) amplia quella che poteva essere una maternità umana in una maternità spirituale che è dettata dal fare la volontà del Padre che è nei cieli.

 

Ma pur essendo in Maria bambina, come in ciascun bambino, il desiderio di donarsi a Dio, di appartenere a Colui che ci ama incondizionatamente, per offrirsi poi completamente a Lui ogni giorno; man mano che cresciamo, man mano che passano i giorni, i mesi e gli anni deve essere sempre più chiaro - come deve esser stato sempre più chiaro per Maria dal momento dell’annunciazione alla passione e morte del Figlio - quali siano le condizioni dell’offerta.

 

E questi sentimenti che chiariscono il perché dell’offerta, i sentimenti di Israele che Maria ha fatto suoi, li troviamo espressi nel Magnificat che oggi abbiamo ascoltato al posto del Salmo.

 

Sentimenti che prima di offerta ci parlano di riconoscimento dei doni di Dio.

 

Intediamoci: da bambini ci hanno forse anche educato a essere noi per primi: buoni, bravi, a fare i fioretti… a prendere noi l’iniziativa di fare qualcosa di buono per Dio e per gli altri. Ma man mano passa il tempo ci accorgiamo bene che la nostra sola buona volontà non regge. Non possiamo più offrirci, amare… se non scopriamo un Amore più grande, un amore in uscita continua verso di noi e che ci motiva, accompagna e sostiene.

 

La vita claustrale e la vita cristiana in genere non si possono comprendere se non è chiaro il riconoscimento dei doni di Dio.

 

Prima dell’offerta c’è sempre il dono e il riconoscimento di questo dono. Nel Magnificat è chiarissimo. Maria dice: “Ha guardato l’umiltà, l’humus, la pochezza e la bassezza (come è bassa la terra), l’insignificanza, della sua serva… Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente… Di generazione in generazione si stende la sua misericordia”. Sì, care sorelle e fratelli, solo se si scopre la grandezza e la fedeltà dell’amore di Dio ci si può offrire, consacrare totalmente a Lui. Altrimenti non c’è vita di clausura né alcuna altra vita cristiana autentica!

 

L’offerta di tutta la vita a Dio è la risposta riconoscente a un Dio che se da bambini sentiamo vicino, da adulti, andando al di là della “crosta” che abbiamo messo sull’essenza evangelica della nostra vita di fede, occorre che riscopriamo andando ogni giorno di più alla Sua essenza, come un Dio che ci ama in maniera preveniente, che ci perdona sempre, che è fedele alle sue promesse, che ci fa doni diversi ma che proprio per questo noi siamo chiamati a mettere tutti a Sua disposizione gratuitamente. E metterli a Sua disposizione vuol dire metterli a disposizione dei fratelli che vediamo.

 

Questi doni – dicevo – sono diversi per ciascuno. Così come diversa per ciascuno è la risposta.

Oggi ringraziamo Dio per chi ha sentito il dono dell’amore di Dio che attrae a sé per sempre, nel silenzio del Monastero, per rispondere all’Amore con l’offerta della propria vita, con l’alzare durate tutta la propria giornata le mani al Cielo per pregare per chi è nel mondo e senza sentirsi separate dal mondo anche se una grata le divide dal mondo…

 

Si, offrire sé stessi significa anche elevare una incessante preghiera a Colui che è all’origine di ogni dono ricevuto, che solo può santificare e consacrare i doni che noi possiamo soltanto presentargli. Non a caso la festa di oggi si chiama “Presentazione di Maria al Tempio”.

 

Noi possiamo offrire, presentare, offrire anche i nostri corpi a Dio – come dice San Paolo – ma la trasformazione di ciò che offriamo a Dio e che spesso – se siamo onesti – è così pieno di imperfezioni, la può operare soltanto Dio!

 

In questo giorno allora, chiediamo che Dio con il suo Amore trasformi sempre più le nostre offerte, trasformi e santifichi sempre più le nostre sorelle Claustrali affinchè le nostre vite che vengono dalla creazione siano sempre più trasformate e riempite di Spirito Santo per servire alla comunione con Lui.

 

Mettiamo tutto davanti a Lui – fiamma che arde ma non consuma, fiamma viva d’amore – avrebbe detto S.Caterina da Siena – che arde ma non rovina il legno dell’arbusto che brucia come fu nel roveto in fiamme dove Dio si rivelò a Mosè -, luce gentile che vuole illuminare ma senza accecarci, illuminare e condurci ma senza violentarci, come dice in una bellissima preghiera il Card. Jhon Henry Newman -  tutto noi stessi affinchè ci trasformi in offerta sempre più a Lui gradita e utile per i fratelli. Ma con verità e non con ipocrisia.

 

Con le nostre sorelle claustrali oggi diciamo, guardando a Maria: “Prendi, Signore, tutto ciò che ho. Tu me lo hai dato, io lo metto a tua disposizione, fanne ciò che vuoi”. E’ la nostra offerta vera, vera perché si fonda sulla riconoscenza verso un Dio fedele e amico. Perché non è un sentimento passeggero, un sentimento che permane quanto lo spazio breve di una emozione, ma un impegno per tutta la vita.

 

Pensiamo a due innamorati. Quando conoscono e sperimentano l’amore si impegnano per sempre sulla strada dell’amore; anche nei momenti duri, difficili, dove non basta la nostra buona volontà ma occorre fondare tutto sull’amore di Dio che è per me e per la persona che amo, che è per lei e per me…

 

Chiediamo questa capacità di donazione piena a Dio sicuri che se saremo disponibili a lasciarlo agire e ad agire con Lui come Maria, allora saremo esauditi.

 

Infine permettetemi un suggerimento pratico per vivere da contemplative.

Non abbandonate mai la Parola di Dio. Leggetela ogni giorno e con il cuore, con i sentimenti,

Guardate la scena che vi verrà proposta;

Ascoltate ciò che vi verrà detto;

Interiorizzate i sentimenti che intuirete;

vivete andando agli altri con i sentimenti imparati da Dio in questo modo antico ma sempre attuale e allora la vostra offerta sarà vera e veramente utile ai fratelli. Amen.