Giornata per la Vita - 04.02.2018

giornatavitaOMELIA IN OCCASIONE DELLA 40ͣ GIORNATA PER LA VITA

Cattedrale di Palestrina, Domenica 4 febbraio 2018

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

concludiamo con questa celebrazione eucaristica la Marcia per la vita che abbiamo voluto fare in questa Giornata, istituita 40 anni or sono dai Vescovi italiani, dopo l’introduzione in Italia della nefasta legge che ha legalizzato la pratica negli ospedali dell’interruzione volontaria della gravidanza – diciamo pure la parola: l’aborto volontario – che come ha detto più volte Papa Francesco, (che si ascolta soltanto quando fa piacere ai media …) – (l’aborto) che quando è per eliminare una vita umana è sempre un omicidio. Un omicidio non solo di una vita umana ma che spesso lascia conseguenze nefaste nell’anima e nella psiche soprattutto della donna che lo ha praticato e che – ne parlo dopo aver ascoltato tante donne in confessionale – anche dopo tanti anni che si confessano di aver commesso quel gesto, forse per disperazione, perché mal consigliate, sole, ecc. non riescono tuttavia a lasciarsi perdonare dalla Misericordia di Dio.

 

Per questa Giornata che nel trascorrere di questi 40 anni si è ampliata affinché preghiamo e difendiamo la vita contro i suoi molteplici attacchi desideriamo tutti impegnarci a pregare e a darci da fare per difendere e promuovere tutta la vita dal concepimento alla sua morte naturale e tutte le vite a partire da quella di tante donne che oggi subiscono aggressioni fino a quelle dei poveri e migranti, da quelle dei bambini che subiscono abusi a quelle degli anziani segnati da estrema fragilità. I Vescovi italiani, richiamando le parole del Papa, anche quest’anno hanno indirizzato ai fedeli e agli uomini e alle donne di buona volontà un Messaggio nel quale scriviamo che “solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia”… soltanto una comunità che sa farsi samaritana, ossia che sa chinarsi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata e che con il salmista chiede a Dio di indicargli il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra (cfr Ps 16,11) può riuscire ad invertire quella tendenza anti-vita che spesso è imposta da poteri forti, ideologie sbagliate, una cultura nella quale per risparmiare si preferisce anche con i gravemente malati interrompere alimentazione e idratazione, farli decidere anticipatamente – quando l’ora della sofferenza e della malattia è lontana… – su come dovranno essere trattati – impedendo agli operatori sanitari di obiettare in coscienza… in pratica aprendo i cancelli all’eutanasia…

 

Ebbene, cari fratelli, i Vescovi italiani nel loro Messaggio intitolato “Il Vangelo della vita gioia per il mondo” non vogliono indire crociate, ma piuttosto desiderano, come vorrei anche io questa mattina con voi, far ripuntare lo sguardo del cristiano sull’Amore di Dio che dà gioia, che va chiesto con la preghiera affinché la nostra vita divenga una esistenza “cristica”, abitata dallo stesso sentire di Gesù, che si è fatto servo per amore dell’uomo, di ogni uomo e di tutto l’uomo affinché, scoperto questo amore, anche noi entriamo con il suo amore in relazione con gli altri per aiutarli a rimanere con Lui, con il Maestro divino, per gestire bene la realtà della vita, per vivere una vita cristiana vera che fa bene a chi la vive ma evangelizza e fa bene anche a chi è lontano dal Vangelo poiché Cristo e il suo Vangelo dà a tutti la gioia di sentirsi amati, presi per mano, sollevati dal Signore della vita per divenire – a nostra volta – testimoni dell’amore, evangelizzatori, annunciatori di questa gioia evangelica che non dirà mai no alla vita perché testimonianza di amore. Proprio come ha scritto Papa Francesco all’inizio del Capitolo quinto dell’Amoris laetitia: “L’amore dà sempre vita!”.

 

Il Vangelo di questa mattina ci aiuta, guardando a Gesù, a comprendere come il cristiano diventa operatore di gioia e promotore e difensore fattivo della vita.

 

È Gesù il primo difensore della vita, il primo amante della vita che la salva donando la sua nel grande gesto, il supremo gesto della croce ma che prepara questo apice della sua missione attraverso altri gesti, tempi, parole.

 

Il Vangelo di oggi ci propone Gesù attento alle situazioni feriali della vita. Dopo aver chiamato Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni viene a sapere che la suocera di Simone è a letto con la febbre, sa che la sua vita è malata. Gesù entra nella sua casa, si relaziona a lei, si avvicina e la rialza (il verbo della risurrezione). Gesù vede il dolore del mondo, vede come la nostra vita senza di Lui sia perduta, diminuisca di valore e allora si avvicina all’uomo, gli/ci porge la mano perché accogliendo Lui possiamo rialzarci.

 

E una volta rialzati, come la suocera di Pietro, metterci al suo servizio. Ossia divenire con la vita testimoni della gioia ricevuta da Lui il quale, però, ci insegna anche come fare affinché il nostro servizio alla vita non sia semplicemente azione ma attenzione, relazione con la vita che soffre, proposta dell’amore di Dio e quindi con Lui un darci da fare che sia anche nostro per annunciare a tutti il Vangelo della vita: gioia per il mondo.

 

Gesù è cercato da tutti: ammalati, gente che ha perso il senso della vita… tutti ti cercano… lui certo non si risparmia durante il giorno e la sera guarisce, sana, entrando in relazione dà senso alla vita dell’uomo. Ma poi di notte e all’alba ha bisogno di ritirarsi, solo, in preghiera, con il Padre!

 

Cari amici non possiamo ergerci a veri difensori della vita se non c’è un rapporto vero, di preghiera anche da parte nostra con Dio. Soltanto se saremo pieni di Lui allora il nostro agire, il nostro essere fattivi sarà di servizio alla vita altrimenti rischierà di diventare un principio, uno slogan, anche una marcia, una manifestazione – se volete… – ma senza l’impegno quotidiano per la vita che nella nostra cultura dove la vita è minata in così tante parti possiamo salvare soltanto amandola come Gesù: chinandoci su di essa quando è malata, rialzandola annunciando il Vangelo di colui che è risorto per noi assicurando alla vita l’eternità e il senso pieno in questo squarcio di tempo in cui siamo chiamati a camminare sulla terra, affinché con Gesù camminiamo per portare gioia per il mondo triste, senza speranza, ammalato, che dicendo no alla vita dice no a se stesso e alla possibilità di amore che Gesù gli rivolge. Quall’amore che anche ora, intorno all’altare egli ci offrirà donandosi per noi nell’Eucaristia perché facendo con Lui l’esperienza della risurrezione, con Lui ci doniamo, ci spezziamo con gioia per gli altri nell’amore affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Amen.

 

 

+ Mauro Parmeggiani

Amministratore Apostolico