Mercoledì delle Ceneri

ceneriCarissimi fratelli e sorelle,

iniziamo anche quest’anno il cammino della Quaresima, questo cammino che ci condurrà alla celebrazione della Pasqua: centro di tutto l’anno liturgico, centro della nostra fede.

 

Un cammino – quello della Quaresima – di cui questa sera ne abbiamo ascoltato con gioia l’annuncio. Indite una assemblea solenne – ci ha detto Gioele nella prima lettura – radunate il popolo, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, gli sposi, i sacerdoti … il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.

 

E San Paolo pure invita: “Lasciatevi riconciliare con Dio … Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza”.

 

Per questo accogliamo la Quaresima con gioia, come un dono prezioso. È vero che si presenta con il colore dell’abito scuro, il digiuno, la cenere che ci spargiamo sul capo in segno di penitenza ma è anche vero che la Quaresima ci fa intravedere gioie nuove e immutabili, ci offre una festa di nozze eterna.

 

Siamo come pieni di tossine e abbiamo bisogno di disintossicare l’organismo per tornare giovani, lieti, sani e più forti. Il tempo ci ha messo addosso troppe cose che ci allontanano da Dio: il piacere che scambiamo per felicità, l’illusione che il denaro ci renda felici mentre ci rende schiavi di interessi meschini, pensiamo di bastare a noi stessi e cadiamo nella solitudine. A tanti giovani e meno giovani i ciarlatani di ogni epoca offrono rimedi per trovare la felicità ma che rendono soltanto schiavi: droga, alcool, relazioni “usa e getta”, guadagni facili ma disonesti. Tanti propongono una vita virtuale e ci tolgono la dignità, la libertà e la capacità di amare. Il male ci viene presentato come bene e il bene come male …

 

Ma proprio per questo, per questo cammino di disintossicazione, celebriamo la Quaresima vivendola appieno senza perdere tempo. Spero che tutti la attendessimo per questo perché ne sentiamo il bisogno e perché sappiamo che alla fine ci attende la celebrazione della Pasqua, i sacramenti che sono frutto della Pasqua, che ci assicurano il perdono dei peccati e la vita eterna.

 

E in questo periodo sappiamo quali sono gli esercizi da compiere – il Vangelo ce li ha ricordati –: la preghiera, l’elemosina e il digiuno. La preghiera per aprirci a Dio, l’elemosina per avvicinarci agli altri, il digiuno per controllare il nostro vivere che cerca tante cose inutili e sovrabbondanti e riportarlo entro i suoi limiti. Sono cose antiche tanto che il Vangelo non sente nemmeno il bisogno di raccomandarle ma semplicemente le suppone come prassi tradizionali. Mentre invece il Vangelo sente il bisogno di darci istruzioni utili perché questi atti religiosi siano efficaci.

 

State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, ci dice, altrimenti non c’è ricompensa davanti al Padre vostro che è nei cieli.

 

Davanti agli uomini, o davanti a Dio? Operando davanti agli uomini si ottiene la loro ammirazione poi nient’altro. Operando davanti a Dio ci si apre alla Sua Grazia e poi a tutto quello che la Grazia di Dio dona e rende possibile.

 

Ma cosa significa pregare davanti a Dio, stando alla Sua presenza? E come è possibile stare alla presenza di Dio? Significa rischiare con sincerità e serietà il cammino di conversione. Tutti i giorni prego: la Messa, la Liturgia delle Ore, le preghiere devote della tradizione cristiana … e allora cosa può impedire a queste preghiere di produrre la mia conversione, che non si compia la mia conversione? Che possa diventare un uomo con la forma di Cristo, santo della santità di Dio? Cosa può bloccare l’efficacia della preghiera? Una cosa sola: la scarsa autenticità. Lo scarto non colmato tra quello che dicono le mie parole e quello che la mia vita esprime. Non è necessario essere già santi per pregare bene ma è necessario essere pienamente sinceri perché la preghiera sia efficace. Supponiamo che per diventare un po’ più cristiano e maturo nella fede io abbia bisogno di abbandonare alcuni atteggiamenti a cui mi sono abituato: controllare o vincere la pigrizia, perdonare le offese, abbassare l’orgoglio, essere meno egoista, moderare il mio carattere sanguigno, imparare a brontolare meno … ed ecco allora che sono invitato a pregare il Signore e a chiedergli: “convertimi Signore e sarò convertito” ma con quale sincerità prego? Sono davvero disposto a cambiare? A gettare alle spalle le offese ricevute, il mio orgoglio, la mia pigrizia, il mio egoismo, il mio carattere …? Perché il volto di Dio si rifletta chiaro nella mia vita? … questo è il nodo decisivo! Nella preghiera se davvero ci mettiamo alla presenza di Dio dobbiamo mettere in gioco tutto. Se non mettiamo in gioco tutto vuol dire che non siamo alla presenza di Dio ma davanti a una immagine di Dio che è espressione, prodotto della nostra immaginazione, dei nostri desideri … non c’è alternativa … ma non è la Sua … Non c’è alternativa: non è possibile pregare Dio che ci faccia diventare creature nuove se non siamo disposti davvero a buttare via tutto ciò che è zavorra, che ci impedisce di correre dietro al Signore, a buttare via tutto ciò che è vecchio e ad accogliere senza riserve la novità di Dio. Ci sono cose che sono possibili solo ad alcune persone: la conoscenza della matematica superiore per esempio …, la conquista di una medaglia olimpica … per raggiungere questa meta ci vogliono caratteristiche di intelligenza o di forza che non tutti possiedono o possono procurarsi. Ma per fare la volontà di Dio no! Fare la volontà di Dio è possibile in ogni momento e a ciascuno. Nessuno è troppo debole, vecchio o impegnato per fare la volontà di Dio. Al di là delle condizioni di vita, di età, di stato, la volontà di Dio è possibile a tutti conoscerla, desiderarla e praticarla: è accessibile a tutti! E allora perché ne siamo così lontani? Per un motivo semplice: che non la desideriamo davvero.

Innanzitutto non vogliamo davvero conoscerla. Censuriamo i nostri pensieri che la fanno balenare davanti alla nostra coscienza perché ce lo chiedono, applichiamo agli altri le esigenze del Vangelo ma non guardiamo a quanto colpiscono noi e le nostre abitudini; accusiamo gli altri illudendoci stupidamente così di difendere noi stessi. Siamo abilissimi nel giustificare i nostri desideri, le nostre parole, i nostri atteggiamenti … spostiamo l’attenzione su alcuni cambiamenti secondari per non confrontarci con quelli davvero decisivi e fondamentali. Quando poi la volontà di Dio appare davanti alla nostra coscienza la facciamo diventare preghiera. E chiediamo che sia fatta la volontà di Dio come in cielo così in terra. Quindi chiediamo a Dio che ci faccia diventare buoni, generosi, santi … ma lo chiediamo solo con le parole. Poi diciamo a noi stessi: ma sono debole, non ho la forza per cambiare la mia vita e allora prego perché Dio mi dia Lui la forza e così quando me l’avrà data la conversione diventerà per me possibile. Le parole vanno bene. Sono corrette. Il problema è sapere se sono corretti anche i sentimenti. O se invece parole come queste nascondono una decisione di non cambiare, una giustificazione mascherata per rimanere attaccati alle vecchie abitudini.

 

E allora in Quaresima, perché sia veramente Quaresima, perché ci faccia bene occorre che stiamo veramente alla presenza di Dio. Non dell’idea di Dio, delle mie immagini di Dio, ma del Dio vero che è immensamente grande, che siede al di sopra dei Cieli e che nello stesso tempo è immensamente vicino: più intimo a me di me stesso. Davanti a Lui la vita acquista una serietà immediata e ci rendiamo conto con stupore e timore che quella parola del Vangelo è proprio per me non per il mio vicino di banco o per quelli che stanno fuori dalla Chiesa. No, è per me e mi attacca, mi rimprovera, provoca, mi corregge … proprio nel momento stesso in cui mi consola e mi risana … e mi ingaggia in una lotta. E la Quaresima è proprio una lotta nella quale si vince quando si cerca Dio, quando si smette di fuggire da Lui e si accetta invece di trovare in Lui noi stessi. Lasciatevi riconciliare con Dio dice San Paolo. Quindi è Dio che vuole riconciliarsi con noi. È Lui che prende l’iniziativa di cambiare il nostro cuore e renderlo un cuore riconciliato. Ma anche qui dobbiamo capire bene: la riconciliazione non è una amnistia attraverso la quale Dio con Suo magnanimo decreto ci libera dalle pene meritate dai nostri peccati. La riconciliazione è una azione che Dio esercita nella profondità del cuore e dei suoi desideri. Un cuore riconciliato è un cuore che ama Dio e abbraccia la volontà di Dio senza riserve, un cuore sgombro da risentimenti, un cuore retto, che non nasconde doppi fini dietro una apparente bontà, un cuore semplice che non critica, non mormora, non gode di poter indicare i difetti degli altri. Se Dio opera a questa profondità dentro di noi non possiamo illuderci che questo non ci debba costare, che non dobbiamo pagare un prezzo anche elevato. Non si diventa liberi senza spezzare le catene e stranamente ci sono catene alle quali siamo legati, che ci danno piacere e sicurezza.

 

La Quaresima allora è cosa seria perché ci pone alla presenza di Dio. Dobbiamo dire che per fare la Quaresima bene dobbiamo mettere davanti a Dio tutte le dimensioni della nostra coscienza: i pensieri, i desideri, le decisioni, le azioni, i comportamenti che sono nella nostra esistenza o nella nostra sensibilità sono prevedibili e nello stesso tempo deve essere ben chiaro quello che la Quaresima ci offre: di mantenere lo sguardo fisso su Gesù autore e perfezionatore della fede Egli a motivo della gioia che gli era posta innanzi si sottopose alla croce disprezzando l’ignominia e si è assiso alla destra del trono di Dio.

 

Percorrere il cammino stesso di Gesù vuol dire allontanarci dal peccato che ci allontana dalla strada giusta e ci allontana dalla via della vita e liberarci dai pesi che ci affaticano e rendono lento il cammino.

 

Ecco ora il tempo favorevole, ecco è questo il giorno della salvezza!

 

 

† Mauro Parmeggiani

Amministratore Apostolico   

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito, Mercoledì 14 febbraio 2018