Omelia alla Giornata Mondiale del Malato

giornatamalatoA causa del Carnevale che domenica scorsa ha reso impossibile l’accesso alla Cattedrale, celebriamo la Giornata Mondiale del Malato 2018 in questa prima domenica di Quaresima.

 

Innanzitutto permettete che vi dica che mi fa molto piacere incontrarmi con voi, carissimi fratelli e sorelle ammalati, con gli amici dell’UNITALSI che vi accompagnano, ma anche con tutti coloro che sono qui per celebrare questa Giornata dove malati e sani si confondono. Sì, San Giovanni Paolo II volle istituire questa Giornata per coloro che ogni giorno portano il peso della malattia fisica e per quanti – familiari, personale medico e paramedico, unitalsiani e membri delle altre associazioni di volontariato sono loro vicini –.

 

Ma ogni anno, quando giungo a celebrare questa Giornata mi viene da domandarmi? Ma per chi è? Chi è che può dirsi veramente sano e chi malato?

 

Quante volte ho accompagnato malati a Lourdes e sono andati non per chiedere la grazia della guarigione fisica ma del cuore! E credo che è proprio la ricerca di questa guarigione del cuore che deve accomunarci tutti ben sapendo come mentre noi – che ci pensiamo sani – offriamo il nostro aiuto materiale ai malati, in realtà sono loro che aiutano noi con la loro forza interiore, la loro fede, la loro apertura a Dio.

 

 

Nel Messaggio per questa Giornata, Papa Francesco scrive: “Come Maria, i discepoli sono chiamati a prendersi cura gli uni degli altri, ma non solo. Essi sanno che il cuore di Gesù è aperto a tutti, senza esclusioni. A tutti dev’essere annunciato il Vangelo del Regno, e a tutti coloro che sono nel bisogno deve indirizzarsi la carità dei cristiani, semplicemente perché sono persone, figli di Dio”.

 

Dobbiamo dunque annunciarci il Vangelo reciprocamente, usarci carità reciprocamente: a questo siamo chiamati!

 

Vale per tutti, allora, l’invito che in questa domenica risuona nel Vangelo.

 

E se Vangelo vuol dire “Buona, bella notizia” non dobbiamo pensare questo invito alla conversione come tenebroso ma come invito alla gioia perché è solo la gioia, la bellezza che attira e cambia il cuore.

 

E l’annuncio è: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino!”.

 

Per capire cosa voglia dire che “Il tempo è compiuto” occorre pensare all’inizio della storia della salvezza. Abramo viene chiamato ad uscire dalla sua terra per ricevere da Dio una benedizione. Una benedizione affinché Abramo diventi benedizione per tutte le famiglie della terra.

 

E in cosa consiste questa benedizione per Abramo? Nella vita!

 

È chiamato a lasciare la sua terra per andare verso la terra che Dio gli mostrerà e donerà. Una terra che diventa segno di amicizia verso Abramo da parte di Dio, che porrà Abramo e ogni uomo dopo di lui in relazione con Dio. Ogni dono non lascia indifferente l’uomo. Tant’è che chi riceve un dono in qualche modo si sente in debito verso il donatore. Ebbene Abramo riceve il dono della promessa della terra e dovrà camminare integro davanti a Dio, andrà verso la terra che Dio gli promette ma non la possederà, la guarderà solo da lontano perché Dio è sempre inafferrabile pienamente dall’uomo … Ebbene, il Vangelo di stasera ci dice che in Gesù il viaggio dell’uomo è compiuto!

 

Il tempo è compiuto, finalmente in Gesù arriviamo alla terra promessa, alla vita promessa. Il Regno di Dio è vicino!

 

Ancora il mondo lo deve accogliere pienamente ma Lui è venuto: si è incarnato, è morto e risorto – stiamo camminando verso la Pasqua dove ricordando il nostro Battesimo faremo grata memoria di come la sua vita divina, la certezza che se crederemo con fede in Lui saremo perdonati dal peccato e avremo la vita eterna – Lui ha stabilito una alleanza eterna con l’uomo attraverso la sua Pasqua. L’arco dell’alleanza di cui ci ha parlato la prima lettura è teso e non si ritirerà più. Tra l’umanità e Dio e tra Dio e l’umanità ci sarà per sempre una alleanza fedele. Non tanto perché siamo fedeli noi a Lui, ma, viceversa, Lui è e sarà fedele a noi; non tanto perché siamo bravi noi ma perché Lui è l’eternamente misericordioso e clemente.

 

E se il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino.

 

Allora – dice Gesù – “Convertitevi e credete al Vangelo!”.

 

In altre parole: Dio in Gesù si fa vicino a tutti i malati nel corpo e nello spirito, mostra loro e a noi tutti la sua infinita misericordia, dona la vita, la benedizione, la sua terra … non ci lascerà più soli se noi non lasceremo solo Lui.

 

Quindi: convertitevi, ossia girate il vostro sguardo e il vostro cuore a Lui.

 

Chi è il convertito?

Chi si flagella?

Chi dice ogni giorno tante preghiere?

Chi osserva una morale? Forse …

Ma sicuramente è colui che fa delle beatitudini il suo programma di vita come modo concreto di rispondere all’amore che Dio ci porta e che a Pasqua riceverà chi sarà battezzato oppure ricorderà con gioia chi è già stato battezzato.

 

Per vivere da convertiti – noi apparentemente sani … – dobbiamo imparare da voi cari ammalati! Dobbiamo imparare la capacità di affidarci umilmente a qualcun altro. Come voi vi affidate a chi vi cura, vi accompagna, vi dona del suo tempo così tutti noi – sani e ammalati – dobbiamo imparare ad affidarci a Dio allontanandoci – se desideriamo vivere da convertiti – dai falsi idoli per poter aprire il cuore alla speranza di Cristo. E questi idoli sono i valori del mondo – in sé per sé anche buoni – ma che diventano non buoni quando vengono elevati a valori assoluti, supremi, che ci schiavizzano: sono i valori del denaro, del potere, del successo, dell’apparenza, dell’estasi del piacere, anche della forma fisica …

 

Occorre allora convertirci!

 

E cambiare sistema di valori affinché Dio regni su di noi e tramite noi, che con il Battesimo siamo stati uniti a Cristo, viviamo la logica delle beatitudini dove sono beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli; quelli che sono nel pianto perché saranno consolati; i miti perché erediteranno la terra; quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati; i misericordiosi perché troveranno misericordia; i puri di cuore perché vedranno Dio; gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio; i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli; gli insultati, i perseguitati e calunniati, perché grande è la loro ricompensa nei cieli.

 

Valori che sembrano di perdenti ma che in realtà ci dispongono ad accogliere l’amore e la fedeltà di Dio che vuole dare a tutti vita e benedizione, che chiede a ciascuno di aver fede in Lui e vivendo questi valori di testimoniare la gioia e la pace di quanti, chiamati come Maria ad accogliere nel proprio cuore l’umanità affidatale ai piedi della croce da Gesù, devono continuare ad amarla e custodirla, a diffondere in essa i valori del Regno che Maria per prima ha accolto e vissuto nella sua fede umile e forte accogliendo tutti noi – in Giovanni – nel suo cuore di Madre per trasmettere a tutti l’amore del Suo Figlio che si dona con amore a noi affinché ci convertiamo e crediamo al Vangelo, il Vangelo che ha nella Pasqua verso la quale camminiamo, il suo centro, il nucleo da cui si sprigiona e deve sempre sprigionarsi la nostra fede e ogni opera di amore e carità vicendevole. Amen.

 

 

† Mauro Parmeggiani

Amministratore Apostolico

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito, Sabato 17 febbraio 2018