Santa Pasqua 2018

cattedrale vescovoCarissimi fratelli e sorelle della Chiesa Prenestina!

Buona Pasqua!

Pasqua, come saprete, significa passaggio. Ed è quanto in questa Solennità - centrale per la vita della Chiesa e per ciascuno di noi - desidero augurare a tutti.

Spesso è una festa – quella della Pasqua – che si ferma al Venerdì Santo. Sì, perché fino all’esperienza della croce e della morte ci arriviamo tutti. Fa parte della nostra esistenza come vi fa parte il peccato che ha crocifisso Gesù, il tradimento di chi Lo ha venduto, il dolore fisico anche degli innocenti, ed anche la morte che tutti attende.

Tuttavia a Pasqua celebriamo qualcosa di profondamente diverso e che non riusciremo mai ad afferrare pienamente fino a quando, dopo la morte, con Cristo – nostra Pasqua – risorgeremo. Gesù di Nazaret, vero uomo e vero Dio, non soltanto muore ma risorge. Risorge non perché torna alla vita come il suo amico Lazzaro ma perché entra in una dimensione nuova ed eterna di vita.

Non poteva essere che Dio Creatore e Padre, dopo aver creato l’uomo a Sua immagine e somiglianza, lasciasse cadere per sempre nell’oblio della morte la Sua creatura e così è passato anche Lui, in Gesù, per la morte e nella morte ha vinto, ha recuperato l’uomo alla vita eterna - prima con l’anima che subito dopo la morte è destinata a vivere per sempre - e poi, anche per noi, come è già accaduto per Lui, pure con il corpo. Un corpo trasfigurato, che non sarà come quello attuale. Anche nei Vangeli, quando Gesù apparve risorto, non fu subito riconosciuto dai Suoi ma è certo che è passato dalla morte alla vita e assicura a tutti noi, battezzati, che dopo la morte con Lui risorgeremo anche con il corpo.

Pasqua, dunque, è passaggio dalla morte alla vita e grazie al dono dello Spirito che manda sulla Chiesa dopo essere risorto, dalle esperienze di morte – i peccati – alla grazia.

Cari amici vi invito pertanto a vivere la Pasqua in questa prospettiva di gioia e di speranza.

Nulla di ciò che è profondamente e veramente umano finisce, siamo destinati per la misericordia di Dio a vivere eternamente.

Se tutto ciò è vero, allora vi auguro di non vivere la Pasqua come una semplice festa di primavera, come un giorno tra gli altri, ma come festa di profonda riflessione e preghiera.

San Paolo, a noi che con il Battesimo siamo destinati alla vita eterna, durante la Messa del mattino di Pasqua ci dirà, così come scrisse ai cristiani di Colossi: “Cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”.

E’ quanto auguro a voi e a me. Certo, le cose della terra fanno parte della nostra vita, le incontriamo e le affrontiamo. Ma, grazie alla Pasqua, sempre con speranza, sempre relativizzandole, sempre leggendole e vivendole pensando alle cose di lassù. Sempre pensando che con il Battesimo siamo destinati a non morire in eterno, che la morte sarà per noi la penultima parola, perché l’ultima sarà vita eterna, vita per sempre con Dio. Una vita risorta che già ora dobbiamo e possiamo vivere rimanendo lontani dal peccato e immersi nel mondo ma con lo sguardo ed il comportamento sempre rivolti al Cielo da dove il Risorto continua ad accompagnarci e a starci vicino con la grazia del suo Spirito.

Buona Pasqua, dunque! E buona vita nel Risorto!

 

† Mauro Parmeggiani

Amministratore Apostolico