OMELIA ALLA SANTA MESSA IN COENA DOMINI

41110463761 08d083d11d bPalestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Maritre, Giovedì Santo, 29 marzo 2018

  

Carissimi fratelli e sorelle,

con questa celebrazione iniziamo il Triduo Pasquale di passione, morte e risurrezione del Signore Gesù.

 

Gesù entrerà progressivamente nel silenzio e nell’inattività. Altri parleranno e decideranno di Lui. Lui come agnello mansueto condotto al macello in silenzio accoglierà la violenza che altri eserciteranno su di Lui fino a ucciderlo in croce.

Nella Cena con la quale si apre questo Triduo, invece, Gesù è molto attivo: dice molte parole e compie molti gesti: il gesto della lavanda dei piedi, le parole e i gesti sul pane e sul vino che ci sono stati riferiti da Paolo nella seconda lettura e che ci narrano anche i Vangeli Sinottici.

Parole e gesti che ci aiutano a comprendere il modo con il quale Gesù si è apprestato a vivere ciò che avrebbe subito, che ci rivelano il suo atteggiamento interiore e il suo desiderio.

In altre parole, queste parole e questi gesti ci introducono progressivamente dentro la libertà di Gesù. Dopo questa Cena inizierà la “passione” di Gesù ma in questa Cena Gesù ci rivela i sentimenti interiori con i quali Gesù vivrà la sua passione e morte.

Tutto ciò deve insegnare anche a noi che celebrare il Triduo Pasquale non è celebrare una serie di riti, ma accogliere e vivere lo stile di Gesù nella vita. Spesso non siamo noi a scegliere ciò che ci accade ma rimaniamo liberi di decidere come viverlo. Da Gesù dobbiamo imparare questa libertà di vivere le situazioni, anche quelle che ci fanno sembrare perdenti, come vittoriosi perché uniti a Gesù che, liberamente, ha accettato anche la morte violenta e infamante con una grande libertà interiore che lo ha condotto ad amare anche chi non lo avrebbe meritato.

 

Cerchiamo allora, questa sera, di cogliere alcuni tratti di questa libertà interiore di Gesù.

 

  1. 1)Giovanni scrive che “Gesù avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (13,1).

Anche quando contro Gesù si scatena l’odio del mondo Lui continua ad amare i suoi che erano nel mondo …

E chi sono questi “suoi”? Certamente i discepoli ma anche tutti coloro che erano e sono nel mondo, prigionieri e vittime del mondo e dello spirito del mondo. Gesù continua ad amare coloro che sono del mondo inteso alla maniera giovannea ossia coloro che segnano la storia con il loro male e il loro peccato.

E Gesù ama “sino alla fine”, fino all’ultimo respiro, fino al compimento della sua vita ma anche fino agli estremi confini della terra e del tempo. Gesù include nel Suo amore tutti: senza confini e senza tempo.

 

Ha continuato ad amare Giuda, a cui ha lavato i piedi pur sapendo che stava per tradirlo. Gesù sa che non tutti siamo puri e per questo lava i piedi di tutti perché desidera tutti purificarci. E lo farà donandoci la Sua vita affinché tutti grazie alla Pasqua diventiamo santi!

Diventare santi! Gesù desidera che tutti siano con Lui dove egli è, presso il Padre, nella vita eterna, nella comunione trinitaria.

Dobbiamo stasera aprirci a questo amore realmente presente nell’Eucaristia!

Mentre uno di noi, Giuda, lo tradisce, lo consegna a chi lo cercava per ucciderlo, ossia mentre si manifesta il nostro peccato … Gesù non scappa, non si mette al riparo, non gli impedisce di raggiungere il suo scopo ma offre la propria vita affinché quell’atto radicalmente impuro come è il tradimento possa essere purificato dal Suo amore donato incondizionatamente e gratuitamente.

In questa Cena Gesù manifesta poi un’altra intenzione.

Gesù va da Pietro per lavargli i piedi ma Pietro resiste. E Gesù gli dice: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” (13,8). Gesù ci lava i piedi non solo con il desiderio di purificarci dal male, ma addirittura di donarci di aver parte con Lui ossia di renderci partecipi del Suo amore, capaci di amare un po’ come Lui ci ama. “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (13,15).

 

Questo ci spaventa: come è possibile imitarlo nell’amore così grande? Tornare a fare ciò che Lui ha fatto a noi?

Umanamente non è possibile! Lo diventa solo grazie al dono della Sua vita.

Grazie al dono di quel pane e quel vino attraverso i quali Gesù non solo ci consegna la Sua vita ma fa della Sua vita un cibo, un nutrimento per la nostra esistenza.

È nutrendosi della Sua vita, cari amici, che la nostra vita può imitarlo e diventargli somigliante.

Quando noi ci nutriamo del Corpo e del Sangue di Gesù tramite il pane e il vino consacrati è la stessa vita di Gesù che entra in noi e ci trasforma.

Questa vita vissuta in questa logica, che è la logica dell’amore giunge sino alla fine.

Quando Gesù dice che dona Corpo e Sangue non dobbiamo pensarli come due realtà separate: una carne separata dal Suo sangue. No, nella Bibbia corpo e sangue sono la stessa cosa, la stessa realtà, l’interezza della persona nella sua globalità anche se colta da due angolature diverse e complementari: il corpo dice la persona nella sua manifestazione esteriore, nel suo relazionarsi, nel suo agire, fare, nel suo impegno nella storia, nella sua fragilità e mortalità; il sangue dice invece il principio vitale che sostiene e anima questo corpo.

Ebbene Gesù ci dona tutto, la sua vita e anche il principio vitale che la sostiene affinché diventi il nostro stesso principio vitale e la nostra vita diventi un po’ più simile alla Sua, assumendo piano piano la Sua forma, conformandosi progressivamente a Lui, al Suo corpo, al Suo stesso modo di agire, di relazionarsi, di impegnarci per gli altri.

 

Cari amici quante comunioni abbiamo ricevuto nella nostra vita? Domandiamoci a che punto siamo nell’essere configurati a Lui? Nella capacità di amore e donazione a Lui e come Lui ai fratelli?

Se scopriamo di essere lontani non scoraggiamoci. Se scopriamo che lo spirito del mondo ancora ci prende e ci affascina non abbattiamoci. Lui ci ama ancora, anche stasera si dona nuovamente a noi e per noi, ci ama nonostante noi …

Nella prima lettura abbiamo ascoltato come durante la fuga dalla schiavitù d’Egitto il sangue dell’agnello aspergeva l’esterno della case di coloro che si salvavano; nella Pasqua di Gesù, il sangue del vero Agnello di Dio trasforma l’interiorità della nostra persona. Ciò che fa vivere Gesù diventa ciò che fa vivere anche noi. Il suo desiderio di amore fino alla fine diventa anche il nostro.

Basta che noi glieLo permettiamo, che ci lasciamo lavare i piedi da Lui, ci lasciamo amare e pieni d’amore, del Suo amore sappiamo portarlo ai fratelli. Amen.

 

† Mauro Parmeggiani

Amministratore Apostolico