Omelia nella Solennità di Sant'Agapito martire

IMG 6741Palestrina, venerdì 17 agosto 2018

Signor Sindaco, illustri autorità civili e militari dei Comuni del territorio diocesano, cari sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate, fratelli e sorelle tutti nel Signore!

"Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua".

Sono le parole di Gesù che risuonate poco fa alle nostre orecchie e ai nostri cuori. Parole che ci richiamano al segreto del Santo per il quale rendiamo grazie a Dio, con Cristo, nello Spirito Santo: il martire Agapito.

Un Santo giovane, figlio di questa terra prenestina, che recatosi a Roma per gli studi giuridici incontrò dei cristiani che gli fecero conoscere Gesù, lo fecero innamorare di Lui fintanto che anche il nostro Agapito aderì al cristianesimo andando contro, però, ad uno strano tipo di persecuzione che subivano i cristiani del suo tempo.

Una persecuzione motivata da interessi economici. L'Impero romano, infatti, stava vivendo un periodo di grande crisi sociale ed economica e così Aureliano tentò di dare nuova linfa al culto degli dei del pantheon romano, eresse a culto di Stato quello del Dio Sole Invitto – che i cristiani trasformeranno poi nella festa del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo ... – e tutto questo per rianimare una religiosità pagana contro l'affermarsi sempre più ampio del cristianesimo che andava ad interpellare le coscienze degli uomini, che toccava ciò che veramente l'uomo cercava e cerca da sempre: la Verità di un Dio che si rapporti con me, con il mio cuore e che mi spinga a vivere con i fratelli nella comunione e nella pace, in quella carità verso tutti che è la cartina di tornasole del cristiano di sempre.

Tutto ciò diventava scomodo per una religione fatta di riti, offerte di molti beni ai templi pagani e quindi ai loro funzionari e all'Impero e all'Impero stesso che ergeva le sue logiche mondane, i suoi interessi sociali, politici ed economici a religione di stato.

In fondo è quanto viviamo anche noi oggi.
Sono poche le autorità che ci impongono esplicitamente di vivere come se Dio non esistesse, ma esistono invece tanti poteri più o meno forti che vogliono toglierci il riferimento costante al Dio di Gesù Cristo perché – forse anche senza accorgercene – loro possano dominare incontrastati su di noi e trarne profitti che non rispettano l'uomo e la sua altissima dignità.

È – quello di oggi – l'impero di un consumismo edonista che – come scrive Papa Francesco nell'Esortazione Apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo Gaudete et exsultate – "può giocarci un brutto tiro, perché nell'ossessione di divertirsi finiamo con l'essere eccessivamente concentrati su noi stessi, sui nostri diritti e nell'esasperazione di avere tempo libero per godersi la vita – e in tal modo – sarà difficile che ci impegniamo e dedichiamo energie a dare una mano a chi sta male se non coltiviamo una certa austerità, se non lottiamo contro questa febbre che ci impone la società dei consumi per venderci cose, e che alla fine ci trasforma in poveri insoddisfatti che vogliono avere tutto e provare tutto. Anche il consumo di informazione superficiale e le forme di comunicazione rapida e virtuale – continua il Papa – possono essere un fattore di stordimento che si porta via tutto il nostro tempo e ci allontana dalla carne sofferente dei fratelli" ... ma potremmo continuare ad elencare forme e stili di vita che tendono ad imporsi a noi soltanto per interessi di qualcuno che, anche oggi come ai tempi di Agapito, vuole impedirci di incontrarci con il Dio di Gesù Cristo perché pare non "rendere economicamente" alla società.

Pensiamo, ad esempio, a chi vende il fumo, l'alcool, a chi vuole liberalizzare l'uso di sostanze che creano dipendenza, a chi sostiene i commerci che stanno sotto il gioco d'azzardo e non vorrebbe far nulla per contrastarlo, a chi non combatte fortemente la tratta e permette che anche oggi, anche nelle nostre terre, tante ragazze possano liberamente prostituirsi lungo le strade a qualsiasi ora del giorno e della notte, a chi liberamente continua a prestare soldi a usura, e ancora a vere e proprie lobby di potere che legittimano l'aborto, minano la famiglia perché una famiglia divisa rende maggiormente che una famiglia unita, favoriscono la cultura che sovverte l'ordine della creazione e della natura, ecc. E tutto ciò, questo fumo di Satana, che rende schiavi gli uomini e le donne del nostro tempo, è entrato anche nel modo di fare e pensare di noi cristiani che accettando troppo supinamente tutto questo lasciamo che la fede si esprima in riti, preghiere, Messe, processioni ... ma non tocchi la vita, non incida nel nostro cuore e quindi, tramite noi, nella vita dei tanti poveri di Dio e di legittima felicità e benessere che ci circondano.

Ebbene, Agapito, seppe opporsi all'Imperatore che pretendeva che anche lui si assoggettasse al culto degli dei del suo tempo, che lo fece inviare nuovamente a Palestrina affinché guardando al fiorente Tempio della Dea Fortuna Primigenia fosse attratto dal suo culto, dallo splendore del Tempio, dai suoi ricchi commerci. Agapito, invece, fu irremovibile. Giovane, giovanissimo fu però altrettanto fermissimo nella fede!

Prese la croce e la caricò su di sé ponendosi seriamente alla sequela di Gesù, come dovremmo fare tutti noi che siamo qui oggi a festeggiare Agapito il quale in un giorno come questo di tanti anni fa fu martirizzato tra gente come noi, festante, perché si eliminava un discepolo di Cristo, un giovane che non soltanto aveva compiuto la sua scelta personale di seguire Gesù ma che come il suo Maestro metteva in crisi, faceva pensare che forse valeva la pena spendersi maggiormente per il Vangelo e per i fratelli piuttosto che spendere la propria vita dietro passioni ingannatrici, dominatori culturali che ieri come oggi limitano la nostra libertà, il nostro desiderio di amare e di vivere appieno la vita facendoci credere che disseta soltanto ciò che toglie la sete lì per lì ma poi lascia ancora più assetati, soli, depressi, infelici ...

Agapito – dicevo – prese la croce che ai tempi di Gesù era stata lo strumento di morte che l'Impero romano imponeva ai criminali emarginati, subendo un'altra forma di martirio seguì il Suo Maestro, Gesù, che per primo prese la croce non per fatalismo né per esigenza del sangue del Figlio da parte del Padre ma quale conseguenza dell'impegno da Lui liberamente assunto di rivelare a tutti la bella notizia che Dio è Padre e che quindi tutti dobbiamo accettarci vicendevolmente e trattarci da fratelli e sorelle. Un annuncio considerato rivoluzionario e per il quale Gesù fu perseguitato e ucciso dando la prova d'amore più grande che un uomo – e quell'uomo era Dio – possa rendere: dare la vita per i fratelli. Ben sapendo che la morte di Gesù dice anche risurrezione, perdono dei peccati, dono della vita, di tutta la vita in abbondanza e per l'eternità!

Agapito, dunque, ha rinnegato se stesso, ossia ha preso le distanze da sé, dalle idolatrie che altri volevano imporre al suo io. Ha subito il martirio ma è rimasto libero e libero, con la palma della vittoria di chi nella vita segue soltanto Cristo, è entrato sicuramente nella pienezza eterna della vita e ancora oggi è modello di fede per noi.

Che da Agapito impariamo tutti, cari amici, a rinnegare il nostro narcisismo, quel narcisismo che i poteri mondani fanno crescere per i loro interessi. Siamo tutti un po' vittime di questa affermazione sconsiderata del nostro io che si sostituisce a Dio ma che genera solitudine e mancanza di amore, una vita che è un inferno ...

Da Agapito impariamo a seguire Cristo, a portare la sua croce con Lui che non è venuto per farsi servire ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Portiamo la croce per amore di Gesù. Accettiamo questo Suo invito che non è imposizione: "Se qualcuno vuol venire dietro di me prenda la sua croce e mi segua...", "Se" dice Gesù! E facciamolo per amore, per aver più tempo e più spazio nel cuore per Lui e per i fratelli che ci dice anche oggi di amare e servire nel Suo nome. Per vivere la vita nella piena libertà, per salvarla non soltanto nell'eternità ma anche nell'oggi della storia dove vive appieno la vita soltanto chi sull'esempio di Cristo la sa donare amando sinceramente, liberamente e senza pretendere di dominare su nessuno. Amen.

 

+ Mauro Parmeggiani
Amministratore Apostolico