Omelia alla Santa Messa per l'Ordinazione Presbiterale di Don Paolo Mancini

ordinazionedonpaolomanciniPalestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire - Venerdì 14 settembre 2018, Festa dell’Esaltazione della Santa Croce

Eccellenza Reverendissima, confratelli presbiteri, cari fratelli e sorelle nel Signore!

Siamo qui convenuti per celebrare un evento di gioia. Il diacono Paolo Mancini viene ordinato presbitero per questa comunità diocesana di Palestrina e per il mondo intero.

Non celebriamo un suo punto di arrivo, un suo successo personale, ma il piano di un Dio che – ricco di misericordia – per “dono e mistero” lo ha chiamato dapprima alla vita nella sua famiglia – che qui desidero salutare e ringraziare –, poi alla vita cristiana, all’impegno nella sua comunità parrocchiale di origine e quindi al sacerdozio ministeriale che oggi gli viene conferito con l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria affinché configurato a Cristo, in comunione con il proprio Vescovo e inserito in un presbiterio – questo concreto presbiterio prenestino – possa essere pastore che stando davanti, in mezzo e dietro al suo gregge, guidi la porzione del popolo di Dio che gli sarà affidata, verso la meta eterna.

Per questa ordinazione sacerdotale non ho scelto a caso questo giorno della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce. È infatti il giorno in cui la Chiesa ci invita a guardare alla croce di Gesù. Non a una croce qualsiasi ma a quella di Gesù sulla quale si è rivelato l’amore massimo di Dio per l’umanità. “Dio – abbiamo ascoltato nel Vangelo di Giovanni – ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (cfr Gv 3,16).

Ed è innanzitutto alla croce che invito te, caro Don Paolo, a guardare continuamente – da oggi in poi – nel tuo ministero che ti auguro lungo e fecondo di bene.

Guardare alla croce significhi per te innanzitutto tenere sempre fisso lo sguardo del cuore e della mente a quello strumento di morte che non è stato un semplice incidente di percorso nella vita di Gesù, ma il passaggio attraverso cui Cristo è entrato nella sua gloria. Il coronamento di quel movimento di abbassamento di Dio verso di noi dopo il peccato delle origini che solo poteva recuperarci alla vita eterna dopo la morte e alla gioia di vivere la nostra esistenza terrena nella grazia e quindi nella pace. Guardare alla croce, significhi per te – come per ogni cristiano –, guardare a quanto insieme alla morte del Figlio di Dio si compie su quel legno. Grazie ad esso – che il Venerdì Santo guardiamo come manifestazione del giudizio di Dio sul mondo –, infatti, per il mistero della Pasqua al quale il mistero di abbassamento e di morte del Figlio di Dio introduce, la medesima croce diventa sorgente di vita, di perdono, di misericordia, diviene segno di riconciliazione e di pace!

 

Caro Don Paolo, Sant’Andrea di Creta, diceva: “Quale mirabile cosa è mai possedere la croce! Chi la possiede possiede un tesoro!”.

È il tesoro della passione, morte e risurrezione di Gesù che stasera viene posto nelle tue mani. Diventando presbitero tu sarai chiamato innanzitutto ad essere l’uomo dell’Eucaristia e della Misericordia divina che dovrai dispensare attraverso la celebrazione del sacramento della riconciliazione ma soprattutto che dovrai testimoniare con la Tua stessa vita.

Al Golgota e all’“ora” della morte in croce – scriveva San Giovanni Paolo II nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia – “si riporta spiritualmente ogni presbitero che celebra la Santa Messa, insieme con la comunità cristiana che vi partecipa” (n.4). Ebbene, da oggi in poi tu sei chiamato a celebrare quotidianamente l’Eucaristia. Che essa sia sempre per te e per chi vi parteciperà con te, un tornare spiritualmente al mistero della Pasqua di passione, morte, risurrezione e ascensione al Cielo che è racchiuso nell’Eucaristia ma che nella croce ha il momento più manifesto e toccante di come si esprima l’amore di Dio per noi, un amore infinito, l’amore del Figlio di Dio che salva te, noi, ogni uomo, dal peccato e dalla morte facendosi egli stesso peccato, accettando la morte più infamante – quella della croce – per giungere a vincere per sempre morte e peccato!

 

Celebrare l’Eucaristia non sia soltanto per te un rito. All’inizio del ministero bello, attraente per un certo sfarzo che la liturgia possiede, per la possibilità di stare al centro dell’assemblea liturgica nel presiederla nella persona di Cristo, per predicare ad essa … ma che poi, con l’andar del tempo, potrebbe trasformarsi in una routine quotidiana, in un obbligo a cui sottostare perché ci sono i fedeli che attendono, al quale dover assolvere in fretta, senza cura e con poco amore perché il cuore non è più fisso in Dio. Celebrare l’Eucaristia sia invece per te un configurarti sempre più al mistero che è posto nelle tue mani. Un configurarti sempre più a Cristo che pur essendo Dio non lo ritenne un privilegio ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce e che per questo è stato esaltato da Dio. Sia un configurarti sempre più a quel serpente di bronzo – immagine profetica del crocifisso – che simile ai serpenti velenosi che mordevano il popolo pellegrinante verso la terra promessa, posto sull’asta, sul palo che ci rimanda al palo della croce sul quale fu inchiodato il Cristo, diventò strumento di salvezza per chi lo guardava.

Eucaristia – lo sai bene – vuol dire rendere grazie. Ebbene che la tua vita sacerdotale sia tutta un rendere grazie a Dio, con Cristo, nello Spirito ma non soltanto a parole o con buone intenzioni ma innanzitutto con la vita che unita a quella di Cristo che stasera senti come ti ami immensamente ed immeritatamente possa diventare una continua offerta a Dio e ai fratelli. Sì una offerta libera della tua vita che stasera prendi tra le mani e ancora una volta poni liberamente nelle mani di Cristo e della Chiesa per non avere più nulla di tuo ma essere tutto di Dio e dei fratelli affinché con la celebrazione eucaristica e con il servizio totale, ventiquattro ore su ventiquattro, tu possa donare l’amore di Dio. L’amore che si è donato anche per te sulla croce del Figlio e che tu da stasera devi portare al mondo!

Un tempo, quando qualcuno partiva per le missioni, riceveva un crocifisso che appendeva al collo. Questa sera sentiti configurato alla croce che non è tanto da appendere al collo ma con la quale fonderti, fonderti in quel mistero di passione e di gloria, di umiliazione e di esaltazione, di morte e di vita che fanno la quotidianità dell’esistenza del prete.

 

E ancora – dicevo – che tu sii sempre l’uomo della Misericordia divina. L’hai ricevuta, questa Misericordia Ti ha chiamato, per Misericordia e amore di Dio diventi prete. Non lesinare mai la Misericordia di Dio ma anche la tua – sebbene più piccola e modesta – ad ogni persona che incontrerai. Per questo dedicati non tanto a fare cose, promuovere iniziative, dedicarti a lavori di ufficio nel tuo ministero … intendiamoci, tutto serve e se i superiori o i fedeli ce lo chiedono non disdegniamo di sporcarci le mani e fare ciò che occorre. Ma dona soprattutto tanto tempo al ministero del confessionale, all’ascolto delle persone che vengono anche oggi – checché se ne dica – da noi sacerdoti per trovare ascolto e risposte sagge perché derivanti dal Vangelo, ascolto per trovare innanzitutto parole di perdono e speranza, di incoraggiamento e fiducia, vengono soprattutto per avere la sicurezza che si può avere soltanto con l’assoluzione sacramentale che Dio è vicino a ogni peccatore pentito, che è sempre disposto ad amarlo e a porre il Suo Cuore accanto alla nostra miseria.

 

È un progetto di vita grande e arduo quello del prete. Soprattutto oggi dove il prete non ha più un ruolo sociale come un tempo, è criticato a priori senza nemmeno essere conosciuto, è uomo della croce forse più dolorosa che gloriosa …

Come fare a saperlo vivere per sempre, fino al giorno in cui ti presenterai al Signore con quel po’ che avrai fatto di bene in questa vita?

 

Due consigli. Due consigli che valgono per te ma anche per tutti coloro che il Signore ha chiamato al ministero nella Chiesa. E che in fondo valgono – nel rispetto delle loro condizioni di vita – anche per tutti i fedeli laici che desiderano vivere il sacerdozio comune dei fedeli derivante dal Battesimo.

 

Il primo: sii uomo di preghiera! Non distaccare mai il tuo cuore da quello amorevolissimo di Dio. La preghiera che non si limiti soltanto alla Liturgia delle Ore celebrata bene, quotidianamente, ma si espanda ad ogni momento della tua vita. Quanto tempo perdono oggi più che mai i sacerdoti davanti al computer, ai vari siti e blog di pettegolezzo ecclesiastico, al telefono o con le persone non per parlare di Dio ma di cose inutili, caso mai ecclesiastiche … ma inutili … e a lungo andare dannose per noi e per chi ci ascolta. In ogni momento che avrai a disposizione nella tua giornata: prega, stai in ginocchio davanti all’Eucaristia, ascolta la Parola, guarda alla Santa Croce! La gente si attende questo da noi, si attende di incontrarci come uomini di Dio protesi verso di loro e verso i più poveri perché innanzitutto protesi verso Dio.

 

E infine il secondo: sii uomo del silenzio. Soltanto nel silenzio Dio si fa incontrare, soltanto nel silenzio interiore ed esteriore potrai sempre assaporare quanto Dio ti ami. Soltanto con il silenzio aiuterai la Chiesa e i tuoi fedeli a puntare lo sguardo sul mistero dell’infinito Amore Crocifisso. Soltanto nel silenzio e non facendo da cassa di risonanza alle accuse, alle frecciatine, alle chiacchiere, potrai far amare Colui che ti ama tanto, la Chiesa di cui ora diventi presbitero, l’umanità che non ha bisogno di parole ma di uomini che amano come Cristo, svuotandosi di se stessi, lasciandosi riempire dell’amore di Dio e accettandone tutte le conseguenze fino a quelle estreme se fosse necessario.

 

Caro Don Paolo, Maria Santissima che rimase ferma, in piedi, fedele al suo Figlio fin sotto la croce, ti aiuti a rimanere unito al mistero di morte e di gloria a cui stasera guardiamo e a far tua la preghiera: “Mane nobiscum Domine! Resta con noi Signore!”, resta con noi Signore che con la tua Santa Croce hai redento il mondo! Amen.

 

 

+ Mauro Parmeggiani
Amministratore Apostolico