Omelia nella Solennità di Sant'Agapito martire - 17 agosto 2019

parmeggiani 17ago2019Palestrina, Piazza Regina Margherita
Signor Sindaco, illustri autorità civili e militari, cari sacerdoti, diaconi, fratelli e sorelle tutti nel Signore!

 

Celebriamo la solennità di Sant’Agapito, giovane martire prenestino, che nel III secolo, dopo aver conosciuto ed aderito al cristianesimo si rifiutò di render culto agli dei pagani che l’Imperatore Aureliano, in quell’epoca, desiderava imporre quale religione di stato in quanto constatava un sempre più forte abbandono di tale religiosità collettiva pagana – e quindi redditizia per l’Impero – a favore di altri nuovi culti, provenienti dall’Oriente, che tendevano a soddisfare una spiritualità più personale, più intima che collettiva.

 

Aureliano credeva infatti che anche il cristianesimo fosse così. E se è pur vero che il cristianesimo chiedeva e chiede una adesione personale, intima … una risposta di amore che sgorga dal profondo del cuore all’Amore infinito del Padre che Cristo ci ha rivelato, in realtà il cristianesimo è sempre stato e sempre sarà antitetico rispetto ad ogni intimismo, ad ogni spiritualità personale e distaccata dalla fede creduta e professata dalla Chiesa intera, dal nuovo popolo di Dio, il popolo dei battezzati al quale anche noi apparteniamo e che, sotto la guida/servizio, dei propri legittimi Pastori, cammina lungo i secoli vivendo o quanto meno puntando a vivere la fraternità e la comunione come luogo della presenza di Dio: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, – ci assicura Gesù – io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).

 

Per tale rifiuto forte e perseverante anche davanti allo splendore del tempio e del culto alla dea fortuna primigenia assai praticato nella sua Palestrina, davanti al quale Agapito fu posto da Aureliano con la speranza che si lasciasse attrarre, egli fu martirizzato. Dapprima fu torturato in vari modi e sempre salvato dalla mano provvidente di Dio tanto che più veniva torturato più cresceva la fede nel Dio di Gesù Cristo, il Dio a cui fermamente credeva Agapito, da parte del popolo predestino che vedeva.

Al termine, come sapete, fu decapitato e sepolto qui nella nostra città che da allora in poi ha riconosciuto in Agapito un modello di fortezza e santità cristiana da imitare e al quale ispirarci anche oggi per non piegarci ad un neo-paganesimo imperante e sempre più diffuso.

 

Pensando al contesto culturale nel quale visse Agapito, come fare a non pensare infatti a come esso, pur distante nei secoli, sia tuttavia tanto simile anche al contesto culturale in cui viviamo noi oggi?

 

Gli “Aureliano” di oggi sono molti, hanno diversi nomi, ma non è forse che anche dopo tanti secoli il cristianesimo infastidisce questi “molti” perché con la sua dottrina, la sua morale, con l’adesione amorosa al Vangelo di Gesù e a quanto la Chiesa insegna da sempre da parte di noi cristiani, va contro i loro interessi?

 

E non è forse che proprio i giovani siano i primi a rimanerne vittime se non sono fortemente radicati nella fede?

 

Potrei fare una lunga serie di questi “interessi” che in nome di una falsa idea di libertà illudono l’uomo facendogli credere di raggiungere con essa la felicità ma in realtà lo rendono soltanto più povero e infelice, più solo, più triste, depresso, disperato …

 

Stasera mi fermo soltanto sull’ambiente digitale che caratterizza il mondo contemporaneo nel quale ormai siamo tutti immersi in maniera ordinaria e continua. Certamente gli strumenti di comunicazione sono necessari, possiamo e dobbiamo usarli ma attenzione perché hanno impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri, del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri. L’approccio alla realtà che essi inducono a pensare chi gli utilizza ormai senza discernimento, quasi dipendendo da essi – e di conseguenza dai forti poteri ed interessi economici che vi stanno dietro – tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura, influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico. I mezzi digitali possono sicuramente costituire una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza, può essere – quello digitale – un modo di partecipare ad una cittadinanza attiva, può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti ma, come ci ricorda bene Papa Francesco nella recente Esortazione Apostolica post sinodale Christus vivit “l’ambiente digitale è anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza, fino al caso estremo del dark web – le reti oscure –. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche. Nuove forme di violenza si diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite gioco d’azzardo” (88). E, continua il Papa: “Non andrebbe dimenticato che ‘operano nel mondo digitale giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze. Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio. La proliferazione delle fake news – informazioni inventate, ingannevoli o distorte – è espressione di una cultura che ha smarrito il senso della verità e piega i fatti a interessi particolari. La reputazione delle persone è messa a repentaglio tramite processi sommari on line. – E – il fenomeno – chiude il Papa – riguarda anche la Chiesa e i suoi pastori’” (CV, 89).

 

Davanti a questo neo-paganesimo che si diffonde, a questi poteri forti più o meno evidenti ma che vorrebbero assoggettarci; guardando ai Santi, e stasera in particolare al nostro Agapito, vorrei che tutti ci impegnassimo a ridare Dio all’uomo di oggi ed in particolare ai giovani ancora capaci di generosità, di passioni forti, in ricerca di senso, di amore vero ma che spesso non trovano perché ormai tutti viviamo un po’ “come se Dio non esistesse”.

 

Se siamo ancora qui in molti a celebrare Sant’Agapito non credo che sia solo per tradizione esteriore, per una usanza … ma perché abbiamo sperimentato e sperimentiamo che Dio è nostro riparo e aiuto, che può salvare il nostro corpo dalla perdizione, da chi ci calunnia, da chi mentendo parla male di noi cristiani.

 

Con Agapito e come Agapito dobbiamo anche oggi lodare e cantare a Dio. Rendergli grazie con la nostra vita.

Una vita che è fermamente convinta che grazie al mistero della Pasqua e il Battesimo che abbiamo ricevuto, Dio è con noi e nonostante le persecuzioni, i pericoli, la spada … come ha detto l’Apostolo Paolo nella seconda lettura: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”.

Una esistenza che è profondamente convinta che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

 

Ma tale testimonianza è possibile a una condizione. Quella che ci ha ricordato il Vangelo. Ossia che è necessario rinnegare noi stessi, prendere la nostra croce ogni giorno e seguire Gesù.

 

Rinnegare se stessi è per permettere che il Suo amore che viene sempre a cercarci prima che noi cerchiamo il Suo venga a noi, ci attragga a sé, ci coinvolga per vivere rapporti di amicizia con Lui e con i fratelli in quella fraternità cristiana che tutte le comunità parrocchiali, religiose, le nostre aggregazioni laicali … devono continuamente apprendere e riapprendere ascoltando più profondamente la Parola di Dio, vivendo intensamente l’Eucaristia, aprendosi con creatività all’esercizio concreto della carità, all’accoglienza di tutti coloro che paiono lontani anche da Cristo e dalla Chiesa per evangelizzare per attrazione tutti coloro che cercano la libertà vera, la gioia, il senso da dare alla vita ma che da una parte non vi riescono perché succubi di una cultura neo-pagana imperante e dall’altra perché forse, anche noi cristiani, non siamo più capaci di essere ciò che dovremmo essere.

 

Quando noi poniamo noi stessi, i nostri interessi personali, le nostre idee al centro di tutto, avanti a tutto e sopra di tutto con il rischio anche non percepibile di volerci sostituire a Dio, noi andiamo perdutamente verso la morte, l’infelicità, quel mondo che vediamo e di cui spesso ci lamentiamo. Se invece “neghiamo noi stessi” come ci invita a fare il Vangelo, come ci invita a fare Gesù, noi non ci uccidiamo, viceversa noi uccidiamo quella morte che spesso scambiamo per vita. E così affermiamo che la nostra vera vita è libertà di uscire da noi stessi, da chi ci vuole dominare rinchiudendoci in un recinto di egoismo, per amare! L’amore infatti ci pone fuori dal nostro io e lo realizza pienamente come relazione.

 

Cari fratelli e sorelle questa sera impegniamoci nuovamente per il bene nostro e del mondo, per il futuro dei nostri giovani, a rinnegare noi stessi, a sottoporci alla croce che è la quotidianità del morire per Cristo che diventa vivere per Lui, credere e perseverare in quella fede che vince il mondo! Rinnoviamo il nostro impegno a seguire Cristo che continuamente segue noi. Non perdiamolo mai di vista nella vita, non perdiamo mai di vista Lui che per amore è morto e risorto per noi e non ci perde mai di vista!

 

Ed insieme, in cordata, in una cordata fraterna e capace di perdono reciproco, amiamo, perdiamoci nell’amore di Dio e diventiamo ciò che amiamo quale risposta a Colui che per primo “mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20) e ci ha assicurato la salvezza eterna e definitiva.

 

Mi pare ora di sentire qualcuno che dice: ma … le stesse parole di sempre … il Vescovo ha ripetuto ancora una volta la sua parte …

 

Se fosse così mi spiacerebbe molto. Non tanto perché non avete ascoltato me ma perché non avremmo ascoltato – mi ci metto in mezzo anche io che come tutti sono vittima di questo tempo – Cristo ed il Suo invito a perderci nel Suo amore per amare e così proponendolo fino al martirio, se fosse necessario, andare contro corrente per rendere ragione della nostra speranza al mondo che ha più che mai bisogno di speranza!

 

È quanto vi invito a fare, è quanto desidero che ci impegniamo a fare insieme per dar lode a Dio e come Agapito e con Agapito cantare sempre a Lui, nostro riparo, aiuto e salvatore! Amen.

 

 

+ Mauro Parmeggiani

Vescovo di Tivoli e di Palestrina