Omelia in occasione della Dedicazione della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Regina

vallemartellaSignor Sindaco, Illustri autorità, carissimi sacerdoti, fratelli e sorelle nel Signore!

Con la liturgia che stiamo celebrando – ricca di suggestivi riti – consacriamo solennemente a Dio questa nuova chiesa dedicata a Santa Maria Regina.

Se qualcuno confondesse questa celebrazione con una semplice inaugurazione di un nuovo edificio pubblico ridurrebbe e traviserebbe la portata dell’evento.

 

Certamente costruire una chiesa in un quartiere e specialmente in un quartiere come questo privo di servizi, di punti di riferimento, di una piazza …, cresciuto senza un vero e proprio piano regolatore … è innanzitutto un grande servizio sociale che la Chiesa rende a tutta la comunità dei residenti. Insieme alla Chiesa e alle sue pertinenze, che si sono potute costruire grazie al contributo proveniente dall’8 per mille dell’IRPEF della CEI e da risparmi della Curia Vescovile ed arredare grazie a tanti benefattori e parrocchiani, la Diocesi sistemerà anche l’area adibita a parcheggio e giardino pubblico davanti alla chiesa e a disposizione di tutti i cittadini e, ne sono certo, la parrocchia diverrà centro di attività sportive e ricreative e quando si favorisce la socializzazione, soprattutto oggi, in un mondo in relazione virtuale ma pieno di solitudine, quando si offre un luogo accogliente per tutti – giovani e anziani, ricchi e poveri – si rende un grande servizio sociale, al bene comune che chiesa e istituzioni, chiesa, istituzioni e cittadini devono sempre perseguire insieme.

Ma, ed è soprattutto su questo “ma” che vorrei fermarmi con voi a riflettere prima di proseguire nella celebrazione, costruire una chiesa e come oggi consacrarla a Dio significa porre tra le case degli uomini la casa di Dio, porre tra le case di voi abitanti di Valle Martella un edificio sacro che ricordi a tutti che Dio c’è, ci attende, ci chiede di vivere per Lui, con Lui e quindi in una relazione tra noi fatta di fraternità cristiana, una fraternità in nome di Cristo che deve attrarre quanti incontriamo e incontreremo sul nostro cammino.

 

Se ascoltiamo attentamente il Vangelo proclamato e suggerito dalla Chiesa per questo tipo di liturgia parrebbe che quanto stiamo facendo vada contro il Vangelo stesso.

 

Gesù sta dialogando con la Samaritana presso il pozzo di Giacobbe. La Samaritana dopo aver parlato con Gesù che gli ha raccontato chi lei fosse, che le ha fatto capire di averla conosciuta e compresa e che le ha offerto – nonostante la vita travagliata di questa donna che ha avuto cinque mariti – quell’acqua viva che è Lui, che è lo Spirito Santo che è venuto a donare all’uomo sulla terra tramite il Mistero della sua passione, morte e risurrezione … la Samaritana dopo aver compreso che forse Gesù è il Messia atteso o quanto meno un profeta, pone a Lui una domanda: “I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte e voi – Giudei, è sottointeso – dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Beh, insomma dove dobbiamo adorare?

Adorare Dio che significa portare alla bocca e baciare, che è vivere la comunione con l’oggetto del proprio desiderio, quasi un respirare con lui – in questo caso Dio – bocca a bocca per assimilarsi a Lui, vivere di Lui e saziare quella sete di amore della creatura che soltanto lo Sposo divino può soddisfare.

Ebbene, dove è questo luogo? È questo monte? Ossia il monte Garizim dove avviene il dialogo tra Gesù e la Samaritana e che era il monte dal quale furono pronunciate le benedizioni su Israele e che rimase luogo di culto anche dopo la costruzione del Tempio a Gerusalemme dalla cui ricostruzione furono esclusi i Samaritani per ordine di Ciro Imperatore; oppure è Gerusalemme?

 

Ebbene Gesù – che riconosceva certamente Gerusalemme come Tempio-luogo di incontro tra Dio e il suo popolo, il popolo eletto; e che riconosce che la salvezza viene dai Giudei –, dà tuttavia una risposta che soltanto il Figlio di Dio, il Messia atteso e che è Lui poteva dare: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre …” Con la mia venuta – dice Gesù – “è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità … Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.

 

Il Vangelo pare distruggere così tutte le nostre teorie.

Abbiamo costruito un tempio, lo stiamo consacrando e Lui dice alla Samaritana nel Vangelo che non esiste un luogo per adorare Dio. In effetti tanti cristiani anche oggi non hanno un luogo idoneo per adorare Dio come da oggi avete voi …

Gli Ebrei dei tempi di Gesù, poi, pensavano che soltanto nel Tempio di Gerusalemme si potesse adorare Dio e per questo andavano facendo frequenti pellegrinaggi, salivano al tempio per pregare.

 

Ebbene Gesù nel dialogo con la Samaritana rompe un cerchio che potrebbe oggi indurre in errore anche noi.

 

Dio – dice Gesù – non si può relegare in un tempio. In fondo lo aveva già detto Salomone nel momento di dedicare il primo Tempio del popolo eletto quando si domandava: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? – e rispondeva – Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito” (Cfr 1Re 8,22-23.27.30).

 

E ancora, come abbiamo ben ascoltato nella seconda lettura, sono i cristiani che hanno ricevuto lo Spirito Santo attraverso il Battesimo, il vero tempio di Dio. Paolo dice provocatoriamente ai cristiani di Corinto come a noi stasera: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?”

 

In altre parole sembra – e in fondo è innanzitutto così – che abbiamo fatto tanta fatica e ancora ne dovremo fare per costruire questa nuova chiesa e Gesù ci dice che in fondo il tempio di Dio siamo noi, ciascuno di noi. Lui vuole avere un rapporto di amore, una relazione sponsale con ciascuno di noi …

 

Il credente, dunque, è il vero Tempio di Dio e di Cristo. Ed è verissimo!

Ma nel Vangelo di Matteo Gesù ci dice anche che Lui, il Padre Suo, lo Spirito Santo che è l’amore che c’è tra loro, è presente anche “dove due o più sono riuniti nel suo nome” (Mt 18,20).

 

Ecco, allora perché diamo tanta importanza alla chiesa-tempio che costruiamo. Certamente ognuno potrebbe adorare il Padre in spirito e verità nel proprio cuore, o nella propria casa … ma Gesù – ed ecco il perché della Chiesa – non è venuto sulla terra per stringere tanti patti bilaterali tra lui e ciascun singolo uomo; ma è venuto per formarsi un popolo, una comunità che riconoscendo Lui come centro della propria vita sa costruire rapporti di amore reciproci con Lui e tra noi, fraternità!

E la chiesa parrocchiale dice proprio questo: la chiesa è il luogo in cui si raduna il popolo dei battezzati, insieme rende lode a Dio e poi esce per annunciarlo a tutti.

 

Sì, questa Chiesa che oggi dedichiamo a Dio, non esclude sicuramente il nostro rapporto di adorazione personale a Lui, non esclude assolutamente la nostra decisione personale per Lui ma vuole ricordarci che Dio desidera manifestarsi in un popolo, vuole dimorare in mezzo a noi, alla nostra storia alla nostra vita, viene per chiamarci ad essere Chiesa a vivere come Chiesa ossia popolo di Dio. Spesso noi intendiamo il termine Chiesa – Ecclesia – applicato all’edificio. Ma la Chiesa siamo noi comunità di battezzati che nella chiesa edificio si raduna per rendere visibile il nostro rapporto di chiamati ad incontrarci con Dio, a lodarlo nelle Sue dimore, qui dove lo si potrà incontrare nella sua Parola, nella celebrazione e adorazione dell’Eucaristia, nei sacramenti – a partire da quello del Battesimo e della Penitenza –, nella preghiera personale o comunitaria.

 

Diamo dunque importanza a questo luogo, con solennità consacriamo a Dio questo luogo, lo rendiamo pieno della sua presenza – questo significherà la nuvola di incenso che tra poco invaderà quest’aula e la luce che la illuminerà – lo rendiamo soprattutto pieno della sua presenza celebrando l’Eucaristia sul nuovo altare che tra poco sarà consacrato a Dio per sempre e lasciando la presenza reale di Gesù nel tabernacolo.

 

Questo luogo sarà e rimarrà per sempre tempio che rappresenta il popolo, noi battezzati, che qui siamo invitati a radunarci per rendere grazie a Dio con le parole ma anche unendoci a Cristo nello Spirito e offrendo la nostra vita gli uni per gli altri e insieme per tutti vivendo con grande carità e guidati da una coscienza retta perché illuminata e formata soltanto dal Vangelo letto nella Chiesa e con la Chiesa. Rimarrà per sempre il luogo del raduno dei “chiamati” da Dio in Gesù Cristo – noi, nei cui cuori vive lo Spirito Santo – affinché si rinnovi il nostro incontro con Dio e quell’incontro sia messo a disposizione dei fratelli e delle sorelle e insieme convocati, cresciamo come costruzione ben ordinata, di pietre vive, unite e compatte, per divenire attraenti nel mondo con l’esemplarità della vita.

 

Vedete, ogni pietra che è stata posta in questa costruzione era materia grezza che poi è stata rifinita, lavorata, composta, messa insieme … ed ora vediamo la chiesa, un edificio – piaccia o meno – che però è tale. Ebbene anche noi siamo tutti materiale da lavorare, levigare e dobbiamo qui e nella vita di tutti i giorni lasciarci plasmare, lavorare, levigare dallo Spirito per poi vivere in fraternità, nella carità che non ammette pettegolezzi, scontri, doppi giochi, cattiverie, disonestà verso chi deve esercitare l’autorità come servizio sia nella Chiesa che nell’ambito civile ossia promuovendo il bene e marginalizzando il male per salvaguardare e promuovere il bene comune. Ebbene noi qui ci ritroviamo insieme per ricordarci che siamo pietre vive, fondate su quel fondamento che è Cristo, che dicono sì solennemente alla legge di Dio per aiutarci a viverla tra noi e, con l’aiuto di Dio, per poi essere “in uscita”.

 

La Chiesa, il Tempio che la rappresenta, non serve per fare ghetto, comunità autarchiche che si dedicano a organizzare momenti anche belli, utili, formativi e caso mai pure redditizi … ma tra loro … No, questo tempio deve spingerci insieme in uscita verso tutti, verso i più poveri, gli emarginati, gli scarti, le periferie esistenziali per dire a tutti: la salvezza che Gesù è venuto a portare sulla terra è anche per te! Se hai sbagliato tutto nella vita, non avere paura: puoi ricominciare, unisciti pure a quel popolo di convocati da Dio per essere salvato e vivi anche tu in quella comunità che si raduna in una casa comune che è la chiesa – così come in certe epoche e luoghi si incontrava e ancora si incontra nelle case della gente –, vivi anche tu in quella comunità che adorando il Dio di Gesù Cristo respira di Lui e profumato dal suo amore proprio come tra poco il profumo del Crisma invaderà l’altare e le pareti di questo luogo sacro, anche tu, sentendoti Chiesa e non un isolato pioniere di Cristo, sentendoti Chiesa, mandato da essa che qui si raduna in comunione con il Vescovo di Roma e il suo Vescovo di Tivoli e di Palestrina, vai nel mondo e profumalo di Dio.

 

Cari amici è questo il compito che il Signore tramite questa nuova chiesa affida a tutti noi.

 

In questa opera ci aiuti Maria Santissima, che qui invochiamo con il titolo di Regina. Maria che è immagine e modello della Chiesa, che è stata presente con gli Apostoli nel giorno in cui la Chiesa è nata, nel giorno di Pentecoste, e che con noi continua a camminare in questa Valle di lacrime che è il mondo volgendo a noi i suoi occhi misericordiosi, affinché i nostri occhi possano incontrare Colui che Lei ha generato: Gesù che tra pochi giorni celebreremo nel suo Natale. Con Lei e come Lei – immagine della Chiesa – che anche noi qui convocati e da qui in partenza continua per la missione sappiamo generare a tutti il Cristo affinché tutti giungano alla salvezza. Amen.

 

+ Mauro Parmeggiani

Vescovo di Tivoli e di Palestrina

 

Zagarolo, Località Valle Martella, Domenica 15 dicembre 2019