Omelia alla S. Messa nella Solennità della B.M.V. Madre del Buon Consiglio

Carissimi fratelli e sorelle,

celebriamo in tempo di pandemia – a porte chiuse ma con il desiderio di giungere a tutti – la Solennità della Beata Maria Vergine Madre del Buon Consiglio, patrona di Genazzano e della Diocesi di Palestrina. Sentiamo con noi, in questo momento, tutti i sacerdoti, i diaconi, le consacrate e i consacrati, i fedeli della Diocesi Prenestina e con loro anche i fratelli della Diocesi di Tivoli ormai unita in un unico cammino con questa Prenestina.

 

La liturgia ci ha proposto come Vangelo l’episodio delle nozze di Cana.

 

Un Vangelo che dice l’amore sponsale, fedele, di Dio per l’umanità.

 

Dice l’amore di un Dio che da sempre e per sempre ama l’umanità e continua ad amarla anche quando sta per finire il vino della festa e che dà gioia, anche quando l’umanità, essendosi allontanata da Lui, essendosi come dimenticata di un ospite così importante, vivendo come se Lui non esistesse, sperimenta la sua finitudine, il suo limite, la sua fragilità … proprio come gli sposi di Cana.

 

Gesù con Maria è a una festa di nozze e viene a mancare il vino, la festa ben organizzata sicuramente, incontra un imprevisto e tutto rischia di finire male. È una festa, se ci pensiamo, che assomiglia tanto alla nostra situazione odierna. L’uomo che si credeva potente, forte, dominatore del mondo, non più bisognoso di Dio, l’uomo che forse stava abusando di gioie effimere, improvvisamente a causa di un virus invisibile si è scoperto fragile, destinato al fallimento, e anche ora, mentre stiamo celebrando questa Messa, non sappiamo quale sarà il nostro futuro. Tutti prevedono tutto e il contrario di tutto, a giorni pare che si stia scoprendo il vaccino che ci salverà, in altri giorni le previsioni ci fanno vedere quel giorno come ancora molto lontano … si dice che dovremo riprendere a vivere ma non più come prima, distanziati tra noi, seguendo misure cautelari igienico-sanitarie che ci paiono pressoché impossibili da osservare … viene da dire: uomo, uomo che ti credevi potente, che ti credevi libero, che pensavi di poter fare senza Dio, senza fede … dove sei? Uomo che ti davi alla gioia spensierata, dove è andato a finire il tuo brio?

 

Il Vangelo di Giovanni che la Solennità odierna ci propone ci indica come fare a recuperare: tornare a Maria, la Madre di Gesù, la più intima a Lui. In questo tempo di distanza obbligata tra noi, è bello vedere la Sua immagine “guancia a guancia” con il suo Figlio. Una intimità che ci assicura che tutto ciò che chiederemo tramite Lei lo otterremo dal Suo Figlio divino. Dobbiamo tornare a Maria ed obbedire a quel “fate quello che Egli, il suo Figlio, vi dirà”, ossia lasciare che Lei ci dia il consiglio giusto per ritrovare la gioia anche nel buio in cui siamo caduti, permettere che il Buon Consiglio – Gesù – di cui è Madre venga a noi, sia accolto con tutta la forza dirompente della sua Risurrezione, e ci indichi con la sua Parola cosa occorre fare affinché la nostra vita torni a essere una festa proprio come fu per gli sposi di Cana.

 

Tornare a Maria che non vuol dire tornare a semplici tradizioni ma a ciò che Lei è e ci insegna: è la perfetta ascoltatrice di Dio, la perfetta realizzatrice della Parola, la prima ad occuparsi di chi è in difficoltà indicandoci Gesù come l’unico a cui guardare nella nostra vita.

 

L’evangelista Giovanni non a caso colloca l’episodio delle Nozze di Cana che apre il capitolo secondo del Vangelo di Giovanni in un “terzo giorno”. “Il terzo giorno – così inizia il Vangelo di stasera – vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù”. È il giorno che ci rimanda alla Pasqua grazie alla quale lo spazio angusto della vita dell’uomo viene riempito dalla gioia piena della risurrezione, del perdono dei peccati e dell’assicurazione della vita eterna che soltanto Gesù può dare affinché la vita non sia triste ma proiettata – grazie all’Ora di Gesù, l’Ora della sua passione, morte e risurrezione – ad una pienezza. Quella pienezza rappresentata dalle giare piene di acqua che viene trasformata in vino buonissimo, quella pienezza che viene dal Risorto, che si chiama Spirito Santo, che sa mutare l’acqua insapore e inodore in vino buono, che sa trasformare l’insignificanza della vita dell’uomo anche quando ce la mette tutta, e deve mettercela tutta nel fare il meglio che può … – riempite di acqua le anfore fino all’orlo, fino a dove potete … dice Gesù – ma poi deve permettere che Dio faccia il resto se non vuol cadere vittima di delusioni, di insuccessi, di insoddisfazioni perché senza Dio la nostra vita è e sarà sempre una festa mancata, incompiuta.

 

Per dare una virata a questa festa mancata così come per dare una virata alla nostra storia, cari amici, occorre allora Maria, la “Madre di Gesù”. Mai chiamata con il suo nome nel Vangelo di Giovanni ma sempre vista in relazione al Figlio. La Madre di Gesù rappresenta non soltanto Maria ma tutti i credenti, tutta la Chiesa dei discepoli ripieni di Spirito Santo, che sanno guardare in faccia alla povertà della nostra umanità sofferente per aprirla alla speranza. La speranza che viene da un Dio, il suo Figlio, che nell’Ora della croce manifestò veramente la sua gloria e che da allora in poi riempirà di speranza e fiducia il futuro dell’uomo che se desidera vivere felice deve continuare a fare quello che Lui dirà: ascoltare la sua Parola, accoglierlo nella propria vita come sua Madre lo ha accolto nella propria, fidarsi di Lui, abbandonarsi a Lui e ripartire per il viaggio della vita “facendo” le Parole di Gesù, facendo la sua volontà, “facendo” il Vangelo. Il Vangelo che non si predica ma si fa, che siamo chiamati a renderlo vita, gesto, carità.

 

E possiamo “farlo” perché la Madre del Buon Consiglio non soltanto ha dato Gesù al mondo ma ci invita ad ascoltarlo ossia a praticare ciò che Lui è e dice, ad entrare intimamente in quel mistero di amore, di comunione perfetta che c’è tra Lui e il Padre e che è lo Spirito Santo che come sulla prima Chiesa di cui ci ha parlato la seconda lettura viene su di noi sempre affinché ci lasciamo muovere da Lui per andare dove ci conduce. E Lui, lo sappiamo, lo Spirito Santo, ci conduce dove noi nemmeno immagineremmo. È come il vento che senti che c’è ma non sai da dove viene e dove va. A noi soltanto affidarci e lasciarci portare per saper portare frutto dove non avremmo mai immaginato.

 

Oggi ci ha condotti qui, in questi mesi di inizio 2020 incredibili. Bui ma che devono essere ugualmente pieni di speranza. Tempi tragici ma, se ci pensiamo, anche per certi versi affascinanti. Tempi nei quali anche la nostra fede che stava diventando più tradizione vuota che altro, ripetizione di riti che dicevano poco all’uomo di oggi, è stata e viene riscoperta da molti con tutta la sua forza di conversione. Tempi nei quali l’uomo sente di aver necessità che le sue anfore vuote siano riempite dell’amore misericordioso di Dio, tempi nei quali l’uomo mette a disposizione di Lui tutto ciò che ha ma che comprende essere soltanto acqua, ma che permette seguendo il suggerimento di Maria di far rinascere in Lui il Buon Consiglio e può ritrovarsi – se non lascerà prevalere nuovamente su di sé l’uomo vecchio – rinnovato, più buono, più solidale, più fervente, cristiano – direi – più autenticamente cristiano e quindi gioioso veramente. Gioioso della gioia del Terzo Giorno, del giorno bello della Pasqua.

 

Saremo capaci di accogliere questa novità che si fa largo nel buio di questi giorni?

Davanti a Maria, Madre del Buon Consiglio, domandiamocelo in un attimo di silenzio per poi rispondere: indicami Tu, fammi indicare da Gesù come mettere a disposizione sua la mia acqua affinché diventi vino buono per il mondo. Amen.

 

 

+ Mauro Parmeggiani

Vescovo di Tivoli e di Palestrina

Genazzano, Santuario della Madonna del Buon Consiglio, Sabato 25 aprile 2020