Omelia in occasione dell’Ordinazione Presbiterale di Don Franco Ferro

donfrancoferroPalestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Sabato 13 giugno 2020

 

Carissimo Franco,

 

la provvidenza ha voluto che la tua ordinazione presbiterale, da tanto tempo attesa, preparata, poi fissata per il 2 maggio scorso e rimandata a causa del lockdown da pandemia, cadesse in questa mattinata – 13 giugno – che per un padovano come te dice Festa di Sant’Antonio. Un Santo molto caro al popolo cristiano, un santo frate, prete, teologo al quale ti chiedo fin d’ora di ispirare la tua vita sacerdotale che inizia stamane moltiplicando così la gioia della Chiesa di Tivoli e di Palestrina, e anche quella del suo Vescovo, del suo presbiterio e dei suoi fedeli – che già ieri sera – hanno vissuto la gioia di un’altra ordinazione: quella di Don Samuele Orlandi e presto ne vedranno, a Dio piacendo, altre due.

 

Dopo i giorni della pandemia, della distanza, della sofferenza, di tanti programmi “nostri” che sono saltati, mi piace leggere questo momento come scritto dallo Spirito che ci fa comprendere come non dobbiamo tanto essere legati ai nostri schemi e progetti ma soltanto a quelli di Dio. Solo quelli, infatti, ci rendono santi e ci portano a crescere là dove il Signore ci semina.

 

Pensando a Sant’Antonio da Padova della cui memoria liturgica abbiamo mantenuto le letture in questa Messa di ordinazione, mi viene subito in mente come egli avrebbe potuto essere un grande deluso, un depresso perché i suoi progetti furono tutti scombussolati dallo Spirito. Desiderava essere missionario e addirittura morire martire e per questo si imbarcò per andare a evangelizzare i musulmani ma il suo viaggio non raggiunse la meta e invece di sbarcare tra gli arabi sbarcò in Sicilia, tra i cristiani e poi visse tra gli italiani fino a divenire uno dei nostri più grandi, amati e popolari santi.

 

Avrebbe potuto lamentarsi: “Non posso realizzare la mia vocazione!” e invece non si diede per vinto, iniziò a predicare, a fare tutto il bene che poteva e acquistò subito una fama straordinaria tanto che soltanto un anno dopo la sua morte fu proclamato Santo dalla Chiesa …

 

Perché ho voluto ricordare questo? Perché anche per te, caro Franco, e per ogni prete la vita che oggi inizia è e deve essere così.

 

Possiamo avere i nostri piani ma se ci apriamo allo Spirito, alla fantasia e creatività di Dio, arriva Lui e cambia tutto. A volte senza farci comprendere lì per lì il perché. Ma sicuramente per trasformare tutto in gioia per noi e per i fratelli.

 

È una esperienza che hai già fatto ma che non per questo non dovrai ripetere quotidianamente. Eri avvocato, poi lo Spirito ti ha chiamato ad altro. Nel tuo cammino molte sono state le situazioni non facili ma il vento dello Spirito ti ha portato qui, in questo giorno, perché tu da oggi in poi possa continuare la missione che Gesù ha affidato ai collaboratori degli Apostoli e dei loro successori – i presbiteri – nell’annunciare la Parola, nel celebrare i sacramenti, in particolare quello dell’Eucaristia e del perdono dei peccati, nel fare e promuovere a tutto tondo la carità amando i vecchi e i nuovi poveri, i piccoli che sono i prediletti dal Signore e sui quali Lui ama posare il suo Spirito!

 

Caro don Franco questa mattina vorrei dirti: beato te perché Lui ti ha giudicato un povero su cui porre il suo Spirito, chiamarti e mandarti. Ma anche non tenere mai per te questo dono di amore e fiducia che Dio fa a te nonostante te perché tramite te come Antonio di Padova e come ciascun prete o cristiano che sente forte la propria chiamata vuol far giungere il suo amore ai tanti poveri del mondo. Un amore che può “passare” tramite noi soltanto a una condizione: che rimaniamo autenticamente poveri. Poveri in balia del soffio dello Spirito!

 

In tutta la Bibbia i veri interlocutori di Dio, quelli a Lui preferiti, non sono coloro che confidano in se stessi e nei loro progetti ma i poveri. Certamente le persone che soffrono fisicamente, economicamente, moralmente, che sono sfiduciate e depresse, che soffrono ingiustizie ma che proprio in questo stato sanno confidare in Dio, pongono la loro fiducia, la loro speranza, la loro vita, il loro destino sotto la signoria di Dio. E così confidando in Lui, loro, sì proprio loro, i poveri, diventeranno querce di giustizia, piantagioni belle e rigogliose! Ma sono poveri amati anche tutti coloro che lasciano guidare i loro passi dallo Spirito per annunciare con uno stile essenziale, povero – anche se per evangelizzare occorrono pure i mezzi – il Vangelo senza pensare a convenienze umane ma solo a Lui con il quale ti chiedo di rimanere costantemente unito con la preghiera, con la celebrazione della Santa Messa quotidiana, con l’ascolto delle persone affinché lungi da ogni clericalismo che ci stacca dal popolo santo di Dio ascoltiamo il grido dei poveri e sappiamo rispondere loro con la nostra vita donata affinché per tutti sia giubileo, a tutti giunga la grazia, la remissione dei peccati, l’annuncio bello dell’amore di Dio. L’unico amore che mai delude, che mai vien meno e che sempre consola e premia, fa gioire il cuore del prete.

 

Anche nel Vangelo si parla di povertà.

Si parla dell’invio dei settantadue discepoli – tanti quanti erano le nazioni conosciute ai tempi di Gesù – perché vadano nel mondo a predicare il Vangelo, a preparare la strada a Colui che stava per giungere.

 

E questa mattina tra i settantadue ci sei anche tu caro Franco. E Gesù anche da te, come da ciascuno di noi, esige la radicalità evangelica. Mentre manda a due a due dà disposizioni per l’equipaggiamento: non portate né borsa, né bisaccia, né sandali, “e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada” … tutto questo radicalismo ci vuol far comprendere che il nucleo dell’evangelizzazione è la povertà. La mancanza di mezzi significa non che non dobbiamo avere i mezzi necessari per annunciare il Vangelo ma che ciò che annunciamo è gratuità, è l’amore di Dio che viene donato gratuitamente, che non è negoziabile o cedibile ad alcun prezzo umano!

 

I messaggeri, e stamane vorrei applicare a te, caro Don Franco, questa Parola, sono dei poveri che tanto più saranno vuoti di loro stessi tanto più potranno annunciare la gioia del Vangelo che non è nostra e non ci appartiene ma della quale siamo semplici servitori e amministratori.

 

La povertà di mezzi e il rifiuto di salutare chi incontriamo per strada non dobbiamo prenderlo alla lettera. Anzi, oggi la gente desidera il prete che si fermi per strada, che saluti, si intrattenga … ma è da comprendere come totale fiducia nel Dio provvidente che non lascerà mancare del necessario chi annuncia il Vangelo. E la fretta lungo la strada significa che dobbiamo aver fretta di giungere a tutti, andando all’essenziale, senza perderci in nostri schemi o alambiccamenti clericali di pensiero affinché il Vangelo arrivi a tutti i cuori, al maggior numero di cuori possibile!

 

Caro Franco grazie perché hai accettato questa sfida che nella cultura odierna non è facile. È la cultura certamente della fretta ma non per andare ad annunciare il Vangelo ma per fuggire da se stessi e da Dio salvo ritrovarLo e ritrovarci come è accaduto anche in questo recente tempo di pandemia quando fermandoci abbiamo ricontattato noi stessi e Lui …

 

E quale è il contenuto del Vangelo che dovrai annunciare?

Gesù lo dice: il primo saluto da offrire agli uomini è “pace!”. Shalom che vuol dire preoccuparci della salute altrui, della loro felicità, della pace tra gli uomini, le famiglie, nelle comunità, nella Chiesa, nel mondo … La pace che è il bene messianico per eccellenza, che è la promessa/certezza della vita eterna e che quindi è un dono da accogliere, pena l’esserne esclusi come la terra inospitale verso gli inviati di Gesù ai quali dice che se non saranno accolti potranno scuotere la polvere dai loro calzari.

 

Comprendi dunque, caro Franco, quanto sia bella ma anche esigente e impegnativa la missione che da stamattina ti attende.

 

In questa missione sacerdotale non sentirti mai solo.

 

Gesù mandava a due a due. Sentiti sempre membro di un presbiterio con il suo Vescovo con i quali stare in comunione per poterti confrontare lungo il cammino, consigliare, sostenere, perché no? ... anche correggere … E poi senti sempre vicina a te la presenza del Divino Spirito che ti aiuterà – come abbiamo ascoltato nella seconda lettura – a benedire chi ti insulterà, sopportare chi ti perseguiterà, confortare chi ti calunnierà …

 

Impresa impossibile? No perché lo Spirito che oggi ti chiama e ti manda sarà sempre con te. Tu sappi sempre e soltanto accorgerti di Lui, divino viandante, che camminerà con te ovunque andrai.

 

E ancora sappi che con te ci sarà sempre la preghiera della Chiesa. Nel Vangelo di oggi Gesù mentre invia i suoi in missione chiede anche di pregare perché la messe è molta e gli operai pochi. Perché il campo del mondo è vasto e dobbiamo chiedere come chiediamo che altri vadano in questo campo per coltivarlo, per annunciare a tutti nel campo che è il mondo l’amore di Dio. Ma dopo aver chiesto questo, che la preghiera continui perché chi è mandato sappia perseverare con gioia nel santo servizio. Quel santo servizio che oggi inizi tu, caro Don Franco, e che ti auguro bello, pieno di gioia e soprattutto diffusore di gioia e consolazione. Maria Santissima, stella dell’evangelizzazione e Madre della Chiesa, ti assista sempre nel ministero presbiterale che oggi inizi. Amen.

 

+ Mauro Parmeggiani

Vescovo di Tivoli e di Palestrina