Omelia alla Santa Messa nella Solennità di Sant’Agapito

Palestrina, Basilica Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Martedì 18 agosto 2020

 

Signor Sindaco, illustri autorità, carissimi sacerdoti, diaconi, fratelli e sorelle nel Signore!

 

Dopo la celebrazione di ieri sera in Piazza Regina Margherita, continuiamo a celebrare oggi, sul suo dies natalis, con tutta la Chiesa prenestina il nostro giovane Patrono: il Santo Martire Agapito che ci insegna a rimanere nel mondo ma con uno spirito diverso da quello del mondo, almeno come l’evangelista intende il mondo, ossia tutto ciò che si contrappone a Dio.

 

Se il mondo è come lo intende Giovanni: il modo di essere, di pensare, di sentire e quindi di agire che si contrappone a Dio, è logico che tra i discepoli di Cristo e il mondo la contrapposizione, la discordia è inevitabile. Il cuore dei discepoli di Cristo come è stato Agapito e il cuore del mondo sono contrapposti.

 

La logica del mondo, infatti, persegue il “salvare se stessi” attraverso il dominio, la ricchezza, la fama e per questo è per sua natura violenta e omicida dall’altro da sé, che potenzialmente è sempre nemico.

 

La logica del Vangelo, invece, persegue la pienezza di vita qui sulla terra e punta, per il futuro, alla vita eterna attraverso il servizio, la povertà, l’umiltà, il rinnegamento e l’offerta di sé. E per questo, per sua natura, è una logica non violenta e generatrice di vita.

 

E, cari amici, c’è poco da fare. Non possiamo conciliare le due logiche.

Il dissidio è insanabile e ciascuno combatte con le proprie armi: il mondo con la persecuzione, la calunnia e la messa a morte come è capitato ad Agapito e a tanti altri cristiani coerenti con la logica del Vangelo che sono morti e muoiono anche oggi martiri a causa di Cristo. E, appunto, la logica del Vangelo che ha come “armi” la mitezza, l’accoglienza incondizionata, con l’amore fino alla morte e il dono della propria vita.

 

Tuttavia, aggiunge Gesù, insieme alle persecuzioni, il mondo è anche capace di osservare la Sua Parola. Il mondo, infatti, è pur sempre creatura di Dio e se onestamente cerca la sua origine non potrà che trovarla nel suo Creatore che lo ha amato e lo ha fatto perché tutto il creato e l’uomo al centro di esso diano gloria e lode a Lui.

 

Gesù allora ci lascia con una consapevolezza e un compito: la Sua Parola annunciata dalle nostre labbra e dalla nostra vita, può essere rifiutata, ma anche accolta. Anzi, quanto più è perseguitata, tanto più illumina. Pensiamo ad esempio al nostro Agapito dopo più di 1746 anni la sua fedeltà al Dio di Gesù Cristo ci richiama ancora per illuminarci e insegnarci che davanti allo spirito del mondo che sicuramente seduce, promette benessere, dominio, potere … non dobbiamo lasciarci sedurre o scendere a compromessi perché ciò che crediamo e annunciamo può certamente essere rifiutato – e allora cerco subito la via più breve per ingraziarmi gli uomini e i potenti di turno … – ma può essere anche accolto e allora avrò convertito, avrò fatto un servizio grande al Vangelo e soprattutto a chi grazie al mio annuncio coerente si sarà aperto alla Parola che salva così come si sono aperte tante generazioni di cristiani prima di noi guardando al giovane Agapito e speriamo che altre se ne aprano guardando a noi, suoi eredi in questo nostro tempo.

 

Il vero ostacolo all’annuncio del Vangelo, vedete, è sempre e solo il mondo. Il mondo che abita anche il cuore degli evangelizzatori. Ed è lì che va combattuta la battaglia!

 

Spesso noi cristiani, noi preti, noi Vescovi, abbiamo la pretesa di evangelizzare, di dire agli altri ciò che devono fare o non fare, dire o non dire … ma se il nostro cuore si lascia dominare dallo spirito del mondo la nostra evangelizzazione non riuscirà mai!

 

Faccio qualche esempio: chiedo di vivere coerentemente il Vangelo ma poi sono il primo a battezzare, comunicare, cresimare, ammettere alle nozze, ecc. anche chi so benissimo che di Dio non gli interessa nulla … perché? Spesso lo facciamo per non dispiacere agli uomini ma in questo modo rendiamo poco credibile la nostra predicazione. Forse lo facciamo anche con la recondita speranza di allacciare un rapporto che poi conduca alla consapevolezza del dono ricevuto. Ma è un giustificare a con b … In realtà ci siamo adeguati allo spirito del mondo …

 

O ancora: evangelizziamo ma poi viviamo come cristiani come se Dio non esistesse. Certo tutti siamo poveri peccatori e in tutti noi grano e zizzania crescono insieme. Ma se permettiamo alla zizzania di crescere serenamente e liberamente, anzi la andiamo a cercare conformandoci allo spirito del mondo, alla mentalità mondana sui vari campi dell’uso del denaro, del rispettare o meno le leggi dello Stato e della Chiesa, della morale sessuale e famigliare, del rispetto per la vita dal suo concepimento alla sua morte naturale … se iniziamo a giustificare tutto ciò che ci propone il mondo e addirittura ci pieghiamo alle sue logiche per evangelizzare, bè l’evangelizzazione non riuscirà – e di fatto riesce poco – perché abbiamo perso il sapore, non siamo più luce posta sul monte, abbiamo smesso di vigilare per evitare di usare le armi del mondo per raggiungere i nostri buoni fini.

 

L’evangelizzazione va condotta nella mitezza e nell’umiltà che sono le due qualità con le quali Gesù definisce il suo stesso Cuore dal quale dobbiamo imparare. L’evangelizzazione – che è e deve sempre più essere compito non solo dei sacerdoti ma di tutti i fedeli laici, di tutte le comunità cristiane – va condotta nella misericordia e nella dolcezza, vivendo in unione e con capacità di perdono vicendevole, non insegnando dottrine, ma semplicemente facendosi pane per gli altri nella consapevolezza che il seme – di notte e di giorno – comunque crescerà fino a diventare messe matura, perché ogni cuore di uomo è fatto per esso.

 

Agapito, come tanti martiri di ieri e di oggi, non immaginava certo di rimanere noto per secoli, di diventare addirittura il nostro Patrono al cui esempio ancora oggi guardare. Ma ha vissuto lo spirito del Vangelo nel suo mondo. È stato coerente senza difendersi con la forza. E così il suo sangue è divenuto e spero che continui ad essere ancora per tanti secoli seme di nuovi cristiani.

 

Cari fratelli e sorelle, Gesù ci avverte: il mondo ci odia se seguiremo Lui. Sarebbe una facile illusione pensare di seguirlo senza la croce. Per crucem ad lucem dicevano i Padri … Se hanno odiato Lui, perseguitato Lui … odieranno e perseguiteranno anche noi. Ma se hanno osservato la Sua parola osserveranno – ci assicura Gesù – anche la nostra.

 

Con questa fiducia continuiamo a evangelizzare le nostre terre. Ciò non vuol dire andare alla loro conquista ma vuol dire irrorarle del nostro amore, della nostra misericordia, del nostro amore per la Verità del Vangelo che a volte può urtare perché urta con lo spirito del mondo. Ma non prevalga mai in noi la paura. Se pregheremo, se ascolteremo la Sua Parola, se celebreremo sempre più intensamente le nostre Eucaristie, se da esse saremo creativi e sempre rinnovati nel fare la carità, se non ci separeremo da Lui che non permette alla tribolazione, all’angoscia, alla persecuzione, alla fame e alla nudità, al pericolo, alla spada e nemmeno alla morte di lasciarci separare da Lui che con la sua Pasqua ha vinto morte e peccato, allora saremo vincitori sullo spirito del mondo e, pur rimanendo nel mondo ma senza lasciarci contaminare dal mondo, porteremo il mondo alla salvezza, a quel sì a Cristo che Agapito ha detto con l’ardore giovanile e che desidera insegnare anche a noi questa mattina. Amen.

 

 

+ Mauro Parmeggiani

Vescovo di Tivoli e di Palestrina