Il Figlio prediletto

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Prosegue il cammino liturgico: Dio ci chiede di accettare con fede le sue scelte

Siamo alla seconda domenica di Quaresima dove il Figlio di Dio viene presentato dal Padre come il Figlio privilegiato.

Il percorso si fa sempre più vicino verso la Pasqua che ci rende figli di Dio. La prima domenica ci ha parlato di come questo Dio per farsi uomo si fa tentare sino allo stremo indicando a noi come vincere la battaglia, questa domenica ci insegna come Dio sia capace di fare scelte che noi non comprendiamo ma che inevitabilmente hanno bisogno della nostra fede. Dalla prima lettura Dio si presenta come colui che è capace di dare una discendenza ad Abramo pari al cielo stellato e sotto un cielo su una montagna davanti a pochi testimoni il Suo Volto si trasfigura e le sue vesti diventano candide e splendenti e questa promessa fatta ad Abramo diventa effettiva per tutti coloro che ascolteranno Colui che Dio ha mandato e non si scandalizzeranno della sua croce. Fra non molti giorni quelle stesse vesti saranno insanguinate e quel Volto che adesso pochi vedono pieno di gloria non sarà riconoscibile a causa di tutte le violenze subite. Dio diventa oggi il Dio delle sorprese. Con Lui il prevedibile diventa imprevedibile. Qualche giorno prima aveva detto ai suoi più cari amici come sarebbe morto e loro si vergognano delle sue parole. Oggi accade che parla della resurrezione, parla della bellezza che va oltre la morte e che indica a noi come essere veramente belli.
Innanzitutto ci consegna delle armi. 

La prima consiste nell'estraniarsi da un mondo che ci dice che la bellezza è fatta dal successo, da un bel fisico e da un bel volto. Bisogna guardare le cose come le guarda Dio che non si ferma mai all'apparenza. Per far questo bisogna salire su un monte, cioè rifugiarci nella stanza del nostro cuore ed entrare nel nostro intimo rivelando innanzitutto a noi stessi ciò che siamo. La seconda arma è la preghiera perché dopo aver visto ciò che siamo bisogna ringraziare Dio per tutto e farci ad aiutare da Lui perché le ombre diventino luce e la luce splenda ancora più forte. Fra queste due armi vi è una sicurezza. Non siamo soli. Abbiamo degli amici che ci accompagnano, dei famigliari che ci vogliono bene e abbiamo Dio che ci ama sino a dare la sua vita. La terza arma è la Croce perchè noi siamo figli di Dio e in quanto figli di un Padre cosi straordinario tutto acquista senso e quello stesso segno avvenuto sul Tabor a Gesù si ripete in noi per mezzo del battesimo e facciamo risplendere in noi la Croce di Cristo. La quarta arma ma anche la più importante e che andrebbe messa in cima alla lista consiste nelle parole del Padre. Ascoltare quel Figlio che Lui stesso ci ha regalato per la nostra salvezza e non aver paura nonostante le sofferenze, le prove e la croce. Cristo diventa il punto fermo da seguire e da amare. La quinta arma è la carità. Siamo stati in compagnia di Dio ora Dio continua a camminare con noi per le vie del mondo e ci indica che il posto giusto dove stare è la valle dove gli uomini soffrono, non hanno forza per andare avanti e chiedono a noi che abbiamo incontrato Dio di donarlo agli altri e mediante il nostro amore il seme piantato in noi darà il suo frutto. Il finale di questo brano spiega che la discendenza promessa agli inizi si realizzerà quando il Figlio di Dio attirerà tutti a Lui dal trono di dolore e che la bellezza dei suoi figli è data da quante stelle della volta celeste splendono nel cuore per mezzo della Sua Parola. 

Con queste armi vi auguro una buona continuazione quaresimale ricordando a tutti che la sua ultima Parola è data dalla sua splendente resurrezione.

 

di Gabriele Allegrino

Avvenire Lazio Sette 21 Febbraio 2016