Tra disgrazie e viti infruttuose: che brutta fine!

Lc-131-9don Giacomo Pavanello

Nello scorrere dei giorni dell'umano vivere, è normale trovarsi a fare i conti con forti sensi di impotenza. Davanti a tragedie, malattie, accidenti vari, la risposta comune è sempre la medesima: "Perché?"

E così trascorriamo ore, giorni, mesi, a porci domande a cui non esiste risposta pienamente rassicurante e in grado di mettere a tacere le nostre ribellioni interiori.
Anche Gesù nel vangelo odierno si trova a fare i conti con le chiacchiere da bar di alcuni suoi conterranei che, davanti ad eventi tragici commentano con un cinico: "Evidentemente se lo meritavano. Meglio a loro che a me!"
"No - sostiene Gesù - non guardate ai peccati compiuti, come se gli eventi, felici o tristi che siano, rappresentino un premio o una punizione divina. Non è questo l'amore di Dio per le sue creature."
Allora, guardiamo piuttosto alla nostra vita, a quel che scegliamo quotidianamente, al motivo principale per cui continuiamo ad alzarci dal letto ogni mattina, alla direzione che abbiamo scelto di dare alla nostra esistenza. Piuttosto chiediamoci: "E se oggi fosse il mio ultimo giorno su questa Terra, cosa direbbero gli amici di me? Che segno ho lasciato? Che ricordo di me sto lasciando?"
Di vita ne abbiamo una sola: per cosa la sto vivendo? Dove la sto dirigendo?
Sullo sfondo di questi discorsi che rischiano di diventare troppo astratti, Gesù pone un fico, ricco di foglie, magari pure bello e appariscente, ma infruttuoso. Tra i suoi rami, nessuno si può nutrire. Al più, un po' di refrigerio alla sua ombra, ma come esso, chissà quanti altri!
Dio offre un tempo di conversione (i tre anni probabilmente alludono al ministero pubblico di Gesù) e se al tempo ciò significava aprire gli occhi e il cuore davanti alla presenza fisica del Figlio di Dio, per noi, che viviamo già nell'anticipo del giorno senza tramonto, per noi che viviamo l'eterno presente del Cristo Risorto, tutto ciò significa fare i conti con una parola definitiva pronunciata da Dio sulla morte, non tanto quella fisica, quanto quella conseguenza della vita di peccato. Non solo, ma Gesù allude anche ad un anno in più che è concesso come ulteriore grazia. Come non leggere un provvidenziale richiamo all'Anno Santo della Misericordia che stiamo vivendo? Sì, è un'ulteriore offerta che il Papà del Cielo ci offre, un tempo di Grazia e di Misericordia!
Del resto, fin dai tempi di Mosè, Dio si è presentato agli uomini non semplicemente come il Dio Altissimo, lontano nell'alto dei Cieli, ma come "Colui che è". Ovvero, Colui che è presenza costante, Colui che non abbandona, mai!
Il verbo ebraico presente nel nome di Dio allude ad un "essere" che non semplicemente esiste, statico e quasi indifferente a ciò che succede attorno a Lui, ma ad un "essere in relazione".
L'identità stessa di Dio è l'essere in relazione.
Mai Egli abbandona un peccatore, mai lo condanna, mai lo punisce!
Sempre è con lui, sempre lo accoglie, sempre lo ascolta, sempre lo custodisce.
Purtroppo l'uomo, nel suo folle desiderio di autonomia e arrogante indipendenza, vuole aprirsi altre strade, spesso lontane anni luce dai progetti del Padre. Ed ecco che la soluzione finale è diventare inconsapevoli carnefici di se stessi: si ascolta troppo la propria voce e troppo poco la Parola.
Il roveto ardente, immagine prefigurata del Cuore di Dio, bruciante d'amore per le sue creature, non si consuma. Mai avrà fine l'amore di Dio per ogni singolo suo figlio. Talvolta potrà pure assumere le forme della correzione e molto spesso non sarà neppure capito.
Penso a quel fico che si è visto arrivare zappate secche e profonde, vicinissime al suo tronco. Avrà pure sentito alcune sue radici spezzate a causa del movimentarsi della terra attorno a sé. Si sarà pur chiesto come mai tutto quell'accanirsi contro di lui. E, se tutto ciò non bastasse, pure trovarsi circondato dal letame!!! Quando è troppo, è troppo!!
Eppure, forse tutto ciò è stato funzionale al tornare a dare frutto. Correzioni paterne, a volte incomprese e dolorose, per permettere di fare passi indietro, di convertirsi, di tornare sulla retta via, di cacciare fuori le migliori risorse, di purificarsi, di migliorarsi, di tornare finalmente a dare frutto, di tornare finalmente ad essere ciò che fin dall'eternità siamo stati chiamati ad essere!!