50esimo (Gv 13,31-35)

50esimo

+ Domenico Sigalini

31 Quand’egli fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. 34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

 

Da che mondo è mondo si è sempre cercato di interpretare quello che ci capita attorno, di dare un senso al come viviamo, di trovare delle ragioni. Abbiamo apposta l’intelligenza. Allora ci diamo da fare per trovare ipotesi, punti di partenza, studiare sequenze logiche, mettere in campo tutti i punti di vista e arrivare a delle conclusioni in una lunga serie di cause e effetti. Ma in questo procedimento razionale c’è sempre qualcosa che non quadra, che non sta nello schema. Avevi fatto tutte le tue previsioni invece interviene qualcosa che sconvolge tutto. Uno di questi, chiamiamoli “imprevisti” è l’amore. Sei un giovane, hai già imparato a calcolare per filo e per segno il tuo tempo, i tuoi obiettivi, hai stabilito tappe, scansione di passi…. vedi quella persona, ti senti addosso qualcosa che ti destabilizza, e diciamo per convenzione “cuore”, cambi ritmo, tempi, vuoi a tutti i costi incontrare quella persona e ti cambia la vita. Non puoi più non pensare a lei, per lei fai pazzie, non stai più nella pelle. Ma perché due sposi che hanno trovato un buon equilibrio tra loro a fatica, un giorno perdono tutto e lasciano spazio a uno, due, tre figli? Ma chi glielo fa fare oggi di spendere la vita e la parola “spendere” è proprio vera: mentre si desidera il bene dei figli, si aspetta con ansia che crescano la loro vita si consuma. E’ ancora l’amore. Chi glielo ha fatto fare a Dio di curare l’uomo, se poi per tenerlo in vita ha dovuto mettere in conto per sé, in suo Figlio, la croce? Ancora e soprattutto l’amore. Questa esperienza fuori da ogni logica, questa destabilizzazione degli schemi, questo non prevedibile è il motore stesso della vita. Ma qualcuno può dire che l’amore è una trappola camuffata. Tutto sommato è ancora una sottile forma di commercio: do ut des, ti amo per avere qualcosa in cambio. In Dio sicuramente non è così. Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Il primo desiderio di Dio è che l’amore di cui ci ha riempiti e ci riempie singolarmente ogni giorno si riversi pienamente su tutti gli altri che ci circondano. E’ come un padre e una madre: l’amore che ogni giorno riversano sui figli non è perché ritorni a loro. Sarà un vero amore, un amore riuscito non soprattutto se i figli avranno gratitudine per loro, ma se sapranno in forza di questo amore formare un’altra famiglia, avere il coraggio di lasciare padre e madre e rinnovare l’avventura dell’amore in nuove famiglie. La risposta nostra all’amore di Gesù non prende una direzione verticale, ma si diffonde orizzontalmente o meglio, le due direzioni si sovrappongono diventano una sola, perché l’una non può stare senza l’altra. La risurrezione di Gesù è l’esplodere del suo amore che attraverso chi si sente amato raggiunge ogni persona.
Questo ho tentato di fare seguendo la vocazione a diventare prete che ha trovato proprio qui i suoi primi passi e ora si prepara a fare gli ultimi. E’ una vocazione all’amore, proprio perché tutti siamo chiamati ad amare e poi Dio ricama le strade di questo amore: sono strade che noi non conosciamo. Chi avrebbe pensato quel tristissimo giorno di gennaio del ’43 quando è morto papà Agostino lasciandomi con altri tre fratellini a sei mesi con la mamma sola, che la vita sarebbe continuata bella e felice? Chi avrebbe pensato che dopo quel 23 aprile 1966 da qui si sarebbe snodata la mia vita di prete fino a diventare 11 anni fa vescovo di Palestrina? Chi avrebbe pensato che da quella rovinosa caduta, infinita, senza freni, senza esclusione di colpi, di 5 anni fa, la morte si sarebbe dovuta fermare e tornare indietro. I bambini della scuola primaria di san Cesareo mi cantavano in coro martedi scorso durante la visita pastorale alla scuola: Il Signore ha bisogno di te. Mi venne un brivido e subito in mente quando papa Benedetto vedendomi guarito, in mezzo ai ragazzi dell’ACR mi disse:  si vede che il Signore ha bisogno di Lei. Una mazzata per me. Sicuramente ne aveva bisogno per vivere con gioia ancora la vita come suo dono e con lui portarne senza lamentarsi e senza scoraggiarsi la croce per me e per le persone che mi ha affidato, per tutte le persone della mia terra, della mia amata diocesi di Palestrina, dell’Azione Cattolica, per tutti i giovani con cui ho condiviso passi di fede e di umanità e per tutte le persone che ho incontrato in questi 50 anni e che ancora mi sarà dato di incontrare.

 

+ Domenico Sigalini