Per la celerità dei processi matrimoniali

tribunaledi GIOVANNA MARSILI

Favorire non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi». È il principio base dei due «motu proprio» di papa Francesco, intitolati «Mitis iudex Dominus Iesus» e «Mitis et misericors Iesus» sulla riforma del processo canonico nelle cause di nullità, rispettivamente del Codice di diritto canonico (Chiese occidentali) e nel Codice dei canoni (Chiese orientali cattoliche). Due, in quanto la Chiesa «respira con due polmoni, l’Occidente e l’Oriente». Con queste parole, monsignor Domenico Sigalini apriva la lectio magistralis alla scuola teologica “Santi Porfirio e Anastasio” il 14 marzo 2016. La pubblicazione di questi documenti aveva dato ai media l’occasione di commentare e interpretare la novità di questa riforma in sensi diversi. La maggior parte vi ha visto un favoreggiamento per la nullità dei matrimoni. Cosa diventerebbe allora l’indissolubilità del matrimonio cristiano? Il punto di questa riforma del processo canonico non era di favorire la nullità dei matrimoni, ma piuttosto la celerità dei processi e semplificarne la pratica.
Accogliendo il messaggio del Papa, il vescovo di Palestrina ha creato il tribunale ecclesiastico diocesano la cui istituzione fu approvata dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica con il decreto del 24 Febbraio 2016. La lectio magistralis, oltre alle spiegazioni sui documenti sopra citati, è stata l’occasione per il Vescovo di presentare il tribunale e di spiegarne la missione. Monsignor Sigalini ha da subito chiarito le intenzioni del Papa nel pubblicare questi documenti. Il Papa ha voluto
abbreviare i tempi dei processi e semplificare la pratica, concedendo alle singole diocesi la possibilità di istituire dei tribunali a questo scopo. « Il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del loro stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio», dice il Papa. Non è quindi necessario allungare così tanto i tempi di attesa perché la Chiesa deve provvedere alla salvezza delle persone. Come il Papa, anche il vescovo Sigalini ribadisce che il matrimonio è “cardine e origine” della famiglia cristiana e che la Chiesa, in quanto Madre, deve essere vicina ai suoi figli separati.
I processi canonici per la nullità dei matrimoni dovranno essere più semplici e accessibili a tutti. Queste sono le novità della riforma: – non c’è più l’obbligo della doppia sentenza conforme, ma una sola sentenza in favore della nullità; – il vescovo diventa giudice unico e ha la possibilità di istruire un processo breve per arrivare alla sentenza; – il vescovo può anche nominare un giudice unico per studiare il caso, se non è possibile istituire in diocesi un tribunale; – i processi si svolgeranno nelle rispettive diocesi, con minori difficoltà dovute a viaggi e spostamenti.
Anticipando quelli che potevano accusare la chiesa di favorire la dissoluzione dei matrimoni, il Vescovo ha detto: « la Chiesa non cancella il matrimonio cristiano indissolubile. Spesso si dice e si scrive che “la Chiesa cancella e/o annulla il matrimonio”. Niente affatto. Non annulla il matrimonio, ma riconosce che non sussistevano le condizioni per celebrarlo, era ed è nullo in partenza». Dire che il matrimonio è nullo vale a dire che non è mai esistito a causa di alcuni vizi a monte.
L’annullabilità invece confermerebbe che il matrimonio è esisto realmente ma ha avuto dei vizi.
Il vescovo ha poi elencato i dodici impedimenti (età, impotenza, legame, differenza di culto, ordine, voto, rapimento, crimine, consanguineità, affinità, pubblica onestà, parentela acquisita), i vizi di consenso e i difetti di forma.
Invitando a evitare il ricorso al processo di nullità del matrimonio, monsignor Sigalini ha affermato la necessità di una catechesi prematrimoniale approfondita sul matrimonio vissuto nell’amore e benedetto dal Signore.
Presso gli uffici di Curia in Piazza Pantanelli, 8, a Palestrina è aperta la cancelleria del Tribunale per gli interessati. Questo il calendario: il martedì (9,30–12,30/15,30–17), il giovedì (9,30–12,30) e infine il sabato (10–12).

 

Avvenire
Lazio Sette 22 maggio 2016