Padre nostro, ascolta i tuoi figli

Lc-111-13diacono Enrico Ottaviani

Bambini. Ricordiamocelo, lo siamo stati. Abbiamo cercato sempre di ottenere in un modo o nell'altro quello che chiedevamo. Papà e mamma alle volte erano pronti ad esaudire il desiderio, altre, più spesso, a negare ciò che a loro giudizio non sembrava buono per noi. Se capivano poi che era un capriccio, non c'era modo di schiodarli.
Sì, spesso chiediamo male. Chiediamo ciò che agli occhi di chi è più 'grande' di noi è palese che non è per il nostro bene. Ma ancor di più non sappiamo chiedere e, nel dubbio, non chiediamo proprio, arrendendoci alle nostre credenze, idee, rassegnazioni. Ripiegandoci su noi stessi!E la Speranza dove va a finire?
Un atto di umiltà, quello dei discepoli, quando chiedono al Signore di insegnar loro a pregare. Atto di umiltà che dovremmo far nostro. Anziché moltiplicare le parole, che rischiano di diventare formule magiche. Usarne poche e semplici, colloquiali. Proprio come quelle che userebbe un bambino rivolgendosi ai genitori, lasciando da parte la superbia, l'autosufficienza e riconoscendoci bisognosi di tutto e soprattutto della sua Misericordia.
Il modello anche qui è Gesù: lo troviamo, dopo essere stato da Marta e Maria, in uno dei suoi numerosi momenti di preghiera, in preghiera profonda, tanto che i discepoli, vedendolo in quello stato di grazia, gli chiedono esplicitamente di insegnar loro il modo giusto di pregare. Sorprende di nuovo la semplicità di Gesù e la novità che introduce nella preghiera: il Dio onnipotente ed eterno, onnisciente e creatore, ci insegna a chiamarlo Padre nostro!
Quante volte l'abbiamo recitato! Sì, recitato, il Padre nostro, come si reciterebbe una poesia che si sa a memoria da tanto tempo, viene automatica, esce da sé, rischia di diventare un ritornello nella nostra mente staccato, purtroppo, dalla realtà della nostra vita. È così che si prega: facendo diventare ciò che diciamo parola fattiva, vera, una testimonianza di fronte a tutti. Testimonianza di fede autentica che dette anche Abramo nella sua vita. Testimonianza di preghiera di intercessione, quasi fosse una trattativa, per cercare di salvare i pochi giusti prima della distruzione di Sodoma e Gomorra, per cercare di stimolare la Misericordia del Signore, che a seguito di tanta insistenza asseconda la preghiera di Abramo.
Questo è un altro aspetto importante della preghiera che va considerato: l'intercessione. Preghiamo spesso i santi perché intercedano per noi presso il Signore. Ma la preghiera che non ci viene spontaneo fare o, magari, la facciamo solo di sfuggita, è quella per il nostro prossimo. Eppure anche qui, recitando il Confesso nel rito penitenziale della Messa, ci impegniamo: ...e supplico la Beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro. Lo chiediamo, anzi ci supplichiamo l'un l'altro di pregare il Signore per le nostre necessità, ma quanti di noi lo fanno? Quanti di noi chiedono i pani per il nostro prossimo, come faceva l'importuno del Vangelo?
Il Padre nostro ci viene in aiuto anche qui, perché tutto ciò che dobbiamo pregare è racchiuso lì dentro: la lode, la venuta del Regno e la salvezza nelle prime tre affermazioni, il pane quotidiano, il perdono reciproco, la libertà dalla tentazione e dal male, per la vita terrena. Tutto qui? Sì! Citando il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, potremmo affermare: Se gli uomini dicessero a Dio con verità: «Padre nostro», la terra cambierebbe volto.
Con fiducia, quindi, preghiamo nella verità, nella carità, effettivamente e sinceramente, gli uni per gli altri, perché in questo modo ci sarà dato, essendo questa la volontà del Signore. Perché cercando, troveremo. Bussando, ci sarà aperto. Perché il Padre nostro, che è nei cieli, è misericordioso e vuole da noi che trattiamo con misericordia il nostro prossimo, ossia con quelle viscere che ribollono d'amore per gli altri, più che per noi stessi e le nostre necessità. Se ognuno pregasse per l'altro, saremmo un corpo ben compaginato, composto di membra coordinate, saremmo una Chiesa più completa e vicina al volere del Signore, il quale insegna a pregare e a non credere in formule magiche.