Cuori e tesori: gli spazi vitali della nostra fede

popolo-di-Dio thumb394La parola di Dio ci prende per mano per guidarci sulla via della santità anche questa settimana. Essa afferma: “Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”. Questa affermazione di Gesù, fondata sull’esperienza, non ha bisogno di essere dimostrata. Ci capita a volte di dire che Dio è il nostro bene più grande, che lui è la nostra vita, pace, strada, che non abbiamo nulla altro al disopra di lui e che il nostro cuore gli appartiene. Il nostro cuore è in realtà altrove perché altrove è il nostro vero tesoro. Nello spazio stretto tra i tesori da guadagnare e gli angusti spazi dove custodirli, a volte l’uomo perde il cuori e dà credibilità e venditori di sogni. Per essere sinceri ci dobbiamo chiedere: che cosa amiamo più di ogni altra cosa? Possiamo amare la salute, la professione, la famiglia, la nostra immagine. Risulta comunque abbastanza evidente che tanti di noi siamo portati ad amare l’oggi, il tempo che scorre nella dimensione del presente.

 

Viviamo all’interno di una cultura che sembra aver cancellato, oltre alla dimensione del passato, anche quella del futuro, a volte vivendo senza speranza. Non è solo il giovane sbandato che non prende su serio la vita, qualche anziano pure decide improvvisamente di mettere fine al suo percorso terreno. Ciò che conta è l’oggi, perché è nel presente che si consuma il nostro destino. Siamo impazienti di affermare sempre più noi stessi attraverso il possesso e il potere. Perciò non conosciamo l ’attesa, ma solo l’impazienza: L’apostolo Paolo, volendo parlare dell’uomo che, pieno di sé, si compiace di ciò che ha potuto realizzare, lo definisce, non senza una sfumatura di umorismo, un uomo “rigonfio” (1 Cor 13, 4). L’uomo che si gonfia per una sorta di dilatazione o di ipertrofia del suo io è l’uomo che si nutre solo del presente. Se ha fatto questa scelta, è perché aveva posto il suo tesoro, e quindi il suo cuore, unicamente nell’amore.

 

“Vendete ciò che avete e datelo in elemosina” per accogliere il Dio sorprendente


Alla luce di queste parole, che giudizio possiamo dare della nostra vita? Si comprende la ragione per cui Gesù invita a coltivare uno stile di spoliazione? Sono parole che potrebbero essere parafrasate in questo modo: “Imparate a donare, vincendo la logica del possesso ostinato”. “Vorrà dire che il vostro tesoro non sarà più soltanto in quello che avete, ma in qualcosa di più grande: sarà nella certezza che un giorno il Signore verrà a colmarvi di tutta la sua tenerezza” come dice papa Francesco. Se il nostro cuore appartiene al Signore, dovrebbe essere vivo il desiderio di incontrarlo. Per questo è importante accogliere e seguire i suggerimenti offerti dalle tre brevi parabole del vangelo sul tema della vigilanza. Bisogna vegliare perché la venuta del Signore è sempre imprevedibile. Questo carattere di imprevedibilità riguarda anche tutte le venute del Signore che già si realizzano dentro la nostra vita. Il Signore bussa come un mendicante alla porta del nostro cuore nella persona di ogni fratello che ci è dato di incontrare; è chiaro che la sua presenza è sempre sorprendente. Non siamo noi a stabilire i momenti dell’incontro, ma è lui che ci raggiunge nelle forme più singolari e imprevedibili.
Non dormienti ma sentinelle nel servizio ai fratelli
C’è un modo che ci permette di essere sempre preparati: bisogna non abbandonare mai la tenuta di servizio. Significa che non siamo chiamati a compiere cose straordinarie, ma a compiere con amore quello che già fa parte delle nostre responsabilità quotidiane. Il Signore ci traccia invece un altro cammino: “Se vuoi incontrare il Signore, non alterare le forme abituali della tua esistenza, ma piuttosto fa’ in modo che tutta la tua vita sia un servizio reso ai fratelli”. Si può capre a questo punto chi siano i veri veglianti in attesa del Signore. Non vegliano certo i pigri, i parassiti della società, quelli che sfruttano la fatica degli altri, quelli che colgono ogni occasione per gratificare se stessi, i giovani del divano che descriveva papa Francesco a Cracovia neppure gli “sdraiati” di Michele Serra. Vegliano invece tutti quelli che umilmente e silenziosamente costruiscono il regno di Dio attraverso gesti di ospitalità, di incoraggiamento, di perdono, con naturalezza, senza neppure chiedersi il perché.

Chi agisce con cuore di misericordia non può temere

A volte i cristiani si sentono in minoranza rispetto alla restante parte del mondo. A volte vengono pure vessati per le loro appartenenze che non sono più in linea con la mentalità corrente. Eppure sappiamo che vi sono persone nascoste le cui opere sono viste dal Padre che vede nel segrete e ricompensa. Si pensi a certe persone anziane, dolci e premurose, le cui rughe non sono altro che amore diventato volto, o anche a tante umili esistenze la cui piccola storia, senza risalto agli occhi degli uomini, ai rivelerà un giorno come una grande, divina avventura. In questa avventura possono essere cooptati anche quelli che non credono: può bastare - l’ha detto il Signore in quella stupenda pagina di Matteo 25 sulle opere di misericordia - aver amato la propria tenuta di servizio. In una intervista rilasciata poco prima di morire, il grande scrittore francese Louis Aragon, di fede marxista, fece questa confidenza: “Della mia vita non ricordo che una cosa: ho imparato ad amare”. Se questo risponde a verità, perché non pensare che anche lui si è ben preparato ad accogliere la venuta del Signore? Tutta la vita non è altro che un lungo apprendistato ad amare, poco importa il ruolo che ci è assegnato. Uomo o donna, sposato o celibe, credente o ateo, ministro o manovale, africano o europeo, ciascuno sarà interpellato su questa domanda fondamentale: “Che cosa hai fatto del tuo cuore?” Beato chi potrà rispondere: “Della mia vita non ricordo che una cosa: ho imparato ad amare”.
Allora si avvererà la meravigliosa promessa che si trova in una delle tre piccole parabole: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli: in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Davanti ad una tale promessa possiamo affermare con certezza quanto il salmo ci fa pregare: “Beati noi, popolo scelto dal Signore”

 

Don Cyriaque Marie Niyongabo.