Lunedi, 21  Settembre  2020  14:24:18


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Un pò di grinta nel fare il bene! (Luca 16, 1-13)

1 MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIOPer la vita spirituale, nemmeno un po’ di furbizia, tutta routine, tutto scontato, tutto scialbo, tutto slavato, tutto dovuto. I ritagli di ogni cosa: del tempo, dell’interesse, della preoccupazione, della progettualità, delle risorse, delle amicizie, della professionalità. In parrocchia è la stessa cosa: gli ambienti più sciatti, le stanze più buie, il disordine più organizzato, l’umidità più penetrante, lo sport più svogliato. 

Tutta la nostra attenzione la mettiamo per la facciata da presentare ai vicini, le occasioni più propizie per risparmiare, da giovane ti preoccupavi di più per prepararti ad andare in discoteca, per agghindarti per la movida e per andare in parrocchia non ti facevi neanche la doccia. 

I figli di questo mondo nel trattare le cose fra di loro, sono più scaltri dei figli della luce. Il Signore non ha mezzi termini nel fotografare questo nostro esserci abituati alla vita cristiana, come al colore delle pareti. Ci si è spento dentro l’entusiasmo e vogliamo fare i missionari, pensiamo di poter aiutare chi sta in ricerca a trovare la strada vera della vita. Presentiamo un cristianesimo senza anima e speriamo che il mondo possa darsi una svolta. Offriamo una domenica da precetto e ci lamentiamo che si preferisca il supermercato o un qualsiasi week end

Certo noi non siamo una catena di commercio, non dobbiamo andare a porta a porta a vendere un prodotto, non siamo una massa,  ma potremmo presentare il dono grande della fede e della famiglia se non fossimo tanto addormentati e  svuotati dal di dentro. 

Il vangelo non si merita tanta nostra svogliatezza, tanto pressappochismo, tanta impreparazione. Per prendere una laurea vi siete messi di lena a studiare, tagliavate le amicizie, vi chiudevate come in gabbia. Per conoscere il vangelo ti fermi ai ricordi del catechismo della Cresima di tanti anni fa?

I delinquenti mettono più testa nei loro affari di quanto faccia un buon padre di famiglia per la sua vita o un cristiano per la sua fede. 

Pensate ad un ladro: che entusiasmo, che grinta ci mette nel progettare il suo furto o la sua rapina: si apposta di giorno e di notte, studia le mosse, fa le prove, rimanda, si apposta di nuovo, si impasticca magari per farsi coraggio e poi si butta, rischia; ne va della sua vita, della sua libertà. 

Pensiamo allo spacciatore che si è fatto un paio d’occhi anche dietro la testa per non farsi scoprire. E tutto per un comportamento da delinquente, da becchino dell’amore o della vita degli altri. 

Voi giovani famiglie, se volete, potete oggi darci un soprassalto di furbizia, di scaltrezza, di entusiasmo, di autentica professionalità, che è la santità, nel vivere la vita cristiana, nel proporre la gioia della vostra famiglia e nell’annunciare il vangeloGesù pensava questo quando ha raccontato la semplice parabola dell’amministratore disonesto. Gesù dice: i figli delle tenebre sono più furbi dei figli della luce. Purtroppo viviamo in una società che ci ammorba e ci appiattisce, ci tarpa le ali e ci omologa a tutto. Ci costringe a vivere da clonati, a perdere grinta, ad abbandonare sogni e progetti. Possiamo invece tornare ad innamorarci del bello, delle cose buone, a entusiasmarci del futuro nostro e dei nostri figli. Non c’è lunedì che tenga che ci faccia girare come zombi o venerdì che ci trovi distrutti. Abbiamo un motore nella vita che non perde colpi: la speranza.

E questa speranza ci è chiesto di farla crescere, distribuirla, cercarla in ogni vita di famiglia. Siamo di fronte a una sfida grandissima: basta lamentele sul fatto che la famiglia è in crisi, che siamo vittima di continue contraffazioni di essa per toglierla dalla nostra società, che lo stato si preoccupa di più di unioni civili ( ed è vero) che di famiglie. Vediamo tutti quante difficoltà ci sono; ma oggi siamo qui a dire che noi siamo orgogliosi e grati a Dio di aver avuto una famiglia che ci ha cresciuti, amati e lanciati ad affrontare le sfide dell’esistenza e  voi anche a testimoniare di aver creato una famiglia, di averle dedicato una vita e di continuare a non cedere. Siamo entusiasti di avere questi bambini, di dedicare loro la nostra esistenza, di fare coppia  tra marito e moglie sempre, tra maschio e femmina, di non scoraggiarci delle difficoltà.

Il Papa in questi giorni ha invitato i neovescovi a riservare «uno speciale accompagnamento» a «tutte le famiglie, gioendo con il loro amore generoso e incoraggiando l’immenso bene che elargiscono in questo mondo». «Seguite soprattutto quelle più ferite – ha insistito. – Non “passate oltre” davanti alle loro fragilità. Fermatevi per lasciare che il vostro cuore di pastori sia trafitto dalla visione della loro ferita; avvicinatevi con delicatezza e senza paura». «Vi prego – ha concluso – di fare loro compagnia nel discernimento e con empatia».

Queste parole seguono tutta la novità e bellezza della esortazione apostolica Amoris Laetitia in cui il papa invita i cristiani a inforcare le lenti della gioia e dell’amore per riscoprire che le croci del venerdi santo non sono mia staccate dall’alba del mattino di Pasqua. “La gioia matrimoniale si può vivere anche in mezzo al dolore, implica accettare che il matrimonio è una necessaria combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri, sempre nel cammino dell’amicizia, che spinge gli sposi a prendersi cura l’uno dell’altro prestandosi un mutuo aiuto e servizio” (AL126)

Un esempio concreto può essere utile che sappiano tutti. Una nostra associazione laicale chiamata “Madre della riconciliazione e della pace” ha aperto, dopo averla comperata e messa a disposizione, una casa a Falconara di Ancona per l’accoglienza di mariti separati, soprattutto per i primi tempi in cui si trovano senza casa e senza nessun sostegno. Non chiudiamo gli occhi su nessuna difficoltà o sfida, ci muove l’amore di Cristo. Questi hanno preceduto il papa che nella Amoris Laetitia aveva scritto: …riconoscendo che la riconciliazione è possibile, oggi scopriamo che “un ministero dedicato a coloro la cui relazione matrimoniale si è infranta appare particolarmente urgente”.

Il nostro consultorio può essere messo in condizione di far crescere solidarietà e accoglienza, sostegno, comprensione e misericordia.

 

commento della Amoris laetitia

 

Diceva la LG che la chiesa è capace di riconoscere i “parecchi elementi di santificazione e di verità” che si trovano “al di fuori del suo organismo” (cf. LG 8); ed è capace, di dialogare con tutte le tradizioni nazionali e religiose, “lieti di scoprire e pronti a rispettare quei semina verbi che si trovano nascosti” (cf. AG11). Se è vero per la chiesa per analogia è vero anche per la famiglia.

E papa Francesco scrive: «Il discernimento della presenza dei semina verbi nelle altre culture, può essere applicato anche alla realtà matrimoniale e familiare…» (AL 77) 

 

Quindi in questa prospettiva possiamo affermare che anche al di fuori del matrimonio canonico esistono “famiglie” dotate di elementi positivi, da riconoscere e su cui puntare per un costruttivo dialogo. Allora ne deriva che per il  sacramento del matrimonio, non si può più ragionare con la logica del tutto o niente. 

 

Bisogna invece, “dando spazio alla coscienza dei fedeli” porsi in atteggiamento di servizio, accompagnando il loro personale discernimento, pur in presenza di oggettivi e insuperabili limiti. Allora ci si deve aprire l’intelligenza e il cuore a vedere che: il matrimonio naturale, il matrimonio civile, le nuove nozze dopo un divorzio, la semplice convivenza, possono avere elementi di verità e di amore, senza pensare che queste situazioni siano  ritenuti ideali da vivere. Però su di questi elementi si può dialogare per maturare, dove è possibile, verso la pienezza del sacramento del matrimonio. 

 

In questo modo si indica un itinerario, che da punti di partenza limitati tende alla pienezza,quale meta che orienta tutto il cammino: «tutte queste situazioni vanno affrontate in manieracostruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio edella famiglia alla luce del Vangelo. Si tratta di accoglierle e accompagnarle con pazienza delicatezza» (AL 294). 

 

Da questo può nascere nella nostra mente qualche grossa perplessità e il papa ne è consapevole sei dice: «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, “non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada”» (AL 308).

 

È fuori di dubbio che la dottrina della Chiesa sul sacramento del matrimonio deve rimanereinalterata per rimanere fedeli al Vangelo e all’uomo. Permanere nella verità, tuttavia, non significaimmobilismo. Al contrario! È l’amore alla verità che “obbliga” a discernere caso per caso, per nonrimanere in superficie, con il rischio dell’ipocrisia, e per andare verso la singola persona, come allaricerca di un tesoro.

 

La verità non sono dei paletti inamovibili; è una strada da percorrere, seguendolo Spirito che “guida a tutta la verità” (cf. Gv 16, 13). Del resto, siamo tutti consapevoli che «nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede ungraduale sviluppo della propria capacità di amare» (AL 325). 

 

 + Domenico Sigalini

 

 

 

 

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ordinazione Josè Manuel Tabilo Carrasco

 

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