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“Io gioco, non azzardo”

gioco-azzardo“Chi ama il denaro non è mai sazio di denaro e chi ama la ricchezza non ha mai entrate sufficienti. Anche questo è vanità” (Qoèlet 5,9).

 

Papa Francesco ci ricorda spesso che l’uomo moderno spreca il tempo e le opere di vita “giocando” con futili strumenti del diavolo, riferendosi alle slot machine, responsabili della rovina di migliaia di famiglie in Italia. Papa Francesco ci ha ormai abituato ad un uso della parola che in un’epoca dell’immagine genera una serie di istantanee che ci “fanno vedere” quello che il Papa sta dicendo. Così quando delle slot machine ci dice che sono “futili strumenti del diavolo” ci rimanda un’immagine, propria dell’etimologia della parole “futile” e “diavolo”.
La futilità è del diavolo che si nasconde in quei congegni che rendono seducente e moderna la futilità, spingendo migliaia di persone a celebrare un rito che le piega davanti ad una macchinetta come un tempo spingeva interi popoli a venerare idoli perversi.
Futile” letteralmente significa “che perde acqua”, risale al mito greco delle Danaidi, che secondo la legenda furono condannate dagli Dei a raccogliere per l’eternità l’acqua di un pozzo utilizzando caraffe bucate. Un’immagine che richiama lo “spreco” che facciamo sia delle nostre vite che dei nostri averi nel gioco d’azzardo.
Diavolo” deriva dal verbo greco dia-bàllein che significa separare e in senso metaforico, calunniare. Il diavolo è colui che crea, attraverso la menzogna, separazione, frattura e inimicizia tra uomo e Dio, tra uomo e uomo. E' colui che crea, attraverso l'inganno una frattura nell'anima del singolo individuo. Quanti giocando d’azzardo perdono la propria vita distruggendo rapporti famigliari, amicizie fino ad arrivare all’atto estremo del suicidio.

 

Papa Francesco nell’omelia del 18 gennaio 2015 diceva:
“Qualche volta, vedendo i problemi, le difficoltà e le ingiustizie, siamo tentati di rinunciare. Sembra quasi che le promesse del Vangelo non si possano attuare, siano irreali. Ma la Bibbia ci dice che la grande minaccia al piano di Dio per noi è ed è sempre stata la menzogna. Il diavolo è il padre della menzogna. Spesso egli nasconde le sue insidie dietro l’apparenza della sofisticazione, il fascino di essere “moderni”, di essere “come tutti gli altri”. Egli ci distrae con il miraggio di piaceri effimeri e di passatempi superficiali. In tal modo noi sprechiamo i doni ricevuti da Dio, giocherellando con congegni futili; sprechiamo il nostro denaro nel gioco d’azzardo e nel bere; ci ripieghiamo su noi stessi. Trascuriamo di rimanere centrati sulle cose che realmente contano. Trascuriamo di rimanere interiormente come bambini. Questo è il peccato: dimenticarsi interiormente di essere figli di Dio. I bambini infatti, come ci insegna il Signore, hanno la loro propria saggezza, che non è la saggezza del mondo”
Le parole di Papa Francesco ci invitano quindi a ritrovare quel “bambino” che è in ciascuno di noi e con il bambino e la sua innocenza ritrovare anche il valore profondo della parola “gioco”.

 

Il gioco d’azzardo è stato legalizzato dal governo italiano (Amato) nel 1992 per risanare le casse dello Stato, poi nel 2006 con la legge Bersani-Visco è stato concesso alle agenzie straniere di entrare liberamente nel mercato italiano del gioco e infine nel 2011 il governo Berlusconi ha liberalizzato il gioco d’azzardo on line. Possiamo dire quindi che l’azzardo “non olet” se governi di diverso colore politico ne hanno facilitato la diffusione.

 

Nel 2015 per il gioco “d’azzardo” sono stati bruciati 88,5 miliardi di euro, pari al 10% dei consumi, e al 4% del PIL nazionale, 22 volte in più di quanto speso nel 2000. Azzardopoli è la "terza impresa" italiana, l’unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese. In media ogni italiano, neonati compresi, ha speso più di 1.400 Euro per tentare la fortuna. A queste cifre va poi aggiunto il gioco clandestino, stimato in 10 mld di euro, secondo solo al traffico di stupefacenti. Un piatto ricco per i pochi concessionari italiani e stranieri, una miseria per lo Stato che in tasse incassa circa 8 miliardi ma ne spende circa 20 per curare i malati di ludopatie che si stima siano 800 mila dipendenti e quasi 2 milioni a rischio. Né va sottovalutato il ruolo della pubblicità che tra sponsorizzazioni e pubblicità diretta muove svariati miliardi di euro.
A Roma e provincia (dati Libera del 2012) sono presenti 294 sale e più di 50 mila slot machine.

 

Occorre quindi che come cittadini, ma ancora di più come cristiani, prendiamo coscienza di questo fenomeno e agiamo per fermarlo. Dobbiamo riconquistare la parola “gioco” perché come dice Don Ciotti “Dobbiamo riprenderci le parole che ci hanno rubato”.

La Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Palestrina nel condividere la riflessione della Laudato Sì (n. 205), invita tutti gli operatori diocesani (parroci, associazioni laicali e religiose, catechisti, insegnanti di religione) a diffondere il presente comunicato e a iniziare una campagna di sensibilizzazione nei propri ambiti di azione religiosa e sociale. Questo vuole essere un primo momento di approccio al problema del gioco di azzardo ma che con la collaborazione di tutti possiamo portare avanti per cercare di arginare un fenomeno in crescita e che distrugge vite umane.

Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all'estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a se stessi con onestà di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l'apertura al bene, alla verità e alla bellezza, nella capacita di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle” (Laudato si' n.205).

La Pastorale Sociale e del Lavoro invita la comunità cristiana prenestina a fare sue alcune prassi quotidiane per nuovi stili di vita che possano liberarci dalla piaga sociale e umana del gioco d’azzardo, in modo da rendere la vita, sia dei giocatori patologici e sia dei cittadini, libera da questa forma di oppressione e schiavitù, pur salvaguardando l’importanza del gioco come dimensione umana sociale e culturale importante.
1) Avere il coraggio di dire no al gioco d’azzardo: sì al gioco ma un grande no al gioco d’azzardo.
2) Premiare i bar che hanno scelto di non avere le slot machine mediante un caffè bevuto in quei locali.
3) Favorire reti di solidarietà economica e di prossimità verso le persone vittime del gioco d’azzardo, in modo da aiutarli a liberarsi dall’azzardopatia per poter recuperare una vita dignitosa, soprattutto nei confronti dei più piccoli e fragili, curando il cattivo gioco con il buon gioco, che è sempre un bene sociale di relazione.
4) Sostenere le campagne contro il gioco d’azzardo che anche Associazioni presenti nella nostra Diocesi stanno portando avanti.
5) Leggere “Il giocatore” di Fedor Dostoevskij per capire chi è un giocatore.


Palestrina, 24 settembre 2016
PAPA ROBERTO
Direttore dell’Ufficio
Pastorale Sociale e Lavoro

 

 

 

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